Secondo quanto riportato dalla Cnn, in Giappone a cinque milioni di persone è stato ordinato di evacuare a causa delle piogge torrenziali che si stanno verificando sulla costa meridionale. Sono oltre 20 le prefetture in cui è stata individuata la minaccia di frane ed inondazioni. Inoltre, nello specifico, secondo l’emittente pubblica NHK l’allerta di livello 4 è stata assegnata a 17 prefetture, coinvolgendo così oltre 4 milioni di persone, mentre la più elevata, quella di livello 5, riguarda oltre un milione di individui presenti in altre 4 prefetture: Saga, Nagasaki, Fukuoka e Hiroshima.
Elogio dell’imprevedibile
Spero che non mi stia leggendo qualcuno in attesa del check-in, a cui è stato rinviato il volo di tre ore: un ritardo, comunque, benché imprevisto, non sarebbe, dati i tempi, del tutto imprevedibile.
Vorrei parlare invece dell’imprevedibile come orizzonte filosofico, pensando per esempio a Karl Popper quando, in una memorabile intervista (La lezione di questo secolo, Marsilio 1992), afferma che la storia ci mette di fronte sempre a rivoluzioni impensabili, come è stata quella elettronica o prima ancora quella ferroviaria. Rivoluzioni che hanno inciso sugli aspetti del calcolo e della velocità, ad esempio, allo scopo di moltiplicare o facilitare le prestazioni, i contatti e gli spostamenti. E hanno obbligato la mente degli esseri umani a adottare nuove strategie nel rapporto con gli altri, segnando nuove tappe dell’evoluzione. “Non abbiamo bisogno di un senso della storia”, aggiunge Popper: quindi, l’avvenire è aperto, la storia non si muove in una direzione riconoscibile, sempre meglio la libertà del controllo, meglio la fantasia del timore, meglio il coraggio dell’obbedienza, l’ansia dell’oppressione ecc. ecc.
Il processo storico, sosteneva Jurij Lotman (La cultura e l’esplosione, Feltrinelli 1993), può essere paragonato a un esperimento, “l’esperimento che uno scienziato realizza al fine di scoprire delle leggi a lui stesso ancora ignote”. Nessun pronostico ci potrebbe avvertire dei “processi esplosivi”, vale a dire delle brusche svolte della storia: esse non sono di solito quelle che ci aspettiamo, non hanno nulla a che fare con i “processi graduali”, con gli eventi correnti a cui siamo preparati.
Sotto l’aspetto del linguaggio l’imprevedibile e l’inesprimibile coincidono: deve ancora succedere qualcosa che non può essere enunciato dal linguaggio che ora conosciamo. L’inconoscibile allora ci spingerà a inventare nuove parole per le scoperte, per le novità che ci attendono. Il pensiero adotterà nuove rappresentazioni simboliche all’irrompere di eventi dalle conseguenze non attese.
Il linguaggio e il tempo sono artisti. Il declino della vecchia cultura orale, dei racconti, delle fiabe, delle feste popolari, delle leggende e delle tradizioni, ma anche delle chiacchiere e delle conversazioni informali, ha ridotto, secondo Lotman, la parola sociale a un meccanismo comunicativo, quasi spento sul piano dell’immaginario, ininfluente sulla lunga durata, semplicemente efficiente, adeguato agli eventi ma spoglio di aspettative, uniforme, omologato, estraneo al futuro. Una parola che diventa sempre più veicolo di prescrizioni, di saperi accertati o di insinuazioni, di conoscenze già repertoriate, di istruzioni da seguire. Internet, a fronte di una esplosione artistica, di una invenzione rivoluzionaria che cosa vale?
L’impressionismo aveva valorizzato l’interiorità del vedere, il futurismo aveva osannato la velocità, il cubismo il cortocircuito dei punti di vista, l’esistenzialismo la prigionia del destino e le ambiguità del presente, il neorealismo la lotta per la vita, l’iperrealismo la rappresentazione estatica dell’attimo, e via così; ogni movimento estetico proietta nella propria ispirazione un’ideale, spinge le forme espressive a darsi un nuovo compito principale, osserva il mondo in modo originale, anche prepotente, rintracciando aspetti ancora non chiari, forzando per quanto può il pensiero a prendere in considerazione l’inconoscibile. Fa proiezioni, sì, ma non pretende di avere ragione.
