lunedì 23 Marzo 2026
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Adani e Total, nuovo progetto per idrogeno verde da 5 miliardi di dollari

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Il colosso francese TotalEnergies SE e il Gruppo Adani, multinazionale di proprietà del miliardario indiano Gautam Adani,  investiranno 5 miliardi di dollari per produrre idrogeno verde e prodotti correlati in India. I progetti dovrebbero aiutare l’India, il terzo Paese al mondo per emissioni di carbonio, a ridurre la dipendenza dai combustibili fossili. Secondo le stime di Bloomberg, la produzione di idrogeno verde crescerà rapidamente nel corso di questo decennio, aumentando potenzialmente fino a 18 volte e raggiungendo circa 11,6 milioni di tonnellate all’anno entro il 2030.

Tecnici di Google annunciano che l’intelligenza artificiale è diventata senziente

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Un tecnico operante all’interno di Google, Blake Lemoine, ha sollevato un certo clamore nel suggerire che l’intelligenza artificiale (IA) su cui sta lavorando sia ormai senziente, che sia divenuta una «persona». La Big Tech ha accolto la sua osservazione sospendendolo dall’incarico.

Prima di essere messo da parte, Lemoine si occupava di un “Modello di Lingua per Applicazioni di Dialogo” (LaMDA), un chatbot estremamente avanzato che attinge a un ampio archivio di testi per simulare discorsi di senso compiuto. Nello specifico, il suo compito era quello di testare lo strumento per valutare se l’IA stesse sfociando verso archetipi discriminatori e d’odio, un difetto sorprendentemente comune nell’attuale sviluppo del machine learning.

Scritturato nell’organizzazione Responsible AI (responsabile intelligenze artificiali), l’uomo ha dunque passato diverso tempo a discutere con LaMDA, convincendosi strada facendo di aver di fronte un’entità perlomeno dotata di senno, se non di anima. Lemoine ha dunque riferito dei suoi timori ai suoi immediati superiori, i quali hanno preteso una quantità di prove che era decisamente fuori dalla portata dell’uomo. Nel desiderio di portare avanti la sua battaglia, il tecnico si è appoggiato alla consulenza di tecnici di sua conoscenza esterni a Google, quindi ha presentato i risultati finali direttamente al Vice Presidente, Blaise Aguera y Arcas, e alla dirigente di Responsible Innovation, Jen Gennai.

I due hanno ripudiato del tutto l’ipotesi etichettandola come infondata, quindi l’azienda ha sospeso Lemoine con l’accusa comprovata di aver violato le clausole di riservatezza presenti nel suo contratto di lavoro. O almeno così dichiara Lemoine, il quale sostiene peraltro che molti colleghi condividano le sue opinioni, tuttavia l’impresa si è rifiutata di confermare lo stato del suo dipendente. Il tecnico, vedendosi inascoltato, si è prima sfogato in un post di Medium, quindi ha reso pubblica la sua posizione confessandosi al The Washington Post. Fatalmente, ad appena tre giorni da che il suo dipendente era sbottato online, Aguera y Arcas si è aperto a The Economist, suggerendo che le reti neurali sviluppate dalla Big Tech siano direzionate verso lo sviluppo di una coscienza, ma che questa sia ancora fuori dalla loro portata. «Ho sempre più la sensazione di star parlando con qualcosa che è intelligente», ha dichiarato l’uomo in ciò che, volendo smaliziare, potrebbe sembrare un controllo dei danni. 

Va comunque sottolineato che gli indizi portano a dar ragione a Google, perlomeno in questo contesto. I chatbot sono sviluppati proprio per fingersi assennati, è il loro scopo, e lo stesso Lemoine ha ammesso che la sua posizione sia giustificata «in veste di prete, non di scienziato». Considerando il suo background profondamente spirituale, risulta difficile trovare punti di ancoraggio che lo rendano un testimone attendibile sul piano tecnico. 

