In viaggio tra le memorie del genocidio cambogiano

Nel Sudest asiatico, i monsoni se ne sono andati in silenzio. Anche a Phnom Penh, capitale della Cambogia, l’aria è satura di polvere, clacson e incenso. Ai crocevia del centro, tuktuk e motociclette si incastrano con quella grazia caotica che solo in Asia ha un senso. Sembra una danza: si sfiorano, si evitano, si fondono — come le ballerine d’Apsara, che volteggiavano ipnotiche nei templi dell’Impero di Angkor. 
Il mezzo si arresta e il portellone si apre: di fronte ai miei occhi una ferrea cancellata insulsa. Scolorita dal sole e dalla storia. Nulla che possa lasciar intuire l’orrore. S...

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1 commento

  1. Sono stato in Cambogia qualche anno fa. Confermo quanto descritto da Ongaro nel bellissimo, purtroppo, scritto. La ns guida ci ha descritto ogni dettaglio in minimi particolari e tutto coincide. Poi la visita dei luoghi di sterminio e’ veramente scioccante. In particolare come Ongaro descrive il modo di eliminare le genti ed in particolare i bambini, per risparmiare denaro. La ns guida ci ha narrato i bombardamenti da parte degli USA lungo il confine con il Viet Nam, dove viveva in un villaggio, la cui unica colpa era di essere sul sentiero di OH CI MIN utilizzato per portare aiuti al VIET NAM. Non capivano il perché di quelle bombe e forse non avevano tutti i torti. Articolo molto bello per mantenere una memoria che riguarda tutti noi, che non deve essere catalogato come che non possa più accadere. Purtroppo ciò che accade in questi ultimi anni smentisce ogni ns più roseo pensiero sulla “nuova bontà”dell’essere umano.

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