Oltre il marketing: perché mangiare biologico è (veramente) importante

Il cibo biologico, rispetto a quello proveniente da agricoltura e allevamento convenzionali, è più pulito ed è in grado di nutrire in profondità il nostro corpo. Cosa significa in concreto e di quale tipo di protezione si parla? È così importante consumare bio o è tutto marketing? Lo vediamo dati alla mano in questo approfondimento, attraverso il quale capiremo quali sono le reali differenze tra i prodotti biologici e quelli della filiera convenzionale e industriale. 

Gli effetti del cibo biologico nei valori del sangue

Oggi la maggior parte delle coltivazioni è trattata con pesticidi. Questo ha effetti negativi sull’Ambiente. Ma influenza anche la salute dell’uomo? Se dovessimo stare a sentire le multinazionali dell’agroindustria (chiamate anche le multinazionali della chimica) tutti i trattamenti chimici che si fanno nei campi sono sicuri e privi di effetti tossici sull’uomo. Le autorità sanitarie e di controllo sulla sicurezza alimentare sono anch’esse in gran parte rassicuranti e parlano sempre di “soglie di sicurezza” o “limiti di legge” per le sostanze chimiche tossiche come i pesticidi, fitofarmaci, ormoni che regolano la crescita delle piante  ecc. In realtà vedremo che, anche quando fossero sempre rispettati questi valori limite di residui tossici presenti nel cibo, le conseguenze nell’organismo umano sono comunque pesanti e negative.

In Svezia è stato fatto un esperimento dall’Istituto di Ricerca Svedese sull’Ambiente con una famiglia di 5 componenti (la famiglia Palmberg). Questa famiglia solitamente non consumava cibi biologici perché riteneva troppo costosi gli alimenti bio per una famiglia che loro considerano numerosa (composta da genitori più 3 figli). L’esperimento consisteva nel passare per 15 giorni ad una dieta completamente biologica, compresi i saponi e gli articoli per l’igiene personale. Prima di cominciare l’esperimento, vengono fatti prelievi di urina a tutta la famiglia e viene rilevata la presenza di diversi pesticidi, fungicidi e regolatori della crescita delle piante (ormoni). I tecnici di laboratorio hanno affermato che “abbiamo riscontrato pesticidi, insetticidi e regolatori della crescita delle piante nelle urine di tutti i componenti della famiglia”. In pratica, queste persone mangiavano letteralmente dei pesticidi, assieme al cibo. 

Quindi sono stati sostituiti tutti gli alimenti della cucina della famiglia Palmberg con cibi biologici. La famiglia si è sottoposta a nuovi prelievi di urine ogni giorno, durante le 2 settimane di esperimento a base di dieta biologica. I risultati sono stati incredibili: il carico di pesticidi nei corpi dei membri della famiglia si sono ridotti drasticamente già dopo un giorno. Ed entro la fine delle due settimane, c’erano pochissime tracce di sostanze chimiche nocive nei campioni di urine.

Esperimenti di questo genere sono stati condotti varie volte, anche in Italia e negli Stati Uniti, e tutti hanno confermato come la dieta a base di cibo da agricoltura e allevamento convenzionale (cioè non biologico) inquini il corpo delle persone di sostanze tossiche pericolose per la salute, ma che passando al cibo biologico tali residui di sostanze tossiche scompaiono letteralmente dal sangue e dalle urine. È evidente come mangiare cibo più sano aiuta non solo a salvaguardare l’ambiente in cui viviamo, ma favorisce la nostra salute e aiuta a prevenire malattie di ogni genere. Molte persone banalizzano il cibo biologico, ma se guardiamo a fondo appare chiaramente che ci sono enormi benefici nel consumare cibi biologici. I dati non sono infatti smentibili ma sono qualcosa di oggettivo e incontestabile.

[Valori di pesticidi nelle urine prima e dopo la dieta a base di cibi Biologici. Credit: Assobio ]

