La Corte Suprema degli Stati Uniti ha annullato la storica sentenza Roe w. Wade, con la quale nel lontano 1973 venne sancito a livello federale il diritto all’aborto. A quasi 50 anni di distanza, con sei voti a favore e tre contrari, la Corte ha stabilito che non esiste un diritto all’interruzione volontaria di gravidanza. Ora si tornerà quindi nella situazione in cui ogni stato Usa potrà liberamente approvare proprie leggi in materia. Una situazione che potrebbe riportare l’orologio indietro in molti di essi. Prima della sentenza del 1973, infatti, in oltre la metà degli stati Usa l’aborto era considerato un reato e non poteva essere esercitato in nessun caso, incluso lo stupro, l’incesto e i casi di gravi rischi correlati al parto per la donna.
Albicocca: il frutto straordinario
Le albicocche sono un frutto che arriva di stagione a fine giugno, sono straordinarie perché contengono pochissimo fruttosio tra gli zuccheri che sono presenti nel frutto. Si tratta di un frutto prezioso anche perché ricchissimo di carotenoidi come il beta-carotene, sostanza in grado di proteggerci dallo stress ossidativo dell’esposizione al sole tipica della stagione estiva.
L’albicocca ha meno fruttosio di altri frutti
In Italia raggiungono la piena stagionalità a giugno-luglio, ma possiamo gustarle fino a tutto settembre se l’annata è buona e molto soleggiata. Un frutto davvero prezioso perché contiene meno fruttosio rispetto ad altri frutti come le mele, pere, banane o il melone (tutti molto ricchi in fruttosio). In totale questo frutto ha solo 9 grammi di zuccheri per 100 g di prodotto, e 2 grammi di fibra. Lo zucchero più presente è il saccarosio (circa 6 grammi), poi il glucosio, un po’ di maltosio e appena 0,9 g di fruttosio, contro i 6 grammi di fruttosio della mela ad esempio). Come sappiamo ormai da molti dati scientifici, il fruttosio è lo zucchero più dannoso per la salute ed è quello che più di tutti determina l’aumento di peso, al contrario di quanto si possa pensare. Quindi il fatto che un frutto ne contenga meno è un bene e un vantaggio, anche se la frutta e i suoi zuccheri non costituiscono mai un’insidia per la salute, ciò che è dannoso sono gli zuccheri aggiunti negli alimenti e nei prodotti industriali. Nella frutta, madre natura oltre agli zuccheri ha inserito saggiamente i loro antidoti, che sono i seguenti: fibre, antiossidanti, vitamine ed enzimi.
Rinforzano il sistema immunitario e sono protettive per cuore e arterie
Le albicocche, grazie alle loro proprietà nutritive, rafforzano il sistema immunitario e contribuiscono alla salute degli occhi, della pelle, dei capelli, delle gengive. Ma aiutano anche il bilanciamento della pressione sanguigna, la funzionalità cardiaca e contrastano la formazione di placche sulla parete interna delle arterie, grazie al potassio che è un minerale fondamentale per il regolamento fisiologico dei valori pressori. Una pressione sanguigna regolare permette un funzionamento ottimale del sistema cardiovascolare, mentre l’ipertensione arteriosa compromette la salute del sistema e produce danni alle pareti arteriose.
Ottime per la prevenzione dei tumori
Le albicocche sono un ottimo alimento per la prevenzione dei tumori. Secondo le Linee Guida per la prevenzioni dei tumori pubblicate ogni 5 anni dall’American Cancer Society, le albicocche e altri alimenti ricchi di beta-carotene riducono il rischio di cancro alla laringe, all’esofago e ai polmoni. Le albicocche, ricche di antiossidanti, tengono sotto controllo i radicali liberi, proteggendo dai tumori della pelle.
