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Inflazione in forte crescita: ad aprile +2,7% su base annua

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Ad aprile l’inflazione in Italia è salita al 2,7% su base annua, rispetto all’1,7% registrato a marzo, mentre su base mensile l’aumento è stato dell’1,1%. Lo rileva l’Istat, spiegando che la crescita dei prezzi è stata trainata soprattutto dai rincari dell’energia, passata da -2,1% a +9,2%, e degli alimentari non lavorati, saliti al 5,9%. In aumento anche il cosiddetto “carrello della spesa”, che comprende beni alimentari e prodotti per la casa e la persona, cresciuto del 2,3%. I prodotti ad alta frequenza d’acquisto hanno invece registrato rincari del 4,2%.

È stata presentata una proposta di legge per vietare le importazioni dalle colonie israeliane

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Vietare in Italia l’importazione e la promozione di beni e servizi provenienti dagli insediamenti israeliani nel Territorio palestinese occupato, mettendo un argine a quella che viene descritta come una violazione sistematica del diritto internazionale, con effetti devastanti per l’economia e la popolazione palestinese. È questo l’obiettivo della nuova proposta di legge depositata in Parlamento e sostenuta dai leader di M5S, PD e AVS, nata grazie all’impegno di una coalizione di 20 organizzazioni della società civile. Nello specifico, la proposta prevede che il ministero degli Esteri, insieme all’Agenzia delle Dogane, definisca criteri e controlli per individuare i prodotti provenienti dagli insediamenti. Secondo il dettato della norma, sarà inoltre compito degli esportatori israeliani dimostrare che le merci non arrivano dai Territori occupati, con possibilità di sequestro e confisca in caso di false dichiarazioni.

La proposta di legge arriva sulla scia di un lavoro svolto da un network di organizzazioni della società civile che, lo scorso settembre, ha lanciato la campagna “Stop al commercio con gli insediamenti illegali”. Secondo Paolo Pezzati, coordinatore della campagna e portavoce per le crisi umanitarie di Oxfam Italia, «si tratta di una prima importante tappa lungo un percorso che speriamo possa portare – in Italia e negli stati dell’Unione europea – all’adozione di misure di reale divieto degli scambi commerciali con gli insediamenti dei coloni israeliani in Cisgiordania (compresa Gerusalemme est)». Pezzati ha ricordato come si tratti di scambi «illegali secondo il diritto internazionale», i quali hanno un costo enorme per l’economia palestinese, aggravando la perdita di terreni agricoli, pascoli, fonti d’acqua e infrastrutture. Tra le altre organizzazioni, hanno promosso l’iniziativa anche ACLI, Amnesty International Italia, ANPI, Fondazione Finanza Etica, Fondazione Gruppo Abele, Libera, Movimento Giustizia e Pace in Medio Oriente, Oxfam Italia e Rete Italiana Pace e Disarmo.

La proposta si colloca in un quadro europeo che, secondo i promotori, sta già cambiando: Spagna e Slovenia hanno introdotto misure analoghe, mentre Olanda, Irlanda e Belgio starebbero valutando iniziative simili. Per gli attivisti, questa dinamica potrebbe aprire la strada a una svolta più ampia anche a livello comunitario. Le organizzazioni chiedono al governo italiano di allinearsi con quanto richiesto da tempo dalla Corte internazionale di giustizia e di cambiare posizione sulla sospensione dell’Accordo di Associazione UE-Israele. Ha anche osservato che l’ipotesi, avanzata da Francia e Svezia, di aumentare le tariffe sulle merci israeliane nel mercato europeo rischierebbe di essere inefficace, perché verrebbe compensata da nuove sovvenzioni del governo israeliano alle aziende attive negli insediamenti.

Nel 2024, il nostro Paese ha importato da Israele beni e servizi per circa un miliardo di euro, prevalentemente prodotti agricoli e manifatturieri, oltre a servizi legati alla sicurezza e alla sorveglianza digitale. Non è possibile stabilire con precisione quanta parte di questi scambi provenga dagli insediamenti, a causa della possibilità di eludere le politiche europee di etichettatura. Le conseguenze per l’economia palestinese sono drammatiche: perdite complessive per miliardi di euro all’anno, un tasso di povertà salito dal 12 al 28 per cento negli ultimi due anni, e una disoccupazione raddoppiata rispetto a ottobre 2023, arrivata al 35 per cento. «Il governo italiano deve smettere immediatamente di essere complice di uno Stato che ha commesso un genocidio e mantiene un regime di apartheid ai danni del popolo palestinese – dichiara a L’Indipendente Stefania Ascari, deputata M5S sempre in prima linea per la difesa della causa palestinese -. Servono atti concreti e questa proposta di legge è un primo passo per riportare finalmente l’Italia dalla parte del diritto internazionale.

Netflix punta a un futuro in cui l’animazione nasce dall’intelligenza artificiale

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Senza troppe fanfare, nei dietro le quinte, Netflix starebbe dando vita a INKubator, uno studio di animazione interamente dedicato all’intelligenza artificiale e orientato alla produzione di contenuti di breve durata. L’indiscrezione, non ancora confermata ufficialmente, si inserisce nel più ampio percorso con cui la piattaforma di streaming sta rafforzando la propria strategia sull’IA, puntando verso una futura creazione di opere assistite o sviluppate direttamente tramite strumenti generativi, segnale di una trasformazione profonda nel modo in cui il colosso intende produrre e sperimentare nuovi formati audiovisivi.

