La Commissione europea ha chiesto al Consiglio europeo di concedere a Ucraina e Moldavia lo status di Paesi candidati all’ingresso nell’Unione europea. Lo ha annunciato la presidente Ursula von der Leyen, al termine della riunione del collegio. La richiesta ha incontrato l’appoggio di Italia, Germania e Francia. La presidente ha dichiarato che l’adesione dovrà essere accompagnata da numerose riforme all’interno dei due Paesi, in particolare in materia di lotta alla corruzione e alla criminalità organizzata e di pluralismo dei mezzi di informazione, oltre che da alcune riforme economiche.
A Roma brucia la discarica di Malagrotta, rischio diossina e inquinamento nei cibi
Mercoledì scorso un grave incendio ha interessato l’impianto romano per il trattamento dei rifiuti di Malagrotta. Densa e maleodorante la nube di fumo che si è levata a seguito del rogo, le autorità hanno così presto disposto la chiusura degli asili nido limitrofi, restrizioni ai consumi e sconsigliato le attività ludiche e sportive all’aria aperta. «Un disastro ambientale di dimensioni incalcolabili», lo ha definito Gianluca Lanzi, presidente del municipio Roma XI. Per ora, i vigili del fuoco sono riusciti a domare le fiamme, ma il rischio di contaminazione atmosferica da diossina è praticamente certo. Senza contare le ripercussioni su un già fragilissimo sistema di gestione dei rifiuti. Per la Capitale, si prospetta così una nuova emergenza, «grave», a detta dello stesso sindaco della città Roberto Gualtieri.
Secondo le prime ricostruzioni, l’incendio ha interessato inizialmente la vasca di stoccaggio del combustibile solido di uno dei due Tmb, per poi propagarsi a due capannoni contenenti carta, plastica e un impianto di compostaggio. Al momento la situazione appare sotto controllo, sebbene per spegnere completamente il rogo, a causa della presenza di materiali infiammabili, ci vorranno almeno un altro paio di giorni. Le proporzioni dell’incendio sono state infatti notevoli, tant’è che si è rivelato necessario il supporto di squadre di vigili del fuoco provenienti da altre regioni. Comunque, il rilascio di emissioni inquinanti è stato inevitabile. I residenti nei dintorni dell’impianto, già esasperati dalla presenza stessa di quest’ultimo, si trovano quindi di fronte a un rinnovato allarme. Il Campidoglio, nel frattempo, ha imposto in ‘via precauzionale’ la chiusura, per 48 ore, delle scuole situate in un raggio di 6 chilometri, nonché il divieto di consumo di prodotti agricoli coltivati nell’area. L’odore acre, ad ogni modo, è stato percepito in ogni parte della città. I primi dati sulla qualità dell’aria, registrati il giorno stesso dell’incendio dalle stazioni a questo limitrofe, non hanno evidenziato un incremento delle concentrazioni di inquinanti rispetto ai giorni precedenti. Tuttavia, per dei dati affidabili bisognerà aspettare ancora. In una prima fase, ogni rogo tende infatti a generare una forte spinta degli inquinanti verso l’alto, pertanto, solo i monitoraggi dei giorni successivi potranno dare informazioni realmente utili. La preoccupazione in termini di salute pubblica resta quindi alta.
Parallelamente, tornano vivide le preoccupazioni in termini di emergenza rifiuti. L’incendio, le cui cause sono in via di accertamento, ha messo fuori uso il più grande impianto di trattamento meccanico biologico (Tmb) di Roma, in grado di trattare 900 tonnellate al giorno di indifferenziata. L’altro è salvo ma, per ovvie ragioni, le attività di entrambi sono state sospese. Ora la Capitale, che genera circa 2500 tonnellate di rifiuti indifferenziati al giorno, dispone quindi di un solo Tmb, quello più piccolo di Rocca Cencia, che di tonnellate giornaliere ne può trattare appena 500. Da quando è divampato il rogo, così, sono già oltre 8000 le tonnellate di rifiuti ferme. Al riguardo, gli ultimi aggiornamenti rendono noto che a tentare di salvare in parte Roma sarà la Rida Ambiente con il Tmb di Aprilia. Si stanno valutando poi aree di stoccaggio temporanee per togliere quantomeno i rifiuti dalla strada. «A Roma serve una moderna rete, adeguata e analoga a quella delle altre città europee – ha ribadito con l’occasione Gualtieri – quanto accaduto non ci fermerà e anzi rafforza la nostra determinazione di dotare Roma degli impianti di cui ha bisogno tra cui due biodigestori anaerobici, un termovalorizzatore di nuova generazione e altri impianti necessari a chiudere il ciclo dei rifiuti, all’insegna della sostenibilità, della legalità e della trasparenza».
