A circa 120 km dal confine tra Stati Uniti e Messico, un furgone diretto in Texas si è ribaltato. Il veicolo trasportava circa trenta migranti e l’incidente è avvenuto in curva, a causa della troppa velocità, come emerge dalle prime dichiarazioni della polizia. Per ora si stima che le vittime siano almeno dieci. A fine marzo dell’anno corrente un altro incidente, avvenuto in California, aveva causato la morte di tredici migranti.
Olanda: attacchi hacker, è allarme per sicurezza nazionale
Anche l’Olanda è sotto attacco da parte degli hacker: i direttori di tre importanti società di sicurezza informatica (Eye, Hunt & Hackett e Northwave), infatti, hanno parlato ai media nazionali per sollecitare il governo ad intervenire. Secondo questi ultimi, il diffondersi del ransomware (un virus che cripta i file nel sistema) sta innescando «una crisi nazionale», al punto che «la sicurezza del Paese è in pericolo». In tal senso, gli esperti sottolineano che le richieste d’aiuto sono troppe per essere gestite solo da tali società poiché gli attacchi sono in aumento.
Tribunale di Roma: via libera a sospensione senza retribuzione per lavoratori non vaccinati
I dipendenti che decidono di non sottoporsi al vaccino anti Covid e che non possono essere destinati ad altre mansioni, rischiano di essere sospesi dalla propria attività lavorativa e conseguentemente dalla retribuzione. È quanto emerge dalla recente sentenza n. 18441/2021 del Tribunale di Roma, con la quale è stata giudicata legittima la decisione di un’azienda che ha congelato il rapporto di lavoro di una donna volontariamente non sottopostasi al siero.
Nello specifico la lavoratrice, a cui non era stato possibile trovare un impiego differente, era stata sospesa dal lavoro e dallo stipendio a decorrere dal primo luglio scorso fino alla cessazione delle limitazioni per la pandemia o ad un eventuale giudizio di revisione di idoneità. Infatti, in seguito alla visita medica aziendale ella era risultata «idonea con limitazioni» non solo a causa dei problemi a sollevare carichi maggiori o uguali a 7 chili ma, appunto, per il non poter stare a contatto con la clientela non essendo vaccinata. Tuttavia, la donna ha successivamente promosso il ricorso in questione sostenendo che la decisione del datore di lavoro costituisse un «provvedimento disciplinare per il rifiuto di sottoporsi alla vaccinazione». Tesi a cui, però, il Tribunale si è schierato contro stabilendo che non si tratta di una sanzione disciplinare ma, «stante la parziale inidoneità alle mansioni», di un provvedimento di sospensione doveroso.
Nella sentenza si legge che il datore di lavoro è «obbligato a sospendere in via momentanea il dipendente dalle mansioni a cui è addetto ai sensi dell’art. 2087 del Codice civile». Quest’ultimo, infatti, prevede che l’imprenditore è tenuto ad adottare le misure «necessarie a tutelare l’integrità fisica dei prestatori di lavoro». Ma questa non è l’unica motivazione alla base della sentenza, nella quale si fa riferimento anche all’articolo 20 del decreto legislativo n. 81/2008, in base al quale «ogni lavoratore deve prendersi cura della propria salute e sicurezza e di quella delle altre persone presenti sul luogo di lavoro su cui ricadono gli effetti delle sue azioni o omissioni, conformemente alla sua formazione, alle istruzioni e ai mezzi forniti dal datore di lavoro».
Infine per ciò che concerne la sospensione dello stipendio il tribunale, richiamando la giurisprudenza in merito, ricorda che se il medico competente non giudica idoneo il dipendente a svolgere le prestazioni lavorative, e vi è dunque la «conseguente legittimità del rifiuto del datore di lavoro di riceverle», allora quest’ultimo non è nemmeno «tenuto al pagamento della retribuzione».
Detto questo, non si tratta di certo della prima decisione a favore della sospensione dal servizio e dalla retribuzione dei lavoratori non vaccinati. Anche il Tribunale di Modena ha recentemente emesso una sentenza simile, anch’essa basata sulle norme sopracitate nonché sulla direttiva dell’Unione europea, che nel giugno 2020 ha incluso il SARS-CoV-2 tra gli agenti biologici contro i quali è necessario tutelare gli ambienti di lavoro. Inoltre pure i giudici del tribunale di Belluno e di Verona erano precedentemente arrivati a conclusioni del genere. Non si tratta più, quindi, di un singolo precedente giuridico: l’orientamento dei Tribunali italiani, destinato senza dubbio a far discutere, è ormai chiaro.
