Vaccini Covid: Ema esamina nuovamente casi irregolarità ciclo mestruale
Il Tar del Lazio impone il reintegro dei militari non vaccinati
La Prima Sezione bis del Tar del Lazio, con un decreto cautelare pronunciato dal Presidente Riccardo Savoia, ha accolto il ricorso presentato da alcuni individui appartenenti alle forze militari sottrattisi all’obbligo vaccinale, con cui è stato chiesto l’annullamento previa sospensione dell’efficacia dei provvedimenti di sospensione dal lavoro e l’accertamento del diritto ad essere reintegrati ed a percepire lo stipendio non versato durante il periodo di sospensione. Il Presidente, accogliendo il ricorso, ha dunque temporaneamente messo fine alla sospensione dal lavoro e conseguentemente dallo stipendio degli appartenenti alle forze militari.
A tal proposito, all’interno del decreto si legge che l’efficacia dei provvedimenti sospensivi impugnati viene sospesa “medio tempore”, ossia fino alla decisione definitiva che sarà presa in seguito alla trattazione collegiale in camera di consiglio, fissata per il prossimo 16 marzo. Ciò in quanto la decisione in questione è stata presa tramite un decreto cautelare, cui ci si rifà nel caso in cui sia indispensabile emanare una decisione rapida, ossia quando una decisione in via ordinaria comprometterebbe le ragioni del richiedente in maniera irrimediabile. Tramite lo stesso vengono infatti eliminati i tempi necessari per instaurare il contraddittorio e il pronunciamento viene assunto in forma monocratica dal giudice, che prende una decisione basandosi esclusivamente sul ricorso e non attendendo che vi sia un contraddittorio con la controparte. Se il giudice ritiene validi i motivi su cui si fonda il ricorso, il decreto annulla provvisoriamente ciò che è stato impugnato fino alla successiva fase di giudizio a cognizione piena, che in questo caso si terrà il 16 marzo.
Detto ciò, è interessante ricordare anche un altro punto del decreto, nel quale si prospetta la “remissione alla Corte Costituzionale della questione di legittimità costituzionale dell’art. 2 del decreto legge n. 172 del 26.11.2021″, ossia quello che ha introdotto l’obbligo vaccinale per alcune categorie di lavoratori, tra cui quella in questione. Si tratta di un’ipotesi importante dato che, se il Tar Lazio alla camera di consiglio di marzo ritenesse la questione di legittimità costituzionale rilevante e non manifestamente infondata, la Consulta sarebbe chiamata ad esprimersi nei confronti dell’obbligo vaccinale per tutte le categorie obbligate dall’articolo.
[di Raffaele De Luca]
In Sardegna è riesplosa la protesta dei pastori
A tre anni dalla guerra del latte, ricomincia la mobilitazione dei pastori sardi che ieri sono scesi in strada per chiedere l’intervento statale e protestare contro l’aumento del costo di mangimi e concimi, gasolio ed energia elettrica. La mobilitazione è ripartita da dov’era iniziata nel 2019, dal ponte sulla strada Bitti Sologo, in cui avvennero i primi sversamenti di latte sull’asfalto.
Nell’inverno del 2019 gli allevatori sardi decisero di unirsi in protesta per rivendicare prezzi più giusti rispetto ai 55 centesimi al litro per il latte di pecora e 44 centesimi per quello di capra pagati dalle aziende. “Meglio gettarlo via che accettare prezzi così bassi” era uno degli slogan della protesta che, nel febbraio 2019, rischiò di diventare sommossa, con la promessa da parte dei pastori sardi di bloccare le elezioni regionali del 24 febbraio in caso di mancato accordo con le istituzioni: “Non entrerà nessuno a votare: non è che non andiamo a votare, non voterà nessuno, blocchiamo la democrazia” annunciò allora il coordinamento dei pastori. Prima dell’intervento delle istituzioni, tutta l’Isola mostrò solidarietà: dai calciatori del Cagliari Calcio che a San Siro indossarono una maglietta con su scritto “solidarietà ai pastori sardi”, fino ai commercianti di Nuoro che annunciarono una mezza giornata di chiusura collettiva. Le proteste si conclusero con un aumento dei prezzi pagati ai pastori, centinaia di denunce e diversi processi. Due di questi si terranno proprio nelle prossime settimane, quando gli imputati saranno chiamati a rispondere del reato di blocco stradale. “Entrambi i processi appaiono gli unici in Sardegna per i quali si procede per il reato di blocco stradale” scrive a riguardo l’associazione indipendentista Libertade.