[di Simone Valeri]
L’estradizione di Assange è una vergogna per le democrazie e una minaccia per tutti noi
La libertà di informazione costituisce uno dei diritti fondamentali sui quali si basano i nostri valori occidentali. Ma chi ne definisce i termini? Quando qualcuno stabilisce di cosa si può parlare, di cosa si può essere informati e di cosa no, allora è ancora informazione? Esiste ancora libertà?
La vicenda di Assange non può non portare a interrogarsi su tutto questo. Anche perché la sua condanna costituisce un pericoloso precedente per tutti i professionisti del mestiere. Sancisce, una volta per tutte, che la verità può essere raccontata solamente se i poteri forti, i governi che decidono le sorti del mondo, ne ammettono la legittimità. Se no si rischia l’ergastolo, se non anche la pena di morte. La stessa Amnesty mette in guardia da questa possibilità, ovvero “la deriva intrapresa dagli USA di processare per spionaggio chi pubblica informazioni”, che passa per la pretesa che “gli Stati, come in questo caso il Regno Unito, estradino persone che hanno diffuso informazioni riservate di interesse pubblico”, fattore che rappresenta “un pericoloso precedente che deve essere respinto”.
Le condizioni all’interno delle carceri degli Stati Uniti sollevano da tempo perplessità. Le rassicurazioni che Assange non subirà tortura al loro interno sono, per la vicedirettrice delle ricerche sull’Europa Julie Hall, “del tutto infondate”. “L’isolamento prolungato è una caratteristica principale della vita di molti detenuti nelle prigioni di massima sicurezza degli Usa. Per il diritto internazionale equivale alla tortura. Il divieto di tortura è assoluto e le vane promesse di un equo trattamento di Assange da parte degli USA costituiscono una minaccia a tale divieto”. È la stessa Amnesty, d’altronde, che ha definito il processo nei confronti di Assange una “parodia della giustizia”.
Le rassicurazioni statunitensi sono carta straccia soprattutto a fronte di quanto emerso dall’inchiesta che ha mostrato come gli Stati Uniti progettassero l’interdizione delle attività di Assange ad ogni costo, compreso tramite il rapimento e l’omicidio, anche per avvelenamento, quando si trovava nell’ambasciata ecuadoriana.
Julian Assange è un giornalista australiano che nel 2006, insieme ad altri attivisti, fonda il sito WikiLeaks, dove vengono raccolti i documenti comprovanti le attività criminali e non etiche dei governi. L’attività del sito non risparmia nessuno, documentando la corruzione dei potenti dallo Yemen alla Cina, dal mondo arabo all’Africa. Tuttavia, quando a essere preso di mira è il governo statunitense, il vento cambia improvvisamente. Il 5 aprile 2010 sul sito appare un video, divenuto poi noto col nome di Collateral Murder, che riporta la strage di decine di civili nella sobborgo di New Baghdad, in Iraq. Tra le vittime vi sono anche due giornalisti dell’agenzia di informazione Reuters. Le immagini suscitano parecchio scalpore e WikiLeaks diviene improvvisamente nota in tutto il mondo. A distanza di pochi mesi, Chelsea Manning, ex militare statunitense ed informatrice di WikiLeaks, viene arrestata per la diffusione di materiale classificato reso pubblico dal sito. Da lì inizierà la persecuzione di Assange, una lunga storia di accanimento e “parodia della giustizia”, che non ha precedenti nella storia dell’informazione.
Per questo, la notizia della sua definitiva estradizione non può non suscitare una profonda preoccupazione. L’accanimento nei suoi confronti costituisce un attacco diretto a tutti i valori dei quali gli stessi governi che lo hanno imprigionato issano la bandiera, svelandone l’ipocrisia e la falsità. La vicenda di Assange tocca noi tutti in prima persona. Rimanere in silenzio di fronte a quanto accaduto significa vestirsi di complice indifferenza.