[di Raffaele De Luca]
Vaccini Novavax: Ue firma contratto per 200 milioni di dosi
La Commissione europea ha annunciato la firma di un accordo di acquisto anticipato per i vaccini anti Covid Novavax. Grazie a quest’ultimo, i Paesi dell’Unione potranno acquistare fino a 100 milioni di dosi, con un’opzione per altri 100 milioni di esse nel corso del 2021, 2022 e 2023. L’intesa, però, diventerà operativa solo quando il vaccino in questione sarà giudicato sicuro ed efficace dall’Ema, l’Agenzia europea per i medicinali.
Dopo le trivelle il governo della “transizione ecologica” difende anche il glifosato
Il comune di Nepi ha fatto passi avanti per vietare l’uso del glifosato, l’erbicida più diffuso al mondo. Nuovi divieti per l’uso indiscriminato dei fitofarmaci in agricoltura, e non solo: il sindaco Franco Viti ha anche stabilito che nei primi cento metri dai corsi d’acqua non sarà possibile coltivare, mentre nei secondi cento metri sarà consentita l’agricoltura biologica. Contro l’ordinanza del sindaco Franco Viti, si sono subito scagliati i produttori di nocciole Assofrutti, i quali sono ricorsi al Tar del Lazio, senza riuscire ad avere la meglio. Ciò che però desta preoccupazione è come l’Avvocatura dello Stato del ministero della Transizione ecologica abbia deciso di schierarsi. Famiano Crucinelli, presidente del Biodistretto della via Amerina e delle Forre, ha sottolineato come Cingolani sostenga, in un paradosso che stride con la “transizione ecologica”, la chimica di sintesi in agricoltura, «Una delle cause fondamentali della frattura degli ecosistemi» spiega Crucinelli. Quest’ultimo sottolinea che se – come presumibile – l’avvocato abbia davvero parlato per il Ministero, allora Cingolani non è altro che un «Un bradipo della Transizione ecologica». Perché difatti, «La posizione espressa al Tar è una fotocopia delle posizione dei produttori di Assofrutti». Col fine di vietare l’uso del glifosato, da tempo altri comuni seguono la linea del comune di Nepi: Gallese, Corchiano, Castello, Calcata. Il glifosato è infatti nemico della salvaguardia ambientale, tanto che si infiltra anche dove non sarebbe dovuto arrivare, e in quantità preoccupanti. Nemmeno un mese fa, il caso dei fiumi in Lombardia, in cui è stata dimostrata una presenza dell’erbicida di ben otto volte superiore al limite previsto dalla legge.
Sul glifosato si è dibattuto parecchio: dopo diversi studi, nel 2017 l’Unione Europea ha concesso l’approvazione dell’erbicida più famoso al mondo per ulteriori cinque anni, con determinate limitazioni. Il tutto, a seguito di alcune valutazioni di EFSA (Autorità europea per la sicurezza alimentare) e ECHA (Agenzia europea delle sostanze chimiche) L’uso del glifosato è quindi attualmente ammesso dall’Unione Europea, fino al 15 dicembre 2022. Una data che però sembra già essere molto vacillante: basti pensare alla Francia, che avrebbe scelto di fare un passo indietro. La nazione, all’interno del comitato il cui ruolo è valutare la tossicità del glisofato (l’Assessment group of glyphosate) ha partecipato alla preparazione del rapporto in cui si parla dell’erbicida, adottando una posizione ben diversa da quella assunta precedentemente. La conclusione è che il glifosato, secondo le autorità nazionali, potrebbe senza problemi essere nuovamente autorizzato in Europa. Necessaria è la risposta dell’EFSA e dell’ECHA, prima di qualsiasi decisione ufficiale. Continua dunque un dibattito sul glifosato, già al centro di continui studi relativi all’effettiva dannosità.
Intanto in Italia delle piccole vittorie sono state ottenute dai comuni intenti a limitare l’uso dell’erbicida. Nel territorio della Tuscia, l’impatto ambientale causato dalla coltivazione malsana delle nocciole (monocoltura che coinvolge circa 25 ettari di territorio) potrebbe finalmente subire delle modifiche. Necessario è che le ordinanze possano divenire regolamenti comunali, così da vietare l’uso di pericolose sostanze nei territori interessati. Sostanze che poi, come già esplicato, non rimangono – ovviamente – solo nel luogo in cui sono state utilizzate (come fu anche dimostrato lo scorso anno). In questo un ruolo importante può avere un colosso come la Ferrero. Infatti, la coltivazione della nocciola nell’area della Tuscia è il primo polo di produzione nazionale nonché uno dei fornitori principali della Nutella Ferrero. La famosa industria dolciaria si dice infatti a favore del green, ma è necessario che essa dimostri di avere adottato tale filosofia anche nel pratico, come sottolineato da Famiano Crucinelli. Stesso concetto vale per il Ministero della Transizione ecologica, che manca ancora una volta alla vera e propria, tanto osannata, “svolta green“. Un altro passo pratico che crea grande disarmonia con le parole spese. Basti ricordare il caso delle “trivelle sostenibili” dove il ministro è parso molto più preoccupato per i colossi del petrolio quali Eni piuttosto che per il vero salto qualitativo a livello di salvaguardia territoriale. Ovviamente, trivellare per estrarre gas, “rispettando” la Terra in nome della sostenibilità, è – a qualsiasi livello – impossibile. Come impossibile risulta un uso libero e incontrollato di un pesticida quale il glifosato, senza che ci siano conseguenze negative sulla salute e sul mondo.