«A tre anni di distanza dalla guerra del latte abbiamo avuto il risultato del prezzo che si è alzato, con conguagli che hanno superato abbondantemente l’euro, ma oggi la situazione è anche più grave di quella che si viveva allora» dice Gianuario Falchi, uno dei portavoce dei pastori. L’aumento dei prezzi di tutte le materie prime nelle scorse settimane è solo l’ultimo tassello di un domino problematico che ha avuto inizio in estate, con caldo anomalo, incendi e siccità. Il risultato è una riserva di fieno insufficiente ad alimentare le greggi, che quindi «dev’essere importato dalla Penisola con prezzi per il trasporto che oggi lievitano anche a 25.600 euro per un solo carico. Per evitare il fallimento è necessaria la dichiarazione dello stato di calamità». Nel frattempo le campagne continuano a spopolarsi e l’agricoltura in Sardegna rischia di scomparire nel silenzio più totale. Si parla di un settore che conta oggi 12 mila aziende e circa 50 mila impiegati, con più di 3 milioni di pecore e capre che ogni anno garantiscono una produzione media di 300 milioni di litri di latte. «Dalla guerra del latte sono cambiate poche cose e l’umore delle campagne è nero: temo che succederà qualcosa di nuovo» conclude Gianuario Falchi.
Intanto la Coldiretti Sardegna ha annunciato per giovedì 17 febbraio una manifestazione a Cagliari, e contemporaneamente in altri capoluoghi di Regione, davanti all’Ufficio Territoriale del Governo con l’obiettivo di sensibilizzare le istituzioni e avanzare loro le proprie richieste.
[di Salvatore Toscano]
Nuovo processo contro Navalnyj, Amnesty: “è una farsa”
Il Cremlino ha avviato oggi un nuovo processo contro Aleksej Navalnyj dopo averlo accusato di aver rubato 4,8 milioni di dollari dalle organizzazioni che lui stesso ha fondato. Il processo si tiene in una colonia penale fuori Mosca ed è stato definito da Amnesty come “una farsa” funzionale alle autorità russe ad “assicurarsi che Navalnyj non lasci presto la prigione”. Il dissidente, principale oppositore di Putin, si trova attualmente in carcere per scontare due anni e mezzo in seguito a vecchie accuse di frode. Se a conclusione del processo iniziato oggi Navalnyj fosse identificato come colpevole, rischierebbe una pena detentiva di ulteriori 10 anni.
Da oggi i lavoratori over 50 non vaccinati saranno a casa senza stipendio
Sarà effettiva da oggi la misura voluta dal Governo in base alla quale tutti i lavoratori sopra i 50 anni che non abbiano ricevuto le tre dosi di vaccino rimarranno a casa dal lavoro senza stipendio. Non si dispone di numeri esatti, ma si stima che il provvedimento vada a toccare all’incirca un milione e mezzo di persone tra i 50 e i 70 anni, dalle quali vanno sottratte esenti e pensionati. Esenti dalla misura sono i lavoratori che presentino certificato medico di esenzione dalla vaccinazione, mentre per i lavoratori sotto i 50 anni (appartenenti alle categorie per le quali non era già previsto un obbligo, come sanità e istruzione) rimarrà la possibilità di presentarsi a lavoro con il green pass di base, ottenibile con il tampone rapido o molecolare da effettuare ogni 48 o 72 ore. Nonostante la pandemia sembri in fase di ritiro e in molti Paesi si vada verso l’allentamento delle restrizioni, dunque, il Governo non rivede le proprie politiche e tira dritto per la sua strada, diversificando sempre di più l’accesso ai diritti in base a criteri opachi e contestabili.
Nonostante si intraveda all’orizzonte la fase calante della pandemia e nonostante si stia procedendo un po’ ovunque al progressivo rilassamento delle restrizioni, con misure quali la riapertura delle discoteche e l’abolizione dell’obbligo di mascherine all’aperto, il Governo non sembra avere intenzione di fare marcia indietro sui propri provvedimenti. Così, a partire da oggi i lavoratori over 50 che non abbiano ricevuto le vaccinazioni rimarranno a casa senza stipendio. Per chi decidesse di violare la norma sono previste sanzioni da 600 a 1500 euro, raddoppiate in caso di ripetuta violazione. Inoltre, per gli over 50, lavoratori o meno, che al 1° febbraio non abbiano regolarizzato la propria posizione vaccinale è prevista una multa una tantum di 100 euro.
La misura, tuttavia, non si applica a chi sia stato contagiato dal Covid da meno di sei mesi: in quel caso, verrà rilasciata la certificazione verde per avvenuta guarigione e il lavoratore sarà libero di andare sul posto di lavoro. Una discriminazione da non poco conto, che subordina il godimento di un diritto in base al fatto che il soggetto abbia o meno contratto una determinata malattia.
