giovedì 5 Febbraio 2026
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Un italiano racconta le incredibili restrizioni anti-Covid in vigore a Shanghai

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Alessandro Pavanello, un ragazzo di Padova residente da diverso tempo a Shanghai, si trova da tre giorni all’interno di un centro Covid nella metropoli cinese. Attraverso i social fornisce una preziosa quanto ironica testimonianza di cosa significhi trovarsi all’interno di questi enormi centri, pensati per il contenimento della pandemia ma all’interno dei quali le norme igieniche di base vengono del tutto dimenticate. Unica nota positiva: «qui quantomeno abbiamo da mangiare». Le persone rimaste nelle proprie abitazioni, infatti, si trovano nell’impensabile situazione di non riuscire a procurarsi il cibo, perché i negozi sono chiusi e gli addetti al delivery sono sempre meno.

L’ironia come arma per esorcizzare le difficoltà del quotidiano vivere: così Alessandro Pavanello, giovane padovano residente a Shanghai, affronta la quotidianità all’interno di un centro Covid. Attraverso video e foto postate sul proprio profilo Instagram, Alessandro rende partecipe il resto del mondo di cosa significhi vivere in un centro di contenimento della pandemia da Covid in Cina. Shanghai ha infatti recentemente registrato un’impennata nei casi di Covid, motivo per il quale da settimane si è tornati in un regime di lockdown duro. Ma all’atto pratico le misure messe in atto dalle istituzioni governative non sembrano affatto adeguate ad un effettivo contenimento dei contagi.

Il centro in cui Alessandro si trova da tre giorni è una gigantesca ex area expo, al cui interno sono state stipate centinaia di brandine da campo. Le persone vivono in una condizione di totale promiscuità, dove il distanziamento minimo non è garantito e dove non vengono prese nemmeno le precauzioni di base per monitorare e prevenire il contagio. «Ci fanno quasi quotidianamente dei test (oggi, per esempio, non ne abbiamo fatti)» racconta Alessandro, ma «non viene misurata la temperatura» ed è evidente dalle immagini che in molti non dispongono nemmeno delle mascherine chirurgiche. A far da sottofondo quasi continuo vi è il coro di tosse dei contagiati. Nemmeno le norme igieniche di base vengono rispettate adeguatamente: i bagni sono sporchi e non vi sono docce. Per lavarsi vengono forniti una confezione di lozione, una bacinella (da riempire con acqua rigorosamente fredda) e un asciugamano da immergere nell’acqua per strofinare il corpo. I capelli si lavano nel lavandino, sotto il rubinetto.

Alcuni centri, come quello dove è ospite la fidanzata di Alessandro, contengono fino a 5000 persone, motivo per il quale è difficile che tutti riescano a passare per l’iter predefinito corretto. Lei è già sulla lista di coloro che hanno due tamponi negativi e quindi potrebbero uscire, ma ancora non l’hanno lasciata andare. «Appena avrò i due tamponi negativi chiederò immediatamente l’aiuto del Consolato italiano per uscire il prima possibile, ma lei è ucraina e in questo momento difficilmente potrà ricevere lo stesso aiuto». La notte risulta anche difficile dormire, a causa del continuo rumore e del fatto che le luci rimangono costantemente accese. «Dove sta lei è peggio, perché tengono tutte le luci accese sempre. Qui quantomeno ne spengono qualcuna per dormire, anche se non tutte». In giro per la struttura si vede gironzolare anche qualche bambino: fino a un paio di giorni fa li separavano dai genitori in caso di bambini positivi e genitori negativi o viceversa, ma ora hanno smesso, spiega il Alessandro.

