lunedì 23 Marzo 2026
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Arriva l’uragano economico: JPMorgan avverte gli investitori

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L’amministratore delegato di JPMorgan, Jamie Dimon, ha avvertito gli investitori di prepararsi a un “uragano”. L’economia si trova infatti in difficoltà per una combinazione di fattori, tra cui l’inasprimento della politica monetaria e l’invasione dell’Ucraina da parte russa. Nelle scorse ore la Federal Reserve System (FED), banca centrale degli Stati Uniti d’America, ha iniziato la sua strategia per frenare l’inflazione, basata sul rallentamento della crescita economica. Dopo aver parlato di «nuvole di tempesta sull’economia», l’amministratore delegato di una delle più grandi multinazionali di servizi finanziari ha alzato il tiro affermando: «Ora vedo un uragano di cui nessuno conosce l’entità. Non so se sarà un fenomeno lieve o uno come il Sandy che si è abbattuto su New York negli anni scorsi».

Jamie Dimon ha poi dichiarato che JPMorgan si sta preparando agli scenari futuri attraverso l’adozione di un approccio «molto conservativo sul suo bilancio». Sulla decisione della FED di puntare su una politica monetaria restrittiva, ha invece affermato: «La banca centrale non ha scelta perché c’è troppa liquidità nel sistema. Ne deve rimuovere una parte per fermare la speculazione, ridurre i prezzi delle case e di altri beni». Se negli Stati Uniti dovesse materializzarsi l'”uragano”, generato dagli esiti della politica della FED e dalle conseguenze della guerra in Ucraina, esso porterà come minimo un’enorme volatilità della moneta, con l’elevata probabilità di ripercussione sugli altri mercati, tra cui quello europeo, secondo uno schema già visto nell’ultimo secolo con la Crisi di Wall Strett del 1929 e la crisi finanziaria del 2008. Storicamente, i due mercati sono infatti interconnessi, così come dimostrano i dati sui flussi di merci e di moneta tra Europa e America del Nord. L’UE è il principale partner per le esportazioni statunitensi e viceversa, con un valore complessivo degli scambi di beni pari a 556 miliardi di euro nel 2020 (+88% sul 2009, quando era di 296 miliardi).

Cambio euro-dollaro nell’ultimo anno. Dati da Refinitiv

L’uragano che potrebbe abbattersi sull’economia statunitense arriva in un periodo particolarmente positivo per il dollaro nei confronti dell’euro. Negli ultimi mesi si è assistito, infatti, a una svalutazione della moneta europea (o crescita di quella statunitense) che ha portato a una variazione non trascurabile del cambio internazionale, ovvero il rapporto a cui si scambiano due monete. A maggio 2021, per ottenere un dollaro erano necessari 0,82 centesimi; a distanza di un anno, il cambio si è assestato sui 0,94 centesimi (dopo aver toccato un picco di 0,96 lo scorso 13 maggio), mostrando la perdita di valore della moneta unica europea.

[Di Salvatore Toscano]

Afghanistan, i talebani si schierano contro l’oppio

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I talebani in Afghanistan hanno avviato una campagna per sradicare la coltivazione del papavero, con l’obiettivo di spazzare via la massiccia produzione di oppio ed eroina del paese. Una misura che rischia di togliere agli agricoltori i loro mezzi di sussistenza, in un momento di crescente povertà. Nei giorni scorsi nel distretto di Washir, nella provincia meridionale di Helmand, combattenti talebani armati hanno fatto la guardia mentre un trattore dilaniava un campo di papaveri. I talebani, che hanno preso il potere in Afghanistan più di nove mesi fa, stanno attuando un editto emesso all’inizio di aprile che vieta la coltivazione del papavero in tutto il paese.

“Né qui né altrove”: Pisa scende in piazza contro la base militare

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Nella giornata di ieri a Coltano, frazione del comune di Pisa, si è svolta una manifestazione nazionale intitolata “Nessuna base per nessuna guerra”, con cui i partecipanti si sono opposti alla realizzazione della base militare sul territorio pisano in cui raggruppare i reparti speciali dei carabinieri. Secondo il Movimento No base, che ha organizzato l’evento, sono state più di 10mila le persone che hanno partecipato in maniera pacifica al corteo, il cui messaggio chiave è stato riassunto nello slogan “No Base, né a Coltano né altrove”.

