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venerdì 22 Ottobre 2021

Blackout e assalti alle banche: il Libano è un paese nel baratro

Sabato 9 ottobre, tutto il Libano è rimasto al buio. A causare il black out, la mancanza di carburante non sono nelle stazioni di servizio di tutto il paese, ma anche nelle due principali centrali elettriche. L’esercito ha messo a disposizione le sue riserve in attesa che due nuove centrali, alimentate con carburante in arrivo dall’Iraq, entrino in funzione. Ma per com’è la situazione in questo momento, si tratta di una soluzione a brevissimo termine.

Il black out, tra l’altro, è solo l’ultimissima manifestazione di una crisi profonda che da anni sta dilaniando un paese un tempo isola felice nella regione. Già dalla tristemente nota esplosione del 4 agosto 2020, che ha devastato il porto e ucciso più di 200 persone, ma in realtà da prima di allora, il paese versa in condizioni di stallo e stagnazione a livello politico, economico e sociale. Una situazione di default senza precedenti.

L’aspetto più pesante di questa crisi è stata la progressiva e rapidissima svalutazione della moneta locale, la lira libanese, che ha perso il 90% del suo valore, con conseguenze terribili per la popolazione locale, la quale all’improvviso si è ritrovata a dover gestire un costo della vita divenuto altissimo. Molti sono caduti in povertà e ancora di più corrono questo rischio nel futuro prossimo. L’aumento vertiginoso dei prezzi ha riguardato anche beni di primissima necessità come l’acqua, l’elettricità e le medicine. E mentre la popolazione lottava con questi ostacoli, il paese era sempre più affossato dal debito pubblico, che nel 2019 era pari al 150% del prodotto interno lordo del paese, e a fronte di stipendi medi inferiori ai 300 euro. A questo ovviamente si aggiungevano le sanzioni imposte dagli Stati Uniti.

Al momento è caos nella capitale Beirut, dove le persone si ritrovano a dover fare file di chilometri ai distributori di benzina e dove i prezzi sono alle stelle e spesso e volentieri non arriva alcun rifornimento. La luce è tornata da quando l’esercito ha rifornito le centrali, ma queste scorte dovrebbero bastare per appena 3 giorni. Il paese comunque non è autosufficiente da un punto di vista energetico e i black out sono frequenti e anche programmati.

A questo si aggiungono i problemi di approvvigionamento idrico, che costringono molte delle persone che abitano in prossimità della costa a lavarsi con l’acqua di mare. Anche i rifiuti e l’inquinamento stanno diventando problemi ingestibili. Si tratta di fenomeni che potrebbero essere arginati da un paese in cui la situazione non stesse precipitanto così rapidamente.

Da una settimana a questa parte circa 2 milioni e mezzo di persone sono scese in strada nelle principali città del paese per protestare, assaltando le banche sbarrate per provare a prelevare i propri risparmi. Anche le scuole e le università sono rimaste chiuse. Chiedono più trasparenza da parte del governo, ma reclamano anche i propri diritti di base, come il diritto alla luce e all’acqua, di cui questa crisi li sta privando.

[di Anita Ishaq]

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3 Commenti

  1. Anita, hai scritto “reclamano anche i propri diritti di base, come il diritto alla luce e all’acqua” …. ma cosa sono questi diritti? di base?
    la luce non è un diritto ma un servizio che si paga… come l’acqua che esce dal rubinetto….

    • Ciao Giacomo, grazie per il commento, ma non vedo la contraddizione. Anche la sanità è un servizio che si paga, come l’educazione e tante altre cose, eppure sono anche diritti. Tutto ciò che è legato alla sopravvivenza e non solo, anche ad una vita dignitosa, è un diritto, anche se di mezzo c’è un servizio per cui qualcuno dev’essere pagato.

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