L’esperimento in Italia

Anche in Italia un esperimento del 2017 promosso da FederBio con ISDE-Medici per l’Ambiente, Legambiente, Lipu e WWF Italia ha mostrato che soli 15 giorni di dieta a pesticidi zero bastano a cancellare le alte concentrazioni di insetticidi e glifosato riscontrate nelle urine di una normale famiglia italiana di 4 componenti. I risultati delle analisi, elaborate a Brema in un laboratorio accreditato (il Medizinisches Labor Bremen), hanno dato risultati indiscutibili. L’insetticida clorpirifos, ad esempio, prima della dieta era presente nelle urine del bambino più piccolo con oltre 5 microgrammi per grammo di creatinina, un valore più di tre volte maggiore della media di riferimento che è 1,5 (microgrammi/g). Dopo quindici giorni di dieta biologica la concentrazione dell’inquinante è scesa a un valore di 1,8 microgrammi. Mentre nelle analisi del padre, Giorgio, la stessa sostanza – che era oltre tre volte la media di riferimento per la popolazione adulta– non è più rilevabile dopo la dieta. Il commento dei responsabili di FederBio è stato il seguente: “L’ iniziativa che abbiamo condotto ci spinge a una seria riflessione sul fatto che se cerchiamo i pesticidi dentro di noi è molto probabile che li troviamo. Ma su questo non ci sono monitoraggi su ampia scala: è incredibile che ancora oggi ci si ponga in maniera molto vaga il tema dell’effetto dei pesticidi all’interno del nostro organismo”, ha detto Maria Grazia Mammuccini, dell’Ufficio di presidenza di FederBio. 

Lo stesso tipo di esperimento è stato fatto anche negli USA dai ricercatori dell’Università di Berkeley. I ricercatori hanno raccolto campioni di urina da quattro famiglie diverse dal punto di vista etnico e geografico negli Stati Uniti prima e dopo un intervento di dieta biologica. In seguito all’introduzione di una dieta biologica, sono state osservate riduzioni significative (pari al 95%) dei livelli urinari di tredici metaboliti di pesticidi e composti parentali che rappresentano gli insetticidi organofosfati, neonicotinoidi e piretroidi e l’erbicida 2,4-D. Questo studio si aggiunge ad una crescente letteratura che indica che una dieta biologica può ridurre l’esposizione a una serie di pesticidi in bambini e adulti

Il biologico è una truffa? L’analisi dei pesticidi sulle mele a cura di Greenpeace

Per finire vediamo anche come queste sostanze tossiche sono presenti in alimenti comuni e di ampio consumo, dal momento che non sono pochi i consumatori ancora scettici e vittime di disinformazione e manipolazione da parte dell’agroindustria che basa il proprio profitto sull’agricoltura convenzionale a base di fertilizzanti chimici e pesticidi. 

Nel 2015 l’associazione Greenpeace ha fatto analizzare in laboratorio 126 campioni di mele, sia Biologiche che da agricoltura convenzionale. Risultato: mentre i test sulle mele biologiche non hanno evidenziato tracce di pesticidi, ben l’83 per cento delle mele prodotte in modo convenzionale sono risultate contaminate da residui di pesticidi, e nel 60 per cento di questi campioni sono state trovate due o più sostanze chimiche.

[di Gianpaolo Usai]

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10 Commenti

  1. Cerco e compro di preferenza il bio, quando proposto a prezzi accessibili o non troppo esosi.
    Lo produco anche – agrumi – con costi ed incertezze di anno in anno crescenti.
    Questo rende difficile contenere i prezzi senza erodere diritti. Solo la vendita diretta, con l’eliminazione degli intermediari, offre qualche spazio di manovra, ma richiede discrete energie.
    La triste conseguenza è che di gran parte del mio lavoro e di quello dei miei colleghi vadano a beneficiare soprattutto consumatori stranieri dai redditi decisamente più alti.
    Il bio italiano è per lo più destinato all’export.
    Noi Italiani mediamente dobbiamo accontentarci di ciò che possiamo permetterci e che spesso arriva da paesi con normative troppo permissive, in virtù di accordi commerciali che sicuramente non ci fanno bene (come produttori e come consumatori).

  2. Condivido l’osservazione, ma purtroppo la vedo difficile. Questo dovrebbe essere in effetti il campo di elezione della ricerca pubblica, dal momento che si tratta di materia di interesse primario per la popolazione (e cos’altro dovrebbe esserlo?). Però parliamo proprio di quelle istituzioni che si sono distinte sul fronte opposto, come complici e solerti esecutori degli interessi delle mega entità economiche sovranazionali che ci deliziano delle loro attenzioni ormai da 100 anni (ricordate il dottor Liebig?), fino alle vette raggiunte durante la pandemenza, in cui si può tranquillamente parlare di complicità in genocidio. Credo sia quindi inevitabile che la verità scientifica si trovi “esiliata” all’interno di piccoli studi portati avanti con mezzi economici modesti da ricercatori che che da questi trarranno solo svantaggi in termini di carriera. Quindi é difficile, in tempi di trincee, avere trial con decine di migliaia di persone coinvolte con finanziamenti pubblici: farebbero troppo rumore e attirerebbero il fuoco di artiglieria. Ma ne abbiamo davvero bisogno per sapere dove sta la verità? E davvero pensiamo che le major non abbiano i mezzi di marketing per demolire nella percezione dell’opinione pubblica studi scientifici ancorché robusti e fondati? (Vedi il caso del china study) O che un pecorone covidiota possa essere risvegliato dalla bellezza razionale di uno studio scientifico limpido e solido? Credo di no, credo che questo tipo di risveglio debba avvalersi prima di tutto di una crescita e un travaglio interiori individuali, che non sono esportabili. E nemmeno iniettabili.

