Per la prima volta il governo Meloni ipotizza un passo indietro nel riarmo

Ci volevano minacce di recessione globale per fare valutare all’esecutivo l’ipotesi di rallentare le spese belliche. A teorizzare per la prima volta in oltre tre anni di governo la possibilità di fare un passo indietro nel riarmo è il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti, nella premessa al Documento di finanza pubblica recentemente approvato. «I margini di bilancio risultano particolarmente assottigliati in ragione sia del lieve deterioramento dei principali indicatori di finanza pubblica, sia della necessità di intervenire, in maniera ancora più decisa, per contrastare con interventi mirati gli effetti del rincaro delle materie prime energetiche», si legge nel comunicato di presentazione del Documento. Vista la situazione, rimarca il ministro, «sarà necessario ridefinire le priorità e riprogrammare gli aumenti previsti in altri ambiti», tra cui – appunto – risulta inclusa anche «la difesa».

Il Documento di finanza pubblica è stato approvato il 22 aprile. Esso si concentra sulla rendicontazione degli interventi effettuati nel 2025 nell’ambito del Piano strutturale di bilancio di medio termine 2025-2029. Di fronte alla crescita del PIL inferiore a quanto previsto e alla riduzione del deficit superiore alle stime iniziali, il quadro, sostiene Giorgetti, «dovrà essere approfondito con decisioni di natura politica» in merito alle deroghe per la difesa e all’imprevista crisi energetica. «Non viviamo in condizioni normali», ha detto il ministro Giorgetti in sede di conferenza stampa; «bisogna essere pronti e flessibili a rispondere alle situazioni» di fronte «a un mondo che ci ha posto delle sfide e che esige delle risposte, ma prontamente». Visto lo shock energetico, insomma, vanno rivisti gli aumenti in diversi settori, tra cui quello della difesa. Giorgetti non chiede propriamente un taglio alle spese, ma la possibilità di gestire gli aumenti mediante l’attivazione di clausole europee. Nonostante le ipotesi, il ministro non ha specificato possibili interventi di correzione; per quanto riguarda la difesa, tuttavia, ha spiegato che in questo momento il bilancio non prevede aumenti delle spese come inizialmente ipotizzato.

Il documento presentato da Giorgetti ripercorre le spese del 2025. In materia di difesa, nelle oltre 200 pagine di analisi, il governo conferma il raggiungimento dell’obiettivo della spesa del 2% del PIL nel settore, e ribadisce l’impegno assunto in sede NATO a «stanziare, entro il 2035, almeno il 3,5% del PIL per le spese di difesa e l’1,5% per la sicurezza». L’anno scorso, il governo ha beneficiato del regolamento UE che apriva alla possibilità di reindirizzare i finanziamenti previsti dalla politica di coesione verso nuovi settori chiave, tra cui appunto quello della difesa, e ha chiesto l’accesso a un finanziamento di circa 14 miliardi nell’ambito del fondo SAFE per il riarmo. Nei prossimi anni, sono previsti investimenti con lo scopo di «realizzare un incremento della spesa per la difesa in rapporto al PIL fino a 0,5 punti percentuali su base cumulata entro il 2028».

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Dario Lucisano

Laureato con lode in Scienze Filosofiche presso l’Università di Milano, collabora come redattore per L’Indipendente dal 2024.

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2 Commenti

  1. Vanno processati e condannati all’ergastolo per collaborazionismo con potenza straniera invasora, servendo gli USA, le loro bombe atomiche, le loro basi per attaccare l’Africa e il Medio Oriente, la loro CIA e Mossad, invece di servire la Costituzione, le leggi Italiane e la libertà e l’auto determinazione del popolo Italiano.

  2. D’altra parte colui che ha preteso di investire di più in armi (acquistando le sue ovviamente), ossia il parruccone a stelle e striscie, è la stessa testa di cazzo che ha iniziato questa guerra a rimorchio dei terroristi israeliani, quindi vista la situazione se la può anche prendere in quel posto, lui e le sue armi.

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