Le manifestazioni non potranno più attraversare i centri storici e le strade dello shopping, non dovranno passare vicino a non meglio precisati “obiettivi sensibili” e dovranno essere principalmente stanziali, senza spostamenti dal luogo di ritrovo. Queste le linee che, secondo quanto riportato dal Corriere della Sera, il ministro dell’Interno Luciana Lamorgese ha dettato a prefetti e questori, che avranno potere di renderle operative già dal prossimo fine settimana. Una stretta repressiva che arriva dopo la petizione lanciata da Confcommercio che chiede di salvaguardare gli acquisti natalizi dai disagi provocati dai cortei. Il Viminale pare quindi aver deciso che il diritto a manifestare sancito dalla Costituzione è sacrificabile difronte alla sacralità dello shopping.
Le nuove regole sono contenute in una serie di disposizioni già consegnate ai prefetti e ai questori. A partire dal prossimo fine settimana i comitati provinciali convocati in tutti i luoghi dove sono state chieste autorizzazioni a scendere in piazza dovranno tenerne conto, basandosi su di esse per autorizzare o negare le richieste di manifestazione. Ancora non è chiaro se la regola sarà riservata solo ai cortei contro il green pass o a tutte le manifestazioni di protesta in generale, andando a colpire anche quelle degli operai in lotta per la difesa del posto di lavoro che in queste settimane si stanno moltiplicando. In ogni caso con questa disposizione l’Italia si conferma un “laboratorio mondiale sulla gestione della pandemia“, dove il diritto a manifestare sarà limitato non più solo per ragioni sanitarie, ma anche per non disturbare gli acquisti nei negozi del centro.
I coloranti alimentari si dividono in 2 categorie principali: artificiali (di sintesi chimica in laboratorio) e naturali. Vediamo oggi un approfondimento su un colorante classificato come naturale, il colorante giallo curcumina, identificato in etichetta anche con la sigla E100.
Questo colorante in realtà non è così innocuo come sembrerebbe, in particolare perché l’industria aggiunge per esempio l’alluminio a questo colorante, prima di inserirlo in vari alimenti, ma di tale alluminio non si ha traccia nella lista ingredienti, come vedremo. Si tratta di una sostanza regolamentata nella UE dai regolamenti che disciplinano l’utilizzo di tutte le sostanze ad uso alimentare. Ma è un colorante utilizzato anche in ambito farmaceutico, per rivestire e colorare le compresse dei farmaci, si usa inoltre in ambito tessile, e viene usato anche dall’industria della cosmesi. Se noi facciamo una ricerca in rete inserendo nel motore di ricerca le parole chiave “curcumina E100” e cliccando su Immagini, quello che otteniamo tra i risultati è sempre una foto che raffigura la radice fresca del tubero della curcuma, con a fianco il suo derivato in polvere essiccata (la curcuma in polvere appunto). Sappiamo da tanti studi che la radice della curcuma è un prodotto alimentare ricchissimo di proprietà nutrizionali, 100% naturale, e dunque molto salutare. Questo fintanto che tale radice fresca (o essiccata) non venga però trasformata e alterata da lavorazioni chimiche e trattamenti che ne prevedano una sostanziale trasformazione.
In realtà questa immagine che accosta la radice fresca e la polvere essiccata delle curcuma, per identificare le parole chiave “curcumina E100” è piuttosto fuorviante e confondente, perché un conto è la radice intera della curcuma o il suo semplice derivato in polvere ottenuto con la sola essiccazione della radice e poi la polverizzazione, un altro conto è invece la curcumina, che è un derivato industriale estratto dalla radice della curcuma attraverso dei solventi chimici.
Anche consultando delle guide specifiche sugli additivi alimentari la curcumina è sempre indicata come un additivo innocuo e identificata dal colore verde, al contrario di altri additivi e coloranti che vengono contrassegnati invece con il colore rosso., ad indicarne la tossicità.
Il colorante curcumina si può ritrovare in vari prodotti alimentari come pane, biscotti, caramelle, creme per dolci come la crema pasticcera, cereali per la colazione dei bambini e viene usata perfino nei cibi in scatola per cani e gatti. Ma si usa anche in prodotti farmaceutici come abbiamo accennato pocanzi, ad esempio nelle bustine in polvere di farmaci per la febbre e il raffreddore, ma è inserita con la mera funzione di colorante della polvere.
