In Pakistan, è stato raggiunto un accordo di cessate il fuoco della durata di un mese tra il governo ed il partito dei talebani pachistani Tehrik e Taliban Pakistan (TTP). Il portavoce dei talebani pachistani, Mohammad Khurasani, ha infatti fatto sapere che il cessate il fuoco rimarrà in vigore fino al 9 dicembre. Il ministro dell’Informazione pakistano Chaudhary Fawad Hussain, inoltre, durante una conferenza stampa ha aggiunto che esso «sarà esteso con il passare del tempo».
Covid, Singapore abbatte una nuova frontiera: i non vaccinati si pagheranno le cure
A partire dal prossimo 8 dicembre i cittadini di Singapore che hanno scelto di non vaccinarsi, nel caso in cui dovessero ammalarsi di Covid, saranno tenuti a pagare di tasca propria le spese mediche. È quanto si apprende da una nota pubblicata nella giornata di ieri dal ministero della Salute, nella quale si legge che gli unici pazienti Covid non vaccinati per cui le cure continueranno ad essere finanziate dal governo sono quelli «non idonei alla vaccinazione», come «i bambini sotto ai 12 anni o gli individui che per problemi di salute non possono vaccinarsi». Inoltre anche per le persone che hanno ricevuto una sola dose le cure rimarranno gratuite, ma solo fino al 31 dicembre: infatti, se entro tale data non si saranno sottoposte alla seconda dose, il governo non pagherà più loro le spese mediche.
La scelta di non pagare più le cure ai non vaccinati si basa sul fatto che essi «costituiscono una maggioranza considerevole di coloro che richiedono cure ospedaliere intensive e contribuiscono in modo sproporzionato alla pressione sulle nostre risorse sanitarie». In pratica, come affermato dal ministro della Sanità Ong Ye Kung, la volontà è quella di dare un «segnale importante» alle persone non vaccinate e così «esortare tutti i cittadini a farsi vaccinare».
Quanto stabilito dal governo non solo rappresenta una vera e propria inversione di rotta – dato che fino a questo momento le cure per il Covid erano gratuite per tutti i cittadini ad eccezione di quelli risultati positivi subito dopo essere tornati da un viaggio all’estero – ma abbatte una nuova frontiera: finora infatti in diversi paesi si era parlato in maniera alquanto provocatoria della possibilità di far pagare di tasca propria le spese mediche ai non vaccinati ma ciò era rimasta una mera ipotesi.
Anche in Italia si è più volte accennato all’idea di privare i non vaccinati delle cure: la virologa Ilaria Capua, ad esempio, negli scorsi mesi aveva dichiarato che «chi non si vaccina, in caso di ricovero in terapia intensiva, dovrebbe risarcire i costi degli ospedali», i quali sarebbero pari ad una cifra che va dai «1.000 ai 2.000 euro al giorno». Al momento però tale eventualità non è divenuta realtà, complice anche il fatto che ciò potrebbe non essere costituzionalmente legittimo. La nostra Costituzione stabilisce infatti, all’interno dell’articolo 32, che «la Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell’individuo e interesse della collettività».
[di Raffaele De Luca]
Niger: almeno 18 vittime per crollo miniera d’oro
In Niger, nella regione meridionale di Maradi, almeno 18 persone hanno perso la vita a causa del crollo di una miniera d’oro verificatosi nella giornata di domenica. A riportare il bilancio attuale è l’agenzia di stampa Reuters, che si rifà alle parole pronunciate da Adamou Guero, il sindaco del comune di Dan Issa. Quest’ultimo, oltre a rendere noto il numero attuale dei morti, ha affermato che esso sia destinato a salire.