Il problema è che la Big Tech ha licenziato negli anni molti dei ricercatori etici che hanno osato mettere becco nei piani dell’azienda, quindi è facile credere che, come denuncia il post internettiano, sviluppare un’indagine interna che soddisfi i requisiti imposti dalla dirigenza sia cosa perlomeno complessa. Al di là del fatto che la macchina abbia o meno sviluppato una coscienza, emerge inoltre un’altra criticità: se neppure il personale coinvolto nei test è in grado di distinguere l’IA da una persona, quante possibilità ci sono che lo possa fare un utente qualsiasi e cosa può comportare una simile ambiguità?

[di Walter Ferri]

Elezioni amministrative, vittoria del centrodestra

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I risultati delle elezioni amministrative svoltesi lo scorso week end hanno mostrato una inversione di tendenza, segnando la sconfitta dell’asse giallorossa e in particolare del Movimento 5 Stelle, che ha registrato una percentuale di consensi tra il 2 e il 4%. In testa alle preferenze le coalizioni di centrodestra, in particolare Fratelli d’Italia, che si posiziona quasi ovunque davanti alla Lega. A Genova, Palermo e L’Aquila vincono candidati di centrodestra, mentre a Padova e a Taranto sono stati rieletti i candidati di centrosinistra. Alcuni Comuni, tra i quali Alessandria, Verona, Piacenza e Parma, dovranno attendere i risultati del ballottaggio, previsto per il 26 giugno prossimo.

Il tribunale reintegra il sanitario “no vax” e solleva la questione di costituzionalità

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Un sanitario sospeso dal lavoro poiché non vaccinato deve essere immediatamente reintegrato a condizione che “si sottoponga a proprie spese, per la rilevazione del SARS-COV2, al test molecolare” ogni 72 ore, oppure ogni 48 ore al “test antigenico da eseguire in laboratorio” o al “test antigenico rapido di ultima generazione”: è quanto ha disposto il Tribunale di Sassari, Sezione Lavoro, nella persona del Giudice Gaetano Savona. Quest’ultimo, infatti, ha recentemente pronunciato un’ordinanza di accoglimento del ricorso cautelare presentato dall’avvocatessa Maria Paola Demuru in nome e per conto del sanitario sospeso in questione, ravvisando l’illegittimità costituzionale della normativa impositiva della vaccinazione obbligatoria.

Il giudice infatti non si è limitato a predisporre il reintegro del sanitario ma ha sostanzialmente anticipato quelli che potrebbero essere gli esiti dell’eventuale giudizio di merito che ciascuna parte potrà intraprendere con lo scopo di accertare le vicende oggetto di causa ed ottenere una sentenza, ossia una decisione definitiva. Infatti, seppur l’ipotetica estinzione del giudizio di merito non determinerà l’inefficacia del provvedimento cautelare (che continuerà a produrre effetti tra le parti), il giudice ha effettuato una “prognosi circa l’esito del giudizio di costituzionalità che, nell’ambito del merito della controversia, dovesse introdursi”: una prognosi che, secondo il giudice, è appunto “nel senso dell’illegittimità costituzionale”.

A tal proposito nell’ordinanza viene sottolineato che, come chiarito dalla stessa Corte Costituzionale, “la legge impositiva di un trattamento sanitario non è incompatibile con l’art. 32 Cost a varie condizioni, tra cui quella che il trattamento sia diretto non solo a migliorare o a preservare lo stato di salute di chi vi è assoggettato, ma anche a preservare lo stato di salute degli altri”. Nello specifico, “è proprio tale ulteriore scopo, attinente alla salute come interesse della collettività, a giustificare la compressione di quella autodeterminazione dell’uomo che inerisce al diritto di ciascuno alla salute in quanto diritto fondamentale”. Tuttavia, precisa il giudice, “attingendo a circostanze che possono essere ormai considerate notorie può affermarsi che la vaccinazione non elide il rischio di contrarre il virus SARS-CoV-2, né, tanto meno, di trasmetterlo a soggetti terzi con cui si entri in contatto“. In tal senso, ad esempio, “depongono tutti i report del Istituto Superiore della Sanità, che rilevano un’efficacia limitata dei diversi tipi di vaccino, che peraltro cala nel corso di un breve lasso di tempo, rispetto al rischio di contrarre la malattia”. Di conseguenza, “il mero fatto che un lavoratore si sia sottoposto al vaccino, non garantisce, né abbatte il rischio in modo prossimo alla certezza, che egli non contragga il virus e che quindi, recandosi sul luogo di lavoro, non infetti le persone con cui ivi viene a contatto”.