Ma vi è un particolare che rende ancora più inquietante la sua testimonianza. Alessandro riferisce infatti che «La cosa che mi ha colpito di più è stato un signore che mi ha detto “qua c’è cibo gratis”. Adesso a Shanghai, fuori da questi centri, è difficilissimo ottenere cibo e acqua. La gente si sta dannando per ottenere delle consegne di cibo, di frutta e verdura, di carne, uova, è quasi impossibile. Appena sono risultato positivo la prima volta, il 28 marzo, mi hanno detto di rimanere in casa. Abbiamo ordinato dalle app di delivery un po’ di scorte di cibo e il governo ha dato al complesso dove vivevamo un sacchetto con delle scorte di frutta e verdura, uova eccetera. Questo solo una volta. Io sono arrivato al 9 aprile che avevo il frigo quasi vuoto, ho dovuto chiedere una mano ai miei vicini che mi hanno dato un pacchetto con un cetriolo, del pane e della frutta secca. Però quando tornerò a casa, se la situazione rimane la stessa, io ho cibo solamente per due o tre giorni».

«Il problema» spiega il ragazzo «è stato che hanno chiuso i negozi e c’erano pochissimi delivery man. Tutto il cibo sta andando verso questi centri qua, la gente fuori non ne riceve. Noi qua viviamo in una situazione un po’ così ma non abbiamo il cibo, la gente fuori vive nel comfort di casa ma non ha il cibo».

In conclusione, Alessandro afferma che «Essendo stati trattati in modo quasi disumano, dal mio punto di vista, la mia percezione della Cina è cambiata totalmente. Noi stiamo cercando un modo di andarcene. I cinesi protestano sì, ma nemmeno troppo. Non danno dimostrazione di volere un cambio. Si lamentano ad alta voce, ma senza quella marcia in più. Nel centro alla fine la gente è tranquilla: loro dicono “Abbiamo un letto, cibo per tre volte al giorno: aspettiamo e poi andiamo a casa”. Per quanto riguarda me, prima o poi questa situazione finirà. Non posso far altro che sedermi e aspettare».

[di Valeria Casolaro]

Putin: “L’obiettivo di proteggere il Donbass verrà raggiunto”

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Putin è tornato a parlare pubblicamente al Cosmodromo di Vostochny, dopo giorni di silenzio, affermando che ciò che la Russia sta facendo è «sia aiutare e salvare le persone nel Donbass sia lavorare per la propria sicurezza». «Ovviamente non avevamo scelta, questa è la decisione giusta» ha detto, sbilanciandosi poi sulle mosse future: «L’obiettivo di proteggere il Donbass verrà raggiunto. Questo è quello che accadrà, non ci sono dubbi. Gli obiettivi sono perfettamente chiari e nobili». Le dichiarazioni si inseriscono in un contesto d’allarme lanciato dall’Ucraina e dalla NATO circa la previsione di “una grande offensiva di Mosca nel Donbass”.

Sui laboratori biologici in Ucraina ci sono troppe domande senza risposta

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La questione dei laboratori biologici ucraini continua a tenere banco con la maggior parte dei media mainstrem che bollano la questione come fake news e complottismo senza alcun reale approfondimento e senza porsi alcuna domanda. Eppure è ormai certo che questi laboratori vi fossero, come per stessa ammissione di Victoria Nuland - Sottosegretario di Stato per gli Affari Politici deli USA - la quale si è detta molto preoccupata circa la possibilità che passassero sotto il controllo russo. Tale preoccupazione, condivisa anche dall’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), ravvisa il fatto che ...

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Filippine, le forti piogge provocano 25 morti

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Sono almeno 25 le persone vittime delle forti piogge e delle frane causate dalla tempesta tropicale Megi, la prima della stagione a colpire l’arcipelago del sud-est asiatico. Da domenica 10 aprile, il Paese è attraversato da forti venti (fino a 65 km/h) e raffiche (fino a 80 km/h) che, unitamente alla violenza delle piogge, hanno causato morte e devastazione. Alle vittime e ai dispersi si sono aggiunte poi circa 30.000 famiglie costrette a lasciare le proprie case, colpite da frane e inondazioni.