La curcumina si estrae con solventi tossici
il problema riguardo il colorante curcumina è il fatto che i regolamenti europei ci dicono molto chiaramente che per ottenere questa polvere si devono utilizzare dei solventi chimici che sono tossici (ricordiamo che bisogna estrarre soltanto questa particolare sostanza dalla radice intera della pianta della curcuma). In particolare parliamo di solventi come l’esano, l’etanolo, il diclorometano o il propanolo 2, noti per la tossicità acuta.
Guardando poi ancora più nel dettaglio la scheda tecnica presentata nel Regolamento UE N°231 del 2012 della Commissione europea, che disciplina tutti gli additivi alimentari consentiti nell’Unione europea, vediamo che nella parte sulla purezza chimica di questo colorante, che si ritiene un aspetto molto importante da disciplinare proprio perché la curcumina viene contaminata durante l’estrazione con i solventi tossici, si stabilisce che non possa residuare più di 50 milligrammi di solventi chimici nel prodotto finale. Addirittura nel caso del solvente diclorometano non deve rimanere più di 10 mg di residuo, proprio perché si ritiene che la sua tossicità sia elevata.
Come si evince dalla tabella del regolamento UE 231 nel prodotto finale residuano anche piccole percentuali di metalli pesanti tossici come arsenico, piombo, mercurio e cadmio, e questi arrivano purtroppo dal terreno in cui viene coltivata la radice di curcuma e quindi sono ineliminabili diciamo, a meno che non si volesse purificare ancora maggiormente il prodotto finale durante l’estrazione. Un piccolo residuo di questi metalli tossici del resto è sempre presente anche nell’acqua potabile del rubinetto di casa, basta guardare la bolletta dell’acqua dove sono indicati i valori chimici delle sostanze presenti nell’acqua, come appunto arsenico e mercurio. Non si eliminano del tutto questi composti tossici perché né l’industria né le nostre autorità sanitarie si preoccupano di eliminare al 100% le sostanze tossiche dagli alimenti o dai prodotti di altro genere. Si ritiene che l’eliminazione completa delle sostanze tossiche sia troppo costosa. Costosa per chi, ci chiediamo? E chi paga il prezzo della presenza di questi residui tossici nel cibo e nell’ambiente?
Si aggiungono i pigmenti di alluminio
Infine veniamo alla questione dell’alluminio aggiunto in questo colorante. Come potete vedere nell’immagine precedente, la parte evidenziata in giallo del regolamento UE 231 autorizza l’uso dei pigmenti di alluminio del colorante curcumina. Perché si aggiunge l’alluminio? Per ottenere le lacche di alluminio (Aluminium lakes), molto utilizzate dall’industria edile ma come vedremo anche da quella alimentare, al fine di ottenere innanzitutto colori più brillanti e vivaci (una sorta di verniciatura metallizzata, se volessimo fare un parallelo con le vernici delle automobili), eppoi al fine di rendere più resistente il colore alle variazioni di umidità e calore, che porterebbero allo scioglimento e dispersione del colore. Esiste pertanto una vera e propria industria chimica di aziende che producono le lacche di alluminio, destinate ai settori tessili, della verniciatura edile vera e propria, della cosmesi, del settore farmaceutico e alimentare.
In conclusione il concetto che voglio sottolineare è che quando leggiamo sui prodotti alimentari la dicitura “colorante curcumina E100”, questo non equivale affatto ad avere la curcuma all’interno di quel prodotto. Si tratta invece di un estratto industriale che contiene sempre, per forza di cose, un residuo di solventi chimici tossici come l’esano o il diclorometano, e in più per alcuni tipi di prodotti alimentari, quelli con il colore più brillante, lucido e splendente, si utilizza la lacca di alluminio ovvero si aggiunge l’alluminio al colorante. Tale aggiunta può sfiorare, sempre secondo il Regolamento UE 231 del 2012, il 30% di alluminio nel quantitativo totale del colorante. E sappiamo bene che la presenza di metalli tossici come l’alluminio nel cibo non può che fare male alla nostra salute, inutile sottolinearlo. Pertanto la curcumina non è affatto un colorante naturale, come spesso lo si fa passare, dato che naturale è soltanto la curcuma in polvere o la radice fresca di curcuma, mentre la curcumina è un derivato chimico industriale.