Il loro colore arancio è dato dall’enorme miniera di carotenoidi che sono contenuti nel frutto. I carotenoidi sono un gruppo di pigmenti naturali, di colore dal giallo al violetto, presenti soprattutto nella frutta (agrumi, albicocche, ciliegie, angurie etc) e nella verdura (vegetali molto verdi come gli spinaci o la rucola, pomodori, carote, peperoni, zucca…). Al gruppo dei carotenoidi appartengono l’alfa e il beta carotene, la luteina, il licopene e la zeaxantina. Di particolare importanza per l’uomo è la trasformazione, soprattutto del beta-carotene, in vitamina A, a livello della mucosa intestinale, che permette di ottenere questa vitamina essenziale per l’organismo umano. I carotenoidi sono importanti per la loro azione foto-protettiva contro i danni dei raggi ultravioletti del sole, per la stimolazione del sistema immunitario e come antiossidanti nei confronti dei radicali liberi in genere che si producono in tutto l’organismo.
Comprale dal piccolo produttore, non al supermercato
Si consiglia di fare il pieno di albicocche in questi mesi estivi, mangiandone un po’ tutti i giorni, e possibilmente scegliendo quelle di agricoltura non intensiva, in quanto saranno più ricche di sostanze antiossidanti e vitamine nonché di gusto. Acquistate quindi quelle biologiche oppure da piccole aziende del territorio che non hanno produzioni estese e che non coltivano i loro prodotti per la Grande Distribuzione dei supermercati. In ogni regione italiana vi sono mercatini locali e piccoli produttori agricoli che vendono la frutta e verdura di stagione direttamente dal produttore al consumatore, senza intermediari.
Questi piccoli produttori, che spesso utilizzano metodi di produzione biologica anche se non provvisti di una certificazione ufficiale rilasciata dal ministero (utilizzano metodi Bio perché hanno una mentalità e coscienza ecologica, non sono orientati al profitto sulla quantità ma alla qualità del loro prodotto), potranno garantirvi mediamente dei prodotti di qualità superiore rispetto alla frutta e verdura che trovate al supermercato. Sono produttori della vostra zona di residenza (quindi non acquisterete frutta che arriva dalla Spagna, dalla Turchia o dal Sud America), hanno prodotti freschi e solo di stagione (il piccolo produttore locale non ha frutta e verdura fuori stagione, e questo è un prezioso vantaggio per i consumatori), quindi poco o nulla trattati con fitofarmaci tipici della agricoltura intensiva industriale, che non segue la stagionalità della frutta e della verdura. Andando a comprare frutta e verdura da loro darete una mano all’agricoltura italiana – sempre più vittima del circuito dei supermercati e delle merci che arrivano dall’estero – e farete un bene alla vostra salute perché mangerete prodotti più sani e più ricchi di nutrienti di quelli che provengono dall’agricoltura intensiva.
[di Gianpaolo Usai]
Bruxelles: salta il vertice sull’energia proposto da Draghi
È saltato il vertice straordinario sull’energia proposto ieri dal premier Mario Draghi che prevedeva anche la discussione di un tetto al prezzo del gas (price cap). «Non ci sono piani per un summit straordinario a luglio» si apprende da fonti europee mentre è ancora in corso il vertice dei leader. Il premier italiano e il presidente francese Macron hanno rinsaldato l’asse sulla richiesta di un intervento europeo sull’energia. Nella strategia di Palazzo Chigi il tetto al prezzo del gas si configurerebbe come una sanzione con cui rispondere a Mosca che, ormai da settimane, sta usando l’energia come un’arma. Ad essere contrari, però, sono i Paesi del nord come Olanda e Germania, i quali temono che la decisione possa portare alla chiusura definitiva dei rubinetti del gas da parte del Cremlino.
Il governo concede l’immunità e l’inviolabilità al bio-laboratorio di Trieste
Il governo italiano ha conferito piena immunità e inviolabilità al Centro internazionale per l’ingegneria genetica e la biotecnologia (ICGEB) di Trieste, oltre che agli scienziati che vi lavorano. Viene inoltre elargito un finanziamento annuo di 10 milioni di euro e l’utilizzo gratuito di circa 8.000 metri quadrati di edifici. ICGEB ha vari laboratori nel mondo ed è partner strategico dell’Agenda 2030 delle Nazioni Unite. ICGEB nasce nel 1983 come progetto dell’Organizzazione delle Nazioni Unite per lo sviluppo industriale (UNIDO), diventando poi, nel 1994, un Organizzazione Internazionale autonoma che riunisce 65 Stati membri, oltre alla partnership di diverse organizzazioni private. In merito a queste ultime riscontriamo la presenza della Bill and Melinda Gates Foundation, della New England BioLabs Inc. (attiva in varie ricerche in campo biotecnologico) e di Genethon, azienda che si autodefinisce “leader nel campo della terapia genica”.
