martedì 7 Aprile 2026

Rapporto ISTAT: In Italia la pressione fiscale è al livello più alto dal 2014

I numeri sono chiari: nel 2025 la pressione fiscale in Italia ha raggiunto il 43,1% del Pil, il valore più elevato degli ultimi undici anni. Un balzo di 0,7 punti percentuali rispetto al 2024, che riporta il Paese ai livelli del 2014. Lo ha attestato l’ultimo report diramato dall’ISTAT, che contiene il dato – ancora più significativo – relativo all’ultimo trimestre dell’anno, quando il prelievo fiscale è schizzato al 51,4%: un picco che non si registrava dallo stesso periodo del 2014. Nel frattempo, il reddito disponibile dei nuclei familiari consumatori diminuisce, così come il potere d’acquisto. Il quadro complessivo descrive un’economia che continua a reggere, ma con margini sempre più stretti per consumi e benessere.

Nello specifico, secondo i dati diffusi dall’ISTAT, il rapporto tra entrate fiscali e ricchezza prodotta è salito di 0,7 punti rispetto al 42,4% del 2024. E i segnali sono molto poco rassicuranti sul fronte dei nuclei familiari, dal momento che, nel quarto trimestre, il loro reddito disponibile è sceso dello 0,4% rispetto a quello antecedente, mentre i consumi hanno segnato il piccolo aumento dello 0,5%. Nella medesima fase, scende anche il potere d’acquisto (-0,8%), con la propensione al risparmio che si blocca al 7,8%, anch’essa in calo di 0,8 punti percentuali. Nell’intero anno il reddito disponibile è cresciuto del 2,4% e il potere d’acquisto dello 0,9%, con una dinamica che appare più debole rispetto al 2024. Al contempo, Il saldo primario delle Amministrazioni pubbliche è risultato positivo, che registra un’incidenza sul Pil del 5,1% (4,4% nel quarto trimestre del 2024), così come il saldo corrente delle AP, con un’incidenza sul Pil del 6,9% (6,1% nel quarto trimestre 2024).

A ciò si aggiunge il dato del Misery Index di Confcommercio, indicatore del disagio sociale, che nel mese di marzo è incrementato di 0,7 punti rispetto al mese precedente, toccando quota 9,6. A contribuire alla salita è stata in particolare l’accelerazione dell’inflazione sui beni e servizi di uso quotidiano, salita al 3,1% dall’1,9% del mese precedente, trainata dall’aumento dei prezzi energetici. In prospettiva, le cose sembrano mettersi male: le tensioni sui costi dell’energia potrebbero infatti continuare nel mese di aprile e sfociare in quello di maggio, mantenendo alta la pressione sui prezzi. Un quadro che rischia fortemente di peggiorare se la crisi in Medio Oriente dovesse proseguire, con effetti sulle materie prime e sulle rotte commerciali. Le ricadute potrebbero estendersi all’intera economia, con il rallentamento dell’attività produttiva che finirebbe per incidere su un mercato del lavoro già poco dinamico, condizionato da fattori strutturali come squilibri territoriali e dinamiche demografiche.

Nell’ultima Manovra, il governo aveva provveduto a un taglio dell’IRPEF per i redditi medio-bassi e medi: la seconda aliquota, che fino a pochi mesi fa gravava al 35%, è scesa al 33% per i redditi fino a 50.000 euro lordi. Questa riduzione, calcolata in circa 3 miliardi di euro annui, interessa oltre 13 milioni di contribuenti, traducendosi in un beneficio medio di circa 210 euro all’anno per chi ha redditi nella fascia intermedia. Ciò non toglie che la pressione fiscale possa comunque aumentare, ad esempio se il gettito complessivo cresce più del Pil o se crescono altre entrate fiscali e contributive. C’è inoltre il tema del fiscal drag: quando redditi nominali e salari salgono, ma scaglioni e detrazioni non si adeguano pienamente, una parte dell’aumento finisce in imposta media più alta. La Banca d’Italia spiega proprio che questo meccanismo fa salire l’aliquota media quando la crescita nominale trascina i contribuenti verso scaglioni più pesanti.

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Stefano Baudino

Laureato in Mass Media e Politica, autore di dieci saggi su criminalità mafiosa e terrorismo. Interviene come esperto esterno in scuole e università con un modulo didattico sulla storia di Cosa nostra. Per L’Indipendente scrive di attualità, politica e mafia.

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