Il consiglio che mi sento di dare è questo: dal momento che acquistare e utilizzare cibo contenente dei coloranti non è assolutamente indispensabile, optiamo per dei cibi freschi oppure che sono conservati con metodi naturali come il freddo, il congelamento, l’essiccazione. Evitiamo il più possibile alimenti che contengono additivi e in particolare i coloranti. Già questa accortezza ci permetterà di ripulire la nostra alimentazione e togliere tanti prodotti che sono insalubri ma sempre molto presenti sul mercato.
Mentre in Italia i media mainstream elogiano costantemente il green pass, individuato come la causa del contenimento della quarta ondata di Covid nel nostro Paese, in Spagna l’epidemia è attualmente sotto controllo nonostante non vi sia alcun obbligo di utilizzare il lasciapassare sanitario. Nel Paese iberico, infatti, il certificato verde non è richiesto in modo generalizzato per svolgere attività come recarsi in palestra, a scuola, al bar o al ristorante ed al momento l’unica misura restrittiva in vigore è rappresentata dall’obbligo di indossare la mascherina nei locali al chiuso. Nonostante tutto ciò la media settimanale dei casi di coronavirus è di circa 2000 al giorno, mentre quella dei decessi è di circa 20 al giorno.
Di conseguenza, l’assunto secondo cui il lasciapassare sarebbe indispensabile in ottica prevenzione dal contagio diviene inevitabilmente incerto: la media settimanale dei casi infatti è minore rispetto a quella dell’Italia, dove essi sono quasi 6000 al giorno, così come quella dei decessi, che nel nostro Paese sono quasi 50 al giorno. Anche la percentuale di popolazione vaccinata, inoltre, è leggermente superiore a quella italiana. In Spagna infatti il 79% della popolazione ha completato il ciclo vaccinale e l’80,5% si è sottoposto ad almeno una iniezione, mentre in Italia il 73% della popolazione si è vaccinato in maniera completa ed il 78% ha ricevuto almeno la prima dose.
Sulla base di tali dati è evidente che l’assunto secondo cui in Italia il green pass – la cui normativa di riferimento è la più restrittiva d’Europa – porti i cittadini a vaccinarsi e ci ponga al riparo dalla quarta ondata sia alquanto forzata. Eppure i media mainstream stanno ad oggi continuando a sostenere fermamente tale tesi, paragonando la situazione italiana esclusivamente a quella di nazioni in cui i contagi stanno aumentando rapidamente ed in cui la percentuale di popolazione vaccinata è minore rispetto a quella del Bel Paese, come ad esempio la Germania. Si tratta però di una convinzione che verrebbe meno se, oltre alle nazioni in cui l’emergenza dilaga, venissero citati anche paesi come la Spagna, dove la situazione è totalmente sotto controllo nonostante non vi sia l’obbligo di usufruire del lasciapassare. Alla luce di ciò, appare dunque evidente che i media mainstream si siano ancora una volta resi protagonisti di un’informazione parziale, confermando il loro ruolo di semplice megafono delle istituzioni.
Il Tribunale dell’Unione europea ha respinto il ricorso di Google contro la decisione della Commissione europea di sanzionare l’azienda statunitense con una multa da 2,42 miliardi di euro, confermando la stessa. La multa è stata inflitta a Google poiché colpevole di avere abusato della sua posizione dominante fornendo un vantaggio illegale al suo servizio di comparazione degli acquisti, Google Shopping.
Più di 50 migranti al confine con la Bielorussia sono stati arrestati dalla Polonia. Ad annunciarlo è stato il portavoce della polizia della Podlachia – la regione della Polonia al confine con la Bielorussia – Tomasz Krupa. Quest’ultimo ha affermato che i migranti, che erano riusciti a superare la frontiera, sono stati arrestati nei pressi dell’area di Bialowieza. Gli arresti, ha aggiunto Krupa, hanno avuto luogo nel corso delle ultime 24 ore.
A cavallo tra il 2019 e il 2020 una grande campagna appoggiata da tutti partiti comunicò il “grandioso” risparmio di 82 milioni di euro l’anno grazie alla riduzione del numero dei parlamentari. Ora, nel silenzio generale, tra le pieghe della nuova legge di bilancio è stato inserito un provvedimento che prevede una spesa molto più alta di quella risparmiata per aumentare gli stipendi dei sindaci: per la precisione 480 milioni di euro solo per coprire i primi tre anni di aumenti.