Nella sua newsletter, Lowpass, Janko Roettgers ha osservato che, a partire da marzo, alcuni profili LinkedIn – il social network professionale per eccellenza – hanno iniziato a menzionare “INK” tra le esperienze lavorative. Poco dopo, Netflix ha pubblicato nella sezione di candidatura del suo portale diversi annunci per “artisti sperimentali specializzati in computer grafica”, destinati a unirsi a “un team pionieristico impegnato nella creazione di corti e speciali animati attraverso una filiera produttiva nativa nell’intelligenza artificiale generativa”.

Le posizioni aperte per INKubator sono numerose e il team avrebbe già reclutato figure di alto profilo come Serrena Iyer, dirigente con esperienza in realtà di primo piano quali DreamWorks Animation, MRC Studios e A24. Se a questo sommiamo il tono degli annunci, i quali parlano di progetti futuri e di lunga durata, tutto suggerisce che Netflix non stia semplicemente sperimentando, ma che punti a un’iniziativa strutturata e ambiziosa, con l’obiettivo di arrivare un giorno a produrre lungometraggi animati basati su pipeline interamente fondate sulla GenAI.

Roettgers sottolinea che, all’inizio del mese, Netflix ha acquisito InterPositive, startup fondata dall’attore Ben Affleck e specializzata nell’applicazione dell’intelligenza artificiale alla post‑produzione cinematografica – un ulteriore segnale della rapidità con cui il colosso dello streaming sta integrando tecnologie generative nei propri studi. Poiché l’uso dell’IA rimane altamente controverso nel mondo del cinema e delle arti tutte, l’azienda sembra favorire per ora un basso profilo, evitando dichiarazioni pubbliche troppo esplicite rispetto alle ambizioni di lungo periodo che ne guidano invece la strategia.

Se è vero che gli strumenti di intelligenza artificiale generativa hanno reso possibile la creazione di contenuti anche a chi, fino a non molto tempo fa, non disponeva dei mezzi o delle competenze per esprimere la propria creatività, è altrettanto importante ricordare che questi modelli sono spesso – se non sempre – addestrati su materiale trafugato illegalmente, frutto del lavoro di una quantitá incalcolabile di autori e tecnici. Molti di questi disprezzano inoltre l’uso di tali tecnologie da parte delle grandi corporazioni, se non altro perché i grandi studi tendono a privilegiare la produzione di beni di consumo rispetto alla valorizzazione della visione artistica e sperimentale delle menti creative, svilendo il medium.

Non è detto che INKubator non riesca a produrre contenuti di qualità – solo il tempo potrà confermare la bontá dell’iniziativa –, tuttavia i precedenti nel settore non sono incoraggianti. Da anni realtà come Disney privilegiano la quantità alla cura dei dettagli, subappaltando in modo massiccio gli effetti visivi dei film Marvel a studi sottopagati a cui vengono concessi tempi ristretti di lavorazione. Sostenere che i risultati siano regolarmente mediocri é generoso. Netflix, dal canto suo, ha invece progressivamente orientato la propria produzione verso contenuti che devono essere facilmente fruibili, sia sul piano narrativo che su quello estetico. Questo approccio ha contribuito a popolarizzare la cosiddetta “illuminazione da Netflix”, un approccio fotografico che appiattisce l’immagine per favorire la visione su dispositivi portatili, il quale ha finito per impoverire la progettualità visiva e ha neutralizzato l’immaginario contemporaneo in un format privo di profondità.

Pakistan, 8 militari uccisi da terroristi del TTP al confine con l’Afghanistan

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Otto militari pakistani sono stati uccisi e altri 35 feriti in un attacco contro un avamposto militare nel distretto di Bajaur, al confine con l’Afghanistan. L’azione è stata rivendicata dal TTP, i Talebani pakistani: secondo l’esercito, gli assalitori hanno lanciato un veicolo imbottito di esplosivo contro la recinzione della base prima di aprire il fuoco. I soldati avrebbero poi ucciso tutti gli attentatori. Negli ultimi giorni nel nordovest del Pakistan altri due attacchi attribuiti al TTP hanno causato circa 30 morti. Islamabad continua ad accusare i talebani afghani di sostenere il gruppo armato, accusa respinta da Kabul.

Ebola in Repubblica Democratica del Congo: 65 morti

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L’Africa Centres for Disease Control and Prevention, il principale organismo sanitario pubblico del continente, ha annunciato lo scoppio di una nuova epidemia di Ebola nella provincia dell’Ituri, nella Repubblica Democratica del Congo. L’Africa CDC ha segnalato 246 casi sospetti e 65 decessi, registratisi principalmente nelle zone sanitarie di Mongwalu e Rwampara. Casi sospetti sono stati segnalati anche a Bunia, capoluogo della provincia. L’Ebola è un organismo virale altamente contagioso, che può essere contratto attraverso fluidi corporei. La malattia che provoca è rara, ma grave e spesso fatale.

Aumentano gli investimenti in armi nucleari: 301 società finanziarie coinvolte (anche italiane)

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Sempre più istituzioni bancarie e finanziarie investono e traggono profitto dalla produzione di armi nucleari: in particolare, tra gennaio 2023 e settembre 2025, 301 istituzioni finanziarie hanno foraggiato i produttori di armi atomiche rispetto alle 260 istituzioni rilevate in ricerche precedenti. Tra queste risultano anche istituzioni finanziarie e bancarie italiane. Lo constata il report “Don’t bank on the Bomb”, pubblicato ogni anno dal 2014 da ICAN e PAX (organizzazioni impegnate nel disarmo e nella promozione della pace), l’ultimo con il titolo “Investire nella corsa agli armamenti: le aziende che costruiscono armi nucleari e i loro finanziatori”. Questo aumento di finanziatori si traduce in un incremento di oltre 195 miliardi di dollari nel valore delle azioni e delle obbligazioni detenute rispetto all’ultima analisi finanziaria di “Don’t Bank on the Bomb“. Si è registrato inoltre un aumento di 29,8 miliardi di dollari nei prestiti e nelle sottoscrizioni.

