martedì 9 Agosto 2022

La più grande riserva d’acqua degli Stati Uniti si è ridotta al suo minimo storico

È il più grande lago artificiale degli Stati Uniti e si trova in una situazione tragica. Il livello delle acque del lago Mead è ai minimi storici ma anche il vicino fiume Colorado rischia di prosciugarsi. L’allarme è partito in quanto esiste il rischio del cosiddetto deadpool, punto di non ritorno al quale le acque che costituiscono l’immenso bacino Mead si stanno avvicinando. La dedapool (“pozza morta”) si verifica ogni qualvolta l’acqua in un serbatoio scende così in basso da non potere scorrere a valle della diga. Per quanto la siccità nella regione statunitense sia un problema che persiste da anni, l’US Bureau of Reclamation, agenzia federale che supervisiona lo sfruttamento delle risorse idriche nella parte occidentale degli Stati Uniti, ha riscontrato cambiamenti senza precedenti non solo nella regolamentazione dell’acqua del lago Mead, il cui livello è sceso di circa 6 metri nell’ultimo anno, ma anche del lago Powell.

La siccità estrema e il cambiamento climatico sono alla base del problema, incentivato anche dalla forma tipicamente a V dei Canyon Glen e Boulder che fanno fluire l’acqua con più difficoltà, specialmente quando non ce n’è abbastanza. La mancanza di preziosa acqua ha fatto sì che in certi punti si palesassero detriti di diversi tipi, con tanto di parti di imbarcazioni ma anche resti di due persone. I corpi ritrovati, a quanto pare di uomini assassinati, è quel che ha attirato più l’attenzione dei media, distogliendo il focus da un problema tangibile che potenzialmente di morti potrebbe causarne ben più di due.

Situato a 50 km da Las Vegas, il Mead è di fondamentale importanza in quanto l’acqua che in esso è contenuta, insieme alla risorsa idrica del fiume Colorado, garantisce la sopravvivenza di circa 40 milioni di persone. Ridottasi a un ritmo preoccupante, il bacino contiene ora acqua solo per un quarto della sua normale capacità. Il lago, creato dalla diga di Hoover costruita per sbarrare proprio il fiume Colorado nel Black Canyon in Arizona, è stato inaugurato nel 1935 dal presidente Roosevelt. In meno di cinque anni l’immenso bacino di 640 chilometri quadrati era stato costruito per fare fronte alla Grande depressione. In questo modo era stato possibile fornire energia elettrica a basso costo all’industria americana. E senza esso, la zona sarebbe caratterizzata da grave aridità, che vista l’attuale situazione minaccia ora di infiltrarsi e causare difficoltà in città quali Las Vegas, Phoenix e Tucson, che contano da sempre sulla risorsa idrica ora caratterizzata da preoccupante siccità.

E il “nuovo” caso del bacino si aggiunge a un problema ormai sempre più diffuso. A febbraio 2022 uno studio pubblicato su Nature Climate Change sottolineava come la siccità nell’Ovest degli Stati Uniti fosse stata la peggiore mai riscontrata negli ultimi 1200 anni. Essa è poi direttamente collegata ai continui incendi – tra l’altro sempre più intensi – che devastano l’area statunitense. Lo studio sopracitato palesa come circa il 42% della prepotente siccità nell’area possa essere attribuito all’innalzamento medio delle temperature.

Se di riscaldamento globale si parla da molto tempo non è una gran sorpresa venire a conoscenza del fatto che l’importante bacino idrico sia stato a rischio più volte, specialmente negli ultimi anni. Sempre più spesso il Mead è arrivato a contenere sempre meno acqua e quella di questa estate non è altro che la volta in cui la mancanza di acqua è più preoccupante che mai.

[di Francesca Naima]

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3 Commenti

    • Salve Pierpaolo,

      Grazie per aver commentato; un distratto refuso ma relativo a un dato assolutamente essenziale per comprendere l’articolo, e che infatti abbiamo subito modificato. Il livello è sceso di 6 metri nell’ultimo anno.
      Mi scuso e la ringrazio ancora per leggerci con attenzione.

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