La disposizione è contenuta nell’art.146 della bozza della Legge di Bilancio, intitolato “Disposizioni in materia di indennità dei sindaci metropolitani, dei sindaci e degli amministratori locali”. Al comma 1 si specificano gli aumenti, che saranno a percentuali crescenti in base alla popolazione del Comune. Si va dal 16% di maggiorazione per i primi cittadini dei Comuni sotto i 3.000 abitanti fino all’80% dei sindaci delle città con oltre 100.000 abitanti e al 100% (ovvero raddoppio salariale netto) per i sindaci delle città metropolitane. Non solo, il comma 2 del testo specifica che “le indennità di funzione da corrispondere ai vicesindaci, agli assessori ed ai presidenti dei consigli comunicali sono adeguate alle indennità di funzione dei corrispondenti sindaci”.
Al comma 3 dell’art.146 sono specificati anche i costi che la collettività si dovrà accollare per far fronte agli aumenti delle indennità, che entreranno in funzione gradualmente: 100 milioni di euro per il 2022, 150 milioni per il 2023 e poi 220 milioni all’anno a decorrere dal 2024.
Insomma a fronte di un ultra sponsorizzato risparmio di 82 milioni l’anno per il taglio dei parlamentari (misura che, va ricordato, in cambio riduce la rappresentanza parlamentare da 945 a 600 membri) si introduce nel silenzio generale dei media un poderoso aumento dei costi delle amministrazioni locali. Sostanzialmente, da un lato si è ridotta la possibilità per i cittadini di entrare a far parte della rappresentanza istituzionale, dall’altro si rafforzano i privilegi di chi già ne fa parte.
In Francia, a partire dall’inizio di dicembre si comincerà a somministrare la terza dose del vaccino anti Covid agli over 50. Lo ha annunciato nella giornata di ieri, in diretta tv dall’Eliseo, il presidente francese Emmanuel Macron. «Vaccinatevi, vaccinatevi: conto su di voi» ha affermato Macron, il quale ha aggiunto che, a partire dalla metà di dicembre, per le persone dai 65 anni in su la terza dose sarà obbligatoria per ottenere il Green Pass.
Openning of the World Economic Forum 2017.
U.S. Embassy Bern/ Eric Bridiers
Un altro annuncio arriva dalla CoP26 in corso a Glasgow, in Scozia. Questa volta, alla conferenza ONU sul clima, il World Economic Forum (WEF) – insieme all’inviato speciale presidenziale degli Stati Uniti per il clima John Kerry – illustra la nascita della piattaforma chiamata First Movers Coalition e cosa questa sarà chiamata a fare. Tale soggetto sarà l’ennesima partnership pubblico-privata in cui le aziende multinazionali prenderanno laute sovvenzioni per risolvere problemi ai quali hanno enormemente contribuito con grande profitto. Infatti, a detta del WEF, le tecnologie per arrivare a “emissioni zero” nel 2050 sono in fase di sviluppo e potrebbero essere pronte nel 2030 grazie alla cooperazione tra il settore pubblico e privato. In sostanza, il pubblico deve sostenere gli sforzi del privato e metterlo al riparo dai rischi degli investimenti e della produzione in nuove tecnologie.
«Affinché gli innovatori e gli investitori possano fare la loro parte nell’affrontare la crisi climatica, hanno bisogno di una chiara domanda del mercato. La First Movers Coalition sfrutterà il potere d’acquisto collettivo delle aziende leader e guiderà la necessità di queste tecnologie», ha affermato Børge Brende, Presidente del World Economic Forum. La “coalizione” opererà in otto differenti settori: acciaio, cemento, alluminio, prodotti chimici, spedizioni, aviazione e autotrasporti. Faranno parte di questa ennesima partnership pubblico-privata: Airbus, Amazon, Apple, Bank of America, Boeing, Cemex, Delta Air Lines, United Airlines, Volvo Group e altri colossi economici. Sul sito del nuovo soggetto, si scrive: «Raggiungere la decarbonizzazione dell’industria è possibile. I principali esperti e organizzazioni, compresi quelli all’interno della Mission Possible Partnership, hanno sviluppato percorsi di transizione basati sulla scienza che delineano quali soluzioni net-zero saranno necessarie per raggiungere questo obiettivo».
