martedì 23 Aprile 2024

Pakistan e Iran sono tornati a bombardare il Belucistan

Ieri l’Iran ha lanciato un attacco contro il gruppo indipendentista di Jaish al-Adl, colpendolo su suolo pakistano. La zona interessata è quella del Belucistan, territorio a cavallo tra Iran, Pakistan e parte dell’Afghanistan su cui da tempo sono presenti gruppi indipendentisti che mirano a riunire la regione sotto un’unica bandiera. Visto l’attacco ricevuto, Islamabad ha a sua volta rivolto un’offensiva sul suolo iraniano, colpendo sempre dei non meglio definiti indipendentisti attivi nella regione iraniana del Sistan e Belucistan. Non è ancora chiaro cosa possa a tutti gli effetti esserci dietro questi attacchi ma, nonostante le schermaglie diplomatiche sorte dopo le rispettive offensive, Iran e Pakistan non sembrano volere accendere un conflitto l’uno contro l’altro, anche perché i gruppi indipendentisti del Belucistan sono scomodi a entrambi.

Dopo l’offensiva lanciata ieri dall’Iran, il Pakistan ha rapidamente condannato le azioni del Paese vicino, bollandole come un’invasione dei propri spazi aerei e della propria sovranità; la condanna del Pakistan pare talmente solida che la portavoce del ministro degli Esteri ha dichiarato che Islamabad ha invitato il proprio ambasciatore in Iran a rientrare, e chiesto all’omologo iraniano, che in questo momento si trova fuori dal territorio pakistano, di non tornare nel Paese. L’entità dei danni causati dall’attacco non è del tutto chiara: il Pakistan parla della morte di due bambini e del ferimento di almeno altri quattro civili mentre, poco dopo il raid, il ministro degli Esteri iraniano ha specificato che a essere oggetto del bombardamento fossero due basi di Jaish al-Adl. Stamattina è arrivata la risposta attiva del Pakistan e si è presentato lo stesso scenario, ma a parti invertite: Islamabad ha sferrato un attacco nella regione del Sistan e Belucistan, uccidendo 9 persone che non avevano la nazionalità iraniana; l’Iran ha condannato le azioni del Pakistan, mentre il presidente del Pakistan ha sostenuto di avere attaccato avamposti terroristici.

Di fronte a questo battibecco diplomatico è difficile comprendere cosa stia succedendo. È possibile che i due Paesi siano davvero sull’orlo di un conflitto, ma i dubbi a tal proposito sono parecchi. Tanto Teheran quanto Islamabad hanno infatti attaccato nemici comuni, contro cui combattono da parecchi anni. A metà dicembre, Jaish al-Adl aveva assaltato una stazione di polizia nella città di Rask, nel Sistan e Belucistan, uccidendo 11 poliziotti, mentre ieri lo stesso gruppo indipendentista, per vendicare l’attacco iraniano, ha risposto uccidendo il colonnello Hossein-Ali Javdanfar e due delle sue guardie del corpo nei pressi della città iraniana di Saravan. In aggiunta alle tensioni presenti nell’area da ormai parecchi anni, c’è anche il pesante attacco subito da Teheran a Kerman in occasione dell’anniversario della morte del generale Soleimani, rivendicato da Daesh. Quella di ieri potrebbe in tal senso essere vista come una prova di forza di Teheran per stabilizzare la propria politica interna, soprattutto dopo i recenti attacchi militari contro obiettivi americani e israeliani.

Prima di queste recenti tensioni i rapporti tra Iran e Pakistan avevano subito un significativo miglioramento, alla luce anche dell’accordo siglato tra Teheran e l’Arabia Saudita.  Recentemente i due Paesi avevano organizzato una esercitazione militare marittima congiunta; in quest’ottica, lo scoppio di un conflitto, sebbene non si possa escludere a priori, appare lontano dall’evoluzione che hanno vissuto i rapporti tra i due Paesi nell’ultimo periodo. Ciò che più fa dubitare della possibile escalation è certamente il fatto che i gruppi indipendentisti del Belucistan, che operano tanto in Pakistan quanto in Iran, sono mal digeriti da entrambi gli Stati, che dal 1948 a oggi hanno condotto una serie di azioni di repressione che hanno portato ad almeno 23.000 morti. Il Belucistan è da anni sede di movimenti indipendentisti che mirano a costituire uno Stato a sé stante su base etnica: in Pakistan i sentimenti nazionalisti del popolo beluci sono emersi sin dalla decolonizzazione britannica, avvenuta nel dopoguerra, mentre in Iran, sebbene sempre presenti, hanno iniziato a farsi sentire con maggiore forza solo a partire dall’inizio del nuovo millennio.

In Iran, a partire dalla costituzione di Jaish al-Adl, nel 2012, le tensioni con i beluci sono cresciute sempre di più e nel 2022, dopo l’uccisione di Masha Amini, le proteste dei gruppi sono diventate ancora più forti. In particolare, a Zahedan, il capoluogo della regione iraniana del Sistan e Belucistan, le manifestazioni hanno condotto a quello che è stato definito il “venerdì di sangue”: il 30 settembre 2022, le forze di polizia intervennero contro i manifestanti, sparando sulla folla e causando 96 morti e oltre 300 feriti. Nel Belucistan pakistano gli scontri in nome della repressione della minoranza sono presenti da molto più tempo e sono rivolti anche verso la presenza cinese sul territorio, imputata dai separatisti di accentuare la tensione e impedire l’indipendenza della regione. Il motivo per cui la Cina è coinvolta negli scontri con i separatisti è che la regione del Belucistan si trova in un’area particolarmente strategica, con i suoi numerosi sbocchi sul mare e la propria ricchezza di risorse, e per questo motivo risulta una zona di scambio fondamentale inserita nella cosiddetta “Nuova via della seta” cinese, il programma di scambio commerciale da cui l’Italia è recentemente uscita.

Proprio la Cina si è in queste ore offerta di fare da mediatrice tra i due Stati per sedare agli albori l’apparente escalation in corso tra Pakistan e Iran. Ancora è troppo presto per comprendere quali siano gli scopi dei Paesi coinvolti, Iran in primo luogo; la tensione sembra alta, ma una guerra in questo momento non conviene a nessuno e parecchi elementi sembrano suggerire che le azioni di Teheran possano avere un obiettivo diverso. Il regime iraniano sta affrontando tensioni sia a livello internazionale che a livello interno, le proteste delle minoranze curde e beluci, cosi come i recenti attacchi terroristici che hanno colpito il Paese, hanno messo in discussione la capacità del governo di mantenere l’ordine e garantire la sicurezza. Probabile inoltre che le tensioni con il Pakistan altro non siano che una scusa per sconfiggere definitivamente i movimenti separatisti, anche se è ancora presto per dirlo.

[di Dario Lucisano]

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