[di Francesca Naima]
Ucraina: un uomo ha minacciato di farsi esplodere
Momenti di grande paura a Kiev. Direttamente da Ukraine 24, emittente televisiva ucraina, la notizia di un uomo entrato nella sede del governo. Le forze di sicurezza – fa sapere Ukraine 24 – sono già in azione per assalire l’edificio, visto che l’uomo, riuscito a infiltrarsi all’interno dello storico Palazzo Mariinskij, minaccia di farsi saltare in aria con una granata.
La NATO incomincia a temere un Afghanistan talebano
Dopo quasi vent’anni di occupazione militare, Stati Uniti e NATO stanno afferrando armi e bagagli con l’intenzione di lasciare l’Afghanistan a sé stessa, abbandonandola di fatto alle mire espansionistiche degli eserciti talebani. La cosa è chiara a chiunque si ritagli il tempo di osservare quanto stia accadendo, ma a evidenziare chiaramente quanto l’allontanamento americano sia stato deleterio alla stabilità del Governo ufficiale è lo stesso Ashraf Ghani, ovvero il Presidente riconosciuto da quegli stessi poteri Occidentali che si stanno ritirando dall’area.
Ghani confida che le truppe talebane si dimostreranno incapaci di mantenere le città recentemente catturate e che nel giro di sei mesi lo status quo verrà ristabilito, eppure è innegabile che le Forze di opposizione stiano velocemente assalendo molti dei punti nevralgici della nazione, con Lashkar Gah, Kandahar e Herat che sono tra i bersagli più rilevanti delle loro mire. Gli scontri sono sanguinosi e i civili coinvolti si contano a centinaia.
Proprio l’esistenza massiccia di vittime e di profughi innocenti è divenuta la leva prediletta con cui la narrazione statunitense cerca di dimostrare che i talebani debbano essere fermati. Secondo USA e Regno Unito, i guerriglieri starebbero sistematicamente «massacrando i civili», nonché compiendo svariati crimini di guerra con il solo intento crudele di vendicarsi per le sconfitte subite in passato. Accuse che, ovviamente, i talebani negano con determinazione.
Che gli innocenti finiscano disgraziatamente a patire gli effetti degli scontri è tristemente un dato di fatto, tuttavia i comandanti degli insorti stanno compiendo sforzi immensi per sgravarsi dalla retorica che li disegna come sanguinari e assassini, crudeli aguzzini in linea con le tendenze Daesh.
Questo loro impegno lo si nota soprattutto nella progressiva istituzionalizzazione profonda della loro struttura organizzativa, un procedimento che si è tanto raffinato che il Ministro degli Esteri cinese, Wang Yi, ha recentemente accolto una delegazione di combattenti per discutere il futuro dei rapporti diplomatici tra Cina e Afghanistan.
Russia, Cina, Pakistan e persino gli Stati Uniti stanno seriamente prendendo in considerazione la possibilità che i talebani riescano a mettere le mani su di una fetta rilevante della regione, una prospettiva che agli USA giunge estremamente sgradita.
Il Pentagono si sta dunque preparando a contrastare l’avanzata dei guerriglieri mujahidin imbastendo bombardamenti “mirati” da effettuarsi attraverso una flotta di velivoli automatizzati. Una mossa ironica, se si considera che ai talebani vengono contestati i danni causati alla popolazione locale e che i droni siano noti per avere un vertiginoso tasso di vittime collaterali.
In ogni caso gli Stati Uniti portano le mani avanti, sostenendo sin da subito che il conquistare l’Afghanistan con la forza non sia sufficiente a garantire all’esercito talebano alcun riconoscimento internazionale. Parallelamente, il Regno Unito non manca di fornire assistenza alla retorica dell’alleato d’oltreoceano e, facendo riferimento al fatto che i soldati talebani siano accusati di crimini di guerra, dichiara via social: «se ora non siete in grado di controllare i vostri combattenti, in futuro non avrete diritto a un ruolo nel Governo».