L’acqua del rubinetto produce uno scudo protettivo contro le microplastiche
Un team di scienziati di Dublino ha scoperto che l’acqua del rubinetto produce uno scudo protettivo naturale contro le microplastiche efficace fino al 99,8%. Una rivelazione importante che potrebbe aiutare a prevenire il rilascio di tali sostanze dannose da parte dei più comuni elettrodomestici, come i bollitori in plastica. Nello specifico, la ricerca spiega che l’acqua che sgorga nelle nostre case, non è H2O pura al 100% ma contiene oligoelementi e minerali in grado di impedire alla plastica di degradarsi e di rilasciale particelle di materiale plastico le quali, non solo sono molto inquinanti, ma possono anche essere portatrici di una serie di contaminanti particolarmente dannosi, come residui di metalli o sostanze chimiche organiche.
Quando la plastica si deteriora e rilascia microplastiche, queste contaminano l’ambiente e nuocciono alla salute dell’uomo. In condizioni di alta concentrazione o alta suscettibilità individuale, come riportato in uno studio pubblicato su Science of The Total Environment, queste possono causare lesioni infiammatorie, stress ossidativo, e persino cancerogenicità e mutagenicità. Addirittura, secondo i ricercatori, l’acqua del rubinetto può, nel tempo, far sviluppare una pellicola protettiva agli elettrodomestici nei quali è utilizzata, come i bollitori ad acqua. La prossima frontiera annunciata dal team di Dublino è quella di riprodurre in laboratorio la pellicola protettiva contro le microplastiche, con l’obiettivo di poterla applicare già in fase di fabbricazione sulla plastica, impendo così il rilascio di microparticelle nocive.
Nel frattempo, una nuova prova di come il consumo di acqua del rubinetto sia non solo più economico e sostenibile, ma pure più salutare rispetto a quella in bottiglia.
[di Eugenia Greco]
India: incendio in reparto ospedaliero, morti 4 neonati
Questa notte, a causa di un incendio verificatosi nel reparto di cure intensive del Kamla Nehru Children’s Hospital – un ospedale governativo di Bhopal, nello stato del Madhya Pradesh – quattro neonati hanno perso la vita. Al momento dell’incendio all’interno del repato vi erano 40 bambini, ed i vigili del fuoco sono riusciti a salvarne 36. Il primo ministro dello stato, Shivraj Singh Chouhan, ha fatto sapere tramite un tweet che è stata disposta un’inchiesta per fare luce sulle cause dell’incidente.
Gazprom comincia a pompare gas per Europa
L’azienda energetica russa Gazprom ha annunciato di aver cominciato a pompare gas in cinque depositi sotterranei europei per questo mese. Lo riporta l’agenzia giornalistica AGI. La Russia si era infatti impegnata a rifornire gli stoccaggi europei a partire dalla giornata di ieri, dopo l’impennata delle quotazioni del gas di ottobre, ma nulla si era mosso, causando un aumento dei prezzi del 10%. Dopo la ripresa dei rifornimenti, i prezzi di riferimento del gas sono subito calati del 3%. A causa delle scorte basse, che hanno causato impennate nei prezzi, e della ripresa della domanda con l’uscita dalla crisi economica dovuta alla pandemia, il mercato del gas europeo ed asiatico si trova in una situazione di forte pressione dall’inizio dell’anno.
I rifiuti elettronici continuano a crescere in maniera preoccupante
Secondo le ultime stime pervenute dalle Nazioni Unite, a fine 2021 ci saranno circa 57,5 milioni di tonnellate di rifiuti di apparecchiature elettriche ed elettroniche (RAEE) diffusi nel mondo. Un aumento che si verifica da anni, ma mai in maniera tanto significativa quanto negli ultimi periodi, data – anche – la maggiore richiesta di prodotti elettronici (specialmente durante il periodo pandemico). Nel periodo in cui l’epidemia di Coronavirus si è diffusa (2019), sono stati generati 53,6 milioni di tonnellate di e-waste (quasi quattro milioni di tonnellate in meno rispetto all’anno corrente), un dato allarmante se messo a confronto con gli anni precedenti. Dal 2014 al 2019 i RAEE sono cresciuti del 21 percento, continuando – in maniera quasi invariata – ad aumentare del tre o quattro percento ogni anno, fino ad arrivare a un boom della domanda e del consumo di apparecchi elettronici, tra tutti personal computer e tablet. Con una richiesta sempre maggiore (un aumento di quasi il cinque percento a persona), ognuno produrrà, nel 2021, una media di 7,6 chilogrammi di e-waste. Come precisato dal Global E-Waste Monitor 2020, il rischio è quello di arrivare ad avere 74 milioni di tonnellate di RAEE entro il 2030.