Quale dev’essere allora la lezione per il nostro secolo? Penso all’imprevedibile come suggestione estetica, creativa, al posto della paura, dell’attesa conflittuale, del calcolo, del controllo in base alle aspettative. Non uno Stato paternalista o un governo, allora, che si occupi del benessere e della felicità di ognuno. Non sappiamo in che cosa consistano. Non un governo che limiti le ansie e quindi le libertà. È in azione il principio kantiano rimesso in gioco da Stuart Mill: lo Stato è tenuto a obbligare il cittadino a qualcosa che lui non vorrebbe, in base al presupposto che sarebbe per il suo bene? Mai e poi mai. “Nessuno mi può costringere a essere felice in un certo modo, ma ciascuno può cercare la propria felicità nel modo che gli sembra opportuno”.
Che cosa c’entra questa affermazione di Kant con l’imprevedibile? Se accettiamo l’imprevedibile è perché ammettiamo l’irregolarità del divenire e delle sue conseguenze, la varietà delle scelte, delle motivazioni e delle vie che si possono prendere. Il mondo potrebbe essere sempre diverso da come è. Altrimenti saremmo una società congelata in una drammatica forma di autismo.
[di Gian Paolo Caprettini – semiologo, critico televisivo, accademico]
Usa: via libera definitivo a terza dose vaccino Covid per fragili
In seguito all’autorizzazione di una terza dose del vaccino anti Covid per gli immunodepressi da parte della Fda (Food and Drug Administration), è arrivato l’ok anche dai vertici della Cdc (Centers for Disease Control and Prevention), la più importante autorità sanitaria statunitense. L’approvazione riguarda appunto i soggetti che hanno un sistema immunitario debole, come chi ha subito un trapianto o coloro che sono malati di cancro.
Post-Pandemia, il mondo che verrà
Il compito più importante del giornalismo è quello di unire i puntini. Questo è quanto insegnavano un tempo i maestri del giornalismo. Un compito oggi ancor più urgente e difficile.
I puntini sono le notizie che ci travolgono ogni giorno, ad un ritmo così incessante e caotico da rendere quasi impossibile orientarsi. La funzione di un giornalismo realmente al servizio della verità è quello di porsi di fronte a questi puntini con la pazienza e il rigore del miglior enigmista allo scopo di selezionarli e unirli nell’ordine corretto al fine di ricavarne il disegno complessivo, e poi spiegarlo al lettore.
Questo è il compito che proveremo ad assolvere con Monthly Report, il mensile riservato agli abbonati de L’Indipendente. Facendolo con coraggio e rimanendo sempre ben ancorati ai fatti, ai dati e alle verifiche. Per metterci alla prova abbiamo ben pensato di cominciare dal tema più arduo e urgente di tutti: la pandemia. O meglio la post-pandemia: il “nuovo mondo” che si sta dipanando in questa emergenza.
Nel monthly report “Post Pandemia, il mondo che verrà” si trovano 30 pagine di inchieste, riflessioni e spunti per provare a capire come la fase che stiamo vivendo potrà influenzare il mondo che verrà e soprattutto come alcuni grandi attori economici stiano cercando di utilizzarla per aumentare la loro influenza, nella consapevolezza che – come dichiarato dal presidente del World Economic Forum, Klaus Schwab, «Molti si stanno chiedendo quando le cose ritorneranno alla normalità. La risposta in breve è: mai».
Nel numero partiamo proprio dal disegno pianificato ed esposto ufficialmente dal World Economic Forum, ovvero il consesso delle più grandi imprese multinazionali del mondo, sotto il nome di Great Reset. Un articolo firmato dall’economista Ilaria Bifarini ci accompagna alle radici del “sogno” di molti degli uomini forti dell’economia mondiale, su come i governi del mondo dovrebbe utilizzare l’assist del coronavirus per accelerare verso una nuova rivoluzione industriale, caratterizzata da una sempre maggiore integrazione ed interdipendenza, non solo delle economie mondiali nel classico disegno della globalizzazione, ma dei poteri, dell’informazione e dell’uomo stesso in una simbiosi con un futuro fatto di intelligenze artificiali.
