martedì 10 Febbraio 2026
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Giovedì 30 giugno

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9.00 – Italia, al via da oggi le sanzioni per i commercianti che rifiutano i pagamenti con POS.

10.00 – Ucraina, dopo mesi di blocco la prima nave carica di grano è salpata dal porto di Berdyansk, ora sotto controllo russo.

11.40 – La Camera rinvia il voto su cannabis e ius scholae, diritti oggetto di fibrillazioni all’interno della maggioranza.

12.00 – Covid: nella nuova bozza presentata dal governo Draghi spunta la proroga per mascherine e lavoro da casa.

13.00 – Vertice NATO di Madrid: la Russia classificata come “minaccia globale” e la Cina come “sfida” alla sicurezza.

13.20 – Vertice NATO, nuova gaffe di Biden: nel discorso chiama Svizzera la Svezia.

14.00 – Governo cinese: “La NATO è la vera sfida alla pace, dice di essere difensiva ma continua a fare guerre”.

18.00 – Strage di Viareggio: Mauro Moretti, ex ad di Ferrovie dello Stato, condannato a 5 anni.

 

Il presidente Widodo invita i leader di Russia e Ucraina al G20

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Il presidente indonesiano Joko Widodo ha invitato al prossimo G20 sia il presidente ucraino Volodymyr Zelensky che quello russo Vladimir Putin, con l’intento di farsi promotore del dialogo tra i leader dei due Paesi in conflitto. L’Ucraina, infatti, è stata invitata nonostante non faccia parte del G20 proprio con questa finalità. Zelensky ha affermato che «La partecipazione dell’Ucraina dipenderà dalla situazione della sicurezza in Ucraina e da chi altro potrebbe essere presente». La decisione di Widodo smentisce l’affermazione del premier italiano Mario Draghi secondo cui «Putin non verrà al G20» che aveva suscitato la reazione piccata del Cremlino.

Ucraina, Biden: Usa invieranno altri 800 milioni di aiuti militari

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Il presidente degli Stati Uniti Joe Biden, durante la conferenza stampa tenutasi in seguito al vertice della Nato a Madrid, ha affermato che Washington annuncerà nei prossimi giorni altri 800 milioni di dollari in aiuti militari all’Ucraina. «Sosterremo l’Ucraina per tutto il tempo necessario», ha dichiarato a tal proposito Biden secondo quanto riportato dall’agenzia di stampa Reuters.

Covid: nella nuova bozza del governo spunta la proroga delle restrizioni

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Utilizzo delle mascherine FFP2, precauzioni igieniche da adottare obbligatoriamente e la possibilità di ricorrere allo smart working: sono questi alcuni dei punti toccati all’interno della bozza di aggiornamento delle misure di contrasto al virus sul lavoro dei privati, che il governo condividerà nella giornata di oggi con le parti sociali. “L’uso delle mascherine filtranti FFP2 rimane un presidio importante per la tutela della salute dei lavoratori ai fini della prevenzione del contagio, soprattutto nei contesti di lavoro in ambienti chiusi e condivisi da più lavoratori o aperti al pubblico o dove comunque non sia possibile il distanziamento interpersonale di un metro per le specificità delle attività lavorative”. Questo si legge nel testo relativamente al primo punto menzionato, per il quale viene affermato che il datore di lavoro debba assicurare la “disponibilità di FFP2 al fine di consentirne ai lavoratori l’utilizzo nei contesti a maggior rischio”.

La proroga del loro utilizzo sembra dunque essere scontata, ma resta da vedere se si opterà per una semplice raccomandazione o per un vero e proprio obbligo. Secondo quanto riportato dal quotidiano la Stampa – che ha anticipato il contenuto del testo – l’obbligo di mascherina per i lavoratori del privato non dovrebbe essere revocato. Tuttavia maggiori certezze vi saranno in seguito all’incontro di oggi pomeriggio con le parti sociali per l’esame del testo, nel quale potrebbero essere avanzate eventuali proposte di modifiche.

Come anticipato, poi, la bozza prevede per le persone presenti sul luogo di lavoro l’obbligo di “adottare tutte le precauzioni igieniche, in particolare per le mani”, con il datore di lavoro che dovrebbe “mettere a disposizione idonei e sufficienti mezzi detergenti, accessibili a tutti i lavoratori anche grazie a specifici dispenser collocati in punti facilmente accessibili”. Oltre a ciò, la possibilità di ricorrere allo smart working a quanto pare continuerà ad esservi, essendo il lavoro agile definito come “uno strumento utile per contrastare la diffusione del contagio da Covid-19, soprattutto con riferimento ai lavoratori fragili, maggiormente esposti ai rischi derivanti dalla malattia”.

