Che cosa c’è nei documenti UFO desecretati dal Pentagono

Per decenni, il fenomeno UFO è stato confinato in una zona d’ombra: troppo ingombrante per essere ignorato, troppo scottante per essere riconosciuto ufficialmente. Chiunque parlasse di luci nei cieli o presunti programmi segreti rischiava automaticamente di essere associato al complottismo e accusato di soffrire di paranoia. Eppure, mentre i media ridicolizzavano il tema, le agenzie governative americane continuavano a raccogliere in segreto dossier, rapporti radar, fotografie, tracciati militari e testimonianze di civili e di piloti sui cosiddetti “dischi volanti”. Negli ultimi anni, negli Stati Uniti si è assistito a un rinnovato interesse pubblico per la vita extraterrestre. Nell’estate del 2022, il Congresso ha tenuto le prime audizioni sugli UFO e le forze armate hanno promesso maggiore trasparenza in materia. Il 26 luglio 2023, è stato ascoltato al Congresso la cosiddetta “talpa degli UFO”, l’ex ufficiale dell’intelligence David Grusch, secondo cui gli Stati Uniti avrebbero recuperato da decenni velivoli “non umani” e materiali biologici alieni. Accuse smentite dal Pentagono, che sostiene di non avere prove di programmi segreti extraterrestri, che hanno però spinto alcuni deputati a fare ulteriori pressioni per la desecretazione del dossier UFO. La svolta è arrivata l’8 maggio 2026, quando il Dipartimento della Guerra ha pubblicato sul portale WAR.GOV/UFO un primo archivio di 162 documenti provenienti dal Pentagono, dall’FBI, dalla NASA, dal Dipartimento dell’Energia e da altre agenzie federali contenenti immagini e video desecretati.

Un portale dedicato agli UAP

Il nuovo archivio prende il nome di “Presidential Unsealing and Reporting System for UAP Encounters”, acronimo PURSUE. Il materiale include decenni di promemoria militari declassificati, rapporti delle missioni lunari Apollo e testimonianze di piloti e comuni cittadini che affermano di aver avvistato un UFO. Il sito precisa che: «Il materiale qui archiviato riguarda casi irrisolti, ovvero, casi per i quali il governo non è in grado di giungere a una conclusione definitiva sulla natura dei fenomeni osservati». Gli UFO non vengono più trattati come materiale di folklore, ma come possibili minacce alla sicurezza nazionale. Non a caso il termine “UFO” è stato progressivamente sostituito da “UAP” (“Unidentified aerial phenomena”, ovvero, “fenomeni aerei non identificati”), una definizione più tecnica e meno caricata culturalmente, che trasferisce il fenomeno dal terreno della fantascienza a quello della sicurezza e dell’intelligence.

Tutto ha avuto inizio con…Obama

Il Segretario alla Guerra Pete Hegseth.

In una nota ufficiale, la Casa Bianca e il Pentagono parlano di “trasparenza” e di “nuovo approccio scientifico”. Il segretario alla Guerra Pete Hegseth ha aggiunto: «Per anni questi file sono rimasti fuori dalla portata del pubblico, alimentando speculazioni comprensibili. Ora è il momento che gli americani li vedano con i propri occhi». La pubblicazione dei documenti arriva dopo le dichiarazioni dello scorso febbraio dell’ex presidente USA Barack Obama, che aveva affermato che gli alieni «esistono davvero», precisando poi di non aver mai visto prove durante la sua presidenza. Successivamente, Donald Trump ha ordinato al Pentagono di desecretare i documenti relativi agli UAP.

“Trasparenza” o diversivo?

