lunedì 23 Marzo 2026
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Integrare la dieta dei bambini con vitamina D è essenziale, ma non viene detto

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Non è una notizia ribattuta dai media, pertanto pochi genitori sanno che la carenza di vitamina D interessa tra il 50 e il 70 per cento dei bambini italiani. L’integrazione è necessaria (per tutti) dalla nascita almeno fino al primo anno di età. Tra le cause della forte carenza di vitamina D nei neonati, bambini e adolescenti troviamo: insufficiente esposizione solare, stili di vita errati, obesità, colore della pelle e dieta vegana. L’attuale stile di vita rende difficile la produzione di una quantità sufficiente di vitamina D: i bambini trascorrono moltissime ore in ambienti chiusi, a scuola e a casa, al PC, occupati con lo smartphone o davanti a un televisore; molte attività sportive si svolgono in ambienti chiusi. Per giunta sappiamo che un’eccessiva esposizione ai raggi del sole favorisce l’insorgenza di melanoma e altri danni alla pelle e la proteggiamo con prodotti che non lasciano passare i raggi ultravioletti, impedendo così la produzione di questa vitamina quando siamo a contatto con la luce solare (e questo è in realtà l’unico modo efficace affinché il nostro corpo riceva la vitamina D). Quanto agli alimenti che contengono piccolissime dosi di vitamina D, quasi nessuno incontra i favori dei nostri bambini e dei nostri ragazzi, come l’olio di pesce o i pesci grassi come sardine e sgombro. Non stupisce che molti studi condotti negli ultimi anni dimostrino che molti di loro hanno bassi livelli di questa vitamina.

Vitamina D: a cosa serve nei bambini

La vitamina D (colecalciferolo) serve all’intestino per assimilare il calcio e il fosforo che provengono dal cibo o dagli integratori. Favorisce la mineralizzazione, lo sviluppo e la crescita delle ossa. Per bambini e neonati dunque la vitamina D serve alla corretta formazione dell’apparato scheletrico. Gli ospedali e i pediatri la consigliano dopo le dimissioni post parto a tutte le mamme, anche a quelle che allatteranno al seno. Il latte materno in particolare è un po’ carente di vitamina D e per questo viene somministrata in gocce per i primi mesi di vita. Viene però prescritta anche alla mamma che allatta artificialmente.

Cosa succede se manca la vitamina D?

Avere carenza di vitamina D significa rischiare malattie molto gravi tra cui le malformazioni alle ossa, debolezza muscolare, dolori intercostali, rachitismo e fragilità ossea. Solo un medico può valutare se un bambino, durante le varie fasi di crescita, abbia un’effettiva carenza di questa vitamina, pertanto prima di iniziare ad utilizzare l’integratore di vitamina D bisogna aspettare il benestare del proprio pediatra. Evitate il fai da te.

Chi deve assumere la vitamina D

Le raccomandazioni per prevenire l’ipovitaminosi D stilate nel 2015 dalla Società Italiana di Pediatria, dalla Società Italiana di Pediatria Preventiva e Sociale e dalla Federazione Italiana dei Medici Pediatri prevedono la profilassi con vitamina D per tutti i neonati per tutto il primo anno di vita, indipendentemente dall’allattamento. Né il latte materno né quello in formula, seppur addizionato, riescono infatti a soddisfare il fabbisogno giornaliero di vitamina D.

Il primo fattore di rischio per l’ipovitaminosi D è la scarsa esposizione solare, principale fonte di approvvigionamento della vitamina D. Motivo per cui gioco e attività fisica all’aria aperta dovrebbero essere maggiormente incoraggiati soprattutto durante la bella stagione, anche perché da novembre a febbraio l’intensità dei raggi ultravioletti è insufficiente a favorire la produzione di vitamina D. L’allattamento al seno esclusivo e prolungato senza un supplemento di vitamina D – tipico di alcune culture come quelle araba o africana – è un altro fattore di rischio. Il latte materno, pur essendo l’alimento ideale per il neonato, non contiene infatti quantità sufficienti di vitamina D. A rischio sono pure i bambini obesi, perché il tessuto adiposo «sequestra» la vitamina D e quelli con la pelle scura, perché questa non permette ai raggi solari di filtrare.