Foto del corteo a Coltano pubblicata dal Movimento No Base.

Inizialmente, infatti, con un decreto pubblicato lo scorso 23 marzo il governo aveva deciso di costruire, grazie ai fondi del Pnrr, la base nel parco protetto di San Rossore, Migliarino e Massaciuccoli, un’area verde di 23mila ettari. Tuttavia, dopo la mobilitazione civile messa in atto in maniera massiccia nelle scorse settimane, le istituzioni hanno deciso di fare marcia indietro: il prossimo 8 giugno si dovrebbe infatti riunire il tavolo interistituzionale deciso dal Governo con lo scopo di individuare soluzioni alternative. Come denunciato dal Movimento no Base negli scorsi giorni, però, Coltano comunque “non esce dai piani di Governo e Arma dei Carabinieri”, dato che l’idea sarebbe semplicemente quella di spostare la collocazione della base “dentro il borgo coltanese e soprattutto senza eliminare il precedente dpcm”. Ad ogni modo, pur ipotizzando un’uscita dal territorio i manifestanti non sarebbero di certo soddisfatti, come si può facilmente intuire dallo slogan sopracitato ma non solo. Gli organizzatori, infatti, vogliono che “le risorse pubbliche vengano utilizzate davvero per rimuovere gli ostacoli di ordine economico, sociale, di genere e provenienza che limitano la libertà e l’uguaglianza dei cittadini e delle cittadine”: intenzione opposta a quella delle istituzioni, le quali con soldi pubblici che “dovrebbero essere ufficialmente destinati a fondamentali progetti ambientali e bisogni sociali” vorrebbero realizzare la base.

Il no, però, non è solo contro di essa ma anche contro la militarizzazione in generale, a cui si sono opposti anche altri manifestanti in altre zone d’Italia. A Venezia, infatti, ieri si è tenuta una manifestazione antimilitarista organizzata da ADL Cobas, con cui i partecipanti si sono schierati, tra l’altro, “contro tutte le guerre, i nazionalismi e l’aumento delle spese militari”. “No War”: questa la sigla con cui è stata ribattezzata l’iniziativa, che coincide con lo slogan scelto nell’ambito di una manifestazione svoltasi a Napoli nella giornata di domenica, quando un gruppo di cittadini e associazioni civiche ha dato vita a un sit-in all’esterno dell’ambasciata statunitense contro la guerra in Ucraina e contro le politiche della Nato in Europa orientale. «No Nato-No war, jatevenne», recitava infatti lo striscione apposto dai manifestanti, che rappresenta un’ulteriore testimonianza del fatto che siano diversi i cittadini mossi da uno spirito pacifista nel nostro Paese.

[di Raffaele De Luca]

Giovedì 2 giugno

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8.30 – Il Regno Unito annuncia l’invio di “sistemi missilistici M270 a lungo raggio” all’Ucraina.

9.00 – Cina, le banche statali presteranno 120 miliardi di dollari per rilanciare l’economia del paese e realizzare diverse infrastrutture.

9.30 – Il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella depone la corona d’alloro all’Altare della Pace.

11.00 – Il sottosegretario al lavoro Tiziana Nisini (Lega) inizia lo sciopero della fame contro il silenzio della RAI sui referendum.

13.00 – L’inflazione nella zona Ocse è salita al 9,2% ad aprile: lo annuncia in una nota la stessa organizzazione internazionale.

17.00 – Gli ambasciatori dei 27 Paesi membri dell’Unione Europea adottano il sesto pacchetto di sanzioni contro la Russia.

18.30 – L’Opec+ aumenterà la produzione di petrolio di 648mila barili al giorno nei mesi di luglio e agosto.

Ue: ok a sesto pacchetto sanzioni contro Russia

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Gli ambasciatori dei 27 Paesi membri dell’Unione Europea hanno adottato il sesto pacchetto di sanzioni anti-russe. Quest’ultimo, include l’embargo graduale al petrolio russo in arrivo via mare in Europa, con deroghe per quanto concerne il greggio trasportato via oleodotti. L’approvazione formale avverrà nella giornata di domani mediante procedura scritta.