È di cruciale importanza comprendere il potere inquinante degli e-waste, perché con consumatori coscienti, la situazione potrebbe migliorare esponenzialmente. Basti pensare che più o meno cinque chili di dispositivi restano inutilizzati, abbandonati in qualche gattabuia delle case (in una media di 11 articoli elettronici su 72 che una famiglia media europea possiede). I RAEE realmente riciclati sono nemmeno il 20 percento, mentre il restante 80 percento viene abbandonato nelle discariche in Africa e in Asia, per poi essere bruciato o sciolto nell’acido (una fine dannosa per l’ambiente e altamente tossica per gli esseri viventi). Riuscire nel riciclo dei RAEE vuol dire limitare le emissioni di CO2 (per ogni tonnellata di RAEE riciclata si evitano circa 2 tonnellate di emissioni di CO2) e risparmiare in più sensi. Far ricircolare merce elettronica piuttosto che lasciarla in disuso o, peggio ancora, gettarla irresponsabilmente, rappresenta anche un ottimo modo per evitare l’estrazione di nuovi materiali causando gravi danni ambientali. Non a caso l’unione Europea ha inserito nell’action plan sull’economia circolare del 2020 (punto 3) le TIC (tecnologie dell’informazione e della comunicazione) tra i punti cruciali su cui intervenire.
I rifiuti elettronici sono e continuano a essere il flusso di rifiuti in più rapida crescita al mondo ed è ormai chiaro quanto la loro produzione preveda l’impiego di importanti risorse, ecco perché è necessario rivedere e modificare l’attuale modo di gestirli. Come era stato suggerito dall’organizzazione Closing the Loop (la quale si occupa di telefoni cellulari compensati ed è stata fondata con l’obiettivo di ridurre i rifiuti elettronici) almeno il 95% dell’oro, dell’argento, del rame, del palladio e del platino inclusi nei prodotti IT può essere estratto e potenzialmente riutilizzato in nuovi prodotti: a marzo 2021, dall’Università dello Iowa, è stata diffusa l’idea di un nuovo sistema per l’estrazione dei metalli dai rifiuti elettronici. Passi avanti che però devono essere costanti e ancora più imponenti, perché è essenziale cambiare rotta e porre molta più attenzione, come palesato durante la quarta edizione dell’International E-Waste Day, tenutasi lo scorso 14 ottobre.
[di Francesca Naima]
Niger, almeno 26 bambini morti in incendio scuola
Almeno 26 bambini tra i 5 e i 6 anni sono morti e altri 13 sono rimasti feriti nella città di Maradi, in Niger, dopo che un incendio è divampato all’interno di una scuola costruita in paglia e legno. Il Niger, uno dei Paesi più poveri al mondo, ha provato a rimediare alla scarsità di edifici scolastici costruendone centinaia in legno e paglia. Dopo che un incidente simile era avvenuto a Niamey ad aprile, però, le autorità erano state allertate del rischio che le scuole si trasformassero in “tombe infiammabili per bambini”. Il presidente Bazoum ha promesso di rimpiazzare le strutture in legno, ma resta da vedere se le finanze statali possano permetterlo.
Il Messico sfida il capitalismo globale per la gestione del Litio
Come sappiamo, il litio è una risorsa centrale per il tipo di transizione energetica voluta dalle élite globali e il suo controllo, la sua estrazione e la sua gestione sono di fondamentale importanza per quanti vogliono essere al centro del gioco del nuovo capitalismo green. Per tali motivi, scelte come quella presa dal Presidente del Messico, Andrés Manuel López Obrador, rischiano di far infuriare molti. L’intenzione di Obrador, nell’ottica di un’ampia riforma del settore energetico messicano, è quella di nazionalizzare (in parte) il prezioso metallo.