Oltre ai neonati, che ne hanno necessità per la formazione della struttura ossea, deve assumere vitamina D anche il bambino che mangia pochi alimenti che la contengono e chi espone poco il corpo al sole e ai raggi UVB (chi vive in zone molto lontane dall’equatore, ha la pelle scura, esce poco all’aria aperta, fa un uso esagerato di creme solari ad alta protezione). La profilassi è inoltre raccomandata a tutte le donne in gravidanza o che allattano.

Bambini e adolescenti fino al 18° anno di vita

Tra il primo e il diciottesimo anno di vita l’integrazione di vitamina D è consigliata soltanto a bambini e adolescenti a rischio di carenza. In questa categoria rientrano i bambini di etnia non caucasica, quelli con ridotta esposizione solare o che seguono regimi alimentari inadeguati e privi di vitamina D come la dieta vegana, bambini con insufficienza renale o epatite cronica, obesi, affetti da malattie infiammatorie croniche o da celiachia. In particolare, viene raccomandata una supplementazione variabile tra 600 UI/giorno (UI sta per Unità Internazionali) e 1000 UI/giorno.

Particolare attenzione va riservata a quei bambini e adolescenti che durante l’estate sono stati poco esposti ai raggi solari: per loro i pediatri italiani suggeriscono di integrare con vitamina D da fine autunno a inizio primavera (novembre – aprile).

Quali alimenti contengono la vitamina D

La maggior parte della vitamina D che ci occorre viene prodotta dalla pelle esposta ai raggi solari. La vitamina D è contenuta anche in alcuni alimenti, ma solo in piccolissima percentuale: nel pesce grasso come salmone, sgombro, sardine e l’olio di pesce (olio di fegato di merluzzo), tuorlo d’uovo, burro e formaggi di animali che hanno pascolato all’aperto. Nessun alimento di origine vegetale contiene la vitamina D, eccetto i funghi in piccolissimi quantitativi. Va sottolineato comunque che la dieta rappresenta una fonte trascurabile di vitamina D, non sufficiente da sola (senza l’esposizione al sole o l’integrazione) a raggiungere il fabbisogno giornaliero di vitamina D.

[di Gianpaolo Usai]

Gran Bretagna, sospeso primo volo migranti verso Ruanda

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La Corte europea dei Diritti umani, della quale il Regno Unito è ancora parte, ha bloccato il primo volo di 7 migranti che avrebbero dovuto essere trasferiti verso il Ruanda. Secondo quanto stabilito dalla Corte, infatti, le conseguenze del trasferimento comporterebbero “danni irreversibili” per almeno uno dei migranti presenti sul volo. La decisione ha immediatamente fatto scattare i ricorsi degli altri 6 profughi presenti a bordo. Il premier inglese Johnson ha recentemente approvato un piano per l’espulsione dei migranti irregolari che ne prevede il trasferimento verso il Ruanda, con il quale è stato siglato un accordo multimilionario.

Martedì 14 giugno

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6.20 – Roma, crolla una parte dell’arco di Porta Maggiore: “non è grave” secondo la Sovrintendenza.

8.30 – Risultati dalle amministrative, Pd e FdI raccolgono i consensi di Lega e M5S in caduta libera: Palermo, Genova e L’Aquila al centrodestra, Padova e Taranto al centrosinistra.

11.20 – Usa, il governatore repubblicano dell’Ohio DeWine firma una legge che consente di armare i dipendenti delle scuole, previo un addestramento di 24 ore.

12.30 – Forum Pa: “Per raggiungere gli obiettivi del 2028 bisognerebbe assumere 1,3 milioni di persone”.

13.00 – Nord Stream, la Russia riduce del 40% le forniture: in Europa arriveranno dal gasdotto 100 milioni di metri cubi al giorno e non i soliti 167.

13.15 – Vaiolo delle scimmie, l’Unione europea acquista 109.000 dosi di vaccino dalla Bavarian Nordic.

13.40 – Ocse, nel primo trimestre del 2022 la crescita del PIL dei paesi G20 continua a rallentare.

14.00: Borse, lo spread vola a 253: ai massimi da aprile 2020.

16.00 – Papa: “guardare alla guerra all’Ucraina oltre la logica del buono e del cattivo” per comprendere un conflitto “forse provocato o non impedito”.

