Il Parlamento europeo ha approvato la richiesta di una procedura d’emergenza per rivalutare l’approvazione della deroga alla direttiva ePrivacy che permette alle aziende di effettuare controlli volontari sulle comunicazioni private degli utenti al fine di intercettare contenuti pedopornografici, sollecitando di fatto una votazione che definisca nel prossimo futuro il possibile ritorno della misura. Il rinnovo di questa deroga alle regole sulla riservatezza delle comunicazioni, volgarmente nota come “Chat Control“, era già stato bocciato dal Parlamento il 26 marzo, ma la classe politica sta facendo il possibile perché la questione venga rivotata in condizioni che ne favoriscano la vittoria.
L’esenzione era originariamente entrata in vigore nel 2021, per poi scadere lo scorso 3 aprile. In risposta alla bocciatura del rinnovo, il 2 luglio il Consiglio dell’Unione europea è tornato alla carica, ripristinando la pratica senza modifiche sostanziali e proponendo un’estensione che coprirebbe fino al 3 aprile 2028. Al Parlamento, a questo punto, spetta una seconda lettura, ma non è detto che si ripeta l’esito contrario del passato, se non altro perché la Presidente del Parlamento, Roberta Metsola, ha modificato le regole in corsa, rendendo più complessa un’eventuale bocciatura.
Muovendosi in direzione espressamente contraria agli esiti della votazione del Parlamento e alla richiesta degli europarlamentari di ritirare la proposta, il 18 giugno Metsola ha sollecitato il Consiglio dell’Unione europea a rimettere la mozione al voto, alterando però le regole procedurali affinché un’eventuale bocciatura richieda la maggioranza assoluta dei voti. In altre parole, la maggioranza di tutti i 720 europarlamentari eletti, non di quelli presenti in aula, per un totale di 361 voti. Al contrario, l’approvazione della deroga richiederà la maggioranza semplice, cioè il supporto di almeno la metà dei politici presenti in aula.
Qualora non si riuscisse a racimolare i 361 voti contrari, ma la maggior parte dei partecipanti si dichiarasse comunque contraria, ci sono buone possibilità che l’estensione di Chat Control venga in ogni caso approvata. Metsola potrebbe infatti far leva sulla “procedura legislativa ordinaria”, per cui, in caso di stallo, una legislazione può essere approvata in via automatica. Tutto questo è previsto per la plenaria di domani, giovedì 9 luglio, con un’urgenza giustificata dal fatto che, altrimenti, la questione finirebbe con lo slittare a dopo la pausa estiva. Valigie alla mano, le istituzioni europee definiscono insomma le loro priorità.
La votazione andrà a definire l’estensione di Chat Control nella sua versione “1.0”, questa misura rappresenta però una soluzione puramente temporanea, in attesa che venga approvato il quadro permanente, il cosiddetto Chat Control 2.0. Questo pacchetto di leggi, che ha già ottenuto il primo via libera dal Consiglio dell’Unione europea nel novembre 2025, prevede di rendere permanente la deroga a ePrivacy, introduce obblighi di verifica dell’età per tutti gli utenti, impone ai fornitori valutazioni dei rischi e misure di mitigazione e consente alle autorità di ordinare interventi sui servizi considerati ad alto rischio. Per come è stato proposto, il regolamento manterrebbe formalmente su base volontaria la scansione dei messaggi da parte delle imprese, ma l’ampio spettro di obblighi paralleli renderebbe di fatto difficile per le aziende astenersi dai controlli a tappeto, decretando così la fine della crittografia dei messaggi e della privacy della Rete per come li conosciamo oggi.