Il testo prevede altresì la “sanificazione periodica” dei locali e delle postazioni di lavoro, orari di ingresso e uscita scaglionati in modo da evitare assembramenti
nelle zone comuni ed il costante ricambio dell’aria. Presente infine anche il controllo della temperatura, al quale il personale prima dell’accesso al luogo di lavoro potrà essere sottoposto, che non dovrà superare i 37,5 gradi.

Detto ciò, tralasciando l’aggiornamento di tali restrizioni, un’altra misura che potrebbe essere prorogata – secondo quanto comunicato dal deputato di Alternativa Raphael Raduzzi – è quella riguardante le multe per gli over 50 non vaccinati. «I relatori di maggioranza del dl Aiuti son venuti a farci vedere l’emendamento che propongono sulle multe per over50 parzialmente o non vaccinati che porterebbe il termine dal 1 febbraio al 15 giugno», ha infatti affermato questa mattina Raduzzi tramite un tweet, sottolineando che Alternativa lo «subemenderà» con il fine di «cancellare ogni multa».

[di Raffaele De Luca]

Gli indigeni dell’Amazzonia colombiana verso la riconquista dell’autogoverno

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indigeni colombia

Una misura apparentemente ovvia, ma che in Colombia potrebbe essere (ri)conquistata dopo secoli per la prima volta al mondo. In Colombia i dipartimenti abitati dalle comunità indigene di Amazonas, Guainía e Vaupés potrebbero molto presto essere riconosciuti come “entità territoriali indigene” (ITE). Se così fosse, questi territori torneranno ad autogovernarsi rispetto ad un’ampia gamma di temi, godendo ad esempio di autonomia finanziaria e, più in generale, di una certa indipendenza decisionale. Si tratterebbe naturalmente di un riconoscimento molto importante, previsto a seguito di una sentenza della Corte Costituzionale che nel settembre del 2021 ha imposto al Governo di prendersi carico e valutare, oltre a quelle di Amazonas, Guainía e Vaupés, tutte le richieste di questo tipo.

Per i rappresentanti dei dipartimenti, che si sono riuniti per la prima volta a Bogotà tra il 16 e il 20 maggio, è stata una grossa sorpresa ritrovarsi a parlare della possibilità che i loro territori diventino entità territoriali. Di fatto queste avrebbero la stessa autonomia e autorità di un comune o di un dipartimento, esercitando maggiore potere sulle proprie risorse, anche quando queste vengono prelevate dallo Stato. In altri termini, significherebbe stilare i propri piani di sviluppo in materia di organizzazione del territorio, o del mantenimento dell’ordine pubblico ad esempio.

«Potrebbe diventare la prima regione al mondo in cui le popolazioni indigene hanno i poteri politici e amministrativi per gestire i loro territori, secondo i loro sistemi di conoscenza, e in modo coordinato e articolato con il governo centrale» ha riferito l’associazione Gaia Amazonas. Un esempio che potrebbe essere seguito in altre parti del mondo dove la tutela dell’ambiente ha bisogno di maggiori garanzie.

Il riconoscimento dei diritti, dei loro territori e del sistema di governo adottato sono da sempre temi centrali nella lotta indigena. Le popolazioni locali sono infatti considerate le uniche a sapersi prendere cura della terra, rispettandone i suoi cicli vitali e le sue risorse. La creazione di ITE potrebbe inoltre agevolare il processo di conservazione della cultura locale, le cui decine di sfaccettature si spalmano su un territorio di circa 10 milioni di ettari di foresta quasi totalmente incontaminata. Questo spazio raccoglie 43 popoli indigeni diversi, che parlano 40 lingue differenti e il cui fulcro vitale è proprio il rispetto e la salvaguardia della natura. Infatti le persone si prendono cura delle loro colture, costruiscono oggetti d’artigianato intrecciando i filamenti provenienti dalle palme e vivono seguendo il ritmo delle stagioni.

Il rispetto della loro individualità non è sempre stato tutelato dalla legge. La Costituzione colombiana ha riconosciuto per la prima volta la presenza di una forte diversità etnica e culturale nel Paese solo nel 1991.  Non significa che da quell’anno le cose siano totalmente cambiate in meglio. Anzi, il 37% dell’Amazzonia colombiana vive ancora in un limbo legale, senza una chiara regolamentazione che le governi.

«Il governo non vuole che gli indigeni si governino da soli. Non accetta che sappiano come gestire le risorse», ha detto Luis Andrés Tabaquen, rappresentante legale del Medio Rio Guainía Resguardo, un altro territorio cioè che persegue il riconoscimento ITE. È molto probabile che il motivo abbia a che fare col denaro. I popoli indigeni dell’Amazzonia, che difendono la terra e le sue risorse, sono considerati un ostacolo per lo sviluppo economico della Colombia e dei suoi rapporti con i Paesi esteri. Proprio per questo motivo, per anni le comunità locali hanno subito (e continuano a subire) minacce, violenze e schiavitù.

