Il Vaticano ha restituito decine di manufatti rubati ai popoli nativi del Canada

Oltre 60 manufatti culturali, sottratti più di un secolo fa alle popolazioni indigene del Canada e custoditi nei Musei Vaticani, sono tornati nel Paese di origine. Tra questi, un rarissimo kayak in pelle di foca degli Inuvialuit, oggi considerato una testimonianza unica di una tradizione quasi perduta. La restituzione è il risultato di anni di pressioni da parte delle comunità delle Prime Nazioni, Inuit e Métis, che da tempo chiedevano il rimpatrio dei reperti raccolti nel periodo coloniale. Per molti leader indigeni, si tratta di un atto di riparazione storica che restituisce alle comunità non solo oggetti, ma identità, memorie e saperi trasmessi per generazioni.

I manufatti erano stati inviati a Roma nel 1925 per l’Esposizione Missionaria Vaticana, una grande mostra allestita per celebrare la presenza della Chiesa cattolica nelle missioni di tutto il mondo. L’evento durò oltre un anno e attirò milioni di visitatori. Da allora, quei reperti sono rimasti nelle collezioni vaticane, in parte esposti, in parte custoditi nei depositi dei Musei. Il Vaticano ha sempre sostenuto che si trattasse di doni ricevuti da Papa Pio XI, ma quella versione è stata a lungo contestata dai rappresentanti delle comunità indigene, che denunciano lo squilibrio di potere tra la Chiesa e le popolazioni locali all’epoca dei fatti.

Tra gli oggetti restituiti figurano strumenti rituali, utensili quotidiani, capi d’abbigliamento e oggetti da caccia. Quattordici reperti sono di provenienza Inuit, uno appartiene alla cultura Métis e i restanti alle Prime Nazioni. Ma il pezzo più emblematico della collezione è un kayak degli Inuvialuit, proveniente dall’Artico occidentale, usato in passato per la caccia alle balene beluga. Oggi ne esistono solo pochi esemplari al mondo: tre conservati al Museo di Storia Canadese e uno al Museo Nazionale della Danimarca. Per gli Inuvialuit, che non ne possiedono più nemmeno uno, il kayak è un simbolo vivente di una cultura che ha rischiato di essere cancellata. Molti indigeni considerano infatti questi oggetti veri e propri “antenati culturali”, dotati di una propria identità, e ritengono che il loro ritorno possa contribuire alla continuità e alla rivitalizzazione delle pratiche tradizionali. 

Il rimpatrio arriva dopo un lungo negoziato avviato nel 2022, in occasione della visita in Vaticano di una delegazione delle Prime Nazioni, degli Inuit e dei Métis. In quell’incontro si parlò apertamente degli abusi nelle scuole residenziali canadesi gestite dalla Chiesa e del ruolo delle istituzioni religiose nella cancellazione delle culture indigene, attraverso leggi che vietavano le lingue native, i rituali tradizionali e imponevano l’assimilazione forzata. 

I manufatti appena restituiti verranno ora custoditi temporaneamente presso il Museo di Storia Canadese di Ottawa. Qui verranno esaminati, catalogati e successivamente affidati alle comunità di provenienza, affinché possano decidere come conservarli, esporli o reintrodurli nel contesto culturale originario. Secondo alcuni rappresentanti delle comunità indigene, i reperti restituiti rappresentano solo una minima parte dei manufatti provenienti dall’America del Nord ancora conservati nei depositi vaticani. Le stime parlano di almeno 10.000 oggetti riconducibili all’epoca coloniale. Per questo motivo, le richieste di restituzione continueranno anche nei prossimi anni. 

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Gloria Ferrari

Laureata in Culture e Letterature del mondo moderno a Torino. Scrive di diritti umani e ambiente per diverse testate giornalistiche italiane. Collabora con L’Indipendente dal 2021.

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