[di Valeria Casolaro]
Macron: nessuna pace se obiettivo è «schiacciare la Russia»
In un’intervista alla tv francese Bfmtv, ripresa dalla CNN, il presidente Emmanuel Macron ha asserito che se l’obiettivo finale del conflitto in Ucraina è quello di «schiacciare la Russia», allora non si giungerà mai alla pace. «Se si fa così, non si otterrà mai una pace negoziata» ha dichiarato il capo dell’Eliseo. Ha quindi aggiunto che nemmeno Zelensky ha l’obiettivo di schiacciare la Russia, ma solo quello di difendere la sua terra: «E noi vogliamo aiutarlo a farlo. A volte abbiamo vinto la guerra e perso la pace» ha concluso il Presidente francese.
Draghi, Scholz e Macron vanno a Kiev, e la Russia ci taglia il gas
Oggi sarà il terzo giorno consecutivo in cui Gazprom fornirà parzialmente gli approvvigionamenti di gas all’Italia. Mercoledì, il colosso russo degli idrocarburi ha notificato a Eni una diminuzione del 15% nelle forniture, passando poi al 35% e, infine, al 50% nella giornata odierna. Il taglio delle esportazioni ha colpito a inizio settimana anche la Germania, quando Gazprom ha annunciato la riduzione del 40% del gas inviato in Europa attraverso il gasdotto Nord Stream (che collega Russia e Germania), passando dai 167 milioni di metri cubi esportati al giorno a 100 milioni. La motivazione ufficiale fornita da Gazprom riguarda problemi infrastrutturali e tecnici, tuttavia non mancano i dubbi sulle ipotesi geopolitiche. Nel frattempo, il prezzo del gas schizza sul mercato europeo: ad Amsterdam, i contratti futures di luglio sul gas naturale segnano +7,75%, stabilendosi a 134 euro/MWh dopo aver raggiunto ieri il picco di 149 euro/MWh.
L’Italia riceverà oggi la metà dei 63 milioni di metri cubi di gas previsti su base giornaliera. A compensare il primo taglio (del 15%) di forniture, sono stati le importazioni provenienti da Algeria e TAP (Gasdotto Trans-Atlantico) e l’uso dei rigassificatori, che trattano il gas naturale liquefatto proveniente dai paesi del Nord Europa e dagli Stati Uniti attraverso un processo più lungo e costoso. Ieri, il ministro della Transizione ecologica, Roberto Cingolani, ha affermato che la riduzione delle forniture di gas dalla Russia ha finora prodotto “un danno limitato” e che la situazione verrà monitorata costantemente dal governo, soprattutto se la quota importata continuerà a decrescere in vista dell’autunno. Ad oggi, l’Italia ha raggiunto un tasso di riempimento negli impianti di stoccaggio di gas pari al 54% della capacità totale, in una situazione leggermente peggiore rispetto alla Francia, che può contare su scorte piene al 56% ma che da mercoledì non riceve più gas russo, come annunciato dall’operatore francese GRTgaz.

Alla motivazione ufficiale dei tagli – relativa a lavori di riparazione a carico dell’azienda tedesca Siemens – se ne aggiungono diverse non confermate ma coerenti con il ragionamento logico. Innanzitutto, va sottolineata l’ipotesi punitiva e contro-sanzionatoria nei confronti dell’Unione europea e in particolare di Italia, Germania e Francia, i cui leader sono arrivati proprio ieri a Kiev per incontrare il presidente ucraino Zelensky. Lo stesso presidente del Consiglio italiano Mario Draghi ha dichiarato: «I motivi per i tagli di forniture di gas russo ci viene detto che sono tecnici: pezzi di ricambio che non arrivano causa sanzioni. Noi riteniamo che queste siano bugie e che ci sia un uso politico del gas come c’è l’uso politico del grano». All’ipotesi geopolitica, si aggiunge poi quella speculativa, dal momento in cui un’improvvisa riduzione dell’offerta genera panico sul mercato e un conseguente aumento dei prezzi, arrivando a stipulare contratti futures – che sanciscono l’impegno a un acquisto differito a un prezzo prefissato – più vantaggiosi per i produttori e meno per i consumatori.