16.30 – Viaggio di Draghi in Israele e Palestina: “Italia impegnata per la pace”.

19.00 – Capaci, la Cassazione conferma ergastoli ai 4 mafiosi accusati di aver preso parte alla strage.

Siccità, chiesta la sospensione idrica notturna per 125 comuni del nord Italia

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Da 70 anni ad oggi, la siccità in Pianura padana non è mai stata così grave. A ribadirlo nuovamente è stato l’ultimo bollettino dell’Autorità di bacino distrettuale fiume Po. Da quelli agricoli a quelli industriali, passando per quelli civili, la crisi idrica – scrivono nel documento – ha determinato “un progressivo deficit di risorsa disponibile per tutti gli usi”. Una situazione drammatica al punto che Utilitalia, la federazione che riunisce le aziende che distribuiscono l’acqua potabile, ha chiesto a 100 comuni piemontesi e a 25 del bergamasco di sospendere l’erogazione durante la notte allo scopo di consentire un ripristino dei livelli dei serbatoi. Una misura drastica, sebbene ancora non confermata, ma che potrebbe rivelarsi inevitabile. «Si prospetta – precisano infatti nel bollettino – una scarsità persistente della risorsa idrica e una mancanza di precipitazioni corredata da alte temperature».

La condizione siccitosa attuale che attanaglia il Nord Italia è riconducibile ad una combinazione negativa di tutti gli indicatori idro-meteo-climatici misurabili. L’assenza di una piovosità invernale significativa è stato, tuttavia, il fattore diretto determinante. A causa di mancanza di piogge degne di nota per oltre 100 giorni, nel mese di marzo, il deficit idrico ha registrato perfino un -92%. Il risultato è stato che il Po ha raggiunto i suoi minimi storici di piena: un mese fa, il livello è sceso di ben 2,7 metri rispetto allo zero idrometrico più basso registrato a ferragosto del 2021. Discorso analogo per buona parte dei fiumi minori settentrionali. Vanno citati poi altri fattori che hanno contribuito ad una crisi idrica come non la si vedeva da oltre mezzo secolo: le ridotte precipitazioni nevose sulle Alpi e, indirettamente, l’aridità del terreno. In quest’ultimo caso, quel si è innescato è un tipico ciclo a feedback negativo: una condizione (l’assenza di piogge) ne determina un’altra (l’aridità del terreno) che contribuisce a peggiorare gli effetti negativi della prima. Quando il terreno è troppo arido, infatti, non è strutturalmente in grado di assorbire acqua, la quale, laddove si verifichino le tanto attese precipitazioni, viene rapidamente dilavata.

A fine gennaio scorso, non a caso, l’Italia versava già in una situazione di estate idrologica. Al Nord, la copertura nevosa alpina è risultata difatti dimezzata rispetto alla media del periodo invernale e la portata dei fiumi e dei laghi, salvo rare eccezioni, ha toccato praticamente ovunque valori simili a quelli registrati nel pieno dell’estate. Oggi, nessun segnale fa ben sperare. I laghi, eccetto il Garda, sono ancora tutti ai minimi storici del periodo, ogni stazione di misura del Po (ad eccezione di quella di Piacenza) è in condizione di severa siccità, le temperature sono circa 2°C sopra la media, la produzione di energia elettrica “è in stallo” e le colture “sono tutt’ora in sofferenza”. «Si accentua inoltre, con inevitabili danni ambientali a biodiversità e habitat – spiegano nel più recente bollettino – la risalita del cuneo salino a oltre 10 km dalla Costa Adriatica». La già poca neve sulle Alpi è poi ora totalmente esaurita sia in Piemonte che in Lombardia. In sostanza, è terminato l’unico grande serbatoio che di solito mitiga gli effetti della più naturale siccità tipica degli imminenti mesi estivi.

[di Simone Valeri]

Sport, la tutela costituzionale passa alla Camera

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La Camera dei Deputati ha approvato – con 365 voti favorevoli, 2 contrari e 2 astenuti – il disegno di legge costituzionale sulla tutela dello sport, che il 23 marzo scorso aveva ricevuto esito positivo in prima deliberazione dal Senato. La proposta di legge prevede che all’articolo 33 della Costituzione sia inserita la tutela dello sport per riconoscere “il valore educativo, sociale e di promozione del benessere psicofisico dell’attività sportiva in tutte le sue forme”. Il testo torna dunque al Senato per la seconda deliberazione.

