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venerdì 17 Settembre 2021

Le banche europee frenano la lotta alla crisi climatica

Le banche europee sono ancora troppo indietro sulla delicata questione della crisi climatica. Alcuni istituti di credito stanno dando prova della loro leadership su determinate questioni relative alla crisi climatica e alla perdita di biodiversità, ma nessuna banca europea è stata – ancora – in grado di presentare un piano completo, in cui sia possibile assicurare il concetto di sostenibilità in tutti gli ambiti. È ciò che emerge dal nuovo studio pubblicato dall’ente di beneficienza ShareAction, che si pone l’obiettivo di incentivare gli investimenti responsabili, cioè «Una strategia d’investimento che integra i fattori ambientali, sociali e di governance (ESG) nell’analisi e nelle decisioni d’investimento».

ShareAction si impegna per far sì che le banche possano indirizzare prestiti ai settori rinnovabili raggiungendo il prima possibile un’economia a basse emissioni di carbonio; le banche possono avere – e hanno – un ruolo centrale per accelerare la lotta contro il cambiamento climatico; ecco perché dovrebbero essere adottati quanto prima dei provvedimenti in tutte le aeree fondamentali di quest’ultimo (ovvero la biodiversità, l’esposizione a settori ad alto contenuto di carbonio, le politiche che limitano i servizi a settori come il petrolio e il gas, il rapporto tra la retribuzione dei dirigenti e i loro progressi sulle questioni climatiche). Lo studio di ShareAction ha dimostrato che le buste paga dei dirigenti non riescono a incoraggiare un cambiamento importante nei più grandi istituti di credito europei. Solo NatWest, ING e Credit Agricole rappresentano un’eccezione, visto che incentivano i loro amministratori delegati a porsi obiettivi climatici di impatto sui prestiti che estendono a determinati settori, collegando altresì la retribuzione a specifici impegni climatici.

Al momento, comunque, sono solo venti (delle venticinque maggiori banche europee) ad essersi impegnate per raggiungere emissioni nette pari a zero, entro e non oltre il 2050. Però, nessuna di esse ha poi abbinato tale obiettivo con piani completi per evitare il cambiamento climatico e la perdita di biodiversità, come emerge dall’elenco di ShareAction. In pochissimi hanno poi iniziato a fare reali passi avanti: sono solo tre le banche (Lloyds Banking Group, NatWest e Nordea) impegnate a dimezzare le loro emissioni finanziate entro il 2030, così da mostrare di essere più vicine all’obiettivo del 2050.

[di Francesca Naima]

1 commento

  1. Sono convinto che ci sia della buona fede in chi crede a queste continue “emergenze” e “crisi”, ma la realtà è, come al solito, quella degli interessi economici. Il solo fatto che questa “sensibilità” al problema si estenda a tutti i governi, alle banche e alle multinazionali, dovrebbe quantomeno far sorgere qualche sospetto.

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