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lunedì 20 Settembre 2021

Nel mondo 7 volatili su 10 sono polli d’allevamento, e questo non è sostenibile

Negli ultimi cinquanta anni, il consumo di carne è cresciuto tanto che nel mondo, oggi, il 70% della biomassa di uccelli è composto da pollame destinato all’alimentazione umana. Solo il 30% sono invece uccelli selvatici. Numeri preoccupanti per l’ambiente, per la conservazione della biodiversità e indirettamente anche per la salute umana che emergono dal report del WWFDalle pandemie alla perdita di biodiversità. Dove ci sta portando il consumo di carne“. In vista del Pre Summit Food dell’Onu, l’organizzazione di protezione ambientale ha messo in evidenza la grave crisi ecologica attuale, sottolineandone il primo responsabile: il sistema alimentare. È la filiera della carne a causare i problemi maggiori; basti pensare che, prendendo in considerazione solo gli allevamenti intensivi, questi causano il 14,5% delle emissioni totali di gas serra, occupando circa il 20% delle terre emerse (pascolo) e il 40% dei terreni coltivati sono utilizzati per produrre mangimi. Il report del WWF è parte della campagna Food4Future, che da aprile 2021 si occupa di trovare soluzioni non più devastanti per il Pianeta. I numeri riportati dal WWF sono preoccupanti e devono aiutare a riflettere sul nostro modello di sviluppo e di consumo.

Dal report si apprende inoltre che sono 50 miliardi i polli macellati ogni anno, il 70% dei quali proveniente da allevamenti intensivi. Per quanto riguarda invece i mammiferi, di selvatici ce ne sono, in percentuale, solo il 4%. Diversamente, l’essere umano costituisce il 36% dei mammiferi presenti sul Pianeta. Ciò che resta è costituito da animali messi al mondo e cresciuti semplicemente per soddisfare i fabbisogni della specie umana. Bovini e suini da allevamento costituiscono addirittura il 60% del peso della biomassa sul Pianeta. Anche da qui, la spinta del WWF a cambiare le cose quanto prima, viste le cause devastanti tanto per la salute umana tanto per quella del Pianeta di un inconsapevole sfruttamento delle risorse. La crescita delle popolazione umana e i modello dominanti di produzione e consumo hanno portato a sfalsare i delicati processi vitali del pianeta e se il sistema alimentare globale non conoscerà un vero e netto cambiamento, tutto andrà peggiorando. Un problema anche di salute, visto i problemi causati da un vero e proprio pianeta “allevato”: gran parte delle malattie infettive che affliggono l’uomo sono trasmesse proprio dagli animali. Non solo, il 60% delle malattie infettive umane e circa il 75% di quelle emergenti, che hanno colpito l’uomo negli ultimi 10 anni (come la malattia del Nilo occidentale, la Sars, l’influenza suina A H1N1), sono di origine animale.

Un sistema alimentare globale come quello attuale, letteralmente sfuggito di mano negli ultimi decenni, è causa di tangibili danni per la salute degli esseri umani e del Pianeta. L’impatto è evidente anche per quanto riguarda il riscaldamento climatico, e si stima che solo in Europa gli allevamenti intensivi siano responsabili del 17% delle emissioni di gas serra.  L’allarme del WWF giunge appunto in occasione del Pre Summit Food delle Nazioni Unite sui Sistemi Alimentari attualmente in corso, un evento che mira a considerare il cambiamento climatico, mettendo in discussione l’attuale andamento del sistema alimentare e non solo, cercando di puntare sulla sostenibilità con l’obiettivo primario di salvare il Pianeta. Per agire realmente, è il monito che lanciano questi numeri, occorre agire rapidamente e con decisione a livello politico per rivedere profondamente il modello di produzione di cibo.

[di Francesca Naima]

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