Nel rapporto sono individuate 25 aziende attive nella produzione di armi atomiche destinate soprattutto ai programmi nucleari di Stati Uniti, Regno Unito, Francia, Cina e India. Durante il periodo preso in esame (2023-2025), 300 miliardi di dollari sono stati forniti in prestiti e sottoscrizioni alle 25 aziende più attive in questo settore, con un incremento di 29,8 miliardi rispetto al periodo precedente. In generale, gli investitori detenevano circa 709 miliardi di dollari nelle azioni e obbligazioni di questi colossi delle armi. Tra questi ultimi si segnalano in particolare le aziende statunitensi General Dynamics, Honeywell International e Northrop Grumman, che sono le più grandi produttrici di armi nucleari, oltre a Lockheed Martin e Boeing. Tra le compagnie inglesi spiccano BAE Systems e Rolls-Royce; compaiono poi alcune società indiane, una cinese e l’italiana Leonardo.

Sul fronte degli investitori che detengono azioni e obbligazioni, ai primi posti figurano i grandi fondi d’investimento statunitensi come Vanguard, BlackRock, Capital Group, State Street e Fidelity Investments, mentre tra gli istituti bancari ci sono cinque banche sempre statunitensi: Bank of America, JP Morgan Chase, Citigroup, Goldman Sachs e Wells Fargo. Seguono due istituti di credito giapponesi, oltre a uno francese e tedesco. Anche gli istituti finanziari e bancari italiani, però, non sono esenti dal finanziare l’industria delle armi nucleari, sebbene in proporzioni minori rispetto ad altre istituzioni internazionali. In particolare, in testa come quantità di prestiti compare Intesa San Paolo con 2,84 miliardi di dollari (in calo di 4,5 miliardi rispetto all’anno precedente) e relazioni finanziarie con Honeywell, Leonardo, Lockheed Martin, Northrop Grumman, RTX, Rolls-Royce, Thales e Airbus. Al secondo posto si trova, invece, Intesa Sanpaolo, con 718 milioni ed esposizioni verso Bechtel, Boeing, Lockheed Martin e Rolls-Royce. Seguono poi Banco BPM, BPER Banca, Cassa Depositi e Prestiti, Banca Monte dei Paschi di Siena, Banca Passadore & C., Banca Popolare di Sondrio e Mediobanca, coinvolti solo con l’azienda Leonardo.

Quest’ultima è l’unica compagnia italiana a comparire nella lista delle 25 aziende produttrici di armi nucleari citate nel rapporto: l’azienda italiana, che sviluppa prodotti e servizi nei campi dell’aerospazio, della difesa e della sicurezza, detiene il 25% nella join venture MBDA che produce missili per l’arsenale nucleare francese. Inoltre, Leonardo fornisce componenti di propulsione elettrica per i sottomarini nucleari statunitensi di classe Columbia e al 31 dicembre 2025 ha registrato un fatturato di 22,8 miliardi di euro.

Le crescenti tensioni globali non hanno spinto solo il riarmo generalizzato, ma hanno anche favorito una pressione concertata da parte dei produttori di armi e dei funzionari governativi per aumentare l’accesso del settore della difesa ai capitali privati. Secondo il rapporto di ICAN e PAX, “gli istituti finanziari sono attori chiave per promuovere il rispetto dei diritti umani”. Tuttavia, “Mentre molti istituti finanziari hanno mantenuto le loro politiche consolidate, concepite per evitare l’esposizione dei portafogli ai rischi associati alle armi nucleari, nell’ultimo anno alcuni hanno annunciato che avrebbero modificato le proprie politiche”. Si è registrata, dunque, una maggiore flessibilità e liberalizzazione nelle politiche degli istituti finanziari verso gli investimenti in armi, comprese quelle nucleari.

Alla componente etica che dovrebbe salvaguardare la sicurezza e favorire la non belligeranza tra i popoli, le grandi istituzioni finanziarie hanno scelto il profitto che, del resto, è la quintessenza dell’assetto capitalista. Tuttavia, permane in capo a questi istituti una grande responsabilità per quanto riguarda il futuro dei popoli. Secondo il report di PAX e ICAN, “le conseguenze umanitarie di qualsiasi utilizzo di armi nucleari restano inaccettabili” e “in quanto attori chiave dell’economia globale, le istituzioni finanziarie hanno sia la capacità che la responsabilità di affrontare questi rischi. Grazie alla loro influenza, le istituzioni finanziarie svolgono un ruolo fondamentale nel promuovere il rispetto dei diritti umani e nell’incoraggiare le aziende a porre fine al loro coinvolgimento nell’industria delle armi nucleari”.

Perché leggere ”Il maestro e Margherita”: una guida pratica per resistere alla censura

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135 anni fa nasceva Michail Bulgakov, uno degli scrittori più censurati e perseguitati del Novecento russo. Uno scrittore che trasformò la letteratura in una lotta continua contro la censura, il conformismo ideologico e il controllo del Potere. Nell’Unione Sovietica degli anni Trenta l’arte non è considerata uno spazio libero, autonomo, indipendente. Deve servire lo Stato, educare le masse, glorificare il socialismo, costruire cioè il cosiddetto «uomo nuovo sovietico». La letteratura, il teatro, la poesia sono strumenti ideologici. E proprio per questo uno scrittore come Bulgakov rappresenta un problema enorme. Non costruisce eroi positivi, non celebra la macchina statale, non trasforma la letteratura in propaganda, al contrario: mette continuamente in scena il caos, il grottesco, l’assurdo. 