Il rilascio dei file – che dovrebbe continuare per gradi – arriva in uno dei momenti più delicati per l’amministrazione americana, mentre continua a crescere la pressione sul caso Epstein e la crisi mediorientale rischia di trascinare Washington in un nuovo conflitto regionale. Non sorprende, quindi, che numerosi osservatori abbiano letto questa improvvisa “apertura sugli alieni” anche come un gigantesco diversivo mediatico, capace di monopolizzare l’attenzione pubblica globale. Al di là degli interrogativi sulla tempistica, la questione non è stabilire se i fenomeni documentati siano autentici o meno: molti dei materiali pubblicati mostrano effettivamente oggetti non identificati, anomalie radar, luci inspiegabili o movimenti inconsueti registrati da piloti militari e sistemi infrarossi. Il punto è un altro: dietro la retorica della “rivelazione storica” emergono molti elementi che invitano alla cautela. Gran parte del materiale era già trapelato negli anni passati, circolava da tempo negli ambienti ufologici o era stato oggetto di leak controllati. Altri file risultano pesantemente redatti, incompleti o privi di elementi verificabili. Lo stesso Pentagono, pur avendo pubblicato i documenti, continua a negare qualsiasi prova concreta di tecnologia extraterrestre.

Gli UFO del Terzo Reich

Una parte rilevante dei dossier collega questi fenomeni ai progetti aeronautici tedeschi sperimentali, in particolare alle ali volanti Horten e ad armamenti avanzati del Terzo Reich.

Tra i materiali più discussi figurano dossier risalenti agli anni Quaranta e Cinquanta: alcuni documenti fanno riferimento a presunti velivoli “a disco” sviluppati dalla Germania nazista negli ultimi anni del conflitto, alludendo alle teorie ufologiche sui programmi segreti del Terzo Reich. I memorandum del 1945-1948 mostrano, per esempio, che le forze armate britanniche e statunitensi monitoravano con attenzione fenomeni aerei anomali già durante la Seconda guerra mondiale. I documenti parlano di “balls of fire”, “night phenomena” e “flying discs” osservati da piloti alleati in Europa, spesso descritti come luci od oggetti metallici in grado di manovre insolite e velocità elevate. Una parte rilevante dei dossier collega questi fenomeni ai progetti aeronautici tedeschi sperimentali, in particolare alle ali volanti Horten e ad armamenti avanzati del Terzo Reich. Diversi rapporti classificati valutano la possibilità che i “flying discs” possano derivare da tecnologie segrete sviluppate dalla Germania nazista e successivamente finite sotto osservazione dell’intelligence americana.

I documenti dal 1947 al 1968

Questo file contiene promemoria e corrispondenza relativi agli avvistamenti di dischi volanti e al fatto che questi siano motivo di preoccupazione per l’Air Materiel Command.

I dossier dell’Air Material Command e dell’US Air Force del 1947-1948 mostrano che i “dischi volanti” venivano trattati come un tema reale di intelligence militare, con rapporti classificati, analisi tecniche e testimonianze di piloti. In un memorandum del 1947, l’Air Material Command affermava che il fenomeno era «reale e non visionario o fittizio», ipotizzando velivoli avanzati e tecnologie sconosciute. Un fascicolo dell’FBI, suddiviso in diverse parti, include verbali investigativi e testimonianze oculari e rapporti pubblici riguardanti oggetti volanti non identificati e dischi volanti documentati tra giugno 1947 e luglio 1968. Gran parte del fascicolo è composta da ritagli di giornali, volantini e pagine della rivista “Flying Saucers International”, legata alla rivista AFSCA. I documenti mostrano che negli anni Sessanta l’FBI riceveva numerose segnalazioni e lettere sugli UFO, monitorava marginalmente gruppi ufologici civili e archiviava il materiale, ma senza aprire indagini sostanziali né riconoscere autenticità ai fenomeni descritti.

Il caso Midland

I documenti includono resoconti di incidenti di alto profilo, prove fotografiche provenienti da siti come Oak Ridge, nel Tennessee, e proposte tecniche riguardanti potenziali sistemi di propulsione. Si trovano anche memorandum interni, telegrammi urgenti e testimonianze oculari relative a oggetti luminosi osservati in New Jersey, Michigan, Illinois e Wisconsin. Tra i casi più rilevanti compare anche il noto episodio di Midland, Michigan del 1947: secondo le testimonianze raccolte dall’FBI, una coppia, Raymond Edward Land e Laura Lane, riferì di aver osservato nel cielo una grande sfera luminosa o “palla di fuoco” precipitare in un campo durante la notte. Dopo l’impatto, i testimoni sostennero di aver trovato sul posto materiale insolito: frammenti metallici, sabbia vetrificata e sostanze che ritenevano radioattive. Il materiale recuperato venne inviato ai laboratori dell’FBI per essere analizzato. Nei memorandum interni gli investigatori descrissero il caso con cautela: gli investigatori segnalarono incongruenze nei racconti e descrissero il testimone principale come “eccentrico” e incline a interpretazioni fantasiose.