Dal sito di ICGEB, per i laboratori di Trieste, leggiamo circa il lavoro svolto: “I programmi di ricerca comprendono progetti scientifici di base come il controllo dell’espressione genica, la replicazione del DNA, la riparazione del DNA e l’elaborazione dell’RNA; studi su virus umani quali HIV, HPV e rotavirus, immunologia molecolare, neurobiologia, genetica molecolare, ematologia sperimentale e terapia genica umana. I programmi di ricerca di ciascun Gruppo sono periodicamente valutati attraverso visite in loco che coinvolgono panel internazionali di scienziati con competenze specifiche nei rispettivi campi, le cui raccomandazioni sono riportate al Consiglio Scientifico ICGEB. Le attività di ricerca dei laboratori ICGEB Trieste sono supportate anche da un gran numero di sovvenzioni concesse da varie agenzie di finanziamento internazionali”.
In data 16 giugno, sulla Gazzetta Ufficiale della Repubblica Italiana, è stata pubblicata la LEGGE 19 maggio 2022, n. 66, Ratifica ed esecuzione dell’Accordo tra il Governo della Repubblica italiana e il Centro internazionale per l’ingegneria genetica e la biotecnologia (ICGEB) relativo alle attività del Centro e alla sua sede situata in Italia, con Allegato, fatto a Roma il 21 giugno 2021.
All’art. 3 troviamo i finanziamenti che lo Stato italiano si impegna a fornire al Centro, in una cifra stabilita di 10 milioni di euro annui.
All’art. 7, Inviolabilità del Centro, troviamo scritto: “Il Centro è inviolabile e le sue proprietà e i suoi beni, ovunque situati e da chiunque detenuti, godono della immunità di giurisdizione”. Al comma 2 è stabilito che: “Nessun funzionario del Governo o chiunque eserciti una pubblica funzione sul territorio della Repubblica Italiana può entrare nella sede del Centro per esercitarvi le proprie funzioni senza il consenso del Direttore e alle condizioni approvate dal Direttore”. Al comma 4 si sancisce: “Gli archivi del Centro, e in generale tutti i documenti e i materiali messi a disposizione, appartenenti al Centro o utilizzati dal Centro, ovunque situati in Italia e da chiunque detenuti, sono inviolabili”.
L’art. 11, Esenzione da imposte, dazi, restrizioni all’importazione o all’esportazione, prevede: “Nell’esercizio delle proprie funzioni ufficiali, il Centro, i suoi beni, i fondi e le ulteriori proprietà saranno esenti da: a. qualsiasi imposizione diretta; b. qualsiasi imposizione indiretta relativa agli acquisti, alle transazioni e ai servizi; c. qualsiasi forma di dazi doganali, imposte, prelievi, tasse, pedaggi e qualsiasi altra tassa, proibizioni e restrizioni sulle importazioni ed esportazioni sui beni di qualsiasi tipo del Centro.
L’art. 12 riguarda invece i funzionari del Centro e stabilisce che: “1. I funzionari godono, all’interno e nei confronti della Repubblica Italiana, dei seguenti privilegi, immunità e agevolazioni: a. immunità di giurisdizione per gli atti da essi compiuti in veste ufficiale (parole e scritti comprese); tale immunità di giurisdizione continuerà ad essere accordata anche qualora le persone interessate non fossero più impegnate nell’esercizio di tali funzioni; b. esenzione da qualsiasi imposta sugli stipendi e sugli emolumenti versati dall’ICGEB; 4. Oltre ai privilegi e alle immunità specificate nel presente articolo, il Direttore gode per sé stesso e per i suoi familiari, dei privilegi, immunità, esenzioni ed agevolazioni concessi agli Ambasciatori che sono capì di missione ma che non sono cittadini italiani o non hanno residenza permanente in Italia. 5. A tutti i funzionari dell’ICGEB sarà fornita una carta di identità speciale che certifica il fatto che sono funzionari dell’ICGEB che godono dei privilegi e delle immunità specificati nel presente Accordo”.
