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venerdì 17 Settembre 2021

Lo studio su cui Pfizer si basa per chiedere la 3a dose è stato fatto su sole 23 persone

Nei giorni scorsi i media italiani hanno riportato uno studio della Pfizer secondo cui la somministrazione di una terza dose del vaccino anti Covid sarebbe in grado di aumentare fortemente la protezione contro la variante Delta. Nello specifico, nei soggetti di età compresa tra i 18 ed i 55 anni essa permetterebbe di avere un livello di anticorpi 5 volte maggiore rispetto a quello che si ottiene sottoponendosi a 2 dosi, mentre negli individui tra i 65 e gli 85 anni i titoli anticorpali aumenterebbero di 11 volte.

Tuttavia, seppur tali risultati siano realmente stati forniti dall’azienda farmaceutica statunitense, i quotidiani mainstream hanno omesso un dato fondamentale contenuto nello studio: consultandolo infatti si legge (a pagina 27) che esso è stato effettuato nei confronti di sole 23 persone. Precisamente, 11 soggetti rientranti nella fascia di età 18-55 anni ed altri 12 in quella 65-85. Alla luce di ciò, è chiaro che si tratta di un semplice studio aziendale, al quale non ci si può affidare così come lo si fa nei confronti delle ricerche scientifiche vere e proprie. Esso infatti non rispetta minimamente i requisiti necessari per essere denominato in tal modo: basterà ricordare che in questo caso non si ha a che fare con una ricerca indipendente, e inoltre lo studio non è stato sottoposto alla revisione paritaria, ossia la valutazione critica che un lavoro scientifico riceve da parte di specialisti aventi competenze analoghe a quelle di chi lo ha effettuato, i quali stabiliscono se esso è idoneo alla pubblicazione.

Nonostante tutto ciò, però, Pfizer nelle scorse settimane aveva annunciato di voler chiedere alle autorità regolatorie l’autorizzazione per la terza dose del siero. Tuttavia, secondo quanto riportato dai media statunitensi, le autorità sanitarie degli Usa non erano molto favorevoli a tale ipotesi. Ed anche l’Ema non sembrava ben disposta: fonti dell’Agenzia europea per i medicinali avevano infatti dichiarato che fosse presto per «confermare la necessità di una ulteriore dose di richiamo» ma che, ad ogni modo, sarebbero stati «esaminati rapidamente questi dati non appena disponibili». Eppure recentemente il portavoce della Commissione Europea per la Salute, Stefan de Keersmaecker, ha affermato: «Siamo consapevoli del fatto che potrebbe essere necessario un booster di vaccino», ovvero una terza dose. «È anche per questo che abbiamo concluso un terzo contratto con BioNTech/Pfizer, annunciato qualche tempo fa, che prenota 1,8 miliardi di dosi». Dichiarazioni alquanto contrastanti con la mancanza di certezza circa la necessità e l’efficacia della terza dose.

Detto questo, vi sono alcuni Paesi che hanno anche già dato il via libera all’utilizzo della stessa nonostante, come detto, i dati siano scarni e lo studio in questione non sia una ricerca scientifica. In Israele, infatti, sono iniziate le somministrazioni: dalla giornata di domenica gli over 60 già vaccinati (sottopostisi alla seconda dose da più di 5 mesi) hanno iniziato a ricevere la terza iniezione. La Germania invece, come annunciato dal ministero della Salute tedesco, a partire da settembre metterà a disposizione degli anziani e delle persone a rischio una terza dose del vaccino Pfizer o Moderna, che sarà offerta anche a chi ha ricevuto il vaccino Astrazeneca o il Johnson&Johnson. Infine, pure nel Regno Unito si potrebbe procedere in maniera simile, e seppur ancora non vi sia un annuncio ufficiale, i media locali sottolineano come il Paese sia pronto a procedere in tal senso: secondo il quotidiano Telegraph da settembre 32 milioni di cittadini si sottoporranno alla terza dose.

[di Raffaele De Luca]

8 Commenti

    • Sono mesi che me lo chiedo… Più passa il tempo, più si accumulano le contraddizioni e più me lo chiedo! Sui vaccini, poi, toccano l’apice: tra numero di dosi, tempi di richiamo, mix, ecc, ecc… E’ palese che è una colossale truffa!

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