A Casarano, in provincia di Lecce, sono pronte entrambe le mense scolastiche costruite con un materiale che assorbe più CO₂ di quanta ne venga prodotta in tutto il processo: la canapa unita ad acqua e calce, l’unico sistema costruttivo davvero carbon negative. I lavori, durati poco più di un anno, sono iniziati nel maggio del 2025 per concludersi a luglio 2026, come certificato dalla relazione dell’ingegner Alessandro Astore, responsabile unico del procedimento, che ha seguito i cantieri dall’avvio all’ultimo sopralluogo. Le due opere, finanziate dal PNRR con 840mila euro per via Agnesi e 555mila per via IV Novembre, fanno parte di un progetto più ampio messo in campo dall’amministrazione guidata dal sindaco Ottavio De Nuzzo, che aveva scelto la bioedilizia per queste due opere pubbliche.
Le pareti della mensa di via Agnesi sono monolitiche, spesse 40 centimetri, gettate in opera con un composto di calce e canapa che garantisce traspirabilità e comfort termo-igrometrico. La copertura, con travi curve e arcarecci in legno lamellare, è isolata ad alte prestazioni e rifinita in lamiera. Un tunnel in legno collega il nuovo edificio alla scuola esistente, in modo che i bambini raggiungano il refettorio senza mai uscire dal percorso protetto del plesso. L’edificio non utilizza combustibili fossili: è alimentato solo a energia elettrica, con un impianto fotovoltaico in copertura e un sistema di accumulo che lo fanno rientrare negli standard NZEB, gli edifici a energia quasi zero.
Alla fase preliminare di studio della struttura in calce-canapa ha contribuito, sul piano tecnico, Emilio Sanapo di Messapia Style, azienda salentina che dal 2015 costruisce case in canapa e calce nel basso Salento e che negli anni ha fatto scuola anche fuori dai confini regionali, fino a comparire tra i casi studio internazionali della Parsons Healthy Materials Lab di New York.
Non è un dettaglio da poco che un ente pubblico abbia scelto questo materiale per un edificio scolastico. Il canapulo, che è la parte legnosa della canapa, viene unito ad acqua e calce per dar vita a questo materiale che toglie dall’atmosfera più CO2 di quanta ne produca durante l’intero processo, dalla semina delle piante in opera del biocomposito. La canapa infatti assorbe, in media, quattro volte la CO2 di un albero, e continua a farlo anche una volta trasformata in materiale da costruzione: lo conferma uno studio recente dell’Università di Belgrado, che ha misurato un bilancio di CO₂ netto negativo sull’intero ciclo di vita degli edifici in calce e canapa. Numeri che pesano, ancor di più se confrontati con quelli dell’edilizia tradizionale, responsabile secondo la Global Alliance for Buildings and Construction del 39% delle emissioni globali di CO2.

C’è poi la parte che riguarda chi in quegli ambienti ci vive, o in questo caso ci mangia e ci gioca: la calce canapa regola naturalmente l’umidità, impedisce la formazione muffe, isola dal caldo e dal freddo abbattendo i consumi energetici, ed è resistente al fuoco e ai terremoti. Le pareti hanno uno sfasamento termico che, secondo i dati diffusi dalla stessa Messapia Style, sfiora le 18 ore: il calore del pomeriggio estivo arriva dentro l’edificio quando fuori è già notte, e nel frattempo si è dissolto. La stessa massa che d’estate rallenta l’ingresso del calore, d’inverno lo trattiene: il risultato è un fabbisogno energetico più basso in entrambe le stagioni, e quindi bollette più leggere tutto l’anno, non solo nei mesi più caldi. Sono le stesse proprietà che da un decennio l’azienda promuove nelle abitazioni private del Salento, e che ora, per la prima volta a Casarano, entrano in un cantiere pubblico, dentro una scuola.
Non è la prima volta che la Puglia fa da apripista in questo campo: nel basso Salento sono nate le prime abitazioni italiane in canapa e calce, e a Bisceglie sorge Case di Luce, uno dei complessi di bioedilizia in canapa più grandi d’Europa. Con via Agnesi e via IV Novembre, Casarano può dire di aver realizzato, con fondi PNRR, due edifici scolastici pubblici capaci di dimostrare, numeri alla mano, che si può costruire senza cemento e senza petrolio, a parità di costo, con vantaggi tangibili per tutti.




