A meno di una settimana dall’attentato che ha sconvolto il Principato di Monaco, la principale sospettata è stata trovata morta. Anastasiia Berezovska, la cittadina ucraina di 39 anni residente in Germania con un mandato internazionale per tentato omicidio, uso di esplosivi e associazione criminale, è stata rinvenuta senza vita nei pressi di Kiev, uccisa da alcuni colpi d’arma da fuoco intorno alle 23.00 del 6 luglio. Una svolta improvvisa che trasforma un’indagine già complessa in un caso ancora più oscuro. Ricercata dall’Interpol con l’accusa di aver organizzato l’attentato contro l’imprenditore ucraino Vadym Yermolaiev e la sua famiglia, Berezovska rappresentava la figura chiave dell’inchiesta. La sua morte priva ora gli investigatori della persona che avrebbe potuto chiarire la catena delle responsabilità, l’eventuale rete di complici, le fonti di finanziamento e l’identità di chi avrebbe ordinato l’attacco.
L’attentato risale al 29 giugno, quando un ordigno esplosivo collocato all’ingresso della residenza monegasca dell’imprenditore è stato fatto detonare a distanza mentre Vadym Yermolaiev stava rientrando insieme alla compagna Anna Nasobina e al figlio tredicenne della donna. La deflagrazione ha avuto conseguenze drammatiche. Secondo quanto riportato da Monaco-Matin, Nice-Matin e da altri media francesi, Nasobina avrebbe riportato lesioni devastanti, tanto da subire l’amputazione di entrambe le gambe, e le sue condizioni restano tuttora gravissime. Le immagini delle telecamere di sorveglianza hanno immortalato quello che, inizialmente, si credeva fosse un uomo, mentre depositava il dispositivo. Dopo cinquantatré ore di indagini, gli investigatori del Principato hanno identificato nella sospettata Anastasiia Berezovska, esperta nei travestimenti, la presunta attentatrice, ritenendo che fosse fuggita attraverso Francia, Italia, Svizzera e Germania prima di far perdere nuovamente le proprie tracce. Per questo, l’Interpol aveva emesso nei suoi confronti una Red Notice internazionale. Fin dalle prime fasi dell’inchiesta, tuttavia, i magistrati monegaschi avevano escluso l’ipotesi dell’azione solitaria: la preparazione dell’attentato, la sofisticazione dell’ordigno e la logistica della fuga lasciavano presumere il coinvolgimento di più persone. Secondo precedenti indiscrezioni riportate dai media ucraini, tra le ipotesi investigative figurerebbe anche un possibile coinvolgimento dei Servizi di Sicurezza Ucraini (SBU).
La scoperta del cadavere aggiunge ora nuovi interrogativi a quello che già si presentava come un mistero degno della migliore spy story. Gli investigatori riferiscono che Berezovska era rimasta fuori dall’Ucraina dal 22 marzo 2025 fino al 1° luglio 2026. Secondo quanto comunicato dalla Procura generale ucraina e riportato dai media locali, due uomini sono stati arrestati nell’ambito dell’inchiesta sull’omicidio: un ufficiale in servizio presso l’intelligence militare ucraina (HUR) e un ex appartenente alle forze dell’ordine. Secondo lo SBU, gli investigatori avrebbero ricostruito rapporti finanziari tra Berezovska e i due arrestati, documentati attraverso trasferimenti bancari e pagamenti in criptovalute. L’ufficiale dell’intelligence militare, inoltre, avrebbe confessato di aver ucciso la donna, sostenendo di aver agito di propria iniziativa e senza aver ricevuto alcun ordine ufficiale. Una versione che, almeno per ora, non è stata corroborata da elementi pubblici indipendenti e che lascia aperta la questione più delicata: se l’azione sia davvero riconducibile a un’iniziativa personale, oppure, se esistesse una rete più ampia dietro sia l’attentato sia il successivo omicidio della principale sospettata.
Anche il profilo della vittima designata contribuisce a rendere la vicenda particolarmente intricata. Vadym Yermolaiev, 58 anni, è uno degli imprenditori più facoltosi emersi nella Dnipro del capitalismo post-sovietico. Fondatore del gruppo Alef, con interessi che spaziano dall’edilizia all’agroalimentare, dall’immobiliare alla produzione, nel 2017 ha rinunciato alla cittadinanza ucraina ottenendo quella cipriota e, dall’inizio della guerra, si è trasferito stabilmente nel Principato di Monaco, entrando a far parte di quel gruppo di magnati ribattezzato dalla stampa ucraina il “battaglione di Monaco“. Nel 2023, il presidente Volodymyr Zelensky lo ha inserito nella lista delle sanzioni su richiesta dei servizi di sicurezza di Kiev, accusandolo di aver continuato a fare affari nei territori della Crimea occupati dalla Russia dopo il 2014, accuse che l’imprenditore ha sempre respinto. Secondo alcune ricostruzioni investigative, il vero obiettivo dell’attentato potrebbe essere stato il figlio Artur, coinvolto in un’inchiesta internazionale su una presunta rete di call center fraudolenti che avrebbe operato tra Ucraina, Turchia e Paesi dell’Unione europea, sottraendo alle vittime circa 100 milioni di euro attraverso falsi investimenti finanziari e piattaforme di trading online. Gli investigatori, infatti, non hanno ancora individuato un movente certo. Restano aperte diverse ipotesi, dal regolamento di conti a interessi economici fino a possibili collegamenti con le vicende che negli ultimi anni hanno coinvolto l’oligarca.