Ed è quello che fa con  Il maestro e Margherita uno di quei libri che dovrebbe far parte della biblioteca di ogni lettore. Un libro che sorprende non solo per la forza e l’intensità delle sue pagine (Alessandro Barbero lo ha definito la «storia d’amore più bella di sempre»), ma anche per la storia che c’è dietro, una storia fatta di manoscritti che vengono dati alle fiamme, bruciano e poi miracolosamente rinascono. Vedete questo romanzo in un certo senso risponde alla domanda: come si può denunciare apertamente un sistema che controlla la stampa, i teatri, gli editori, la cultura? Come si può dire la verità quando ogni parola viene controllata? Molti lo leggono come un romanzo fantastico. Altri come una storia d’amore. Altri ancora come un’opera filosofica o religiosa. In realtà Il Maestro e Margherita è tutte queste cose insieme.

Tutto ha inizio con l’arrivo del diavolo a Mosca. Sì, il diavolo, avete capito bene. Leggendolo, infatti, troverete tutta una schiera di personaggi che paiono usciti dal paese delle meraviglie di Carroll, gatti neri grandi come cavalli, strani demoni dalle sembianze semiumane e donne che volano su scope volanti (e tenete a mente che dopo lo scoppio della rivoluzione d’Ottobre Mosca era una citta atea,) che provocano scompiglio nella vita dei moscoviti. All’apparenza sembra una storia surreale. In realtà sotto quell’apparente caos visionario si nasconde una delle più  intelligenti riflessioni sul rapporto tra individuo e Potere, tra arte e censura, tra verità e conformismo. Ma procediamo con ordine.

All’inizio del racconto il giovane poeta di nome Ivan Nikolaevic dopo aver incontrato Satana e aver gridato per mezza Mosca che ha veduto un uomo capace di fare cose assurde e prodigiose, viene creduto pazzo e internato in manicomio. Ed è qui che incontriamo per la prima volta il Maestro. Anche lui è un paziente del manicomio, scambiato per pazzo dai suoi concittadini.

«Ma qual è il suo nome?», gli domanda Ivan. «Non ho più nome,» rispose con cupo disprezzo lo strano ospite. «Ho rinunciato ad averlo, come ho rinunciato a tutto nella vita.“(…) mi hanno spezzato, sono indifferente, e voglio tornare nel seminterrato». «E il suo romanzo? E Pilato?». «Mi è odioso, quel romanzo,» rispose il Maestro, «ho sofferto troppo a causa sua».

Il Maestro è uno scrittore distrutto dalla censura. Ha scritto un romanzo su Ponzio Pilato, ma viene massacrato dalla critica ufficiale. Lo accusano, lo isolano, lo schiacciano psicologicamente. Bulgakov ci mostra uomini terrorizzati dal giudizio pubblico, intellettuali pronti a piegarsi pur di sopravvivere, burocrati incapaci di distinguere la verità dalla propaganda.  Il conformismo non appartiene soltanto ai regimi totalitari. Ogni epoca costruisce i propri dogmi, le proprie ortodossie, le proprie forme di pressione collettiva. Ogni società stabilisce implicitamente ciò che può essere detto e ciò che è meglio tacere. E allora la domanda che Bulgakov sembra porci è: quanto della nostra vita è davvero libero? Quanto del nostro pensiero è autentico? E quanto invece nasce dalla paura dell’esclusione, del giudizio, dell’isolamento?

Lo scrittore russo Michail Bulgàkov

C’è poi un altro elemento fondamentale nel romanzo: il rapporto tra immaginazione e libertà. Oggi siamo abituati a considerare la fantasia quasi come un’evasione dalla realtà; Bulgakov, invece, la usa come strumento di resistenza. Più il mondo diventa oppressivo, più il romanzo diventa visionario. Più il Potere cerca di irrigidire la realtà, più Bulgakov la deforma attraverso il grottesco, il soprannaturale, l’assurdo. In fondo, il Potere totalitario si regge sempre su una pretesa fondamentale: controllare il linguaggio, controllare ciò che può essere detto, controllare perfino ciò che può essere immaginato.

A un certo punto del romanzo Woland (cioè il diavolo) e la sua banda organizzano uno spettacolo di magia al Teatro Varietà dove succede di tutto: piogge di denaro falso, svestizioni forzate, uomini e donne che si precipitano verso il palco per accaparrarsi abiti alla moda e scarpe (illusorie come tutto il resto) e quasi si schiacciano gli uno con gli altri pur di possedere quei capi costosi, smascherando in modo geniale l’avidità del pubblico. Oppure in altre scene vediamo la proverbiale e tristemente celebre polizia segreta alle prese con un gatto gigante. Insomma Bulgakov non attacca frontalmente il regime. Fa qualcosa di molto più pericoloso: lo ridicolizza.

E la satira, nella storia, è sempre stata una delle armi più temute dal Potere. Nel momento in cui qualcosa diventa ridicolo, perde la sua aura sacrale. Forse è anche per questo che il romanzo continua a esercitare un fascino quasi magnetico sui lettori. Perché dentro quelle pagine convivono ironia e tragedia, comicità e disperazione, amore e censura, filosofia e satira politica. Bulgakov riesce a parlare della paura senza rinunciare all’umorismo, della repressione senza rinunciare alla fantasia.

