sabato 25 Giugno 2022

Il Vertice delle Americhe si sta ritorcendo contro l’egemonia USA

Gli Stati Uniti hanno recentemente deciso di escludere Cuba, Venezuela e Nicaragua dal IX Vertice delle Americhe che si terrà dal 6 al 10 giugno prossimi a Los Angeles. Una notizia trascurata dai media, nonostante la rilevanza che essa assume, come vedremo, anche alla luce delle turbolenze geopolitiche che stanno rapidamente scompaginando la granitica impalcatura dell’ordine internazionale costruita dagli USA, soprattutto a partire dalla fine della Guerra fredda. Il Vertice delle Americhe riunisce i capi di Stato di 35 Paesi del Nord America, America centrale, Sud America e Caraibi ed è stato ...

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11 Commenti

  1. Che lo strapotere made un USA venga mitigato e messo in discussione e’ certamente cosa buona e giusta, ma se l’alternativa e’ lo strizzare l’occhio a dittature ben peggiori, come quella russa e cinese non e’ garanzia di maggior giustizia. Da tempo pare che gli stati dittatoriali o paradittatoriali abbiano performance economiche migliori delle democrazie, che invece languono sui loro processi decisionali lenti e farraginosi, sulle loro incertezze, sul loro politically correct, sulle loro posizioni ondivaghe secondo gli umori di chi in quel momento governa: e’ cosi’ che piccoli e grandi “imperatori” riescono ad avanzare in quanto molto piu’ decisionisti e stabili nelle loro scelte (cina, russia, dittature arabe, turchia…). Urge un colpo di reni da parte degli stati europei, magari affiancando paesi emergenti che dovrebbero fare da contraltare ai bipolarismi, come india e molti paesi sudamericani: l’europa potrebbe essere il nuovo ponte tra un nordamerica meno invasivo e il resto del mondo che vuole un posto al sole, e magari anche piu’ democrazia purche’ maturata in loco secondo la propria cultura e non imposta con i fastfoods…

  2. Attenzione, l’articolo è buono perchè sottolinea la crisi di consenso verso le politiche di Washington verso il subcontinente, ma ignora in dato importantissimo, che costituisce anche una sorta di cartina di tornasole della comprensione della realtà. È assolutamente improprio definire il Nicaragua “un paese a orientamento socialista” e via dicendo. Il Nicaragua di Ortega e Murillo è una dittatura sanguinaria che nulla ha di socialista, né di progressista o tantomeno di anti liberista. Chi scrive questa nota conosce bene ciò di cui parla per aver vissuto e lavorato per anni a Managua e in tutto il paese. Quello nicaraguense è un regime che cerca di speculare sulla tradizione dell’anti imperialismo latino americano per legittimare una dittatura familiare, corrotta e iper capitalista come neppure lo fu quella dei Somoza. Invito la, suppongo, giovane redattrice ad andare a leggersi ad esempio le analisi di Oscar René Vargas, che negli anni ’80, quelli della storica ed eroica Revolución Popular Sandinista, fu uno dei principali consiglieri economici di Ortega e che ora vive da rifugiato in Costa Rica come migliaia di giovani e meno giovani nicaraguensi fuggiti per evitare di finire ammazzati o torturati nelle carceri del regime. Potrebbe in tal modo farsi una visione meno astratta e ideologica della realtà. Se il Nicaragua di Ortega e Murillo rappresenta un’opposizione all’imperialismo USA, con la repressione di ogni dissenso, la chiusura o il sequestro degli organi di informazione indipendente, lo strapotere delle oligarchie, i bassi salari, l’economia criminale, il saccheggio delle risorse naturali compresa la privatizzazione dell’acqua, i sindacati di regime, la magistratura sotto il pieno controllo dell’esecutivo, le squadracce paramilitari, le torture ai dissidenti, l’arresto arbitrario di TUTTI i candidati di opposizione alle ultime presidenziali, se questo è “‘orientamento socialista e anti imperialista”, allora sarebbe meglio che questa “sinistra” sparisse rapidamente dalla faccia della terra in modo che possa sorgere qualcos’altro che possa davvero rappresentare gli interessi popolari, di classe e nazionali del continente latino americano. Avere una lettura così lontana e superficiale degli eventi di quel paese non denota una buona impostazione neppure per leggere la realtà degli altri paesi “ad orientamento socialista” di cui parla l’articolo ossia Venezuela, Bolivia ecc. Aggiungo solo che dispiace vedere ospitate e legittimate posizioni così errate e superficiali su una rivista che altrimenti è da apprezzare per profondità, documentazione e indipendenza di giudizio.

    • Buonasera e grazie per il suo commento. Nell’articolo si scrive che Cuba, Venezuela e Nicaragua sono Paesi ad orientamento socialista. Il che è formalmente corretto. Infatti, il partito di Daniel Ortega, il Fronte Sandinista di Liberazione Nazionale, si dichiara apertamente di ispirazione socialista, sulla scia del movimento sandinista degli anni Sessanta. Anche l’Alleanza Bolivariana per i popoli della Nostra Terra (ALBA) è associata principalmente a governi socialisti e il Nicaragua vi ha aderito nel 2007 proprio per volontà di Ortega. Questo poi certamente non significa che, come lei scrive, non sia vero che è un governo che adotta metodi brutali dittatoriali. Il fatto che un governo si dichiari socialista non ne fa automaticamente un governo “giusto”. Nell’articolo non si dice questo. Quello che si vuole sottolineare è il doppio standard con cui gli Stati Uniti intessono relazioni e valutano i governi degli altri Paesi: non si fanno scrupoli a stringere alleanze con altre nazioni dittatoriali come l’Arabia Saudita quando gli conviene, mentre sono pronti a condannare le altre dittature quando non gli fanno comodo. è questo doppio criterio di valutazione che va rilevato . Non è stato in alcun modo “elogiato” il governo di Ortega, ma è stato solo compreso tra i governi che si dichiarano – almeno sulla carta – socialisti e che risultano in ogni caso scomodi agli Stati Uniti. Non è inoltre un approfondimento sul governo e la politica del Nicaragua.
      Cordiali saluti

      • Eh, no cara Giorgia. Questa è una difesa d’ufficio, legittima per carità, ma totalmente insufficiente. Bisogna guardare dentro le cose, ed evitare letture superficiali e fuorvianti. Solo l’idea che si possa associare un qualche orientamento socialista a dittature come quelle di Ortega e, aggiungo, di Maduro è semplicemente aberrante. Ed elude il tema fondamentale, ossia l’uso delle tradizioni, le fraseologie, gli slogan della sinistra anti imperialista latinoamericana per legittimare dittature antipopolari. Noti anche che, nel caso della dittatura nicaraguense, Ortega per anni fece ottimi affari con Washington di cui godette dell’appoggio fino ai moti popolari del 2018 repressi nel sangue. E che nelle carceri “sandiniste” stanno languendo e morendo i migliori quadri della rivoluzione sandinista, come Dora María Téllez, Hugo Torres, Victor Hugo Tinoco e tanti altri.

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