Anomalie nei cieli

Molti rapporti riportano caratteristiche ricorrenti negli avvistamenti: assenza di rumore, improvvise accelerazioni di luci od oggetti in volo, cambi di direzione repentina, oggetti che sembrano riflettere la luce del sole o lasciare scie luminose. In alcuni casi, gli osservatori ipotizzarono velivoli sperimentali o illusioni ottiche, ma diversi memorandum sottolineano che gli avvistamenti provenivano da personale ritenuto affidabile, inclusi piloti militari e operatori radar. Tra gli episodi più significativi compaiono avvistamenti sopra basi aeree e aeroporti militari, come Seattle, Medford e Spokane, oltre a rapporti dettagliati su grandi oggetti circolari o cilindrici osservati in formazione o in volo stazionario.

I video infrarossi

Immagine fissa a infrarossi (in nero) di un oggetto non identificato catturata sopra gli Stati Uniti occidentali nel dicembre 2025.

Una parte consistente del materiale pubblicato riguarda registrazioni effettuate da sensori militari infrarossi. Alcuni video mostrano oggetti luminosi che sembrano muoversi in modo irregolare o cambiare traiettoria improvvisamente. Uno dei filmati più rilanciati è quello della cosiddetta “stella a otto punte”, registrata nel 2013 da un sistema del CENTCOM. L’oggetto appare come una forma luminosa che attraversa il cielo compiendo movimenti apparentemente anomali. Ancora più spettacolare è il rapporto relativo a una missione del 2025 nei pressi di un sito governativo americano. Il documento descrive una sfera “super-hot” rilevata durante un’operazione notturna. Secondo i militari, l’oggetto avrebbe improvvisamente cambiato direzione, suddiviso la propria struttura e rilasciato altri punti luminosi prima di sparire ad altissima velocità. Un video consistente in un minuto e 49 secondi registrato da un sensore a infrarossi a bordo di una piattaforma militare statunitense nel 2026 mostra un oggetto piatto dotato di luci dal movimento anomalo.

Le missioni Apollo

Immagini d’archivio della missione Apollo 17 sulla Luna. Il riquadro giallo contiene un ingrandimento della foto originale in cui sono visibili tre luci sopra il terreno lunare.

Tra gli elementi che hanno destato maggiore clamore figurano anche alcuni file relativi alle missioni Apollo. In particolare, troviamo le fotografie e trascrizioni che confermerebbero anomalie osservate dagli astronauti americani nello spazio. Un documento relativo a Gemini 7, la decima missione spaziale americana con equipaggio, è la trascrizione delle comunicazioni tra l’equipaggio, gli astronauti James “Jim” Lovell e Frank Borman, e il Manned Flight Center (ora noto come Johnson Space Center) di Houston, in Texas. La trascrizione inizia con la segnalazione di Borman di un “bogey“, termine dell’epoca per indicare un velivolo non identificato, e di un campo di detriti. Borman descrive il campo di detriti come composto da «moltissime […] centinaia di piccole particelle», stimando che la distanza delle particelle dalla navicella spaziale fosse di circa sei chilometri. Lovell descrive l’osservazione di un «corpo brillante nel sole su uno sfondo nero con trilioni di particelle». In una registrazione audio del 5 dicembre 1965 si sente l’astronauta Frank Borman riferire al centro di controllo missione della NASA a Houston di aver avvistato un oggetto non identificato, che definisce “una macchia”. Un estratto della trascrizione delle comunicazioni vocali tecniche aria-terra di Apollo 12, novembre 1969, evidenzia due periodi in cui gli astronauti segnalano l’osservazione di fenomeni non identificati. Similmente per un estratto delle comunicazioni dell’Apollo 17. In un documento, un estratto del debriefing tecnico dell’equipaggio di Apollo 17 del 4 gennaio 1973, l’astronauta Harrison Schmitt riferisce di aver visto dei lampi di luce. Seguono immagini d’archivio che ritraggono la superficie lunare vista dal sito di atterraggio dell’Apollo 12, in cui sono visibili fenomeni non identificati. Una delle immagini più condivise mostra tre punti luminosi in formazione triangolare fotografati durante Apollo 17.