«Un romanzo su che cosa?» gli chiese Woland. «Su Ponzio Pilato». Woland era scoppiato a ridere con la forza di un tuono (…) «È sbalorditivo! E non poteva trovare un altro tema? Me lo dia da vedere» Woland tese la mano con il palmo rivolto verso l’alto. «Purtroppo non posso,» rispose il Maestro, «perché l’ho bruciato nella stufa». «Mi scusi, ma non le credo,» rispose Woland, «non può essere, i manoscritti non bruciano».

Ecco «i manoscritti non bruciano» è una frase destinata a diventare il simbolo della letteratura russa, sopravvissuta a censure, distruzioni, sequestri, imprigionamenti. Grazie anche a una pratica squisitamente e meravigliosamente russa, il samizdat: copie stampate e trascritte a mano e poi fatte circolare clandestinamente di casa in casa. La maggior parte delle opere di Bulgakov, e non solo di Bulgakov, circolarono in samizdat. Così venne letto Arcipelago gulag di Solženicyn e appunto Il maestro e Margherita. Mentre in Occidente si contrabbandavano armi e liquori, in Russia erano i romanzi, la grande letteratura, a circolare clandestinamente. Ed ecco perché amo tanto la letteratura russa. Perché la letteratura russa, tutta la letteratura russa mi azzardo a dire, nasce come lotta alla censura. Il Potere può censurare uno scrittore, isolarlo, ridurlo al silenzio. Ma non riesce mai davvero a controllare ciò che le opere continuano a generare nelle coscienze. 

E allora forse leggere Il Maestro e Margherita significa anche ricordarsi di qualcosa che oggi rischiamo di dimenticare: che la cultura non serve soltanto a intrattenere, ma anche a mettere in discussione il mondo. Perché i regimi, le ideologie, i sistemi politici cambiano, ma il desiderio del Potere di controllare il linguaggio, il pensiero e l’immaginazione degli individui è sempre lo stesso.

Bolivia, proteste contro il governo Paz

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Migliaia di minatori della Bolivia hanno bloccato il centro de La Paz, capitale del Paese, per chiedere le dimissioni del presidente Rodrigo Paz. I minatori chiedono maggiori forniture di carburante, un’espansione delle aree minerarie, materiali e finanziamenti per i lavori, e sostengono di essere rimasti inascoltati. Durante l’occupazione della capitale di ieri, 14 maggio, i minatori si sono diretti verso il palazzo governativo, dove si sono registrati scontri con la polizia. Le proteste del settore si aggiungono a quelle di agricoltori, trasportatori, insegnanti e operai contro le privatizzazioni del governo e le incombenti crisi economica ed energetica.

Le mani degli americani sul porto di Fiumicino

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Il colosso americano Royal Caribbean, attraverso la controllata Fiumicino Waterfront, vuole realizzare il primo porto crocieristico completamente privato in Italia. Il progetto prevede la costruzione di un nuovo terminal per grandi navi vicino alla foce del Tevere, in una zona di pregio naturalistico, oltre a una infrastruttura turistica con oltre 1200 posti barca, 40 megayacht e un hotel da 200 stanze. Oltre alla cementificazione di circa 60mila metri cubi di costa, i lavori comporteranno lo scavo di un canale con fondali di 12 metri per ospitare navi di grandi dimensioni. 

Collettivo No Porto, Scienza Radicata, Carteinregola, Rete dei Numeri Pari, LIPU/BirdLife Italia, Marevivo Lazio, Italia Nostra Roma e Italia Nostra Litorale Romano, fino all’Unione Inquilini: sono le associazioni (riunite nel coordinamento “Tavoli del Porto”) che da almeno sette anni denunciano l’enorme impatto del progetto. Il quartiere di Isola Sacra sarà quello più colpito: il grande porto crocieristico sorgerà a ridosso delle abitazioni, distruggendo le ultime aree naturali, con una pressione infrastrutturale crescente. Aumenterà il rischio di inondazione, l’inquinamento dell’aria, l’erosione costiera a nord del comune e la congestione viaria. Il faro di Fiumicino, simbolo storico nella foce del Tevere, sarà totalmente oscurato dall’ombra delle grandi navi. 

Il progetto ha seguito vie tortuose e scorciatoie poco chiare. Nel 2010 sullo stesso luogo pendeva un progetto per la creazione di un porto turistico dedicato alle imbarcazioni da diporto. Iniziarono i lavori, ma poi, per una serie di vicissitudini e scandali, il progetto fallì, lasciando il porto incompiuto. Nel 2018 Invitalia (ente pubblico per lo sviluppo) annunciò che la Royal Caribbean era interessata a rilevare la concessione. Così, dopo il parere positivo del Comune di Fiumicino, la concessione fu messa all’asta e data per 11 milioni di euro, per 90 anni, alla società Fiumicino Waterfront S.r.l. che attualmente appartiene a due corporation: il gruppo Royal Caribbean, gigante mondiale della crocieristica, e Cruise Terminals International, una holding riconducibile a iCON Infrastructure, società inglese che gestisce fondi d’investimento a livello globale. Curiosità: l’amministratore delegato di Fiumicino Waterfront è Galliano Di Marco, già presidente dell’Autorità portuale di Ravenna (2012-2016), altro porto italiano che negli anni è diventato un importante porto crocieristico. Il classico gioco di porte girevoli, insomma, tra pubblico e privato. 

Ma torniamo a Fiumicino: nel 2022 il progetto originario era diventato ben altro, un porto dedicato sia al diportismo che al crocierismo, dal costo di 439 milioni di euro: grazie al favore istituzionale è stato poi inserito nel Decreto Giubileo 2025, ma non è stato realizzato in tempo. Inoltre, nonostante il progetto sia totalmente gestito e costruito da privati, che avranno i profitti dello sfruttamento dell’area, il proponente è proprio il Comune di Fiumicino, i cui uffici tecnici hanno (di fatto) lavorato per il colosso privato miliardario, preparando l’istanza di VIA (Valutazione di Impatto Ambientale). 