I governi stanno accumulando scorte di vaccino contro il vaiolo delle scimmie

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Con all’incirca 1600 casi confermati in tutto il mondo, il vaiolo delle scimmie non può ancora essere considerato una malattia endemica. Tuttavia, la corsa all’acquisto dei vaccini è già cominciata in diversi Paesi: la Bavarian Nordic, azienda danese, ha già stipulato contratti con numerosi Paesi, tra i quali USA, Canada ed altri i quali, per motivi non meglio specificati, “non sono ancora stati resi noti”. La Health Emergency and Preparedness Response Authority (HERA) ha confermato oggi l’acquisto di oltre 100 mila dosi da destinare ai Paesi europei, mentre diverse testate giornalistiche documentano l’acquisto diretto di decine di migliaia di dosi per Paesi quali l’Italia, la Francia e il Regno Unito. Tuttavia, il decorso della malattia e lo scarso numero di casi confermati non sembra giustificare un tale allarmismo da parte delle istituzioni, né un tale dispendio di fondi pubblici.

 

In un comunicato del 10 giugno scorso la Bavarian Nordic ha fatto sapere che l’Autorità statunitense per la Ricerca Avanzata e lo Sviluppo Biomedico (BARDA) ha ordinato 500 mila dosi di vaccino contro il vaiolo delle scimmie, commercializzato negli USA come Jynneos e l’unico approvato dalla FDA contro tale patologia. Aggiunti al precedente ordine di BARDA effettuato nel 2020 di 1,4 milioni di dosi complessive, il totale dei vaccini in possesso dagli USA si aggira intorno alle 2 milioni di dosi. Inoltre, il contratto siglato dalla BARDA con la Bavarian Nordic prevede la fornitura di 13 milioni di dosi per il periodo 2023-2025, le quali verranno prodotte all’ingrosso per essere poi messe in fiale e distribuite su richiesta.

Un precedente comunicato del 7 giugno 2022 riferiva della stipula di un contratto quinquennale con il Canada per una vendita di dosi del valore di 56 milioni di dollari. Il vaccino, commercializzato nel Paese con il nome di Imvamune, sarà consegnato a partire dal 2023. Nello stesso comunicato, viene riportato che “Bavarian Nordic ha contratti di fornitura in corso con gli Stati Uniti e il Canada e ha consegnato il vaccino a un certo numero di Paesi non ancora noti a livello globale come parte della loro preparazione biologica nazionale”. Il 30 maggio, con un comunicato simile, l’azienda dichiarava “la firma di una serie di contratti di fornitura del vaccino contro il vaiolo dell’azienda con Paesi non ancora resi noti, con l’obiettivo di garantire una fornitura sufficiente a soddisfare i requisiti per la vaccinazione degli individui a rischio di vaiolo delle scimmie nel breve e medio termine”.

Il vaccino distribuito da Bavarian Nordic al momento è stato autorizzato dalle autorità di controllo per l’utilizzo contro il vaiolo delle scimmie solamente negli Stati Uniti e in Canada, mentre in Europa si sta ancora cercando di ottenere la licenza. Tuttavia, a confermare che le discussioni per l’acquisto di dosi da parte dei Paesi europei sono in corso è il responsabile delle relazioni con gli investitori e delle comunicazioni dell’azienda Rolf Sass Sørensen, il quale avrebbe dichiarato a Politico che i governi europei hanno già “indicato il numero di dosi”. Sørensen avrebbe anche dichiarato che “non sappiamo a chi stiano fornendo quelle dosi, chi sarà coperto da quel contratto”. L’azienda non sarebbe nemmeno al corrente di quali Paesi stiano partecipando alle trattative, condotte dalla Health Emergency and Preparedness Response Authority (HERA), istituita ad hoc nell’ottobre 2021 al fine di costituire una struttura permanente dotata di strumenti e risorse atti a pianificare in anticipo l’azione europea in caso di emergenze sanitarie. Un portavoce della Commissione europea avrebbe confermato la notizia, ma senza fornire ulteriori indicazioni riguardo i Paesi in trattativa. Secondo l’inchiesta, tra i Paesi che avrebbero già firmato contratti per centinaia di migliaia di dosi vi sarebbero l’Italia, la Germania, la Francia e il Regno Unito. L’Italia, inoltre, aveva già dichiarato di disporre di 5 milioni di dosi di vaccino efficaci contro il vaiolo delle scimmie e di essere pronta per un eventuale aumento dei casi.