Draghi prepara la stretta sulle acquisizioni delle “imprese strategiche”

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Tra i progetti del Governo Draghi è emersa la volontà di rafforzare il controllo sulle acquisizioni societarie in Italia, attraverso una nuova divisione dedicata a supervisionare le operazioni di fusione che coinvolgono le “imprese strategiche” del Paese. Lo scopo dell’esecutivo è porre una stretta per evitare che società “sensibili” (come quelle operanti nelle telecomunicazioni o nella difesa) possano veder entrare nei consigli di amministrazione (CdA) membri di Stati esteri giudicati pericolosi. Come sottolinea l’Agenzia Reuters, l’azione pare principalmente orientata a contrastare la presenza cinese nelle aziende della terza economia dell’eurozona, in linea con quanto avvenuto lo scorso marzo, quando l’Italia ha annullato la vendita di una società di droni militari (Alpi Aviation) a investitori cinesi.

Sul tema, Enrico Borghi, membro del Comitato parlamentare per la sicurezza della Repubblica (COPASIR) aveva dichiarato che: «Roma dovrebbe creare un organismo simile al Comitato per gli investimenti esteri negli Stati Uniti (CFIUS), che indaga attivamente su qualsiasi accordo di mercato ritenuto di importanza strategica e non solo sulle transazioni notificate». Qualche mese dopo è emersa l’indiscrezione: il Governo prevede di formalizzare entro la fine di maggio nuove regole che porteranno le società coinvolte in beni e servizi “sensibili” a informarlo delle discussioni preliminari con potenziali acquirenti. Si tratta di una misura volta a filtrare la presenza straniera nelle imprese italiane, più volte richiesta dai lavoratori nel corso degli anni ma mai ascoltata. Così, il cambio di direzione dovrebbe arrivare nelle prossime settimane per contrastare l’espansione cinese in Italia, perché evidentemente la semplice tutela dei lavoratori non rappresenta, oggi come in passato, una motivazione altrettanto forte e valida.

[Di Salvatore Toscano]

Italia: armi con i soldi della scuola? Dal DEF scompaiono fondi per l’istruzione

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Nelle scorse settimane il Governo Draghi ha comunicato l’intenzione di aumentare la spesa per la difesa fino al 2% del Pil, con un aggravio stimato in 13 miliardi di euro l’anno. Un risultato ottenibile attraverso due possibili strade: l’innalzamento del debito pubblico o, in alternativa, la sottrazione di tali risorse da altri capitoli di spesa. In attesa che la prossima legge finanziaria faccia luce sulla strada che il Governo intraprenderà, al momento non si può non notare che un primo taglio sostanzioso il governo “dei migliori” lo abbia effettuato alle spese relative all’istruzione. Nel nuovo Documento di economia e finanzia (DEF) recentemente approvato dal Consiglio dei Ministri, infatti, i fondi stanziati in favore della scuola sono stati ridotti: se oggi l’Italia vi destina il 4,0% del Pil, si passerà al 3,5% entro il 2025.

Dal governo giustificano il taglio come un semplice “razionamento” dovuto al calo demografico. Nel DEF, infatti, si legge che “da tempo le proiezioni ufficiali evidenziano una tendenza generalmente comune, anche se con intensità diverse nei paesi dell’Unione Europea, ad un rapido invecchiamento della popolazione” e che “ciò comporta, in primo luogo, una riduzione significativa della popolazione attiva e un maggiore carico su di essa delle spese di natura sociale”. Di conseguenza sembra che, per far fronte alla probabile diminuzione della popolazione, l’esecutivo abbia deciso di ridurre la spesa riservata all’istruzione.

Tuttavia, ciò che non viene detto nel documento è che l’Italia già negli scorsi anni ha riservato all’istruzione una percentuale di Pil notevolmente minore rispetto alle media europea. Per rendere l’idea, secondo i dati dell’Eurostat (Ufficio statistico dell’Unione europea, nel 2018 con il 3,9 del Pil destinato all’istruzione l’Italia si è classificata a quartultimo posto in Europa. Peggio solo Bulgaria, Irlanda e Romania. La media dei Paesi dell’Unione è del 4,7% di prodotto interno lordo destinato alla scuola, entro il 2025 l’Italia potrebbe collocarsi all’ultimo gradino continentale. Ma ben armata.