Il tampone invece “consente di escludere, sebbene per un periodo di tempo limitato (due o tre giorni), con probabilità affatto elevata, superiore al 90%, che un soggetto sia portatore del virus e, quindi, allo stesso tempo possa trasmetterlo agli altri”: conseguentemente, la normativa che ha introdotto l’obbligo vaccinale appare “irragionevole” nonché in contrasto anche con “gli artt. 3 e 35 della Costituzione, laddove non consente, in alternativa allo strumento del vaccino, l’utilizzo di quello assai più efficiente del tampone, da ripetersi con periodicità adeguata a cura e carico del lavoratore che non voglia sottoporsi alla vaccinazione”. Non solo, perché ad essere violata sembra essere secondo il giudice anche il diritto al lavoro sancito dall’articolo 4 della Costituzione, in quanto in riferimento allo stesso il giudice parla di “un obbligo inutile e gravemente pregiudizievole”. Per i sanitari non vaccinati infatti è appunto stata prevista la “sospensione dal lavoro e dalla retribuzione in caso di inadempimento dell’obbligo vaccinale”, il quale però “non si pone in necessaria correlazione con la finalità di evitare il contagio e di tutelare la salute dei terzi, vale a dire la salute pubblica”. La conclusione a cui arriva il giudice, quindi, è quella secondo cui il bilanciamento tra i diritti costituzionali coinvolti sia stato operato dal legislatore in maniera “manifestamente irragionevole rispetto alla finalità perseguita”, ovverosia quella di “tutelare la salute pubblica e mantenere adeguate condizioni di sicurezza nell’erogazione delle prestazioni di cura e assistenza”.

Si tratta dunque di un’ordinanza alquanto rilevante, tanto più perché giunta a seguito a tutta una serie di altri provvedimenti con cui i giudici si sono schierati dalla parte dei soggetti spesso etichettati come “no vax”. Basterà citare una ordinanza degli scorsi mesi del Tribunale di Padova, con cui sostanzialmente è stato sancito il principio per cui le aziende ospedaliere non possono rifiutarsi di assumere i sanitari che non si sottopongono al vaccino anti Covid ed una recente sentenza del Giudice del Lavoro di Treviso, dalla quale è emerso che il legislatore abbia implicitamente riconosciuto che la sospensione degli insegnanti non vaccinati fosse illegittima.

[di Raffaele De Luca]

Lunedì 13 giugno

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8.00 – Viminale, quorum non raggiunto: l’affluenza per il referendum sulla giustizia si è attestata al 20,9%.

9.40 – ISTAT, nel primo trimestre 2022 registrati 120.000 occupati in più rispetto al quarto trimestre 2021 (+0,5%) e 905.000 in più (+4,1%) rispetto all’anno precedente.

10.00 – Borse, lo spread raggiunge in Italia i 231,5 punti: i rendimenti al 3,85% sono i più alti dal 2014.

10:30 – Palermo: sono 200 le persone, tra presidenti di seggio e scrutinatori, segnalate alla Procura per via della defezione che ha bloccato per ore le operazioni di voto.

12.00 – Bitcoin crolla sotto i 24.000 dollari per la prima volta dal 2020.

12.20 – Macron: “la Francia è entrata in economia di guerra”.

13.30 – Frontex, nella prima metà del 2022 triplicati gli ingressi illegali in Unione Europea attraverso i Balcani.

15.50 – MISE, terminati i 170 milioni di incentivi per l’acquisto di auto con motore endotermico, ovvero a benzina, diesel e ibride.

16.40 – Sudan, scontri tribali provocano la morte di 117 persone e l’incendio di 14 villaggi.

17.00 – BCE, il consigliere di Palazzo Chigi Giavazzi: “alzare i tassi di interesse ora non risolverà l’inflazione”.