Tratto di costa interessato dal progetto del porto. Foto di Adriano Marchesi, https://www.adrianomarchesi.it/, progetto fotografico deep blue

David di Bianco, portavoce del Comitato Tavoli del Porto ci racconta il lungo lavoro di opposizione che è stato fatto in questi anni: «Abbiamo inondato di osservazioni il Ministero, tutte estremamente fondate, tanto che il proponente (il Comune) ha impiegato molto tempo per le controdeduzioni. C’erano enormi errori, carte alla mano abbiamo dimostrato che addirittura volevano dragare dove c’erano le pipeline (infrastrutture petrolifere) nei fondali. Le lacune e gli impatti erano tali che tutti aspettavamo un parere negativo. Purtroppo a novembre 2025 è arrivata la doccia fredda: il parere favorevole con varie prescrizioni, che però non hanno risolto in alcun modo tutte le criticità da noi sollevate, una tra tutte il rischio idraulico. Non è stata ancora rilasciata l’autorizzazione paesaggistica, visto che il piano paesaggistico regionale dovrebbe tutelare la linea di costa». 

I comitati non si sono dati per vinti e hanno deciso di procedere con un ricorso al TAR, che vedrà la prima udienza a giugno; per sostenere le spese legali, è nata la campagna “Salviamo la foce del Tevere”. 

«Si autorizza perfino l’immersione in mare dei materiali di dragaggio, ignorando l’enorme impatto su ben quattro aree protette della Rete Natura 2000: Isola Sacra, Macchia Grande di Focene, Lago di Traiano e Secche di Tor Paterno. Tutte zone già fragili, minacciate da consumo di suolo, erosione costiera e inquinamento marino», spiegano i ricercatori di Scienza Radicata, un collettivo di docenti, ricercatori e scienziati che tramite progetti di scienza partecipata stanno documentando la ricchezza naturalistica dell’area e i rischi connessi al progetto. 

«Una delle zone più importanti dal punto di vista naturalistico, è proprio la Zona di protezione speciale e Sito di interesse comunitario Isola Sacra», precisa a L’Indipendente il biologo Claudio Passantino. «Si tratta di una palude salmastra dove acqua dolce e salata si mescolano, ha un equilibrio molto fragile che verrà irrimediabilmente sconvolto dalla cementificazione della costa, con il rischio del totale prosciugamento della palude e la perdita di un habitat prezioso per tante specie ornitologiche. Con i nostri progetti di scienza partecipata abbiamo mappato molte specie protette sia vegetali sia animali. A questo si aggiunge l’impatto dei dragaggi: si stimano milioni di metri cubi di sabbia movimentati, non una sola volta ma di continuo, in quanto tutta la zona viene definita una “trappola sedimentaria”, soggetta a insabbiamento continuo. Basti pensare che la linea di costa è aumentata di 50 metri in pochi anni. Tutto questo causerà un drastico aumento della torbidità delle acque e risospensione degli inquinanti, che danneggerà tutto l’ecosistema». 

Area rurale e tratto di ZSC adiacente al cantiere. Foto di Adriano Marchesi,  https://www.adrianomarchesi.it/, progetto fotografico deep blue

Insomma, sarà uno sconvolgimento senza ritorno di uno degli ultimi luoghi liberi e naturali del litorale romano. L’impatto non proviene solo dai cantieri, ma anche dal futuro via vai delle grandi navi. «Si stima che globalmente l’inquinamento da idrocarburi dovuto alle operazioni ordinarie nel settore navale sia tre volte tanto quello attribuito agli sversamenti accidentali», si legge nel dossier Tra terra e mare, pubblicato da Scienza Radicata. Le navi da crociera causano onde anomale, inquinamento acustico e luminoso, che influisce sulla qualità della vita di umani e animali. Ma l’impatto più importante sarà sui polmoni della gente, che già ora respira un’aria compromessa dall’intenso traffico veicolare e da quello aereo. «Le navi da crociera emettono principalmente gas NO2, SO2 e CO2 e aggregati di metalli pesanti e altri inquinanti che generano particolato atmosferico di varie dimensioni (PM10 e PM2.5)», si legge nel dossier. Anche la soluzione di Royal Caribbean di alimentare le navi con energia elettrica quando ferme in porto, viene contestata dai ricercatori: «Una nave da crociera consuma circa 10 MW di potenza elettrica quando è ormeggiata. Ci vorrebbero più di 11 ettari di pannelli fotovoltaici, praticamente tutta l’area edificabile del porto solo per coprire il fabbisogno energetico di due navi da crociera spente, escludendo tutte le altre imbarcazioni». Un consumo monstre, che andrà a gravare sulla rete elettrica pubblica. 