E chi è la Mission Possible Partnership? Un ente privato tra i cui fondatori abbiamo il WEF e finanziato da Bezos Earth Fund e Bloomberg Philanthropies, ovvero le fondazioni del fondatore di Amazon Jeff Bezos e del plurimiliardario fondatore dell’omonimo impero mediato Michael Bloomberg. L’International Energy Agency, che stima per il prossimo decennio un balzo del PIL globale grazie alla “transizione”, è partner di tale ente appartenente alla galassia di alleanze globaliste del grande capitale. Come specificato dallo stesso WEF, tali impegni sono presi anche grazie ad altri soggetti sorti dalla “coalizione” dei colossi dell’economia mondiale: Road Freight Zero, Clean Skies for Tomorrow Coalition, Climate Group e Getting to Zero Coalition.
Road Freight Zero riunisce soggetti come Eni, Nestlé, PepsiCo, Unilever, Walt Disney Company, oltre ad una sfilza di banche e di aziende del settore della logistica e dei trasporti. Clean Skies for Tomorrow Coalition e Climate Group potrebbero invece essere definite “meta-piattaforme”, essendo piattaforme di altre piattaforme che riuniscono centinaia di soggetti economici privati. Getting to Zero Coalition riunisce i più grandi armatori al mondo insieme ad aziende della logistica marittima.
La First Movers Coalition è quindi l’ennesimo parto del World Economic Forum che va ad aggiungere una nuova stella alla galassia di enti privati che si mischiano e si confondono con il pubblico erodendo la democrazia – e i suoi processi decisionali – e drenando risorse in favore degli interessi di chi sostiene il Grande Reset e la Quarta Rivoluzione Industriale.
In Pakistan, è stato raggiunto un accordo di cessate il fuoco della durata di un mese tra il governo ed il partito dei talebani pachistani Tehrik e Taliban Pakistan (TTP). Il portavoce dei talebani pachistani, Mohammad Khurasani, ha infatti fatto sapere che il cessate il fuoco rimarrà in vigore fino al 9 dicembre. Il ministro dell’Informazione pakistano Chaudhary Fawad Hussain, inoltre, durante una conferenza stampa ha aggiunto che esso «sarà esteso con il passare del tempo».
A partire dal prossimo 8 dicembre i cittadini di Singapore che hanno scelto di non vaccinarsi, nel caso in cui dovessero ammalarsi di Covid, saranno tenuti a pagare di tasca propria le spese mediche. È quanto si apprende da una nota pubblicata nella giornata di ieri dal ministero della Salute, nella quale si legge che gli unici pazienti Covid non vaccinati per cui le cure continueranno ad essere finanziate dal governo sono quelli «non idonei alla vaccinazione», come «i bambini sotto ai 12 anni o gli individui che per problemi di salute non possono vaccinarsi». Inoltre anche per le persone che hanno ricevuto una sola dose le cure rimarranno gratuite, ma solo fino al 31 dicembre: infatti, se entro tale data non si saranno sottoposte alla seconda dose, il governo non pagherà più loro le spese mediche.
La scelta di non pagare più le cure ai non vaccinati si basa sul fatto che essi «costituiscono una maggioranza considerevole di coloro che richiedono cure ospedaliere intensive e contribuiscono in modo sproporzionato alla pressione sulle nostre risorse sanitarie». In pratica, come affermato dal ministro della Sanità Ong Ye Kung, la volontà è quella di dare un «segnale importante» alle persone non vaccinate e così «esortare tutti i cittadini a farsi vaccinare».
Quanto stabilito dal governo non solo rappresenta una vera e propria inversione di rotta – dato che fino a questo momento le cure per il Covid erano gratuite per tutti i cittadini ad eccezione di quelli risultati positivi subito dopo essere tornati da un viaggio all’estero – ma abbatte una nuova frontiera: finora infatti in diversi paesi si era parlato in maniera alquanto provocatoria della possibilità di far pagare di tasca propria le spese mediche ai non vaccinati ma ciò era rimasta una mera ipotesi.
Anche in Italia si è più volte accennato all’idea di privare i non vaccinati delle cure: la virologa Ilaria Capua, ad esempio, negli scorsi mesi aveva dichiarato che «chi non si vaccina, in caso di ricovero in terapia intensiva, dovrebbe risarcire i costi degli ospedali», i quali sarebbero pari ad una cifra che va dai «1.000 ai 2.000 euro al giorno». Al momento però tale eventualità non è divenuta realtà, complice anche il fatto che ciò potrebbe non essere costituzionalmente legittimo. La nostra Costituzione stabilisce infatti, all’interno dell’articolo 32, che «la Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell’individuo e interesse della collettività».
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