Usa, Oklahoma: sparatoria provoca 5 morti, tra cui l’aggressore

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È di almeno 5 morti – tra cui anche l’aggressore – il bilancio di una sparatoria verificatasi nella giornata di ieri a Tulsa, in Oklahoma: a comunicarlo è stata la polizia della città. Nello specifico, il killer armato di fucile ha fatto irruzione nel campus di un ospedale, il St.Francis, con l’intenzione di colpire un medico. Ha però ucciso 4 persone e, successivamente, si è tolto la vita. Diversi individui inoltre sono rimasti feriti.

Amnesty contro le politiche anti-Covid: “un fallimento pieno di discriminazioni”

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Come aveva già fatto in un precedente report, Amnesty International è tornata a parlare di Covid, ponendosi in maniera critica sulle misure e le restrizioni adottate dai Governi negli ultimi due anni. Nello specifico, l’organizzazione sostiene che “i gruppi emarginati, comprese le persone LGBTI+, le prostitute, le persone che fanno uso di droghe e i senzatetto, sono stati colpiti in modo sproporzionato dalle normative Covid-19 che li hanno esposti a ulteriori discriminazioni e violazioni dei diritti umani”.

Che significa?

L’analisi, i cui risultati sono stati ottenuti osservando il comportamento di 28 paesi del mondo, ha evidenziato che sin dall’inizio della diffusione del virus l’approccio adottato dai capi di governo è stato “eccessivamente punitivo” in merito all’applicazione delle normative Covid-19. Tale rigidità si è spesso tradotta in multe, arresti e metodi di sorveglianza poco leciti per chi, ad esempio, non indossava la mascherina o non rispettava il coprifuoco. Va da sé che a subire tali trattamenti sono state soprattutto le persone che, più di altre, hanno difficoltà a rispettare le regole per una serie di motivi. È il caso, ad esempio, delle innumerevoli multe assegnate ai senzatetto nel nostro Paese durante tutto il lockdown – anche se via via le prefetture italiane stanno annullando i provvedimenti perché ritenuti ingiusti. Come si fa a multare un uomo perché trovato fuori casa oltre l’orario stabilito, quando in realtà una casa in cui tornare non ce l’ha?

«Sebbene le misure di Covid-19 possano essere variate da paese a paese, gli approcci dei governi per affrontare la pandemia hanno avuto un comune fallimento», un’enfasi eccessiva sull’uso di sanzioni punitive che «piuttosto che incoraggiarle a conformarsi meglio, ha avuto un effetto grossolanamente sproporzionato su coloro che hanno già subito una discriminazione sistematica», ha affermato Rajat Khosla, Senior Director of Policy di Amnesty International.

Di fatto persone che già faticavano a procurarsi del cibo o un tetto sotto cui dormire si sono viste drasticamente dimezzate le possibilità di riposare al caldo e riempirsi la pancia con un pezzo di pane, e chi “attraeva” molestie e violenze ingiustificate da parte delle forze dell’ordine ha avuto molte più possibilità di subìre un pestaggio rispetto a prima della pandemia, una discriminazione di qualche tipo o una detenzione forzata. È il caso, ad esempio, delle prostitute, delle persone appartenenti alla comunità LGBTQI+, delle persone nere, degli individui che fanno uso di droga e, fatto ancora più grave, di chi ha chiesto di poter accedere all’aborto.

E di esempi che provano che le cose sono andate esattamente così ce ne sono molti, in tutto il mondo. Uno fra questi è citato dall’organizzazione messicana per i diritti umani Elementa, secondo cui le regole covid sono servite nel paese per portare avanti una vera e propria guerriglia contro i consumatori di sostanze: un operaio edile, trovato sotto effetto di stupefacenti, è stato arrestato per non aver indossato la mascherina. Da quel carcere non è più uscito vivo: il suo corpo è stato ritrovato pieno di lividi e con una ferita da proiettile alla gamba pochi giorni dopo.

In Argentina, invece, alcune organizzazioni hanno più volte denunciato le violenze subite dalle prostitute transgender, picchiate e perquisite senza una valida ragione, spesso detenute o molestate dai poliziotti “per aver violato la quarantena quando andavano al supermercato o alla farmacia del quartiere”.

Secondo molti esperti il Coronavirus è stato infatti usato come scusa per il governo già oppressivo per fare cose che aveva programmato da tempo di fare, ma che non era stato in grado di fare (o di farlo alla luce del sole).