Si prosegue andando a verificare come effettivamente da febbraio 2020 molte cose siano già cambiate. Raccontiamo come l’economia mondiale abbia visto un’accelerazione senza precedenti della concentrazione della ricchezza, con i magnati legati ad internet ed al commercio online che hanno realizzato profitti d’oro grazie ai lockdown, mentre tra i nuovi miliardari spuntano con decisione i manager delle bigpharma. Tratteggiamo poi, con dovizia di dati e fonti, come nella pandemia il potere dei Big Three, ovvero i tre grandi fondi d’investimento globali (BlackRock, Vanguard e State Street) abbia irrimediabilmente oltrepassato il livello di guardia democratico.
Si parla poi di tecnologia, andando a capire “a che punto è il futuro” tra intelligenze artificiali, usi militari e controllo delle informazioni. Settori sempre più al centro di cospicui investimenti da parte degli stati e di soggetti privati, in una corsa alla tecnologia che sfocia in quello che è stato definito capitalismo del controllo. Con la pandemia che – come sottolineato dall’Onu – è stata usata in molti paesi come scusa per restringere i diritti democratici. Anche nel cuore del vecchio continente, come insegna quanto sta avvenendo in Francia e nel Regno Unito.
Un panorama dove il controllo dell’informazione diventa sempre più stringente, con la libertà di espressione sorvegliata dagli algoritmi dei social e i media attraverso un utilizzo sempre più politico dell’etichetta di “fake news”, con il rischio che questa diventi – come vedremo – un marchio impresso a fuoco sulle testate che diffondono notizie scomode.
Il mensile, in formato PDF, può essere scaricato dagli abbonati a questo link: lindipendente.online/monthly-report/
Covid: Cina si oppone a nuova indagine richiesta dall’Oms
La Cina ha respinto la richiesta dell’Organizzazione mondiale della Sanità (Oms) di effettuare una nuova indagine sull’origine del Covid-19. Il viceministro degli Esteri, Ma Zhaoxu, ha infatti comunicato ai giornalisti che la Cina sostiene il tracciamento scientifico ma non quello politico, ed a tal proposito ha aggiunto: «Abbandoniamo il rapporto congiunto». Esso era stato pubblicato dopo che un team di esperti dell’OMS aveva visitato Wuhan nel mese di gennaio.
È morto Gino Strada, aveva 73 anni
Secondo quanto riportato dal Corriere della Sera, è morto nella giornata di oggi, all’età di 73 anni, Gino Strada. Medico, attivista e fondatore, assieme alla moglie Teresa Sarti, della Ong italiana Emergency, Gino Strada, all’anagrafe Luigi, aveva pubblicato proprio questa mattina un articolo a sua firma per La Stampa sulla situazione attuale in Afghanistan.
Il primo sciopero contro il green pass vince: la Hanon riapre la mensa a tutti
La multinazionale coreana Hanon system era stata la prima azienda ad annunciare che presso lo stabilimento di Torino avrebbe ammesso alla mensa aziendale solo i dipendenti muniti di passaporto sanitario. Oggi diventa anche la prima azienda a fare marcia indietro, rinunciando alla misura. I lavoratori – tramite i sindacati Cgil, Cisl e Uil – avevano proclamato lo sciopero contro la decisione, ma non vi è stato necessità di portarlo a compimento. Questa mattina i manager dell’azienda hanno convocato i rappresentanti sindacali per annunciare il ritiro immediato del provvedimento. Anche la Regione Piemonte in una nota aveva specificato che tra i ristoranti che dovevano richiedere il pass non erano annoverate le mense aziendali, chiedendo indirettamente la sospensione della misura.