  3. Io non capisco: se le sostanze nocive sono nelle urine vuol dire che i nostri organi emultori hanno funzionato. Peggio sarebbe se restassero nel sangue e nei tessuti, o sbaglio?

    • Beh, significa solo che stanno facendo quello che possono. Ma anche che ognuna delle nostre cellule, tramite il circolo sanguigno, é stata esposta a sostanze che nulla hanno a che fare con la nostra biochimica. Che questo non produca danno, é solo questione di fortuna….

  4. grazie G.U. Articolo importantissimo. In misura inversamente proporzionale alla (scarsissima) informazione sulle molecole, per non dire il cibo, che ingeriamo. Si potrebbe definire tranquillamente un genocidio istituzionalizzato (esagero?) se non fossimo avvolti in una nube di nebbiosa scemenza e inconsapevolezza, che tutto giustifica “per qualche dollaro in più”. Mi spiego meglio: la sintesi è che mangiamo e diamo da mangiare… composti indefinibili di schifezze. Per es. Le stazioni, i luoghi pubblici ed i nostri stessi ospedali ospitano distributori di merendine ed altri “troiai” che sono (a detta degli esperti) veri veleni. I diserbanti più letali (V.glifosato etc…etc…) sono argomento di discussione in sede europea, come se ci fosse qualche dubbio sulla loro cancerogenicità, sopportiamo inquinamenti di tutti i tipi come se fossero cose normali… Dopo centinaia di anni di persistente avvelenamento dell’aria, acqua, cibo, coscienza…etc…etc…solo da poco è stato riconosciuto il nesso causale tra inquinamento e patologie. Per cercare di sopravvivere (sani) è sempre più consigliabile l’utilizzo di multi-terapie preventive, perché anche il cibo idoneo non basta più…Per non parlare dei crimini contro l’ambiente, che sono ancora puniti come marachelle… Le coltivazioni bio dovrebbero essere la base, la regola, la normale prassi di ogni agricoltore e allevatore. C’è qualche dubbio?

    • Buongiorno Beppe,
      sono contento che l’articolo le sia piaciuto e concordo al 100% con l’analisi del suo commento! Pura verità. A presto!

  5. Ricordo un’inchiesta di altroconsumo del 2015 che aveva fatto scandalo dal titolo Non crediamo al bio. Mi aveva sconvolta all’epoca

    • Altroconsumo da tempo è più impegnata a vendere la sua rivista, che a fare inchieste serie.
      Sui settori che conosco, ho constatato più volte che hanno scritto da imprecisioni fino a castronerie.

      E anche come tutela del socio consumatore, Altroconsumo secondo me è scarsa.
      Vi racconto: anni fa chiesi loro aiuto per uscire da quello che avevo capito essere uno schema piramidale purtroppo genialmente concepito; mi trovai al telefono con una sedicente avvocatessa di Altroconsumo che in diretta cercò con Google trovando un forum (credo di Repubblica e un altro giornale) dove alcuni aderenti parlavano bene di quella società (ma và 🤦🏻‍♂️) e lei mi liquidò in un attimo dicendo che era una cosa legittima.
      Talmente legittima che quella società pochi anni dopo è stata sanzionata dall’Antitrust per oltre 3 milioni di euro In Italia, ha varie condanne in giro per il mondo, ha dovuto cambiare nome e sta barcollando sempre più.
      In altre 2 situazioni di problemi in cui necessitavo tutela da Altroconsumo come consumatore, mi hanno detto di arrangiarmi e infatti dopo un paio di anni ho disdetto per sempre.
      Anche perchè, ripeto, sulla loro rivista ho visto più volte scrivere contenuti e informazioni proprio errati!

  6. Anch’io scelgo Bio quando posso e sarò sincero, ciò che ne limita la scelta è principalmente il costo che spesso supera del 100% i prodotti non Bio. In questo articolo avrei voluto trovare qualche informazione a tal riguardo

  7. Scelgo il bio quando posso, ma il problema di questi argomenti è che i numeri coinvolti negli studi sono ancora bassi e i committenti non sono privi di potenziali conflitti di interesse. Per uscire da un discorso di principio e convincere i decisori politici con il fiato sul collo delle lobby agroalimentari servirebbero degli studi indipendenti e di rilevanza statistica, non diversamente da come si pretende (giustamente) dalle case farmaceutiche. Qualcuno sa se c’è ne sono?

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