Con l’art. 15, come con ogni entità e istituzione statale, si istituisce l’immunità e l’inviolabilità per Rappresentanti degli Stati membri.
Insomma, come una sorta di Stato nello Stato, l’ICGEB gode di uno status speciale che permette al Centro, e ai suoi lavoratori, di godere di immunità e inviolabilità, oltre a diritti e privilegi, che escludono lo Stato italiano da ogni possibilità di controllo e supervisione sulle attività svolte dal bio-laboratorio di Trieste che, lo ripetiamo, è impegnato in attività di ingegneria genetica e biotecnologica.
[di Michele Manfrin]
L’Unione europea va di nuovo a sbattere sull’ex Jugoslavia
Il Consiglio europeo ha riconosciuto all’Ucraina e alla Moldavia lo status di paesi candidati a entrare a far parte dell’Unione. I rappresentanti dei 27 stati membri hanno approvato le richieste avanzate da Kiev il 28 febbraio e dalla Moldavia il 3 marzo scorso, dichiarando di essere pronti a concedere lo status alla Georgia quando il paese avrà affrontato le priorità messe in luce dalla Commissione europea nel parere di venerdì 17 giugno. Si tratta del processo decisionale riguardante l’allargamento dell’Unione più veloce della storia comunitaria, che di riflesso ha generato malumori durante il fallimentare vertice UE-Balcani Occidentali di ieri. Al centro della protesta lo stallo della situazione di Sarajevo – che ha presentato domanda nel 2016 e ha ricevuto la risposta positiva della Commissione sub conditione – e il contemporaneo sorpasso di Ucraina e Moldavia.
Austria, Slovenia e Croazia avevano infatti deciso di bloccare le discussioni sull’adesione di Ucraina e Moldavia fino a quando non si fosse trovata almeno una risposta parziale alla crisi bosniaca. Il Consiglio europeo ha così dovuto fare delle concessioni durante la conclusione del vertice e sì è dichiarato pronto a concedere lo status di paese candidato alla Bosnia ed Erzegovina, invitando la Commissione a riferire in merito all’attuazione delle 14 priorità-chiave dell’Unione e dei 19 punti presenti nell’accordo di Bruxelles, siglato nelle scorse settimane con Sarajevo per impegnare tutti i partiti nazionali a preservare uno stato «pacifico, stabile, sovrano e indipendente». Si tratta di un insieme di riforme strumentali, secondo il presidente del Consiglio europeo Charles Michel, al raggiungimento dello status di candidato e all’adesione definitiva nell’Unione. Riforme che riguarderanno anche Ucraina e Moldavia prima della fase di negoziazione, l’ultimo step che separa un paese dalla firma del trattato di adesione. Tuttavia, non è stato ancora stabilito se e quando saranno avviate le negoziazioni, visti anche i diversi problemi che le rendono per il momento improbabili se non impossibili: conflitto tra Russia e Ucraina, questione della Transnistria, riforme strutturali per adeguarsi a leggi e standard europei e posizione conservatrice da parte di alcuni paesi membri, che non valutano positivamente un’ulteriore espansione dei confini dell’Unione e potrebbero ostacolare i capitoli di negoziazione, dal momento in cui è necessario il via libera all’unanimità.

Ad ogni modo, l’avvio delle negoziazioni non assicura l’adesione all’Unione europea, almeno in tempi brevi. Ne sono un esempio il Montenegro e la Serbia che, dopo aver raggiunto lo status di candidato, hanno avviato i negoziati rispettivamente nel 2012 e nel 2014 senza raggiungere, per il momento, alcun accordo. Discorso a parte merita la Turchia, che ha ottenuto lo status di candidato nel 1999 e ha iniziato la fase negoziale nel 2005, salvo poi essere congelata dal Consiglio affari generali per la politica del presidente Erdoğan. L’iter di Albania e Macedonia del Nord (entrambi candidati) sono attualmente bloccati per il veto di Francia, Paesi Bassi e Danimarca ai danni di Tirana e per quello della Bulgaria nei confronti di Skopje. Il Kosovo non ha invece ottenuto lo status di candidato ma ha firmato con l’Unione l’accordo di stabilizzazione e associazione (ASA). Tutte queste situazioni portano a uno stallo l’area balcanica, in bilico tra la dimensione nazionale e quella europea, che inevitabilmente fa crescere malumori e tensioni, anche a margine di quella che è stata definita dai leader delle istituzioni comunitarie una giornata storica per l’Unione.