Nigeria, la Shell pagherà per le fuoriuscite di petrolio
La Royal Dutch Shell, una tra le quattro multinazionali private più importanti per il settore petrolifero, dovrà pagare 95 milioni di euro (111, 6 milioni di dollari) alla Nigeria per ciò che è accaduto nel 1970: una fuoriuscita di petrolio, che ha causato gravi danni ambientali. All’epoca, infatti, il versamento del corrispettivo di ben 250 barili di greggio ha inquinato in maniera irreversibile i territori nell’area della Nigeria meridionale. È dal 1958 che la multinazionale Royal Dutch Shell estrae greggio nei territori in cui è avvenuto, nel 1970, il grave episodio. Dal 2008 ha poi avuto inizio la causa contro la Royal Dutch Shell, per volontà di quattro agricoltori nigeriani unitosi con Milieudefensie, una filiale dell’Ong olandese Friends of Earth. Il Tribunale internazionale dell’Aja ha quindi ordinato alla Shell di risarcire tre dei quattro agricoltori che hanno presentato la causa e, oltre all’importante risarcimento, la Shell è ora tenuta a installare un sistema di rilevamento, per riconoscere immediatamente eventuali perdite dalle condotte di greggio.
Mercoledì, un portavoce locale della Shell Petroleum Development Company of Nigeria si è così pronunciato: «L’ordine di pagamento di 111 milioni di dollari ai ricorrenti è per la piena e definitiva soddisfazione della sentenza». Dopo la sentenza della Corte d’Appello dell’Aja, la multinazionale operante nel settore petrolifero ha accettato di pagare la cifra ai querelanti e ai loro concittadini. Gli avvocati coinvolti hanno infatti precisato che la cifra spetta di diritto alle comunità della Nigeria meridionale per le fuoriuscite di greggio del 1970. Le comunità nigeriane hanno da tempo combattuto importanti battaglie legali per tutti i danni ambientali causati dalle fuoriuscite di petrolio; ora, la giustizia ha avuto la meglio e la Shell è tenuta a pagare i danni causati anni fa. L’ avvocato che rappresenta la comunità Ejama-Ebubu nello stato di Rivers, Lucius Nwosa, ha così confermato la decisione: «Hanno finito i trucchi e hanno deciso di venire a patti. La decisione è una rivendicazione della risolutezza della comunità per la giustizia». Da Shell hanno comunque voluto precisare che le fuoriuscite per cui la multinazionale è stata riconosciuta responsabile, sono in realtà – a loro dire – state conseguenza dai diversi danni causati agli oleodotti e alle infrastrutture durante la guerra civile nigeriana del 1967-70 (guerra del Biafra).
Questa volta, però, il loro punto di vista non è stato considerato come veritiero e la Shell dovrà risarcire per i danni causati; è un’importante sentenza quella della Corte dell’Aja, che ha ritenuto una potente multinazionale responsabile per il suo duty of care, riconoscendo quanto il cosiddetto “oilspill” abbia portato a gravi conseguenze nel breve e nel lungo termine, tanto all’ambiente quanto ovviamente alle comunità che vivono nei territori in cui ha avuto luogo il versamento di petrolio. Non è la prima volta che la Shell si trova faccia a faccia con la giustizia: lo scorso 26 maggio, ha avuto luogo una sentenza storica in Olanda, da parte del Tribunale dell’Aja. È infatti stato messo in evidenza quanto i termini dell’Accordo di Parigi per il contenimento dell’aumento della temperatura, vadano ovviamente a vincolare anche le società responsabili dell’emissione di Co2. Il giudice ha dunque imposto la revisione degli obiettivi ambientali della multinazionale, imponendo a Shell di tagliare le proprie emissioni del 45% entro il 2030. Non solo, ma tanto Shell quanto Eni (che opera nella stessa area di Shell in Nigeria) sono anche state indagate per corruzione, portando il governo nigeriano a ritirare la licenza petrolifera OPL 245.
[di Francesca Naima]
Stop al Green Pass in tutta la Spagna, bocciato anche dalla Galizia
Anche in Galizia è decaduto l’obbligo di munirsi del Green Pass per poter accedere a bar, ristoranti e locali notturni in specifiche aree della regione. Esso è stato infatti dichiarato non valido da una sentenza del tribunale regionale galiziano, grazie alla quale l’obbligo del lasciapassare sanitario è ora escluso in tutte le regioni della Spagna. La sentenza infatti fa seguito alle precedenti decisioni negative dei tribunali di altri territori come l’Andalusia e la Cantabria, dove i governi regionali avevano provato ad applicare l’obbligo. Ciò aveva fatto sì che solo in Galizia la misura fosse ancora considerata vigente.