[di Raffaele De Luca]

Ucraina, incontro tra cancelliere austriaco e Putin

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Il cancelliere austriaco Karl Nehammer si è recato a Mosca per incontrare il presidente Putin: è il primo leader occidentale (membro della Ue, ma non della Nato) a incontrare il leader russo dall’inizio della guerra. Nehammer ha parlato di un incontro “non amichevole” e “molto difficile”, anche se Putin avrebbe ancora “fiducia nel processo di Istanbul, negli sforzi diplomatici e nei colloqui in Turchia”. Durante l’incontro si è parlato anche di gas, in quanto l’Austria è uno dei Paesi europei maggiormente dipendenti dalle esportazioni russe. Il Cremlino non ha fornito un proprio resoconto dell’incontro.

Lunedì 11 aprile

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07.00 – Presidenziali in Francia, risultati definitivi del primo turno: Macron e Le Pen al ballottaggio.

08.00 – La Banca Mondiale stima un – 4,1% per l’economia europea nel 2022. Prima della guerra in Ucraina la previsione era + 3%.

14.00 – Incontro tra Putin e il cancelliere austriaco Nehammer, il primo con un leader europeo da inizio conflitto.

15.00 – Bande armate all’attacco in Nigeria: almeno 50 morti.

15.20 – Nuovo rinvio per il processo Regeni, il legale: «beffe dall’Egitto, Draghi intervenga».

16.00 – Secondo l’Onu sarebbero 1.842 i morti accertati tra i civili dall’inizio della guerra in Ucraina.

17.00 – Yemen, prosegue percorso di pace: l’ONU incontra i leader dei ribelli Huthi.

17.30 – I separatisti filorussi affermano di aver “liberato” il porto di Mariupol.

18.30 – OPEC: L’UE non è in grado di rinunciare al gas russo, possibile «shock dell’approvvigionamento».

19.00 – L’Italia istituirà un comitato di controllo sulle acquisizioni delle società strategiche da parte di Stati esteri.

19.30 – Ministro Bianchi: «in Italia mascherine a scuola fino a giugno», ma gran parte dei paesi europei le hanno già abolite.

 

L’Indipendente compie un anno e diventa un giornale cartaceo!

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Il 12 aprile 2021 è iniziato il nostro viaggio insieme. Siamo partiti senza alcuna certezza ma con tanta determinazione e uno scopo da raggiungere: costruire un nuovo giornale diverso dagli altri: realmente libero di raccontare le cose come stanno e di andare contro le verità di comodo. Un’informazione libera e imparziale, senza pubblicità e soprattutto senza padroni. 1.859 persone hanno da subito creduto nel nostro progetto e ci hanno sostenuto.

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Numeri che hanno del miracoloso per un progetto nato da zero, senza investitori, partiti politici né alcuno sponsor alle spalle. Ma la strada è ancora lunga. Vogliamo diventare uno dei siti di notizie più letti di questo Paese, ma senza rinunciare ad essere integri e coraggiosi: insieme possiamo farcela!

Ce l’avete chiesto in molti e finalmente siamo pronti ad annunciarlo: L’Indipendente diventa anche un giornale cartaceo. Lanciamo oggi l’abbonamento premium che prevede l’invio agli abbonati (attraverso spedizione postale) del Monthly Report, il nostro mensile di approfondimento e inchiesta. Un primo passo che rappresenta un nuovo inizio, senza porci nessun limite e sempre pronti a nuove sfide.

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Draghi: firmato accordo cooperazione Italia-Algeria su energia

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“I nostri governi hanno firmato una Dichiarazione d’Intenti sulla cooperazione bilaterale nel settore dell’energia. A questa si aggiunge l’accordo tra Eni e Sonatrach per aumentare le esportazioni di gas verso l’Italia”: è ciò che avrebbe affermato il premier italiano, Mario Draghi, in seguito all’incontro avuto oggi con il presidente algerino Abdelmadjid Tebboune ad Algeri. “Subito dopo l’invasione dell’Ucraina, avevo annunciato che l’Italia si sarebbe mossa con rapidità per ridurre la dipendenza dal gas russo”, avrebbe dichiarato a tal proposito Draghi, aggiungendo che “gli accordi di oggi costituiscono una risposta significativa a questo obiettivo strategico”.