[Di Salvatore Toscano]
Covid, l’annuncio di Pfizer: stiamo preparando il vaccino aggiornato per l’autunno
La casa farmaceutica Pfizer ha annunciato sul proprio sito di star lavorando, insieme a BioNTech, a un vaccino aggiornato per l’autunno e di averlo sottoposto all’autorità dell’Agenzia europea per i medicinali (EMA), che dovrà esprimersi a riguardo nelle prossime settimane. Pfizer ha intenzione di sottoporre il “vaccino adattato alle varianti” anche alla Food and Drug Administration (FDA) degli Stati Uniti. Per il momento non sono stati pubblicati dettagli e informazioni sulla composizione del prodotto che – come annunciato sul sito – “sarà discussa con gli organismi di regolamentazione globali per determinare un potenziale approccio di richiamo del vaccino per la stagione autunnale 2022”, rappresentando in caso di approvazione la quinta dose del prodotto targato Pfizer/BioNTech.
L’annuncio arriva in un momento poco favorevole alla casa farmaceutica, visti i dati relativi alla somministrazione della seconda dose di richiamo (booster) e il tentativo degli stati di rivedere i contratti firmati negli scorsi mesi. In Italia, secondo i dati relativi all’8 giugno scorso, la percentuale di copertura per la quarta dose di vaccino sulla platea vaccinabile di persone immunocompromesse era del 36,2%. La tendenza non riguarda solo Roma, ma diversi stati europei che ora starebbero cercando di rinegoziare al ribasso gli accordi sottoscritti con le aziende produttrici, tra cui Pfizer. A rivelarlo è stata l’agenzia di stampa Reuters, la quale ha sottolineato che l’obiettivo sarebbe quello di ridurre le forniture di vaccini e di conseguenza diminuire la relativa spesa.
[Di Salvatore Toscano]
Assange, il Regno Unito autorizza l’estradizione negli Usa
il governo britannico ha autorizzato ufficialmente l’estradizione negli Stati Uniti per Julian Assange. Dopo il parere favorevole della Corte di Londra nello scorso aprile, era necessario il via libera da parte del ministro degli Interni britannico Priti Pate, arrivato in mattinata. La notizia è giunta ad Assange nel carcere di massima sicurezza di Belmarsh dove si trova rinchiuso ormai da tre anni dopo l’arresto per un mandato di cattura internazionale emesso dagli Stati Uniti, in risposta alla diffusione di documenti e informazioni che hanno mostrato le violenze commesse dall’esercito statunitense in Iraq e Afghanistan. A Washington il giornalista rischia 175 anni di carcere.
Siria: la Russia invita la Turchia ad abbandonare operazioni nel paese
Mosca ha fatto appello ad Ankara chiedendo di abbandonare l’idea di condurre un’operazione militare nel nord della Siria, a danno dei curdi. Lo ha affermato giovedì il rappresentante speciale del presidente della Federazione Russa per l’insediamento siriano, Alexander Lavrentiev, in una conferenza stampa a seguito dei risultati del 18° incontro internazionale sulla Siria tenutosi ad Astana, in Kazakistan. «Una decisione finale non è stata ancora presa, quindi ci appelliamo ai nostri partner turchi affinché si astengano dal condurre operazioni militari in Siria, dato che ciò potrebbe portare a ulteriori situazioni di escalation, compreso il confronto armato», ha affermato Lavrentiev. Nuove operazioni militari nel nord della Siria potrebbero stimolare sentimenti separatisti tra i curdi, nella amministrazione autonoma del nord-est della Siria, che andrebbero a nuocere a Turchia, Russia e Iraq.
Obiettivi di sviluppo sostenibile: l’Italia continua a perdere posizioni
L’Italia ha perso posizioni sulla tabella di marcia per un “futuro sostenibile” ed è ora penultima in Europa per ciò che concerne gli Obiettivi dell’Agenda 2030 delle Nazioni Unite in materia di lavoro, disuguaglianze, pace, giustizia e istituzioni solide. Nel nuovo report pubblicato dall’Alleanza italiana per lo Sviluppo Sostenibile (ASviS) dal titolo La situazione dell’Unione europea rispetto agli SDGs, sono stati analizzati i primi dati Eurostat disponibili dopo la pandemia ed è emersa la lenta scalata della Penisola verso gli obiettivi dell’Agenda 2030. Nel 2020, l’Italia non è riuscita a mantenere il passo degli Stati Membri posizionandosi sotto la media europea per la maggior parte dei cosiddetti Goal, ovvero i 17 obiettivi di sviluppo sostenibile (OSS).