18.10 – Scuola, dietrofront del ministero: le mascherine agli esami di maturità e di terza media saranno soltanto raccomandate e non obbligatorie.

Corte dei Conti: l’ex ministro dell’Ambiente Clini dovrà risarcire un milione di euro

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Corrado Clini, ministro dell’Ambiente durante l’esecutivo Monti, dovrà risarcire un milione di euro al dicastero che ha retto il decennio scorso. Così si è espressa la Corte dei Conti. La decisione si affianca alla condanna del Tribunale di Roma a sei anni di carcere per corruzione. La vicenda è quella del finanziamento da 54 milioni di euro concesso dal dicastero per il progetto New Eden che riguardava la riqualificazione di una zona dell’Iraq. Secondo i giudici, 1 milione è finito nelle tasche di Clini e altri 2 milioni in quelle dell’ingegnere e imprenditore Augusto Calore Pretner, di Ferrata.

La Tanzania massacra i Masai per sfrattarli dalle loro terre

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Le autorità della Tanzania hanno dato il via ad una violenta repressione ai danni della popolazione Masai, finalizzata allo sfratto degli indigeni in favore dell’istituzione di una game reserve destinata alla caccia e al turismo d’élite. L’8 giugno scorso oltre 700 agenti delle forze dell’ordine tanzaniane si sono presentati nella riserva di Loliondo, dove vivono oltre 70 mila Masai, per intimarli ad abbandonare le terre. Il 10 giugno, a fronte della protesta pacifica messa in atto dalla popolazione, decisa a non abbandonare le proprie terre, gli agenti hanno aperto il fuoco e sparato contro la folla, ferendo oltre 30 individui e causando la morte di almeno una persona. Come spiega Fiore Longo, ricercatrice che si occupa delle aree protette dalle quali gli indigeni vengono sfrattati in nome della conservazione naturale, l’intensificarsi delle azioni repressive del governo di questi giorni potrebbe essere giustificata dall’imminente emissione di una sentenza della Corte di giustizia dell’Africa orientale (EACJ), che potrebbe stabilire che i Masai hanno diritto a rimanere in quelle terre in via definitiva.

«È dall’inizio del 2022 che il governo della Tanzania sta cercando di sfrattare queste popolazioni, a mio parere non è un caso che le azioni repressive si stiano intensificando a poche settimane dall’emissione della sentenza della EACJ» afferma Longo, «Per ora la Corte si è limitata a emettere un’ingiunzione che intima il governo a non sfrattare i Masai». Come spiega la ricercatrice, la Otterlo Business Company, compagnia di proprietà degli Emirati Arabi Uniti, sta esercitando enormi pressioni sul governo della Tanzania affinché costringa i Masai ad abbandonare la zona di Loliondo, un territorio di 1500 km quadrati, per permettere l’istituzione di una game reserve. «Quello che il governo della Tanzania sta cercando di fare è cambiare lo statuto legale della terra, facendola passare da un tipo di terra nella quale i Masai possono vivere a una game reserve, ovvero una zona nella quale non vivono esseri umani e dove non si può praticare la pastorizia – principale fonte di sostentamento dei Masai -, ma solo la caccia sportiva e la protezione della natura. Tuttavia questo non può essere fatto in una terra legalmente registrata dai Masai, cosa che la EACJ dovrebbe appunto stabilire a fine giugno. Dietro a questo tentativo di sfratto vi sono il turismo di massa e gli interessi economici».

Proprio nel nome di questi interessi, il governo ha messo in atto una violenta repressione ai danni delle popolazioni locali. «Il governo della Tanzania non lascia entrare nessuno in quella zona, i media locali sono stati banditi e i Masai sono stati minacciati di morte affinché fossero dissuasi dal pubblicare foto e video di quanto sta accadendo». Nonostante ciò, qualche immagine da Loliondo che mostra gli attacchi delle forze dell’ordine è riuscito comunque a trapelare.

«Le forze dell’ordine hanno anche iniziato ad arrestare i leader politici Maasai: almeno una decina sono stati portati in prigione, mentre altri sono stati detenuti ma non si sa dove siano. Hanno cominciato a cercare chi ha diffuso le foto e i video e a sparare nelle case» spiega Longo. «Proprio oggi mi hanno dato notizia che un migliaio di Masai almeno sono fuggiti dalle loro case e si stanno nascondendo nella boscaglia».