Cosa ne pensano le persone? Amnesty ha parlato anche con loro, scoprendo che più di due terzi degli intervistati (cioè il 69%) pensa che le risposte statali al Covid-19 hanno ampliato l’impatto negativo di leggi e regolamenti preesistenti che criminalizzano ed emarginano le persone con cui lavorano o di cui sono circondate.

Il rischio è che una politica così rigida finisca per ottenere il risultato contrario o che porti gli individui a correre maggiori rischi per ottenere quello di cui necessitano: «Questa miopia ha lasciato questi gruppi alla mercé di polizie violente e discriminatorie e ha spinto le persone a prendere decisioni più rischiose per soddisfare i loro bisogni primari, provocando malattie prevenibili, decessi e una vasta gamma di violazioni dei diritti umani».

Molte persone, accusate più volte di “diffondere il virus”, hanno evitato di chiedere aiuto o rivolgersi ai medici per paura di essere arrestati o giudicati. Molte altre non sono invece riuscite a farsi curare poiché l’intero comparto medico era completamente dedito alla gestione del Coronavirus o si rifiutava di effettuare altre operazioni. È il caso delle innumerevoli richieste di aborto respinte o giudicate “non essenziali”, come è accaduto in India. Qui l’organizzazione Hidden Pockets Collective, ha denunciato il governo per non aver incluso la pratica dell’aborto nelle operazioni di “servizio sanitario essenziale”. 

C’è solo un modo per trovare un aspetto positivo, se proprio dobbiamo, in tutto questo caos: «Questa è una lezione cruciale che i governi devono tenere in considerazione. Mettere i diritti umani al centro degli sforzi del governo per affrontare le risposte alle emergenze di salute pubblica non è una considerazione facoltativa, è un obbligo», ha concluso Rajat Khosla.

[di Gloria Ferrari]

Mosca: “Sesto pacchetto sanzioni sarà distruttivo per l’UE”

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«La Russia resisterà alle sanzioni imposte dall’Unione europea e rimarrà un partner commerciale internazionale affidabile», ha dichiarato il ministro degli Esteri russo Sergej Lavrov, per poi aggiungere: «Il sesto pacchetto di sanzioni avrà un effetto autodistruttivo per l’Ue». La misura approvata da Bruxelles nei giorni scorsi prevede principalmente l’embargo parziale al greggio proveniente da Mosca via mare, lasciando momentaneamente attive le importazioni attraverso gasdotti. Al blocco del petrolio russo si aggiungono poi l’espulsione di Sberbank, la più grande banca del paese, dal sistema SWIFT e l’inserimento nella lista nera delle persone coinvolte in presunti crimini di guerra commessi in Ucraina.

 

Tutte le malefatte di ENI, svelate in un rapporto dalla stessa multinazionale

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Lo scorso 8 Aprile l'Annual Report on Form 20-F dell'Eni è stato depositato presso la US Securities and Exchange Commission (SEC), l'ente federale statunitense preposto alla vigilanza della borsa valori. Si tratta di un documento annuale, facilmente reperibile all'interno del sito internet del colosso energetico, che contiene informazioni utili agli investitori e che la multinazionale è tenuta a rilasciare essendo quotata a Wall Street.  L'Annual Report on Form 20-F recentemente depositato, relativo all'anno fiscale terminato il 31 dicembre 2021, è composto da 490 pagine che contengono tra le ...

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Regno Unito, ok invio di lanciamissili a Kiev

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Il Regno Unito ha affermato che fornirà a Kiev “sistemi missilistici M270 a lungo raggio”. La misura, citando le istituzioni, “consentirà agli amici ucraini di proteggersi meglio dall’aggressione russa”. Il governo britannico ha poi riferito che l’esercito ucraino sarà addestrato a utilizzare i lanciarazzi nel Regno Unito. La notizia arriva a poche ore dalla decisione del presidente degli Stati Uniti Joe Biden di inviare a Kiev “sistemi missilistici più avanzati per colpire obiettivi strategici”. La reazione di Mosca non si è fatta attendere, con il capo della diplomazia russa Sergej Lavrov che ha dichiarato: «Si tratta di una provocazione diretta che segna il coinvolgimento Usa nel conflitto». Sull’invio di armi in Ucraina è intervenuto anche il segretario generale dell’Interpol, ribadendo che potrebbero finire «nelle mani dei criminali».