Ma le cose potrebbero in parte cambiare e quella del riconoscimento dell’ITE è una delle strade percorribili. I primi sviluppi decisivi potrebbero esserci all’inizio del prossimo anno.

[di Gloria Ferrari]

Pfizer firma nuovo contratto con il governo americano

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Pfizer Inc, insieme al partner BioNTech SE, ha dichiarato mercoledì di aver firmato un accordo da 3,2 miliardi di dollari con il governo degli Stati Uniti per 105 milioni di dosi del nuovo vaccino COVID-19, che potrebbe essere consegnato già entro la fine dell’estate. I produttori del farmaco hanno sviluppato il nuovo vaccino per contrastare la variante Omicron che è diventata dominante lo scorso inverno e per coprire il maggior numero possibile di varianti. Il prezzo medio per dose nel nuovo accordo è di oltre 30 dollari, rispetto ai 19,50 dollari per dose che il governo degli Stati Uniti ha pagato nel suo contratto iniziale con Pfizer.

Come Nestlé è diventata la multinazionale più odiata del pianeta

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Alimenti per l'infanzia, cereali da colazione, dolciumi vari, acqua in bottiglia, caffè e tè, gelati, cibi surgelati, gelati, snack e cibi per animali domestici. Potremmo continuare ancora con l’elenco, ma in realtà basta aprire le credenze di casa per capire che Nestlé è davvero una multinazionale che ha a che fare con una lista quasi infinità di alimenti. Controllando le etichette vi sorprenderete di quanti prodotti diffusi con i marchi più diversi riportino in piccolo, da qualche parte della confezione, la Nestlé come casa madre. Fondata in una piccola località della Svizzera francese di no...

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Israele, parlamento sciolto e governo provvisorio

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Con l’approvazione della legge di iniziativa governativa per lo scioglimento della Knesset, il parlamento monocamerale di Israele, e della legislatura, l’attuale ministro degli Esteri Yair Lapid diventerà primo ministro ad interim fino alle elezioni previste per il prossimo novembre, le quinte in meno di quattro anni. Lapid – che prende il posto di Naftali Bennett – assumerà le funzioni dalle 24 di oggi (ora locale). La decisione è stata presa a causa della mancanza di una maggioranza stabile in parlamento, che poteva contare su 59 seggi su 120.

La Commissione UE dice di essersi persa gli sms tra Von der Leyen e Pfizer

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Nei mesi scorsi, la Commissione europea ha dichiarato di non poter recuperare i messaggi di testo che la presidente Ursula Von der Leyen ha scambiato con l’amministratore delegato di Pfizer Albert Bourla nel corso dei negoziati sulla fornitura all’UE di 1,8 miliardi di dosi di vaccino anti-Covid. Mercoledì, il Mediatore europeo, l’organo che ha il compito di indagare sulle denunce relative a casi di cattiva amministrazione da parte delle istituzioni dell’Unione, ha pubblicato un documento nel quale la Commissione ha rivendicato il proprio diritto a non conservare le registrazioni dei messaggi di testo della Von der Leyen, in quanto comunicazioni di natura “breve ed effimera” e per questo non contenenti “informazioni importanti su politiche, attività o decisioni della Commissione”. Il Mediatore ha definito le affermazioni della Commissione “problematiche su diversi punti”, non rilasciando per il momento ulteriori commenti.

La controversia risale ad aprile 2021, quando in seguito a un articolo del New York Times in cui veniva appunto riferita la notizia dello scambio di messaggi tra la Von der Leyen e Bourla, la Commissione europea ha ricevuto la richiesta di accedere pubblicamente ad essi. Tuttavia, l’istituzione di Bruxelles ha fatto sapere di non poter fornire l’accesso a nessuno dei messaggi non essendo questi ultimi stati conservati e, dunque, non avendone traccia. Per questo motivo, è stata effettuata una denuncia presso il Mediatore europeo, che ha deciso di avviare un’indagine lo scorso 16 settembre. Il denunciante ha basato la sua richiesta sul fatto che gli sms rientrerebbero nel concetto di “documento” previsto dal regolamento 1049/2001, il quale stabilisce che in caso di mancata diffusione pubblica i richiedenti possono rifarsi all’organo di controllo. Da notare come circa un terzo delle indagini che il Mediatore europeo svolge ogni anno riguardano la mancanza o il rifiuto di fornire informazioni.