[di Salvatore Toscano]
Ucraina, le truppe di Kiev costrette al ritiro da Severodonetsk
Il governatore della regione di Luganks, Serhiy Haidai, ha comunicato via Telegram che le truppe ucraine “dovranno ritirarsi” dalla città di Severodonetsk, prevalentemente occupata dai russi. Nella giornata di ieri Haidai aveva annunciato il ritiro delle truppe anche dall’area intorno a Lysychansk, riporta Al Jazeera. Severodonetsk “è stata bombardata quasi ogni giorno dai russi per 4 mesi” e “il numero dei morti è in aumento”, ha riferito Haidai.
La protesta dei portuali contro il traffico di armi arriva a Bruxelles
È stata lanciata dal Collettivo Autonomo Lavoratori Portuali di Genova la proposta di istituire una rete per la condivisione di informazioni sulle rotte delle armi, in modo da poter mettere in atto azioni concrete per contrastare un traffico che alimenta i conflitti tramite l’invio di strumenti di guerra. La proposta, presentata nel corso di un’assemblea presso la sede della Fondazione Rosa Luxemburg, a Bruxelles, è stata avanzata a un giorno di distanza dalla conferenza internazionale contro il transito di armi da porti e aeroporti civili e ha immediatamente raccolto l’adesione di sindacati e attivisti provenienti da vari Paesi europei. Carlo Tombola, dell’Osservatorio Weapon Watch, ha dichiarato al Fatto Quotidiano che «Le esportazioni di cui parliamo, dirette a Paesi in guerra, a norma di legge sarebbero vietate in Italia come nella maggior parte dei Paesi europei: di fatto, questi traffici sono estremamente remunerativi e vengono portati avanti con disinvoltura e impunità da parte di produttori ed esportatori di armamenti, con scarsi controlli e sostanziale disinteresse da parte delle autorità competenti».
La lotta dei portuali di Genova contro il traffico delle armi nei Paesi in guerra precede di molto lo scoppio della guerra in Ucraina. Nel maggio dello scorso anno alcuni lavoratori del porto ligure avevano scoperto un carico di armi nascosto nella stiva della nave Bahri, battente bandiera dell’Arabia Saudita, destinati, secondo quanto da loro riferito, ad alimentare il conflitto in Yemen. Alcuni di loro già si trovavano sotto indagine della magistratura, per episodi analoghi avvenuti in precedenza. L’ultima mobilitazione risale allo scorso maggio, in occasione di un nuovo scalo di una nave Bahri carica di armamenti statunitensi. «Non vogliamo essere complici della guerra movimentando armamenti di qualsiasi tipo e qualsiasi destinazione nei nostri scali» avevano dichiarato in quell’occasione i portuali.
[di Valeria Casolaro]
Monsanto sconfitta davanti alla Corte Suprema USA: il glifosato causa tumori
Negli Stati Uniti, la multinazionale Monsanto, di proprietà della Bayer, è stata nuovamente sconfitta in tribunale in relazione all’ennesimo contenzioso sul glifosato. Il massimo organo di giustizia statunitense, la Corte Suprema, ha bocciato un ricorso del colosso tedesco, rigettando la sua richiesta di riesaminare la sentenza che le impose un risarcimento di 25 milioni di dollari a favore di Edwin Hardeman: dopo che gli venne diagnosticato il linfoma non-Hodgkin – tumore maligno del sistema linfatico -, nel maggio 2021, l’uomo settantenne riuscì a fare valere il nesso di causalità tra la malattia e Roundup, diserbante a base di glifosato prodotto appunto dalla Monsanto, da lui utilizzato per quasi trent’anni.
