Psicologo di base gratuito, la Toscana rinnova il servizio dopo i primi risultati positivi

La sperimentazione dello psicologo di base in Toscana continuerà anche nel 2026. In una società in cui solitudine, incertezza economica e cambiamenti sociali rendono la salute mentale un tema sempre più centrale, la Regione ha deciso di prorogare il progetto per altri dodici mesi dopo i risultati registrati nella prima fase di attività, avviata nel settembre 2024. Il servizio resterà attivo nelle ventuno sedi distribuite nelle tre aziende sanitarie regionali e continuerà a offrire ai cittadini uno spazio gratuito di ascolto e orientamento psicologico all’interno della sanità pubblica.

L’idea alla base del servizio è quella affiancare ai medici di famiglia e ai pediatri una figura professionale capace di intervenire quando emergono difficoltà emotive o situazioni di stress che rischiano di trasformarsi in un vero disturbo psicologico. In molti casi si tratta di momenti delicati della vita – un lutto, una separazione, la perdita del lavoro, una diagnosi di malattia o cambiamenti familiari importanti – che possono generare un disagio profondo se non vengono affrontati per tempo. In questo modello, lo psicologo diventa il primo punto di accesso alla salute mentale, proprio come il medico di base lo è per la salute fisica. Il cittadino non deve rivolgersi direttamente ai servizi specialistici, spesso sovraccarichi o percepiti come troppo “clinici”, ma può ricevere un primo supporto vicino alla propria comunità.

Nei primi diciotto mesi di sperimentazione il servizio ha intercettato la domanda di circa 2.300 persone, che si sono rivolte agli psicologi di base presenti nelle case di comunità e negli ambulatori coinvolti nel progetto. Con l’investimento di 675mila euro per il nuovo anno di attività, l’amministrazione conta di raggiungere sempre più cittadini. 

Il servizio è gratuito e viene attivato tramite il medico di famiglia o il pediatra di libera scelta. Le situazioni affrontate sono molto diverse tra loro: depressione, stress, attacchi di panico, agorafobia, difficoltà relazionali, lutti o problemi legati al lavoro. In molti casi emergono anche disagi legati ai passaggi della vita, come l’adolescenza, la nascita di un figlio, il pensionamento o le trasformazioni delle relazioni familiari. Intervenire quando il disagio è ancora nelle fasi iniziali permette di evitare che si trasformi in una patologia più complessa. Allo stesso tempo il servizio funziona come filtro per il sistema sanitario: molti cittadini che prima si rivolgevano al pronto soccorso o richiedevano visite specialistiche per sintomi legati allo stress trovano una risposta più adeguata in un percorso psicologico di primo livello.

Questo approccio porta benefici anche su due ulteriori piani. Per primo, quello economico. Investire nella prevenzione psicologica significa ridurre l’uso improprio di esami diagnostici, visite mediche e ricoveri ospedalieri. Per secondo, quello culturale. Inserire la figura dello psicologo nella sanità di base contribuisce a normalizzare la cura della salute mentale, rendendola parte integrante del benessere generale.

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Gloria Ferrari

Laureata in Culture e Letterature del mondo moderno a Torino. Scrive di diritti umani e ambiente per diverse testate giornalistiche italiane. Collabora con L’Indipendente dal 2021.

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