Sovranità alimentare: continua la lotta dei contadini contro il trattato Ue-Mercosur

Altragricoltura, la Confederazione Sindacale per la Sovranità Alimentare, ha diffidato l’Unione Europea dal dare il via all’applicazione in via provvisoria dell’accordo Mercosur, che apre al libero scambio con alcuni Paesi dell’America del Sud. Altragricoltura ha fatto sapere che «in caso di danni alle aziende agricole» si riserverà di «chiedere i danni direttamente alla Commissione», dal momento che «ha ravvisato ben sette punti che renderebbero totalmente inefficaci le misure di salvaguardia». Alla fine di marzo, la presidente della Commissione UE aveva dichiarato che l’accordo sarebbe entrato in vigore a partire dal prossimo 1° maggio, nonostante questo non abbia ancora ricevuto il via libera dal Parlamento.

Al centro della contestazione, presentata come «atto di segnalazione, diffida e messa in mora», vi è la procedura che Bruxelles intende seguire per far entrare in vigore il patto aggirando i Parlamenti nazionali. La Commissione ha proposto di dividere l’originario accordo in due parti: un trattato commerciale interinale (ITA), di esclusiva competenza UE, e un accordo di partenariato più ampio che richiederebbe invece la ratifica di tutti gli Stati membri. Secondo i contestatori, si tratterebbe di una manovra per eludere il necessario controllo dei legislatori nazionali, in violazione dell’articolo 218 del Trattato sul Funzionamento dell’Unione Europea (TFUE). L’atto di diffida evidenzia come il Parlamento Europeo, il 21 gennaio 2026, abbia già chiesto formalmente alla Corte di Giustizia dell’Unione Europea un parere preventivo sulla compatibilità dell’accordo con i Trattati. Per gli agricoltori, procedere con la firma o l’applicazione provvisoria in attesa del verdetto della Corte costituirebbe una «manifesta violazione del principio di leale cooperazione» e un’ipotesi di «cattiva amministrazione», spogliando di significato il ruolo del Parlamento e della stessa magistratura europea.

Non meno rilevante è il richiamo al principio di precauzione (articolo 191 TFUE). L’accordo, denunciano i diffidanti, incentiverebbe pratiche agricole insostenibili, l’uso di pesticidi vietati in Europa e la deforestazione amazzonica, esponendo gli agricoltori italiani a una concorrenza sleale basata su standard sanitari e ambientali molto più bassi. «Dare attuazione a un accordo del genere – si legge nel documento – costituirebbe una palese e ingiustificabile abdicazione a tale principio fondamentale». L’associazione invita formalmente il governo italiano a opporsi in Consiglio UE a qualsiasi decisione che favorisca l’applicazione provvisoria del patto. In caso contrario, avverte: ogni atto adottato in violazione dei Trattati potrà essere impugnato e le istituzioni europee, così come lo Stato italiano, potranno essere chiamate a rispondere dei danni subiti dagli operatori agricoli, ai sensi dell’articolo 340 TFUE.

L’accordo costituisce una delle più ampie zone di libero scambio al mondo, azzerando o riducendo notevolmente i dazi tra i Paesi dei due blocchi. È stato ampiamente contestato da diversi Stati – come la Francia – e categorie di lavoratori, tra cui spiccano gli agricoltori, che temono che le più elastiche norme di controllo sulla produzione presenti in Sudamerica finiscano per avvantaggiare i beni provenienti da oltreoceano sul mercato domestico. L’entrata in vigore arriva dopo che tutti i Paesi del blocco Mercosur hanno ratificato l’accordo, ma non risulta definitiva: essa deve infatti venire approvata dal Parlamento Europeo, che tuttavia ha chiesto alla Corte di Giustizia europea di esprimersi sulla sua validità. Lo scorso mese, un annuncio di Ursula von der Leyen ha, di fatto, scavalcato il Parlamento Europeo, con la Commissione UE che ha formalizzato la ratifica, sancendo che l’accordo UE-Mercosur entrerà in vigore in via provvisoria il prossimo 1° maggio. La partita, insomma, non è solo commerciale, ma è già diventata un test sulla tenuta delle procedure e sull’equilibrio tra Bruxelles, Stati membri e Corte di giustizia.

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Stefano Baudino

Laureato in Mass Media e Politica, autore di dieci saggi su criminalità mafiosa e terrorismo. Interviene come esperto esterno in scuole e università con un modulo didattico sulla storia di Cosa nostra. Per L’Indipendente scrive di attualità, politica e mafia.

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