[di Walter Ferri]
Golfo Persico: una petroliera dirottata
A 60 miglia dalla costa di Fujaiarah, negli Emirati Arabi, è stata dirottata una petroliera. Dai media inglesi sono giunte le dichiarazioni rilasciate dalle fonti della Sicurezza britannica: un gruppo di 8-9 uomini armati sarebbe salito a bordo della Asphalt Pincess, mettendo in ostaggio l’equipaggio. La Marina Gb parla di un «Potenziale atto di pirateria» mentre altre fonti della sicurezza marittima britannica puntano il dito contro «Forze sostenute dall’Iran». Il ministero degli Esteri di Theran ha detto di essere «Pronto all’assistenza e al salvataggio della regione», definendo il nuovo episodio nel Golfo Persico come un incidente sospetto, per infine chiedere di non creare un’aurea di falsità contro l’Iran.
Dal Centro alle Isole, l’Italia è nella morsa degli incendi
Da giugno ad oggi, i vigili del fuoco hanno effettuato 37mila interventi. Con l’arrivo del caldo estivo l’annoso problema degli incendi è quindi tornato a devastare la nostra Penisola. La situazione è particolarmente allarmante in Sicilia dove ci sono oltre 250 roghi attivi e circa 200 persone sono state evacuate dalle spiagge catanesi. Per affrontare l’emergenza, il Presidente del Consiglio ha dichiarato lo stato di mobilitazione nazionale in modo da garantire un impiego straordinario di risorse in termini di personale e mezzi. Le fiamme però dilagano anche altrove. A Pescara, in Abruzzo, gli incendi hanno interessato la Pineta Dannunziana, determinando l’evacuazione di circa 800 persone dalle proprie case. Mentre nel Lazio le fiamme hanno colpito nei pressi dell’aeroporto di Ciampino, rendendo inevitabile l’interruzione dei voli. È emergenza anche in Campania, Calabria e Sardegna. In quest’ultima, in particolare, sono state più di 1.500 le persone costrette ad abbandonare le proprie case. Tra boschi e pascoli, nell’oristanese sono già 25mila gli ettari andati in fiamme.
Ma anche il territorio pugliese, già da anni devastato dal batterio della Xylella, è nella morsa degli incendi. In provincia di Lecce, qualche giorno fa, è andata a fuoco la pineta delle Cesine. Per ben due giorni i pompieri hanno tentato di domare i roghi che hanno già distrutto oltre 20 ettari di bosco. Situazione drammatica anche a a Gravina di Puglia, nel barese, dove da quattro giorni le fiamme avvolgono l’area verde Difesa Grande. Già 200 gli ettari di foresta devastati. Tuttavia, in Puglia come altrove, il torrido caldo estivo non è l’unico complice degli incendi. Una pessima gestione del territorio e la negligenza politica spesso contribuiscono a peggiorare la situazione. Infatti, se i periodici roghi fossero mitigati da un piano di rigenerazione ecologica e paesaggistica i danni sarebbero decisamente più limitati. A questo proposito, il comitato “Salviamo gli ulivi del Salento” ha dato il via ad una petizione scrivendo una lettera aperta alle amministrazioni regionali. Tra le altre cose, chiedono che venga attivato un immediato Piano straordinario per la gestione dell’emergenza incendi ed incentivi finanziari ai proprietari terrieri per la riforestazione e l’impianto di specie arboricole compatibili con la vocazione ecologica e paesaggistica del territorio.
Rispetto allo scorso anno, sono quasi 16mila in più gli interventi effettuati dai vigili del fuoco in Italia. E rispetto alla media, i dati dell’Ue evidenziano una stagione di incendi già significativamente più intensa. La situazione però appare drammatica anche nel resto del continente e del Pianeta. Dalla Spagna alla Siberia, passando per la Grecia, gli Stati Uniti e il Canada, le fiamme dilagano ovunque in risposta al riscaldamento globale. Le cause alla base di un rogo sono molteplici ma i cambiamenti climatici agiscono su più fronti. Da un lato, riducono resistenza e resilienza dell’ecosistema forestale ad un fenomeno di per sé naturale, dall’altro, essi stessi aumentano la probabilità che questo si verifichi. L’aumento delle temperature medie annuali, l’alterazione delle precipitazioni e il verificarsi di eventi meteorologici estremi compromettono integrità e funzionalità e delle foreste, diminuendone la capacità di fornire servizi ecosistemici e aggravando il fenomeno degli incendi.
[di Simone Valeri]









