martedì 25 Giugno 2024

“Conseguenze se boicottate Israele”: la lettera dei Rothschild all’Università La Sapienza

L’ereditiera di una delle famiglie dell’aristocrazia mondiale, ha inviato tramite la propria fondazione una lettera per fare pressioni sui membri del senato accademico dell’Università La Sapienza di Roma affinché non approvassero la mozione che chiedeva lo stop al bando di cooperazione accademica con Israele, come richiesto dagli studenti. La lettera è stata rivelata da alcuni professori e al suo interno, pur in linguaggio formalmente cordiale e misurato, si avvisa che la mancata collaborazione con le università israeliane comporterebbe una diminuzione del rating internazionale della Sapienza e quindi «un evidente danno significativo» per l’ateneo romano. Nessun commento in merito è arrivato dalla rettrice, Antonella Polimeni, tuttavia va annotato come, mercoledì 17 aprile, il senato accademico abbia votato nel senso desiderato dalla fondazione Rothschild, confermando la cooperazione con le università israeliane, mentre le ampie proteste studentesche sono state duramente represse dalla polizia. Da sempre la famiglia Rothschild, di origine ebraica, ha abbracciato l’ideologia sionista e finanziato il movimento, ed è stata centrale in alcuni momenti chiave nella storia della colonizzazione della Palestina.

Yehoshua Bubola Lévy de Rothschild ha scritto alla Rettrice dell’Università Sapienza di Roma avvertendo dei risvolti negativi per l’ateneo romano nel caso in cui fosse venuta a mancare la collaborazione con le università israeliane, con accuse etico-morali per non ripetere quanto accaduto all’Università di Torino e alla Normale di Pisa, con il rifiuto di aderire al Bando MAECI 2024.

Nella lettera, resa pubblica da alcuni professori dell’ateneo, Yehoshua Bubola Lévy de Rothschild esordisce esprimendo profonda preoccupazione per le richieste degli studenti degli atenei italiani e definisce la decisone presa dal Senato Accademico dell’Università di Torino come «non solo discutibile dal punto di vista etico e accademico, ma anche controproducente per il progresso scientifico e la promozione della pace». Rothschild prosegue dicendo che quella di Torino è «una decisione che non ha precedenti razionali o giustificazioni valide: non solo essa rappresenta un passo indietro per il principio di libertà accademica, ma rischia anche di minare il pluralismo e il confronto di idee, pilastri fondamentali dell’ambiente universitario». L’ereditiera evidenzia poi il fatto che la mancata collaborazione avrebbe comportato una diminuzione del rating internazionale della Sapienza e quindi «un evidente danno significativo» per l’ateneo stesso.

Prima di questa velata minaccia, Rothschild dice: «Vorrei evidenziare che, contrariamente ad alcune interpretazioni, lo Stato di Israele è impegnato a garantire le libertà fondamentali e l’uguaglianza di tutti i suoi cittadini, indipendentemente dalla loro etnia o religione. In particolare, il 20% della popolazione israeliana è composta da cittadini arabo-israeliani che godono degli stessi diritti e opportunità, incluso l’accesso alle università del paese». Niente di più falso, smentito dall’oggettività dei fatti. In Israele, il razzismo e la discriminazione sono stati istituzionalizzati nel 2018 con l’emanazione della legge dello Stato-Nazione, con cui si rende istituzionale il primato ebraico. In Israele i cittadini arabo-israeliani vivono la discriminazione amministrativa, quella abitativa ed hanno un sistema scolastico separato. In pratica, lo Stato ebraico riconosce ai propri cittadini palestinesi una cittadinanza di seconda classe.

L’interesse per Israele di Yehoshua Bubola Lévy de Rothschild riflette quello storicamente espresso dalla sua famiglia e dai suoi antenati. D’altronde, la famiglia Rothschild, di origine ebraica, ha da sempre abbracciato l’ideologia sionista e sostenuto politicamente e finanziariamente il movimento. Sul finire dell’Ottocento, il barone Edmond James de Rothschild, del casato francese della famiglia Rothschild, finanziò la creazione di Hovevei Zion, o Hibbat Zion, che significa gli “Amanti di Sion”, un’organizzazione sorta nel 1884, fondata dal medico polacco Leon Pinsker, con lo scopo di promuovere l’immigrazione ebraica in Palestina e far avanzare l’insediamento ebraico. Il barone Lionel Walter Rothschild, del casato inglese della famiglia, ebbe invece un ruolo importante nella Dichiarazione Balfour del 1917, con la quale gli inglesi davano mandato al Congresso sionista mondiale di poter insediarsi in Palestina una volta che i britannici l’avessero strappata all’Impero Ottomano con il finire della Prima Guerra Mondiale. Lionel Walter Rothschild, oltre al un ruolo di mediazione tra i politici britannici e i leader del movimento sionista, ebbe parte anche alla stesura stessa della Dichiarazione con cui si prometteva la Palestina ai sionisti col fine di creare «un focolare nazionale per il popolo ebraico».

[di Michele Manfrin]

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9 Commenti

  1. Chissà perchè Torino e Pisa riescono e a Roma no.

    La città che ospita un’università ne viene contagiata; ma anche l’università subisce l’influenza della società ospitante.
    Roma non è libera ed ecco perchè l’università romana non riesce ad essere libera.

  2. Figurarsi se alla signora interessa l’indipendenza delle Università italiane. La protervia ed il ricatto contenuti in questa lettera sono oltremodo irritanti . Pensare che anche una libera Università come La Sapienza si prostri alla mercè di chi tiene i cordoni della borsa senza che il governo italiano si risenta è ancora più avvilente. Comunque sta diventando sempre più chiaro il potere che il popolo ebraico può esercitare nel mondo e che sta al disopra di tutti i governi, anche i più potenti.

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