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sabato 25 Settembre 2021

Sul “folle” rave di Mezzano i media hanno raccontato molte bugie

Molteplici morti, cani arsi al sole, montagne di immondizia, stupri efferati, ragazze partorienti e ogni altro genere di perversione che la mente umana possa mai immaginare: questa è l’immagine con cui i media generalisti hanno dipinto il Teknival Space Travel, la festa musicale tenutasi dalle parti del lago di Mezzano. Per il dispiacere di chi è alla ricerca di storie “pulp”, il panorama degenerato descritto dalla cronaca non corrisponde alla realtà del contesto.

Di vero c’è che ha perso la vita Gianluca Santiago, ragazzo di 24 anni annegato mentre si immergeva nello specchio d’acqua della zona. Non è accertato che Gianluca fosse realmente stato alla festa, l’annegamento è avvenuto infatti fuori dall’area del rave. Quale che sarà la verità accertata si è trattato di una tragedia non dissimile da quella patita da Adama Kone, 22 anni, vittima il 19 agosto del fiume Ceno, o da Alberto Andreani, 71 anni, ex procuratore onorario travolto il 18 agosto dalle onde del Mar Adriatico dalle parti di Pesaro, episodi che però sono perlopiù passati in sordina.

Detto questo, le autorità non hanno registrato traccia del secondo presunto morto di cui alcune testate hanno fatto menzione, né risultano confermati casi di violenza sessuale o di crudeltà su animali. Questi dettagli truculenti sono stati rimbalzati da notiziari che, forse impigriti dal vuoto di notizie tipico del ferragosto, hanno fomentato l’attenzione del pubblico gettandosi a capofitto su di una gestione malsana del “virgolettato”, ovvero citando con fare fazioso delle testimonianze non verificate.

Certamente simili fraintendimenti strategici sono nati anche dal fatto che le comunicazioni tra partecipanti erano ostacolate da una generale instabilità della Rete internet. Il Free Party – anglicismo che definisce uno spazio di libertà assoluta – è stato d’altronde imbastito in un’area pressoché vuota, un’area che il sindaco di Valentano, Stefano Bigiotti, non manca di definire un «fondo agricolo», ma che i media non hanno mancato di trasformare occasionalmente in un’oasi naturale affidandosi della descrizione avanzata da Mauro Rotelli, deputato di Fratelli d’Italia, il quale ha grandemente lamentato le sofferenze patite dagli agriturismi locali.

C’è da chiedersi se una simile attenzione iperbolica ai danni subiti dagli imprenditori locali possa in qualche modo essere legata anche al fatto che l’intera area sia in mano a Piero Camilli, imprenditore e politico che nel 2013 si era candidato al Senato proprio con Fratelli d’Italia, senza poi essere stato eletto.

L’idea del rave party distruttivo e nichilista è profondamente inesatta. Il Teknival è stato un vero e proprio festival musicale internazionale che ha messo a disposizione delle migliaia di partecipanti impianti d’altissimo profilo e scenografie che farebbero invidia alle organizzazioni culturali sponsorizzate dai comuni. C’erano giganteschi squali poligonali su cui venivano proiettati video, intere pareti fatte di amplificatori, bar, aree ristoro e zone interamente dedicate al relax.

L’evento, per quanto autogestito, era presidiato da persone che nella loro quotidianità lavorano professionalmente o volontariamente nei servizi di riduzione del danno, da laboratori pronti ad analizzare qualsiasi sostanza stupefacente di dubbia provenienza e da persone che, bottiglietta d’acqua alla mano, erano pronte ad assistere tutte le eventuali vittime di mancamento.

Tra i volontari presenti quelli dal Lab57, associazione di promozione sociale senza scopo di lucro che da anni lavora nelle feste e nei “Free parties” facendo riduzione del danno, informazione, analisi delle sostanze, primo soccorso. «Attorno all’evento si è creata quella disinformazione che spesso avvolge le feste che non godono del bollino istituzionale – ci racconta Max, esponente di Lab57 – tuttavia l’organizzazione c’era e non è affatto vero che dentro il festival regnasse il caos assoluto come asserito dai media. C’erano acqua a sufficienza per tutti, punti “chill out” (luoghi di decompressione, senza musica assordante, gestiti da volontari esperti in primo soccorso ed effetti delle sostanze, nrd) e personale di soccorso anche di Itardd, la Rete italiana riduzione del danno». Chiaro che alcuni problemi ci sono stati, come è ovvio in situazioni tanto grandi e che si muovono senza permessi istituzionali. «L’area era molto grande, forse troppo – continua Max – e questo rendeva difficile tenere sott’occhio i punti di accesso e tutti gli eventuali problemi, inoltre non prendevano i telefoni, un fatto che crea ovvi problemi negli interventi. Tuttavia nell’area della festa non vi sono stati problemi gravi, anche se la posizione troppo decentrata e nascosta dell’area chillout dei servizi pubblici “Itardd” ha ostacolato molto il lavoro di messa in sicurezza, in quanto se qualcuno stava male ai partecipanti non restava che chiamare il 118 anche per problemi poco seri e risolvibili sul posto. In ogni caso ringraziamo tutti gli operatori, più di 80, che hanno deciso di lavorare in un contesto così complesso e sconosciuto per la gran parte di loro».

Alla fine della festa si sono contati 7 ricoveri in ospedale, principalmente per abuso di alcol, tutti casi di ragazzi già dimessi in buone condizioni. Tanti? Pochi? Di certo il numero ideale sarebbe zero, ma se consideriamo che erano presenti migliaia di giovani i casi problematici non sono stati certo superiori a quelli che avvengono ordinariamente nelle grandi discoteche o nei festival che godono di permessi e patrocini delle istituzioni.

L’intento della festa era quello di dare voce a una sotto-cultura musicale estremamente vivace e potente, a un moto sociale ed espressivo che per sua stessa natura non può in alcun modo trovare spazio tra le braccia della cultura dominante. Questo desiderio di evasione e resistenza, di puntare su di un qualcosa che offra un’alternativa ai claudicanti meccanismi istituzionali, non si traduce però in violenza e depravazione. Non per niente dopo il tragico decesso di Gianluca Santiago e il seguente frastuono mediatico la decisione degli organizzatori è stata quella di accompagnare il festival verso una fine anticipata e un deflusso concordato con la questura.

23/08/21: corrette alcune inesattezze riguardanti le tipologie di impianti audio presenti all’evento.

[di Walter Ferri]

 

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4 Commenti

  1. mi dispiace, vi stimo grandemente, ma come si dice dalle mie parti in questo caso avete “sgravato”. Mai mi sarei aspettato che una testata come questa ridimensionasse e addirittura legittimasse un disastro umano come quello, uno dei tanti rincoglionimenti massificanti che il sistema consente al fine di distruggere la parte potenzialmente più produttiva della società. E comunque quella è (anzi, era) un’azienda agricola, dunque una proprietà privata, impunemente occupata e distrutta dai fenomeni culturali in questione.

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