fbpx
giovedì 28 Ottobre 2021

Tumori tra gli agricoltori: la Bayer-Monsanto subisce una nuova sconfitta in tribunale

Altro colpo giudiziario a danno di Monsanto, ormai di proprietà di Bayer. La multinazionale aveva proposto un accordo economico per mettere fine a circa 3.000 cause in corso, intentante da contadini esposti al Roundup, contenente il glifosato. Il giudice distrettuale di San Francisco, Vince Chhabria, ha definito non adeguata la proposta conciliativa di Bayer di 2 miliardi di dollari. Infatti l’accordo darebbe – in media – circa 66 mila dollari a persona. Il giudice distrettuale di San Francisco aveva suggerito di inserire sull’etichetta la dicitura che “il glifosato è probabilmente cancerogeno per gli esseri umani”, come sostenuto da IARC – l’Agenzia per la ricerca sul cancro dell’Organizzazione mondiale della Sanità. E le cause in corso contro la multinazionale sono tantissime nei vari stati degli USA ma anche nel resto del mondo.

Nel giugno dello scorso anno, Bayer aveva speso quasi 10 miliardi di dollari per estinguere quasi 100.000 cause intentate da agricoltori utilizzatori di Roundup a cui il pesticida avrebbe causato loro il linfoma non-Hodgkin. Due anni fa, una sentenza di una giuria di Oakland, in California, ha condannato Bayer al pagamento di 2 miliardi di dollari ai coniugi Pilliod, entrambi ultrasettantenni, che hanno usato per 30 anni l’erbicida Roundup nella loro proprietà nelle vicinanze di San Francisco. Il linfoma non-Hodgkin è un tumore maligno che origina dai linfociti (B e T), cellule principali del sistema immunitario presenti nel sangue, nel tessuto linfatico di linfonodi, milza, timo e midollo osseo.

Lo studio legale Grant & Eisenhofer ha presentato ricorso in tribunale in California contro Monsanto Co., produttore dell’erbicida Roundup, per conto di Michael Langford che afferma che il linfoma non-Hodgkin e altri tumori sono stati causati da un’esposizione decennale agli ingredienti chimici di Roundup. L’azione in California segue una causa che Grant & Eisenhofer ha presentato all’inizio di giugno contro Monsanto presso la Corte Superiore del Delaware per conto di una residente dell’Ohio che ritiene che il linfoma di non-Hodgkin sia stato il risultato di molti anni di esposizione a Roundup. Grant & Eisenhofer, in collaborazione con il Moore Law Group di Louisville, Ky., sostiene la negligenza e l’omissione di avvertimento e travisamento negligente e/o frode, a carico di Monsanto. Oltre a Monsanto/Bayer, la causa del signor Langford nomina Wilbur-Ellis, azienda di prodotti agricoli con sede a San Francisco, distributore di lunga data di Roundup e altri erbicidi in tutta la California.

Secondo la denuncia, il successo globale del Roundup di Monsanto è dovuto a una massiccia campagna di marketing ingannevole, volta a deviare e minare le relazioni scientifiche secondo cui l’erbicida era un pericolo per l’uomo e gli animali e che, contrariamente alle affermazioni dell’azienda, si sarebbe accumulato nel suolo e nelle acque sotterranee. La denuncia afferma che Monsanto sponsorizzava presunti test indipendenti di Roundup che trovavano sempre esito positivo: in almeno due casi, i dirigenti di quei laboratori sono stati incriminati e condannati per frode e/o falsificazione dei dati nei loro test di prodotti agrochimici.

Il glifosato è un inibitore enzimatico del Gruppo 2A che è stato etichettato come cancerogeno per l’uomo e l’animale dall’Organizzazione Mondiale della Sanità e da altri organismi regolatori globali e nazionali, oltre a essere accusato del drastico declino di impollinatori come le api. In Europa ha recentemente fatto parlare la proposta lanciata da Francia, Olanda, Svezia e Ungheria che – sostenendo che il glifosato è non cancerogeno, non mutageno né tossico per la riproduzione – ne propongono la riammissione tra gli erbicidi in commercio, mentre in base alle direttive comunitarie attualmente vigenti esso dovrebbe essere del tutto messo al bando entro il 2022.

[di Michele Manfrin]

 

L'Indipendente non riceve alcun contributo pubblico né ospita alcuna pubblicità, quindi si sostiene esclusivamente grazie agli abbonati e alle donazioni dei lettori. Non abbiano né vogliamo avere alcun legame con grandi aziende, multinazionali e partiti politici. E sarà sempre così perché questa è l’unica possibilità, secondo noi, per fare giornalismo libero e imparziale. Un’informazione – finalmente – senza padroni.

Iscriviti a The Week
la nostra newsletter settimanale gratuita

Guarda una versione di “The Week” prima di iscriverti e valuta se può interessarti ricevere settimanalmente la nostra newsletter

Ultimi

Correlati