Il glifosato è una sostanza chimica utilizzata ampiamente nei prodotti fitosanitari impiegati principalmente nell’agricoltura e nell’orticoltura, al fine di combattere le erbe infestanti e nocive per le colture. Principio attivo del diserbante Roundup, il glifosato è una sostanza piuttosto controversa in quanto, se l’Iarc (Centro internazionale per la ricerca sul cancro) l’ha inserita nella lista di sostanze “probabilmente cancerogene” nel 2015, l’efsa (Autorità europea per la sicurezza alimentare) ha definito “improbabile” tale pericolo. Così come l’ECHA (Agenzia europea per le sostanze chimiche), la quale ha dichiarato di non essere in possesso di prove scientifiche per classificare la sostanza come cancerogena.
Negli Stati Uniti, tuttavia, un tribunale federale ha stabilito che l’EPA (Agenzia per la protezione dell’ambiente degli Stati Uniti) debba riconsiderare il fatto che il glifosato rappresenti un rischio per la salute di esseri umani e animali. Di conseguenza, Bayer è stata condannata per non aver mai sufficientemente esplicitato i rischi legati al suo utilizzo. I gruppi ambientalisti avevano già contestato la decisione dell’amministrazione Trump nel 2020, la quale aveva concluso che il prodotto non causasse il cancro e non danneggiasse la fauna selvatica. Oggi l’EPA viene quindi incolpata di aver sottovalutato i possibili rischi per la salute con l’impiego della sostanza e, per questo motivo, la Corte d’appello degli Stati Uniti ha deciso che dovrà riaprire la procedura di valutazione.
Tornando alla causa di Edwin Hardeman, l’azienda era già stata condannata a versare 25,3 milioni di dollari come risarcimento nel 2019. Sicuramente la recente decisione della Corte Suprema scoperchierà il cosiddetto “vaso di Pandora” con altre azioni legali. Ad oggi, infatti, sono oltre 30mila le denunce simili depositate nei tribunali degli Stati Uniti: per farvi fronte, Bayer ha già messo da parte 6,5 miliardi di dollari. L’azienda ha però espresso il suo più totale disaccordo e la volontà di continuare a produrre e commercializzare il diserbante Roundup. Secondo la multinazionale non è necessario indicare alcun avvertimento particolare sui prodotti a base di glifosato, in merito a possibili rischi oncologici.
[di Eugenia Greco]
Siccità, anche Lazio e Toscana in crisi idrica
Gli effetti della scarsità di piogge e delle temperature elevate si stanno facendo sentire anche nel centro Italia: in Toscana è in corso la più grave siccità degli ultimi 20 anni e non sono previsti miglioramenti a breve termine. Analogamente, anche il Lazio verte in una condizione di crisi idrica, con il fiume Tevere e il lago di Bracciano in sofferenza. L’assenza di un’adeguata disponibilità di risorsa idrica, sottolineano le autorità di gestione, comporta conseguenze sull’uso civico, agricolo e industriale, ma anche sulla biodiversità.
Giovedì 23 giugno
7.00 – Terremoto in Afghanistan: sono almeno mille le vittime e 1.500 i feriti.
9.00 – Everest: il Nepal costretto a spostare il campo base a causa dello scioglimento dei ghiacciai.
10.00 – Non si placano le rivolte in Ecuador, presa d’assalto la sede del governo.
11.30 – La Germania attiva il piano di emergenza per scarsità di gas.
12.00 – Niente ingresso nell’UE per Albania, Bosnia ed Erzegovina, Kosovo, Macedonia del Nord, Montenegro e Serbia: la Bulgaria ha posto il veto.
15.00 – il governo austriaco annuncia la revoca dell’obbligo vaccinale: “Variante Omicron l’ha reso superfluo”.
19.20 – Usa, la Corte Suprema boccia la legge di New York che limita diritto a girare armati.
19.40 – Netflix licenzia 300 dipendenti per fare fronte al calo degli abbonati.
20.00 – Ucraina e Moldavia ottengono lo status di paesi candidati all’ingresso nell’Unione Europea.
20.30 – L’Alto Rappresentante dell’UE Borrell afferma che l’Unione rivedrà le linee guida sulle sanzioni che hanno permesso alla Lituania il blocco dell’exclave russa di Kaliningrad.