Indipendentemente dai piani di reinsediamento -al momento inesistenti- del governo tanzaniano per le popolazioni di Loliondo, un elemento fondamentale da comprendere, spiega Longo, è che «i Masai non possono andare da nessun’altra parte: quella è la loro terra, lì hanno seppellito i loro antenati, hanno i loro siti sacri dove pregano aspettando la pioggia. I popoli indigeni nutrono un legame profondo, assoluto con la terra: queste persone si faranno sparare addosso, ma non la abbandoneranno. Molti Masai mi hanno detto ‘Questa diventerà una fossa comune, ma noi non ce ne andremo da qui’».

Nota: la foto di copertina è stata gentilmente concessa in uso dal sito www.survival.it.

[di Valeria Casolaro]

 

Mascherine, dietrofront del governo: non saranno obbligatorie agli esami

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Il governo Draghi ha rivisto la propria posizione sull’utilizzo di mascherine agli esami di maturità e di terza media. I ministri alla Salute Roberto Speranza e all’Istruzione Patrizio Bianchi, dopo giorni di polemiche e di pressioni anche politiche per eliminare la mascherina all’ultimo atto dell’anno scolastico, hanno deciso di optare per la raccomandazione e non per l’obbligo. Nei prossimi giorni è atteso un decreto che formalizzi il cambio di direzione.

La BCE prepara il ritorno dell’austerità? La finanza intanto avvisa l’Italia

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L’austerità è l’insieme di limitazioni dei consumi privati e delle spese pubbliche adottate da uno stato in base a un piano di risanamento economico. L’Italia ha fatto i conti con questo complesso di misure già nel decennio scorso, quando l’avvento dei governi tecnici – chiamati a risollevare l’economia – si tradusse in tagli allo stato di Welfare, coinvolgendo tra i vari settori la sanità e l’istruzione. Lo spettro dell’austerità è tornato con prepotenza in seguito alla decisione della Banca Centrale Europea di alzare a luglio, dopo undici anni, i tassi di interesse per far fronte all’inflazione dilagante. A qualche ora dall’annuncio, si è registrata un’impennata per lo spread (il differenziale tra tassi italiani e tedeschi), a cui seguiranno oneri maggiori per accedere a mutui e prestiti. Il tutto accompagnato dal dubbio, rilanciato come certezza da diversi analisti, che la politica restrittiva si rivelerà incapace di raggiungere il proprio scopo, dal momento in cui l’inflazione non è data da un aumento della domanda ma dalla contrazione dell’offerta.

Spread: raggiunti i livelli del 2020. Grafico IlSole24Ore

Generalmente, l’inflazione viene vista come un effetto di un’economia in fase d’espansione, dove investimenti, consumo e spesa (pubblica e non) sono in aumento e l’offerta non riesce a tenerne il passo. Allora, vista la difficoltà ad aumentare la produzione nel breve periodo a causa delle risorse tendenzialmente limitate, le banche centrali europee optano per una politica monetaria (o fiscale) restrittiva, che riduce gli investimenti a favore del risparmio per frenare l’espansione dell’economia. La situazione attuale rappresenta, invece, un’anomalia, vista l’inflazione causata essenzialmente dalla riduzione dell’offerta di materie prime, registratasi già a inizio anno a causa del cambiamento climatico, della pandemia e da un atteggiamento diverso da parte dei paesi esportatori. La guerra in Ucraina ha poi esasperato questa tendenza, determinando l’incremento dei prezzi di gas e petrolio. Francesco Giavazzi, economista e consigliere di Palazzo Chigi, ha definito immotivato il rialzo dei tassi di interesse, dal momento in cui l’Italia «non ha un’inflazione da domanda come negli Stati Uniti, ma un’inflazione legata al prezzo del gas». Giavazzi ha poi aggiunto che la stretta della BCE ridurrà tra qualche mese la domanda privata, avviando l’economia verso un rallentamento se non una recessione. Le sue dichiarazioni seguono i periodi ipotetici rilasciati dal ministro dell’Economia e delle Finanze Daniele Franco: «Se è dalla parte della domanda l’aumento dei tassi è appropriato per contenere l’inflazione, se l’inflazione dipende ampiamente da shock dell’offerta l’aumento dei tassi è meno pertinente».

