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sabato 16 Ottobre 2021

La persecuzione di Assange si basa su di un testimone non attendibile

La testata islandese Stundin ha smantellato parte delle accuse mosse dagli USA nei confronti di Julian Assange, fondatore di Wikileaks perseguitato dalle autorità per aver pubblicato nel 2010 tutta una serie di contenuti che gli Stati Uniti avrebbero volentieri mantenuto sotto segreto.

L’uomo è oggi detenuto nel carcere londinese di Belmarsh, tuttavia Washington si sta impegnando al massimo per assicurarsi che il Regno Unito provveda quanto prima a ordinare la sua estradizione. Evenienza che peraltro è stata prossima a concretizzarsi appena qualche mese fa, in gran parte grazie alla testimonianza di un personaggio la cui affidabilità viene ora messa in dubbio.

La deposizione dell’individuo in questione – noto alle carte processuali come “teenager” – sarebbe la chiave di volta con cui gli Stati Uniti vogliono dimostrare che Wikileaks non si sia limitata a pubblicare dati ricevuti da informatori in cerca di giustizia, ma che abbia portato avanti una vera e propria manovra di spionaggio.

Una distinzione sottile – in alcuni Paesi lo spionaggio viene comunque considerato legittimo, nel giornalismo d’inchiesta -, ma che permetterebbe a Washington di punire Assange con 175 anni di carcere senza che questo attacco alla libertà di stampa possa venir considerato ufficialmente deplorevole.

Ebbene, i giornalisti di Stundin avrebbero avuto occasione di intervistare il famigerato “teenager”, individuo da loro identificato in Sigurdur Thordarson, un ventontenne al soldo dell’FBI che nel 2010 aveva iniziato a collaborare con Wikileaks per poi essere messo alla porta con l’accusa di aver sottratto indebitamente circa 50.000 dollari. All’epoca, Thordarson aveva notificato il suo licenziamento all’Intelligence statunitense con un messaggio lapidario: «non lavoro più con WikiLeaks – quindi non so se vi posso essere ulteriormente d’aiuto. Mi spiace di non essere riuscito a fare di più 🙁 ».

Da allora, l’uomo è stato giudicato colpevole di frodi fiscali, falsificazioni e di induzione alla prostituzione minorile, con gli psicologi interpellati dai giudici che hanno identificato in lui dei tratti marcati di psicopatia. Nonostante fosse noto come truffatore e bugiardo cronico, la sua testimonianza è stata non di meno considerata come uno dei punti saldi su cui far leva per perseguire Assange.

A prescindere dal fatto che le nuove confessioni di Thordarson siano o meno veritiere, l’impianto accusatorio risulta ora tutt’altro che solido e gli USA, come non manca di sottolineare Edward Snowden, si trovano a dover scegliere se rinunciare all’estradizione o portare avanti una caccia alle streghe che farà loro perdere la faccia a livello internazionale.

Stando a quanto riportato dal giornale islandese, infatti, le strategie di indagine dell’FBI si sarebbero basate su ricatti, manipolazioni politiche e menzogne: tutto pur di dipingere Wikileaks come un covo di hacker pronti a minacciare la sicurezza degli Stati Uniti. Poco sorprendentemente, il mondo del giornalismo ha reagito chiedendo nuovamente la scarcerazione di Julian Assange.

[di Walter Ferri]

 

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