Non solo miliardi di aiuti: Bruxelles accelera sull’adesione dell’Ucraina all’UE

L’integrazione europea dell’Ucraina sembra essere sempre più forte. Lo ha confermato anche la commissaria all’Allargamento, Marta Kos, nel corso dell’ultima riunione del Consiglio europeo. Qui, l’UE ha dato il via libera al prestito da 90 miliardi di euro al Paese (grazie anche al decadere del veto di Orban) e contestualmente approvato il ventesimo pacchetto di sanzioni alla Russia. Il passaggio successivo, a cui lavorano entrambe le parti, è proprio l’ingresso di Kiev nell’Unione. «È il momento di aprire formalmente i primi cluster negoziali per l’adesione dell’Ucraina all’Unione europea», ha affermato il presidente del Consiglio europeo, Antonio Costa. Bruxelles si complimenta per gli sforzi di Kiev nel portare avanti le riforme necessarie all’adesione, nonostante la guerra. Nessuna parola, invece, sull’accorpamento dei media sotto il controllo di un ente governativo e sulla chiusura di gran parte dei partiti di opposizione.

«Quando parlo di Paesi speciali, mi riferisco proprio a questo Paese che, pur essendo in guerra, sta portando avanti le riforme e sta comunque portando avanti il processo di adesione. Sono piena di ammirazione per il popolo ucraino e per la loro leadership che sta portando avanti tutto questo» ha dichiarato Kos, a margine del Delphi Economic Forum svoltosi a Cipro. I «passi avanti» di Kiev nel suo percorso di adesione all’Unione, rappresentati soprattutto dalle «riforme» messe in campo dal governo nonostante la guerra, sono al centro della dichiarazione congiunta rilasciata da von der Leyen, Zelensky e dal presidente del Consiglio europeo, Antonio Costa, nella quale si chiede l’apertura «senza indugio» dei capitoli negoziali.

Nessuno dei presenti sembra tuttavia ricordare alcuni fatti della cronaca politica recente ucraina, che hanno al centro proprio le tentate riforme messe in campo da Zelensky. Nemmeno un anno fa, infatti, il presidente ucraino ha cercato di far passare una legge per eliminare l’indipendenza i due organi anticorruzione ucraini, la NABU (l’Ufficio Nazionale Anti-Corruzione ucraino) e la SAPO (la Procura Speciale Anti-Corruzione), le quali stavano indagando sul caso di corruzione che ha coinvolto decine di figure vicine al presidente tra parlamentari ed ex parlamentari, 31 delle quali allora ancora in carica. Zelensky aveva addotto come motivazione non meglio specificate “influenze russe”. A costringere il presidente a fare un passo indietro era stata la stessa UE, i cui funzionari lo avevano avvisato che un provvedimento simile avrebbe messo a repentaglio l’adesione all’Unione. Una volta ritirata la legge, la presidente della Commissione UE von der Leyen si era complimentata con Zelensky per il «passo positivo» nel proseguire con le riforme. Pochi mesi dopo, lo scandalo sulla corruzione negli uffici governativi è esploso nel Paese. Tra le figure di maggior rilievo coinvolte vi sono l’ex ministro dell’Energia, German Galushenko, dimessosi a novembre 2025 dopo l’esplosione del caso e riassegnato al ministero della Giustizia, l’ex vice primo ministro Oleksiy Chernyshov e un ex consigliere di Zelensky. Tutti sarebbero coinvolti in un giro complessivo di tangenti del valore di 100 milioni di dollari, destinati a proteggere le centrali elettriche dal sabotaggio russo e in realtà sottratti da alcuni funzionari a partire dal 2022.

Risulta tutt’ora in vigore, inoltre, il decreto presidenziale firmato da Zelensky all’indomani dello scoppio della guerra, con il quale sono stati accorpati tutti i canali TV ucraini e creata «un’unica piattaforma informativa» per «un’informazione strategica», la United News. La stessa misura prevedeva la limitazione alle attività condotte da 11 partiti politici ucraini d’opposizione, alcuni dei quali accusati di legami diretti con Mosca. Il decreto è ancora in vigore in quanto legato alla legge marziale, che è stata prolungata fino al prossimo 4 maggio 2026 – anche se nel frattempo alcuni canali televisivi hanno cominciato a operare all’esterno di United News.

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Valeria Casolaro

Classe 1991, prima di iniziare l’attività di giornalista ha lavorato nel campo delle migrazioni e della violenza di genere. Collabora con L'Indipendente dal 2021, occupandosi di diritti, migrazioni e movimenti sociali.

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4 Commenti

  1. Mi risulta che non possono essere ammessi paesi che hanno diatribe sui confini o che siano in guerra. Quindi, cosa vogliono fare? Far entrare in eu quel che resta dell’Ucraina? Ma resterà qualcosa? Questi fanno i conti senza l’oste, ma intanto spillano soldi a noi per comprarsi i terreni e le industrie ucraine. Sono dei botoli ringhiosi e basta, un zampata dell’orso e ciao.

  2. Pazzi criminali assassini degli Europei all’ideale imperialistico, cosa ci vuole a lasciare gli Slavi in pace a risolvere internamente le loro beghe, dimenticando l’Imperialismo Britannico e la sua divisione d’Europa in piccoli Stati che non potevano minacciare l’Inghilterra, oggi ridicoli di fronte a USA, Cina, Russia, India e Brasile?????

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