Non una vera e propria nazionalizzazione ma una forte controtendenza da quanto stabilito dalla riforma del 2013 voluta da Enrique Peña Nieto che andava a liberalizzare un settore, come quello energetico, in cui lo Stato giocava storicamente un ruolo di primo piano. Il pacchetto legislativo andrebbe a modificare gli articoli 25, 27 e 28 della Costituzione con lo scopo di rendere la Commissione Federale dell’Energia un’entità legale autonoma centrale a cui si riserva la produzione e la gestione di almeno il 54% dell’approvvigionamento energetico nazionale. Inoltre, ogni metallo e minerale che sia ritenuto strategico per la transizione energetica della nazione passerà sotto il controllo dello Stato, che ne sarà possessore di diritti esclusivi di esplorazione e estrazione.
Una delle più grandi – se non la più grande – riserve al mondo di litio è quella che si trova a Sonora, stato messicano attualmente gestito dal potente cartello di Sinaloa. La concessione mineraria è affidata a Sonora Lithium (SLL), una joint venture tra la canadese Bacanora Minerals (77,5%) e la cinese Ganfeng Lithium (22,5%). Si stima che la miniera detenga riserve comprovate e probabili di 243,8 Mt, contenenti 4,5 Mt di carbonato di litio equivalente (LCE). S & P Global Market Intelligence stima un valore di 22,6 miliardi di dollari e che, assieme al litio prodotto in Canada, potrebbe soddisfare il fabbisogno statunitense, specie quello di Elon Musk e della sua Tesla con cui Bancanora ha stretto accordi per la fornitura. Tra l’altro, l’azienda candese avrebbe deciso di procede all’estrazione con un metodo non testato prima e di cui non si conoscono gli esiti. Infatti, i depositi di litio di Sonora sono considerati “non convenzionali” e perciò il progetto non ha ancora preso piede. Il Presidente messicano tenta di inserirsi nello stallo momentaneo: ogni concessione che non sarà rispettata nei termini verrà infatti revocata. Se la produzione di Sonora non inizierà nel 2023, ogni diritto passerà in capo allo Stato. Questa potrebbe essere quindi l’unica miniera privata del Messico se dovesse passare la riforma costituzionale voluta da Obrador.
Sotto il profilo energetico i problemi del Messico sono anche di altro genere. Dalla riforma del 2013 di Nieto lo Stato è stato costretto ad acquistare energia da fornitori privati che con metodi da cartello hanno finito per gonfiare i prezzi senza però dover sostenere costi della rete di distribuzione elettrica pubblica. Risultato? Altissimi costi e servizi di scarso livello con una rete pubblica perennemente sovraccarica e con una fortissima disuguaglianza nel prezzo dell’energia che ha visto avvantaggiarsi giganti del calibro di Walmart e della catena OXXO. Il danno economico calcolato di tale riforma liberista operata dall’ex Presidente Niento è stimato attorno ai 23 miliardi di dollari. Obrador eleva quindi la lotta in corso tra il settore energetico pubblico e privato al livello di battaglia epocale. Tale riforma andrebbe anche a rivedere i rapporti con le società di fornitura elettrica, come con la spagnola Iberdrola e l’italiana Enel, per porre fine ad un tale stato di cose a tutto vantaggio dei ricchi e a discapito delle ampie fasce di popolazione che vivono nella povertà: il mercato dell’energia elettrica tornerà quindi ad avere una forte regolamentazione e più della metà dell’intero settore dovrà essere gestito dallo Stato, il quale si riserva di poter stabilire quali metalli e quali minerali considerare di interesse strategico e porre sotto un più stretto controllo.
La mossa di Andrés Manuel López Obrador è destinata certamente a ricevere una risposta forte da parte delle multinazionali dell’energia – e dei colossi che l’acquistano a prezzi stracciati – che potrebbero cercare di boicottare la riforma lasciando al buio milioni di persone.
[di Michele Manfrin]