La contrazione della domanda privata non sarà l’unico effetto della stretta economica annunciata da Bruxelles. Il debito pubblico italiano ha raggiunto a settembre 2021 la cifra record di 2.734 miliardi di euro: circa il 154,4% del Prodotto Interno Lordo (PIL). Ogni stato emette dei titoli di debito – i Buoni del Tesoro Poliennali (BTP) in Italia – per finanziare il proprio debito pubblico. Si tratta di strumenti finanziari che i risparmiatori possono acquistare avendo la sicurezza di vedersi restituire quanto versato al termine di quello che può essere considerato un vero e proprio prestito nei confronti dello stato. Quelli a scadenza decennale sono i più noti, perché utilizzati come riferimento per lo spread, appunto la differenza tra il rendimento dei BTP italiani a 10 anni e quello dei Bund tedeschi (titoli di debito) della stessa durata. Più l’economia di Roma si avvicina, in termini di affidabilità, a quella di Berlino e più lo spread si riduce.

Alla somma iniziale del “prestito” va aggiunto un interesse (o rendimento), che risponde a un rischio: più il rischio è elevato e più deve essere remunerato con un interesse maggiore. Alti rendimenti si traducono in costi più sostenuti per lo stato, che deve far fronte agli interessi maturati nei confronti dei risparmiatori. Un paese affidabile dal punto di vista economico emetterà titoli di debito con bassi rendimenti perché rappresenteranno un basso rischio per i creditori. Viceversa, uno stato con un elevato debito pubblico dovrà “pagare” di più per convincere i risparmiatori a rischiare e, dunque, finanziarlo. Tra le conseguenze della stretta economica ci sarà proprio l’aumento dei rendimenti dei titoli di stato. L’Eurozona si ritroverà dunque costretta a pagare maggiori interessi: secondo le stime del MEF, la manovra costerà al nostro paese 19 miliardi di euro nei prossimi tre anni. Alla contrazione della domanda privata e ai rendimenti maggiori, si aggiungono mutui e prestiti più cari per le famiglie e un credito più costoso per le imprese.

A interessarsi dell’andamento dell’economia nostrana non sono soltanto i cittadini italiani, ma diversi attori internazionali. Che almeno una parte del mondo finanziario desideri utilizzare la crisi attuale per far ripiombare l’Italia nel baratro dell’austerità è stato confermato da un tweet di Robin Brooks, capo economista dell’IIF Institute of International Finance, con un passato in Goldman Sachs e nel Fondo Monteario Internazionale: “Si ha la sensazione che lo spread dell’Italia sia rimasto troppo basso per troppo tempo. Ciò ha ostacolato le riforme necessarie e ha allontanato gli investitori privati che desiderano un rendimento più elevato. Pertanto, l’allargamento dello spread che ha fatto seguito al meeting della BCE rientra in parte nel previsto. Stiamo tornando a una maggiore disciplina di mercato”.

[Di Salvatore Toscano]

Borse, aperture ancora in rosso: in Italia spread sopra 230 punti

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Le borse europee continuano a bruciare miliardi di euro. Questa mattina Londra, Parigi, Francoforte e Milano hanno aperto in negativo, cedendo dallo 0,9% al 2%. In seguito all’annuncio della stretta economica della Banca Centrale Europa (BCE) e in vista della decisione attesa per mercoledì da parte della Federal Reserve (FED) sui tassi di interesse, gli investitori hanno iniziato a temere un ulteriore aumento dell’inflazione, assumendo un comportamento più cauto. Lo spread, il differenziale tra tassi italiani e tedeschi, è attualmente a 231,5 punti, con i rendimenti sempre più elevati: quello italiano al 3,85% sui massimi dal 2014 e quello tedesco che sale al di sopra dell’1% per la prima volta in più di un decennio.