Proprio nella giornata di oggi, HERA ha comunicato di aver stipulato con la Bavarian Nordic un contratto per l’acquisto di 109.090 dosi di vaccino contro il vaiolo delle scimmie, in modo da renderlo rapidamente disponibile a tutti gli Stati membri dell’UE. La Commissione europea ha dichiarato, a tal proposito, che “le consegne inizieranno già entro la fine del mese per gli Stati membri prioritari che hanno concesso eccezioni nazionali per il vaccino”.

Il virus in questione si differenzia dal vaiolo per “la minore diffusione e gravità” e “si risolve spontaneamente in 1-2 settimane con adeguato riposo e terapie specifiche”, secondo quanto dichiarato dall’Istituto Superiore della Sanità. Il parere degli esperti è difatti che non si tratti di un virus particolarmente insidioso, dato confermato dal fatto che i precedenti focolai riscontrati in occidente si sono esauriti rapidamente. A ciò va aggiunto che il vaccino contro il vaiolo, obbligatorio in Italia fino al 1981 e somministrato a circa il 40% della popolazione attuale, protegge anche contro questo tipo di variante, garantendo la pressoché totale immunità.

[di Valeria Casolaro]

Il Nicaragua apre le porte alle forze militari russe

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Il Presidente del Nicaragua Daniel Ortega ha autorizzato, a partire dal prossimo primo luglio, l’ingresso nel Paese a truppe, aerei e navi russe per scopi di addestramento, pubblica sicurezza e risposta alle emergenze, rafforzando così la storica vicinanza politica con la Russia. Il decreto, pubblicato in Gazzetta ufficiale martedì scorso, precisa che l’ingresso sarà consentito fino al prossimo 31 dicembre e autorizza anche la partecipazione di soldati provenienti da Cuba e Messico. Le truppe russe potranno svolgere compiti di polizia, missioni di aiuto umanitario e salvataggio e ricerca in caso di disastri naturali o emergenze.

Secondo la stampa nicaraguense, le esercitazioni congiunte erano state già concordate da tempo tra i presidenti Putin e Ortega: quest’ultimo – presidente dal 1985 al 1990, prima di essere rieletto nel 2007 – è vicino a Mosca sin dai tempi della rivoluzione sandinista del 1979 che spodestò il dittatore Anastasio Somoza, alleato degli Stati Uniti. Non stupisce, dunque, che il Nicaragua sia uno dei pochi Stati al mondo ad avere riconosciuto l’indipendenza dell’Ossezia del Sud e dell’Abkhazia, le regioni filo-russe separatiste della Georgia, così come ad avere aperto un consolato a Sebastopoli, in seguito all’annessione russa della Crimea. Similmente, Ortega ha definito la guerra in Ucraina come un’operazione per mettere in sicurezza Donetsk e Lugansk, prendendo apertamente posizione a favore del Cremlino .

Nonostante non sia la prima volta che Managua ospita truppe russe per esercitazioni congiunte, in questo caso la notizia assume una valenza particolare a causa del contesto geopolitico e delle forti tensioni createsi tra Russia e USA per via del conflitto in Ucraina. In virtù di questi fatti, l’iniziativa politico-militare di Russia e Nicaragua è stata interpretata da più parti come la volontà di rispondere a quelle che vengono considerate provocazioni da parte degli Stati Uniti: da decenni ormai la Russia denuncia l’allargamento a est dell’Alleanza Atlantica, considerata una minaccia dal Cremlino, mentre Paesi come Nicaragua, Cuba e Venezuela nutrono ostilità nei confronti dell’egemonia statunitense e per questo sono stati inseriti da Washington nella lista dei cosiddetti “Stati canaglia”. Un’ostilità ora ulteriormente accresciuta dalla decisione della Casa Bianca di non invitare al Vertice delle Americhe alcuni Stati sudamericani – tra cui proprio Nicaragua, Cuba e Venezuela – creando così forti tensioni nella regione.