Inoltre, il decreto riguardante l’obbligo vaccinale non si esprime in materia di smartworking: a questo proposito, come reso evidente da un articolo pubblicato dal quotidiano la Verità in data odierna, si apre un vuoto legislativo di non poco conto. In caso il lavoratore svolga le proprie mansioni da casa, infatti, il datore di lavoro non è tenuto a sapere se il dipendente disponga o meno del green pass, nonostante, secondo il decreto ministeriale di ottobre, il lavoro agile non costituisca esenzione dalla vaccinazione. Nel caso in cui il dipendente si ammali e il datore di lavoro ne dia comunicazione all’Inps, tuttavia, emergerebbe immediatamente lo stato vaccinale del lavoratore il quale, in caso non avesse ricevuto le inoculazioni necessarie, non avrebbe diritto di lavorare. Ma è possibile sospendere il lavoratore da stipendio e contributi se nessun green pass è stato scansionato, come prevede la norma per la sospensione del lavoro? Inoltre non sono previsti contratti che permettano la sostituzione del lavoratore che si opponga al green pass: questi resta a casa, ma il datore di lavoro non ha modo di sostituirlo.
I dubbi sono tanti, le discriminazioni evidenti e le crepe profonde. La misura dell’obbligo vaccinale sembra inoltre dettata da puri criteri politici, dal momento che si tratta di un provvedimento drastico e dalle drammatiche conseguenze per i cittadini non supportato a sufficienza da criteri scientifici.
[di Valeria Casolaro]
Ucraina: la Russia inizia a ritirare le truppe dal confine
Alcune unità militari russe impegnate in un’esercitazione nei pressi del confine ucraino hanno iniziato il ritiro verso le proprie basi permanenti. “Le unità dei distretti militari meridionali e occidentali, dopo aver concluso le loro attività e completato i loro compiti, cominceranno a rientrare oggi e a trasferirsi nelle loro postazioni militari abituali” ha detto il portavoce del Ministero della difesa russo Igor Konashenkov ai giornalisti.
Nel corso della giornata avverrà inoltre l’incontro a Mosca fra il Cancelliere tedesco Olaf Scholz e il Presidente russo Vladimir Putin.
Canada, Trudeau dichiara l’emergenza pubblica nazionale
Per riuscire a mettere fine alle proteste contro le restrizioni dovute al Covid che hanno causato il blocco della capitale e del traffico commerciale con gli USA, il premier canadese Justin Trudeau ha dichiarato lo stato di emergenza pubblica nazionale. La misura, che viene applicata per la prima volta dopo mezzo secolo, permette al premier di sospendere le libertà civili per ristabilire l’ordine pubblico, tramite, ad esempio, il divieto raduni pubblici o le limitazioni ai viaggi da o per zone specifiche del Paese. Affinché diventi effettiva, la misura deve essere approvata dal Parlamento entro una settimana.
Italia: è entrato in vigore il piano per la protezione delle foreste nazionali
E’ stata pubblicata su Gazzetta Ufficiale la Strategia Forestale Nazionale (SFN), documento strategico primo nel suo genere a livello italiano. Questo ha l’obiettivo di portare le foreste nazionali a essere estese, resilienti, ricche di biodiversità e capaci sia di contribuire alle azioni di mitigazione e adattamento alla crisi climatica, sia di offrire benefici ecologici, sociali ed economici alle comunità rurali e montane, ai cittadini di oggi e alle prossime generazioni.
La validità della Strategia sarà ventennale – arco temporale minimo per pianificare nel settore forestale politiche ecologiche a difesa della biodiversità – ma verrà controllata e, se necessario, aggiornata ogni cinque anni, anche su eventuali richieste istituzionali specifiche o applicazioni di nuovi impegni internazionali. Oltre alla generale preservazione delle foreste, il piano si pone l’importante fine di coinvolgere tutti i cittadini a collaborare in azioni orientate alla sostenibilità, incentivando la tutela e l’uso consapevole e responsabile delle risorse naturali. Importantissima dal punto di vista economico, la SFN garantirà le risorse finanziarie necessarie a intraprendere una capillare pianificazione forestale.
La Strategia si articola in quanto macro-argomenti: obiettivi, azioni, strumenti finanziari, e modalità di monitoraggio e valutazione. Gli obiettivi fanno particolare riferimento al clima, alla biodiversità e allo sviluppo sostenibile; le azioni traducono sul piano operativo gli obiettivi generali e vengono distinte in azioni operative caratterizzate da un’applicazione ampia su scala nazionale, azioni specifiche riguardanti tematiche di importanza strategica ma di rilevanza territoriale specifica, e azioni strumentali, le quali si riferiscono all’organizzazione delle istituzioni e dei relativi strumenti di politica e governance a livello nazionale e locale.
La SFN, la cui realizzazione risale al 2017 in concomitanza della nascita della Direzione generale delle Foreste del Mipaaf (Ministero delle politiche agricole, alimentari e forestali), si pone come strumento essenziale per la delineazione delle politiche forestali nazionali nel contesto di quelle europee e degli accordi internazionali. Il documento, infatti, sarà l’input anche per il perseguimento degli obiettivi definiti da altri accordi, quali Agenda 2030, Accordo di Parigi e Green Deal. In questo modo, tutti gli stakeholders saranno riuniti e potranno impegnarsi, sotto la guida del Mipaaf, nella preservazione di interi ecosistemi.
[di Eugenia Greco]