I problemi non sono solo ambientali 

Un cigno nella zona salmastra ricca di salicornia dopo una mareggiata. Foto di Adriano Marchesi, https://www.adrianomarchesi.it/, progetto fotografico deep blue

Il pericoloso precedente di primo porto crocieristico privato spaventa anche i lavoratori delle compagnie portuali, tanto che al ricorso al TAR si è affiancato (ad adiuvandum) l’ANCIP (Associazione Nazionale Compagnie e Imprese Portuali), che rappresenta tutte le compagnie portuali d’Italia e i lavoratori. «Privati e fondi stranieri sono sempre più vicini a mettere le mani su pezzi importantissimi della portualità italiana», spiega Riccardo Petrarolo, di USB Civitavecchia, il sindacato di base che da tempo si sta mobilitando contro il progetto. «Non solo è devastante dal punto di vista ambientale», puntualizza, «ma si sta anche muovendo fuori dal contesto normativo della legge 84/94, che regolamenta tutta la portualità italiana. Questo è il primo porto italiano interamente privato. Fatto questo, ne sorgeranno probabilmente altri». Quello che preoccupa, è anche la vicinanza con altri porti crocieristici: la concorrenza potrebbe schiacciare in basso diritti e salari: «Già oggi una precarietà estrema regna nell’ambito dell’indotto crocieristico, con centinaia di partite IVA pagate due soldi per svolgere estenuanti servizi “Meet & Greet” o impegnate come guide turistiche», ricorda Petrarolo. Il terminal di Civitavecchia dista solo 50 km e per ora è il primo porto crocieristico d’Italia con 3,3 milioni di viaggiatori l’anno. Ma non basta, perché addirittura un terzo terminal crocieristico dovrebbe sorgere più a nord, alla foce “Micina” del Tevere: in questo caso il progetto è dell’autorità portuale. Finora è in costruzione solo il primo lotto, che serve a migliorare la sicurezza dei pescherecci del Tirreno e delle imbarcazioni di salvataggio. Quello che preoccupa le associazioni ambientaliste sono però il secondo e terzo lotto, non ancora finanziati, che però prevedono un ulteriore terminal crocieristico e uno per traghetti. In pratica nel giro di poche decine di chilometri ci saranno tre terminal per le crociere, di cui uno completamente privato.

Chi c’è dietro Royal Caribbean 

Dietro alla Royal Caribbean, come azionisti principali, ci sono grandi fondi di investimento globali del calibro di Capital Research, Vanguard Group Inc, BlackRock Inc. e State Street Corporation. Il direttore e membro del consiglio di amministrazione è Eyal Ofer, ex membro dell’intelligence dell’IDF e potente uomo d’affari israeliano: ha fondato e presiede tuttora la O.G. Tech Partners Ltd, azienda di software, cybersecurity e tecnologie avanzate, nonché le compagnie di navigazione Ofer Global e Zodiac Maritime. Quest’ultima ha all’attivo oltre 180 navi, tra petroliere, portacontainer e navi Ro-Ro per veicoli, affittate a compagnie marittime, tra le quali MSC, a sua volta fortemente coinvolta nelle rotte verso Israele. Altro dettaglio inquietante, come rivela Dinamopress: tra i passati membri del CDA di Royal Caribbean c’è ancheThomas Pritzker, menzionato molte volte nei cosiddettiEpstein Files, che documentano una duratura relazione personale con inviti a bordo di Jeffrey Epstein su navi della compagnia, utilizzate per trasportare le vittime del pedofilo. 

Non c’è solo questo progetto 

Persone che partecipano a un evento musicale in uno dei Bilancioni. Foto di Adriano Marchesi, https://www.adrianomarchesi.it/, progetto fotografico deep blue

Su Fiumicino incombe anche un ulteriore progetto: il masterplan 2046 promosso da Aeroporti di Roma prevede infatti la costruzione di una quarta pista nell’aeroporto Leonardo da Vinci, nuovi terminal e infrastrutture. Per permettere l’ampliamento dell’area aeroportuale di circa 267 ettari (di cui circa 150 ettari dentro un’area protetta), nel gennaio 2026 il Comune di Fiumicino ha approvato la modifica dei confini della Riserva naturale del Litorale Romano, riducendo la porzione della zona protetta. Benché sia progettato per aumentare il traffico civile (passeggeri e cargo commerciali), l’ampliamento potrebbe servire a favorire anche il traffico militare, come d’altra parte richiede il piano di “military mobility” europeo. L’aeroporto, secondo il rapporto dei Giovani Palestinesi, è d’altra parte già utilizzato per spedire componenti di armamenti verso Israele. 

Insomma, dal porto crocieristico alla quarta pista dell’aeroporto, gli ultimi spazi naturali saranno sacrificati: «Il nostro litorale non deve diventare una piattaforma logistica per guerre, affari e occupazioni», protestano gli attivisti. «Rifiutiamo questo modello di sviluppo che considera Fiumicino come retroporto e retro-aeroporto di Roma, non come una comunità viva, con il diritto a respirare, a muoversi in sicurezza, a vivere vicino al mare e alla natura senza essere sommersa da traffico e smog. Fiumicino non è il parco giochi dei giganti delle infrastrutture. È casa nostra».

Taiwan, commercio e stabilità mondiale: i punti dell’incontro Trump-Xi Jinping

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Tra l’augurio del raggiungimento di stabilità mondiale e l’apertura cinese alle industrie statunitensi, Taiwan resta una linea rossa per Pechino. Nella serata di mercoledì 13 maggio, la delegazione statunitense rappresentata dal presidente Donald Trump ha raggiunto la capitale della Repubblica Popolare cinese. Trump, accompagnato dal Segretario alla Difesa statunitense Pete Hegseth, dal Segretario di Stato Marco Rubio e dagli imprenditori Tim Cook di Apple, Elon Musk di Tesla e Jensen Huang di NVIDIA, è stato accolto dal vicepresidente cinese Han Zheng. Nella giornata di giovedì Trump ha incontrato Xi Jinping in quattro momenti: prima in piazza Tien An’Men, cuore della capitale cinese, poi durante una riunione bilaterale, in seguito in occasione di una storica visita congiunta al Tempio del Cielo, tra i simboli principali del potere imperiale cinese, e infine durante il banchetto nella Grande Sala del Popolo.

