sabato 1 Ottobre 2022

Clima, la nuova Legge di bilancio conferma le incoerenze italiane

Il 30 dicembre è stata appovata in via definitiva alla Camera la Legge di Bilancio 2022, con 355 voti favorevoli e 45 contrari. In materia di lotta al cambiamento climatico e iniziative a tutela dell’ambiente, il Governo sigla in via definitiva la scarsa volontà di apportare innovazioni concrete e risolutive. Il rinvio al ritaglio dei sussidi per le fonti fossili, il mancato sostegno alle comunità energetiche e le poche risorse previste per la mobilità sostenibile confermano l’agire di un esecutivo che, pur vestendo compiaciuto i panni dell’innovazione, lascia le proprie promesse perdersi nel vento.

In concomitanta con l’approvazione in via definitiva della Legge di Bilancio 2022 da 32 miliardi, il cui testo sarà disponibile nei prossimi giorni, è stato pubblicato un comunicato stampa di Legambiente che denuncia le principali criticità in materia di iniziative per il contrasto al cambiamento climatico e denuncia “le contraddizioni con cui il Governo Draghi sta affrontando la giusta transizione ecologica ed energetica”. Nulla di nuovo, se si guarda alle iniziative portate avanti dal Governo quest’anno. Basti ricordare il rinnovo delle autorizzazioni per progetti di trivellazione e concessioni minerarie in tutta Italia a firma del Ministro per la Transizione Ecologica Cingolani, un ossimoro stridente che lascia interdetti. O la manovra di greenwashing che ha trasformato i soldi per l’ambiente in fondi per la costruzione di armi green.

I punti critici individuati da Legambiente riguardano principalmente il rinvio dei tagli ai sussidi per le fonti fossili, il mancato sostegno alle comunità energetiche e l’inspiegabile scarsità di risorse destinate alla mobilità sostenibile. “Ad oggi” sostiene il presidente nazionale di Legambiente Ciafani “i sussidi ambientalmente dannosi sono stimabili in 34,6 miliardi di euro, risorse che potrebbero essere utilizzate per spingere le innovazioni e aiutare le famiglie più in difficoltà”. Di questa cifra, inoltre, “ben 18,3 miliardi di euro sarebbero eliminabili entro il 2025, cancellando i sussidi per le trivellazioni, i fondi per la ricerca su gas, carbone e petrolio, ma anche intervenendo sul diverso trattamento fiscale tra benzina gasolio, gpl e metano, sul meccanismo di Capacity Market per le centrali a gas e l’accesso al superbonus per le caldaie a gas”, sostiene Ciafani, che aggiunge come “Le mancate scelte in campo ambientale rappresentino anche risposte mancate alla crisi sociale che milioni di cittadini stanno vivendo”.

Anche le iniziative che sembrano muoversi nella direzione giusta si rivelano insufficienti senza un piano di modifica strutturale alle spalle. Nel caso dei rincari delle bollette, per esempio, vengono previsti dei tagli diretti, ma se non viene messa in moto la transizione verso le energie rinnovabili questa misura si traduce in una soluzione temporanea e non definitiva. In fatto di tutela degli animali, lo stop agli allevamenti di specie da pelliccia e l’istituzione di un Fondo contro il randagismo sono controbilanciati (negativamente) dalla deroga all’introduzione delle specie ittiche alloctone nei corsi d’acqua, che causano la perdita della biodiversità locale.

Il passo verso la transizione ecologica si conferma quindi ancora una volta esitante e ricco di contraddizioni. Dietro all’etichetta di tendenza in politica della “transizione ecologica” si conferma esservi un poco di fatto, insufficiente per apportare un vero cambiamento. In mancanza di iniziative concrete, la dicitura “lotta al cambiamento climatico” continua a dimostrare di essere uno specchietto per le allodole.

[di Valeria Casolaro]

 

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