Come prevedibile, l’apertura delle frontiere nicaraguensi alle truppe russe non è piaciuta all’amministrazione americana: già lo scorso 31 marzo, infatti, Kerry Hannan, funzionario del Dipartimento di Stato, in un’Audizione della Commissione Affari Esteri del senato USA aveva affermato che «la Russia minaccia di esportare la crisi ucraina nelle Americhe, espandendo la sua cooperazione militare con Cuba, Nicaragua e Venezuela». Una dichiarazione che però non trova conferma da parte del governo russo: la portavoce del Ministero degli esteri Maria Zakharova, infatti, ha voluto ridimensionare l’entità e gli scopi dell’esercitazione, precisando che si tratta di una misura «di routine» e che la Costituzione del Nicaragua consente la presenza di forze straniere nel Paese.

Non si tratterebbe, dunque, di un’operazione volta a installare basi militari russe a solo un migliaio di chilometri dalle coste della Florida come risposta alla vicinanza delle basi NATO al territorio russo, bensì di esercitazioni standard: «Vorrei rassicurare subito le teste calde: si tratta della procedura ordinaria – due volte l’anno – per l’adozione in Nicaragua di una legge sull’ammissione temporanea di militari stranieri nel proprio territorio al fine di sviluppare la cooperazione in varie aree, tra cui la risposta umanitaria e di emergenza, la lotta alla criminalità organizzata e al traffico di droga» ha sottolineato il diplomatico russo, aggiungendo che «nel corso della nostra interazione, che non è diretta contro paesi terzi, prestiamo particolare attenzione ai principi della sicurezza regionale». Dichiarazioni, dunque, finalizzate a non esacerbare ulteriormente una situazione già tesa a livello internazionale.

D’altro canto, è indubbio che vi sia una forte intesa politica e militare tra Mosca e alcuni Paesi latinoamericani, confermata anche dal fatto che quest’ultimi si sono rifiutati di applicare le sanzioni alla Russia, nonostante le enormi pressioni statunitensi in questo senso. Gli Stati sudamericani come il Nicaragua continuano, dunque, a intessere buoni rapporti col Cremlino dimostrando, in questa fase particolarmente turbolenta delle relazioni internazionali, indipendenza politica. In ogni caso, Mosca non sembra intenzionata a sfruttare la situazione per minacciare Washington direttamente sul continente. Una preoccupazione, tuttavia, che sembra tenere in allerta il governo americano, il quale non tollera l’intesa politica tra Russia e parte dell’America latina. Quest’ultima considerata da sempre un’“estensione” degli Stati Uniti e che ora, invece, ha rinsaldato i suoi rapporti proprio con Mosca: il principale avversario geopolitico dell’unipolarismo statunitense.

[di Giorgia Audiello]

Mafia: a Palermo arrestate 24 persone

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In uno dei mandamenti storici di Cosa Nostra a Palermo, quello di Santa Maria di Gesù, è stato effettuato oggi un blitz antimafia, con i carabinieri del Ros che insieme ai militari del comando provinciale di Palermo, del nucleo carabinieri cinofili e del nucleo elicotteri hanno arrestato 24 individui (di cui 21 in carcere e 3 ai domiciliari). Questi ultimi – accusati di associazione di tipo mafioso, estorsione, associazione finalizzata al traffico di stupefacenti, rapina e trasferimento fraudolento di valori – secondo le indagini farebbero appunto parte della famiglia mafiosa di Villagrazia e Santa Maria di Gesù.

REMS: quando le strutture di cura diventano strumento del controllo sociale

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È il 4 ottobre 2019 quando Alejandro Augusto Stephan Meran, dominicano di 40 anni, viene accompagnato da due agenti di polizia in Questura, a Trieste, in seguito al furto di un motorino. All'interno della struttura, in un momento di distrazione degli agenti, Meran riesce a sottrarre a uno di loro la pistola e, facendo fuoco, uccide due di loro, Matteo Demenego e Pierluigi Rotta. Meran è affetto da gravi disturbi psichici, motivo per il quale il 6 maggio scorso la Corte d'Assise di Trieste lo proscioglie dall'accusa di duplice omicidio, ritenendolo incapace di intendere e di volere. Tuttavia, i...