L’incontro tra i due leader, inizialmente previsto per la fine di marzo e successivamente riprogrammato per maggio, è il primo dopo nove anni. Il contesto storico e geopolitico è drasticamente cambiato nel corso dell’ultimo decennio e il nuovo summit si fonda su una riformulazione degli equilibri di forza tra i due Paesi. Alla ricerca di un appianamento e di una collaborazione tra Cina e USA, le questioni in gioco sono principalmente tre: le relazioni commerciali tra i due Paesi, complicate dai dazi imposti dall’amministrazione statunitense; il braccio di ferro in ambito tecnologico che vede dal lato cinese le restrizioni sull’approvvigionamento delle terre rare e da quello statunitense l’accesso ai chip; e infine la questione taiwanese, considerata come “interna” dalla Repubblica popolare. L’aggressione degli Stati Uniti e di Israele all’Iran e al Libano e la crisi commerciale seguita dalla chiusura dello stretto di Hormuz sono gli elementi critici che fanno da sfondo ad una visita che potrebbe segnare gli equilibri multipolari nel futuro prossimo. La percezione della Cina si è trasformata nel corso degli ultimi anni e indubbiamente questo summit mette il Paese asiatico in una posizione di forza rinnovata: dall’essere considerata fabbrica del mondo, la Repubblica popolare è divenuta, come dimostrato dagli ultimi incontri di aprile, un interlocutore prediletto all’interno del contesto mondiale, che fa leva su un’immagine di stabilità davanti all’imprevedibilità statunitense.

«Dobbiamo essere soci, non rivali. Raggiungere il successo insieme, impegnarci per la prosperità comune e forgiare un cammino giusto affinché la grandi potenze si relazionino in questa nuova era» ha affermato Xi Jinping in apertura della riunione bilaterale. Davanti alle due delegazioni, il presidente della Repubblica popolare ha augurato la possibilità per i due Paesi di superare la “trappola di Tucidide”, ovvero il paradigma coniato dal politologo Graham Allison che prevede l’inevitabilità dello scontro tra una potenza emergente e una conclamata. La collaborazione tra Cina e USA non si limita agli scambi commerciali e al raggiungimento di una crescita congiunta, ma secondo Xi è la base per la stabilità mondiale e può agire da faro per l’equilibrio dell’intera umanità.

Dal canto suo, Donald Trump non ha risparmiato complimenti nei confronti della controparte cinese: «Abbiamo una relazione fantastica. Quando abbiamo avuto difficoltà, le abbiamo risolte, e quando abbiamo un problema lo risolviamo rapidamente e per questo otterremo un futuro fantastico insieme».

La riunione è entrata nel vivo nel momento in cui la delegazione cinese ha messo sul tavolo la questione taiwanese. Xi Jinping è stato chiaro in merito: una gestione imprudente da parte degli Stati Uniti sulla situazione interstretto, potrebbe portare i due Paesi allo scontro e al conflitto. Secondo lo stesso presidente cinese, Taiwan rappresenta la questione “più importante” e un’eventuale indipendenza dell’isola sarebbe incompatibile con la pace e la stabilità. L’invito ad agire con prudenza da parte della delegazione cinese, fa riferimento, tra le altre cose, alla vendita di un pacchetto di armi dal valore di venti miliardi di dollari destinato a Taiwan e sospeso in occasione del summit. Dopo l’acquisto da parte dell’isola di un pacchetto da undici miliardi nel mese di dicembre e l’attesa per la consegna arretrata di armi dal valore superiore a trenta miliardi, l’invito di Xi rischia di non cambiare particolarmente l’avanzamento delle relazioni tra USA e governo taiwanese.

Dalla Casa Bianca spicca un certo ottimismo: l’incontro, valutato come positivo, ha avviato, a detta della delegazione che ha accompagnato Trump, l’apertura al mercato cinese delle imprese statunitensi, oltre che un maggior numero di investimenti cinesi nell’industria USA. Secondo il resoconto pubblicato sul profilo X della Casa Bianca, Xi avrebbe mostrato interesse nell’acquisto di prodotti agricoli statunitensi e di petrolio, quest’ultimo, con il fine di aggirare le restrizioni causate dalla crisi dello Stretto di Hormuz. 

Ciò che attira principalmente l’attenzione è la differenza di vedute espressa dalle due delegazioni a fronte di quanto discusso nella giornata di giovedì. Nel resoconto statunitense, ad esempio, non viene fatta alcuna menzione della questione taiwanese, considerata invece uno tra i punti chiave dalla delegazione cinese, né, tantomeno, alcuna menzione dell’impegno auspicato da Pechino riguardante la stabilità del contesto geopolitico mondiale. Sulla crisi iraniana, la Cina si è dimostrata cauta, asserendo di aver semplicemente «scambiato opinioni» anche sul conflitto in Ucraina e la tensione in Corea. Al contrario, la Casa Bianca su questo punto ha sottolineato la presunta opposizione da parte cinese sulla militarizzazione dello stretto e, sempre secondo il resoconto statunitense, «entrambi i Paesi hanno concordato che l’Iran non potrà mai possedere un’arma nucleare».

L’esito considerato «positivo» del bilaterale e la formalità degli incontri celano una probabile strategia di distensione tra le parti, nella quale la Cina auspica cooperazione e stabilità mondiale, mentre gli Stati Uniti puntano su aperture e investimenti. Sui nodi critici, come la situazione nello stretto di Taiwan e il compromesso nella guerra in Iran, i due leader potrebbero aver fatto orecchie da mercante.