Materiale già noto

Proprio qui, però, emerge uno degli aspetti più controversi dell’intera operazione. Gran parte del materiale “rivelato” dal Pentagono circola da anni negli archivi NASA ed è già stato spiegato con fenomeni banali: riflessi ottici, detriti illuminati, imperfezioni fotografiche o micrometeoriti. Alcuni osservatori hanno accusato il Pentagono di presentare come clamorosamente inediti documenti noti da decenni agli studiosi del settore. Ed è proprio questo il nodo centrale della vicenda: la distanza enorme tra il marketing mediatico della disclosure e il contenuto reale dei documenti.

Che fare in caso di contatto?

Un memorandum, datato 18 luglio 1963, proveniente dall’Ufficio Esecutivo del Presidente, Consiglio Nazionale per l’Aeronautica e lo Spazio, riguarda riflessioni sulla questione dell’esistenza di razze aliene. Include dettagli relativi ai piani da attuare in caso di scoperta di intelligenza extraterrestre, all’ampliamento delle conoscenze scientifiche, alla possibilità di vita su Marte e alla politica diplomatica. L’autore del memo analizza diverse possibilità: civiltà sviluppatesi su Marte o sulla Luna, visite provenienti da altri sistemi stellari e persino tecnologie capaci di superare i limiti della fisica allora conosciuta. Il testo cita anche fenomeni che all’epoca alimentavano speculazioni – come anomalie lunari, gas osservati nei crateri e presunti “canali” marziani – pur mantenendo un approccio prudente e scientifico. Nelle conclusioni, il memorandum afferma che un eventuale incontro con una civiltà aliena potrebbe modificare radicalmente le politiche terrestri e che, in caso di scoperta, sarebbe necessario determinarne rapidamente il livello tecnologico e le intenzioni.

Questo memorandum, datato 18 luglio 1963, proveniente dall’Ufficio Esecutivo del Presidente, Consiglio Nazionale per l’Aeronautica e lo Spazio, riguarda riflessioni sulla questione dell’esistenza di razze aliene. Include dettagli relativi ai piani da attuare in caso di scoperta di intelligenza extraterrestre, all’ampliamento delle conoscenze scientifiche, alla possibilità di vita su Marte e alla politica diplomatica.

La costruzione della narrazione

Alla luce dei documenti pubblicati e in attesa di prossimi rilasci, per ora, l’impressione è che il Pentagono stia gestendo il fenomeno UFO soprattutto come operazione narrativa. Fermo restando che si possa anche ipotizzare che si stia testando la reazione da parte dell’opinione pubblica e che si voglia procedere “per gradi”, la disclosure è stata preparata con teaser, anticipazioni, dichiarazioni politiche e una strategia comunicativa perfettamente calibrata per massimizzare viralità e coinvolgimento emotivo. Il contenuto dei documenti appare, però, molto meno rivoluzionario di quanto suggeriscano titoli di quotidiani e talk show. Il meccanismo ricorda quello già visto in altri contesti contemporanei: alimentare un flusso continuo di ambiguità e suggestioni in modo da monopolizzare l’attenzione pubblica senza mai arrivare a una conclusione definitiva.

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Enrica Perucchietti

Laureata con lode in Filosofia, vive e lavora a Torino come giornalista, scrittrice ed editor. Collabora con diverse testate e canali di informazione indipendente. È autrice di numerosi saggi di successo. Per L’Indipendente cura la rubrica Anti fakenews.

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