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Gli italiani sono meno stupidi di quanto pensavano Conte e Salvini

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Sembra trascorsa un’era geologica, ma sono solo quattro anni. Il 4 marzo 2018 il Movimento 5 Stelle prendeva 32,7% dei voti e la Lega il 17,4%. Insieme i due partiti avevano ottenuto la fiducia di un italiano su due, grazie a programmi molto diversi e a tratti inconciliabili, ma uniti da alcuni punti fermi, innanzitutto il rifiuto dei diktat europei e delle politiche di austerità. Non gli è servita che mezza legislatura per trasformarsi da partiti contro le élite europee a stampelle del governo guidato dall’ex banchiere centrale di Bruxelles e i cittadini italiani ne hanno giudicato la metamorfosi dando il loro responso: la Lega arretra in tutto il Paese, mentre i 5 Stelle sono un movimento clinicamente morto.

Il dato a livello nazionale dimostra il tracollo oltre ogni dubbio. Secondo i dati elaborati da You Trend nel totale dei Comuni con oltre 15mila abitanti la Lega prende il 6,7%, mentre il Movimento 5 Stelle è fermo a un imbarazzante 2,1%. Vero che il paragone tra amministrative e politiche può essere in parte fuorviante, considerando che nelle elezioni comunali vi sono spesso liste civiche di appoggio ai candidati sindaci che prendono voti ai partiti nazionali, ma il dato è talmente macroscopico da non poter essere ignorato: se nel 2018 Lega e Cinque Stelle avevano ottenuto complessivamente il voto del 50,1% degli italiani, oggi si fermano all’8,9%. Un’ecatombe elettorale.

I leader danno l’impressione di non aver compreso il motivo del voto. Salvini semplicemente non lo riconosce e si trincera dietro il solito elenco di dati apparentemente vittoriosi augurando «buon lavoro ai 21 nuovi Sindaci della Lega già operativi da oggi, che rinforzano una squadra di oltre 800 primi cittadini leghisti eletti in tutta Italia». Conte si limita ad ammettere che, in effetti, il risultato «non soddisfa», ma poi attacca con la solita litania secondo la quale alle amministrative il Movimento paga la scarsa ramificazione sul territorio.

A nessuno dei due passa per la testa l’ipotesi che, magari, i milioni di cittadini che gli hanno voltato le spalle abbiano avuto delle ragioni politiche per farlo. Il Movimento 5 Stelle quattro anni fa si presentò agli elettori promettendo di abolire la povertà e di sconfiggere la mafia. Ora si trova in un governo che si appresta a smantellare il reddito di cittadinanza in compagnia del partito fondato dal condannato per concorso esterno in associazione mafiosa Marcello Dell’Utri. La Lega invece prometteva di abolire la legge Fornero e di abbassare le tasse a tutti e ora si trova al governo con chi la Fornero punta e reintrodurla e le tasse non ha alcuna intenzione di abbassarle. Tutte e due promettevano specialmente di ribellarsi senza compromessi alle imposizioni economiche di Bruxelles e ora appoggiano il governo guidato dall’ex capo della Banca Centrale Europea.

Il loro gioco nell’ultimo anno è parso quello di puntare a fare un’opposizione esclusivamente mediatica e in favore di telecamera, evidentemente convinti che l’immagine promossa sui social e nei talk show fosse sufficiente per continuare a godere dell’appoggio degli elettori a prescindere dai fatti concreti. Dimostrazione più evidente è stata l’imbarazzante opposizione dei due movimenti all’invio di armi all’Ucraina, dura a parole quanto inesistente in Parlamento, dove entrambi hanno votato senza fiatare ogni invio di aiuti militari che alimenta la guerra. Sarà forse vero, come dice un vecchio adagio, che gli italiani non sono meglio della classe politica che li rappresenta, ma di certo sono meno ingenui di quanto possano credere Conte e Salvini: l’ex avvocato del popolo e il sovranista di cartone, che oggi di mestiere fanno da stampelle per il governo della BCE.

[di Andrea Legni – direttore de L’Indipendente]