Berlino ha deciso di infrangere il suo proverbiale rigore fiscale in nome della “difesa” e del riarmo, prevedendo un indebitamento per le spese militari di oltre 800 miliardi di euro entro il 2030. L’obiettivo che ha spinto il governo tedesco in questa direzione è portare gli investimenti in armi ai livelli della Guerra fredda per quella che in Europa viene definita la “minaccia russa”. Il cancelliere Friedrich Merz intende a tal fine raccogliere 200 miliardi di euro sui mercati finanziari nel 2027 alterando così in modo determinante la traiettoria delle finanze pubbliche dello Stato teutonico. Si tratta di un brusco cambiamento di rotta sul piano ideologico rispetto alla linea di forte austerità tenuta fino ad ora da Berlino, che ha imposto la propria rigidità fiscale a tutti gli Stati membri dell’Ue.
In base alle proiezioni del Ministero delle finanze tedesco, Berlino raccoglierà 200 miliardi di euro sui mercati il prossimo anno, contribuendo così a un aumento del deficit pubblico del 12,5% rispetto ai livelli attuali, come riporta il quotidiano economico Financial Times. È previsto che gli stanziamenti militari saliranno a 109 miliardi di euro il prossimo anno e raggiungeranno i 183,6 miliardi entro la fine del decennio, inclusi 11,6 miliardi di euro destinati all’assistenza militare all’Ucraina. Il tutto avviene in un contesto di rapidi e profondi cambiamenti strutturali a livello geopolitico: il possibile disimpegno americano dal continente europeo e le frizioni sempre più accentuate con l’amministrazione statunitense stanno creando un divario crescente tra le due sponde dell’Atlantico che ha spinto Berlino ad agire. Venuto meno il suo status di potenza industriale, soprattutto in seguito all’abbandono del gas russo, lo Stato teutonico sta cercando di mantenere il suo ruolo egemonico nel Vecchio continente trasformandosi in potenza militare, in nome della “minaccia russa”. Tale scenario sta alla base della “svolta storica” sul piano fiscale intrapresa da Berlino. La Germania intende, inoltre, raggiungere la soglia del 2,8% del Pil per la difesa aumentando tale cifra al 3,5% entro il 2029.
La sospensione della cosiddetta regola del “freno al debito” non riguarda però solo le spese militari, ma anche le infrastrutture, per il miglioramento delle quali Berlino ha creato un fondo da 500 miliardi di euro. Nel 2027 la coalizione del cancelliere Merz – composta dall’Unione cristiano-democratica di Germania (CDU), dal Partito Socialdemocratico di Germania (SPD) e dall’Unione Cristiano-sociale in Baviera (CSU) – prevede di emettere circa 55 miliardi di euro di debito solo per gli investimenti infrastrutturali con l’obiettivo di migliorare le strutture in stato di degrado, tra cui reti di trasporto pubblico, ospedali e reti energetiche. L’idea di investire in deficit sospendendo i severi vincoli fiscali è finalizzata a risollevare l’economia tedesca, schiacciata dalle ingenti spese energetiche – aggravate ora con il conflitto in Medio Oriente – e dai dazi imposti dall’amministrazione Trump. Tuttavia, nonostante gli stimoli fiscali, la più grande economia europea rimane stagnante dopo due anni di recessione nel 2023-2024. Allo stesso tempo, l’iniziativa dell’esecutivo tedesco è al vaglio critico del settore imprenditoriale, in quanto si prevede che gli interessi sul debito federale raddoppieranno quasi, passando da 42 miliardi di euro il prossimo anno a 81 miliardi di euro entro il 2030.
La strategia di indebitamento del governo tedesco era stata predisposta in anticipo quando, nel marzo del 2025, il Parlamento tedesco aveva approvato una riforma per la modifica della Costituzione che permetteva di sospendere parzialmente la regola del “freno al debito” che la Germania si è autoimposta a partire dal 2009. Per anni lo Stato tedesco ha perseguito una politica rigorista, fondata su una cieca austerità di bilancio, prescritta anche agli altri Paesi europei, il cui effetto non è stato altro che quello di comprimere la domanda interna – anche attraverso la svalutazione dei salari – per spingere le esportazioni. Ora però che l’economia tedesca ha subito un brusco rallentamento, Berlino ha rapidamente cambiato rotta, non per aumentare gli investimenti in voci della spesa pubblica quali sanità o istruzione o a favore delle imprese, bensì per le spese militari, d’intesa con le politiche di riarmo di Bruxelles. Ma non è la prima volta che Berlino sconfessa la sua stessa linea politica in materia fiscale, aggirando i vincoli di bilancio: già nel 2023 era emerso come il governo tedesco facesse ricorso sistematicamente ai cosiddetti “bilanci ombra”, scorporando alcune voci di spesa dal deficit attraverso il meccanismo dei “fondi speciali”. Un artificio contabile giudicato incostituzionale dalla Corte costituzionale federale tedesca di Karlsruhe. Proprio in seguito a tale sentenza, il governo dello Stato teutonico ha cominciato a prospettare la possibilità di sospendere il freno al debito, fino poi a giungere alla modifica della Costituzione nel 2025.
Secondo il FT, l’associazione di categoria BDI (la principale confederazione dell’industria tedesca) ha definito allarmante il volume dell’indebitamento sovrano a causa degli elevati costi del servizio del debito. Tuttavia, il ministro delle Finanze Lars Klingbeil ha respinto le accuse, sostenendo che un rigoroso equilibrio fiscale è incompatibile con gli sforzi per contrastare il presidente russo Vladimir Putin. La “minaccia russa” è diventata, dunque, l’“occasione” per ritrattare la nota austerità tedesca e permettere alla Germania di provare a rilanciarsi come potenza militare.




