martedì 30 Novembre 2021

Stop alle pellicce: una petizione chiede di vietare l’allevamento di visoni

«Vietare anche in Italia l’allevamento di animali per pelliccia»: è questa la richiesta contenuta in una petizione lanciata dall’associazione Essere Animali e rivolta al Parlamento ed al Governo italiano. Sono quasi 70.000 le persone che hanno già sottoscritto l’appello, il quale nello specifico ha ad oggetto gli allevamenti di visoni: nel nostro Paese infatti vi sono 5 stabilimenti di questo tipo, ed al loro interno sono presenti circa 10.000 animali. Molte gabbie tuttavia attualmente sono vuote, in quanto negli scorsi mesi il ministro della salute Roberto Speranza ha firmato un’ordinanza con cui sono state sospese le attività di allevamento di tali animali per tutto il 2021. Si tratta però appunto di uno stop temporaneo: da gennaio 2022 gli allevatori potranno riaprire le danze e proprio per questo Essere Animali chiede di abolire definitivamente tale pratica, la cui ripresa «provocherebbe la morte di oltre 40.000 cuccioli di visone».

A tal proposito, bisogna ricordare che la loro morte non è priva di dolore: i visoni di allevamento vengono soffocati tramite gas, ma trattandosi di animali semi-acquatici abituati a trattenere a lungo il respiro il loro decesso non si verifica istantaneamente. Prima di tale sofferenza, però, ve ne sono altre: i visoni vengono infatti rinchiusi in piccole gabbie di rete metallica a fianco di migliaia di altri animali, cosa che non gli permette di soddisfare gran parte delle loro esigenze etologiche. Non è un caso dunque che essi siano inclini a disturbi comportamentali, all’autolesionismo e al cannibalismo, come documentato da Essere Animali in diverse investigazioni.

Ad ogni modo la sofferenza causata ai visoni non rappresenta l’unico motivo alla base della petizione. In tal senso, il loro allevamento comporta anche rischi sanitari: il provvedimento governativo sopracitato, infatti, è stato firmato dal ministro della Salute proprio poiché alcuni visoni erano risultati positivi al Covid-19. L’Italia tuttavia non è di certo l’unica nazione in cui ciò si è verificato, e come sottolineato da Essere Animali «nel 2020 il coronavirus si è diffuso negli allevamenti di visoni in tutto il mondo e ad oggi oltre 440 allevamenti in 12 Paesi in Europa e in Nord America sono infetti». Questi animali infatti «possono infettarsi dall’essere umano» e inoltre possono anche «ritrasmettere il virus in forma mutata compromettendo gli sforzi dei programmi di vaccinazione».

Detto questo, mentre l’Italia non tiene praticamente conto di questi dati di fatto non avendo ancora vietato né totalmente né parzialmente gli allevamenti di animali da pelliccia, sono molti i paesi europei che li hanno aboliti. In tal senso, bisogna ricordare che tali allevamenti sono vietati, o normati così rigidamente da non essere di fatto realizzabili, in 17 Stati europei. Inoltre in Lituania, Bulgaria, Polonia, Ucraina e Montenegro il divieto degli stessi è in corso di dibattito.

Mappa sviluppata dall’associazione Essere Animali.

Tuttavia, seppur in Italia non siano stati al momento aboliti gli allevamenti degli animali da pelliccia, si tratta comunque di un mercato in netto crollo. Nel 1990 infatti nel Bel Paese vi erano più di 120 allevamenti di pellicce tra visoni, volpi e cincillà. Nel 2016, però, gli stabilimenti di questo tipo sono arrivati ad essere circa 30 e da allora essi hanno continuato a diminuire progressivamente. Ad oggi, infatti, sono solo 5 gli allevamenti di visoni attivi nel nostro Paese.

Grafico sviluppato dall’associazione Essere Animali.

[di Raffaele De Luca]

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