Lo studio pubblicato lo scorso 10 giugno analizza come dal 2010 al 2020 i 27 Paesi dell’Unione Europa si siano impegnati per il raggiungimento dei 17 Obiettivi dell’Agenda 2030 Onu per lo sviluppo sostenibile, con un netto miglioramento che poi ha subito una brusca interruzione con l’avvento della pandemia. Proprio l’Italia ha sofferto più di altri le conseguenze del momento di crisi sanitaria, rallentando il proprio viaggio verso gli OSS.

Come attesta il grafico proposto, l’Italia si trova al di sotto della media europea per ben nove obiettivi, tra i quali povertà, educazione e disuguaglianze. mentre per cinque di essi s itrova in linea con gli altri, tra questi parità di genere e cambiamenti climatici. Solo per due goal l’Italia supera gli altri Stati Membri: alimentazione e agricoltura sostenibili, modelli sostenibili di produzione e consumo. Per quanto riguarda invece l’obiettivo sulla condizione dei mari, mancano i dati per definire la posizione italiana all’interno della tendenza europea.
Per ciò che concerne la situazione generale dei Paesi dell’Unione, nei dieci anni presi in analisi le disuguaglianze sono diminuite per sette dei Goal dell’Agenda (sconfiggere la povertà, sconfiggere la fame, salute e benessere, acqua pulita, città e comunità sostenibili, lotta al cambiamento climatico, pace, giustizia e istituzioni solide) mentre invece il divario si è fatto più grande per tre punti dell’OSS: energia pulita e accessibile, ridurre le disuguaglianze e consumo e produzione responsabili.
Per quanto alcune novità emerse dallo studio possano rincuorare, rimane da domandarsi quanto davvero i governi siano intenzionati a rispettare gli obiettivi dell’osannata Agenda 2030, specialmente dal punto di vista del rispetto ambientale e della crisi climatica. Basti pensare come l’Unione stia andando verso il rinnovo dell’autorizzazione per l’uso del glifosato perché “non – abbastanza – cancerogeno” o i diversi momenti in cui le scelte del Governo della “Transizione Ecologica” sono sembrate tutt’altro che green.
Senza parlare di quei Goal in cui l’Italia è molto indietro e nei quali sembra non potrà facilmente recuperare terreno. Per quanto il Paese sia stato riconosciuto come luogo nel mondo in cui esiste il miglior equilibrio tra vita e lavoro, il governo Draghi appare lontano dal valorizzare tale primato, non prendendo in considerazione le richieste dei lavoratori del futuro, ed anzi punendoli quando osano protestare.
[di Francesca Naima]
Giovedì 16 giugno
8.00 – Sicilia, vasta operazione anti-mafia: custodia cautelare per 56 indagati.
8.30 – Draghi, Macron e Scholz arrivano a Kiev per incontrare Zelensky.
9.15 – Roma, incendio all’ex discarica di Malagrotta: chiuse scuole e divieto di consumare alimenti coltivati entro 6km per rischio diossina.
11.00 – Il Senato approva in via definitiva la riforma Cartabia sulla giustizia.
12.00 – Suicidio assistito, è morto Federico Carboni detto Mario: è il primo in Italia a cui è stato riconosciuto il diritto a morire.
13.30 – Gazprom riduce ulteriormente le forniture all’Italia, oggi è stato fornito il 65% del gas richiesto.
15.00 – Dopo il disastroso risultato alle amministrative il M5S è alla resa dei conti: scambio di attacchi tra Conte e Di Maio.
16.00 – Catalogna: tre incendi riducono in cenere 1100 ettari di bosco.
18.00 – I ministri delle Finanze UE approvano l’ingresso della Croazia nella zona euro dal primo gennaio 2023, decisione finale dell’Ecofin attesa entro luglio.