La decisione finale dell’organo di controllo dovrebbe arrivare nelle prossime settimane e includerà «un’analisi completa dell’accaduto». L’esito delle indagini ha valore di raccomandazione, rientrante dunque nella categoria del soft law o comunque del diritto non vincolante, che viene inviata all’istituzione o all’organo interessato che dispone di tre mesi per comunicare il proprio parere. Se l’ente non accetta le raccomandazioni proposte, il Mediatore può redigere una relazione speciale da presentare al Parlamento europeo, il quale può a sua volta elaborare una relazione e sottoporre la questione all’Aula. S’intende, dunque, che la strada più rapida ed efficace sia quella dell’accettazione da parte della Commissione delle raccomandazioni che arriveranno dal Mediatore. Una strada che comunque non porterà alla pubblicazione degli scambi tra Ursula Von der Leyen e Albert Bourla, visto che da Bruxelles fanno sapere che dei messaggi non è rimasta alcuna traccia, nonostante l’argomento e il periodo delicati e l’ampia discrezionalità del concetto di “informazioni importanti su politiche, attività o decisioni della Commissione”.

[di Salvatore Toscano]

Bruxelles dà via libera alla sorveglianza totale dell’Europol, la polizia europea

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Spesso notiamo come alcune nazioni estere non abbiano alcun riguardo per la privacy internettiana dei propri cittadini, che i dati siano utilizzati senza ritegno per ottimizzare i sistemi di sorveglianza. In tal senso, l’Unione Europea si è sempre dimostrata una virtuosa eccezione, tuttavia un recente emendamento si è assicurato di garantire all’Europol quegli stessi poteri invasivi che critichiamo aspramente ai Governi autoritari.

Facciamo un passo indietro. L’Europol è l’agenzia UE che coordina le polizie dei Paesi Membri quando queste sono impegnate in indagini relative al crimine organizzato di portata internazionale. Come tutte le attività di sicurezza governative, l’Europol non è soggetta alle leggi sulla privacy digitale codificate nel GDPR, tuttavia esistono comunque alcune limitazioni attraverso cui si tutelano i cittadini da eventuali abusi. Limitazioni garantite tra le altre dal Data Subject Categorisation (DSC), il quale è appena stato annichilito.

Senza troppe cerimonie e nel silenzio generale, il 27 giugno 2022 Parlamento e Consiglio UE si sono assicurati di formalizzare un emendamento che è immediatamente entrato in vigore. La modifica alla legge europea ha ampliato nettamente i poteri dell’Europol, entità che in passato era peraltro finita nel mirino dello European Data Protection Supervisor (EDPS), l’autorità di sorveglianza indipendente che vigila sulla tutela della privacy da parte delle istituzioni europee.

Lo scorso gennaio, l’EDPS aveva denunciato che il modo di gestire i dati da parte dell’Europol fosse contrario alle norme di legge, ovvero che l’agenzia poliziesca preservasse illegalmente nei propri archivi le informazioni di soggetti non coinvolti nei crimini al centro delle indagini. Per risolvere l’abuso, l’organo di vigilanza aveva imposto che le informazioni raccolte venissero scremate e regolarizzate nell’arco di dodici mesi, pena la cancellazione coatta di quanto contenuto sui server.

Con il recente emendamento, l’Unione Europea non si è solamente assicurata di annullare i presupposti su cui si appoggiava la decisione dell’EDPS, ma ha anche provveduto a intensificare considerevolmente l’efficienza della sorveglianza poliziesca. L’Europol può infatti ora trattare i dati dei non indagati al pari di coloro che hanno legami con la malavita e tale variazione ha valore retroattivo, quindi va di fatto ad annullare l’ordine di adeguamento.

Non solo, come spiega la stessa polizia europea, l’aggiornamento assicura ai suoi uffici la possibilità di sviluppare e applicare nuove tecnologie ai fini di combattere la malavita internazionale, nonché garantisce maggiore spazio di manovra nell’ottenimento dei dati digitali direttamente dalle aziende private. Considerando che nel 2023 dovrebbe entrare in campo il progetto europeo di gestione dei dati criminali attraverso sistemi di machine learning e Big Data, INFINITY, le tempistiche non possono che sollevare qualche preoccupazione.

L’Europol sostiene che l’emendamento appena siglato andrà a rinvigorire le funzioni dell’EDPS, una posizione che non è però condivisa dall’EDPS stessa, la quale parla invece di «indebolimento del diritto fondamentale alla protezione dei dati». L’organo di vigilanza sottolinea quindi che i nuovi poteri polizieschi non siano compensati da tutele adeguate e fa notare che ora starà all’Europol autonormarsi per non sfociare in ulteriori abusi. Non certo una garanzia.

[di Walter Ferri]