Vietare in Italia l’importazione e la promozione di beni e servizi provenienti dagli insediamenti israeliani nel Territorio palestinese occupato, mettendo un argine a quella che viene descritta come una violazione sistematica del diritto internazionale, con effetti devastanti per l’economia e la popolazione palestinese. È questo l’obiettivo della nuova proposta di legge depositata in Parlamento e sostenuta dai leader di M5S, PD e AVS, nata grazie all’impegno di una coalizione di 20 organizzazioni della società civile. Nello specifico, la proposta prevede che il ministero degli Esteri, insieme all’Agenzia delle Dogane, definisca criteri e controlli per individuare i prodotti provenienti dagli insediamenti. Secondo il dettato della norma, sarà inoltre compito degli esportatori israeliani dimostrare che le merci non arrivano dai Territori occupati, con possibilità di sequestro e confisca in caso di false dichiarazioni.
La proposta di legge arriva sulla scia di un lavoro svolto da un network di organizzazioni della società civile che, lo scorso settembre, ha lanciato la campagna “Stop al commercio con gli insediamenti illegali”. Secondo Paolo Pezzati, coordinatore della campagna e portavoce per le crisi umanitarie di Oxfam Italia, «si tratta di una prima importante tappa lungo un percorso che speriamo possa portare – in Italia e negli stati dell’Unione europea – all’adozione di misure di reale divieto degli scambi commerciali con gli insediamenti dei coloni israeliani in Cisgiordania (compresa Gerusalemme est)». Pezzati ha ricordato come si tratti di scambi «illegali secondo il diritto internazionale», i quali hanno un costo enorme per l’economia palestinese, aggravando la perdita di terreni agricoli, pascoli, fonti d’acqua e infrastrutture. Tra le altre organizzazioni, hanno promosso l’iniziativa anche ACLI, Amnesty International Italia, ANPI, Fondazione Finanza Etica, Fondazione Gruppo Abele, Libera, Movimento Giustizia e Pace in Medio Oriente, Oxfam Italia e Rete Italiana Pace e Disarmo.
La proposta si colloca in un quadro europeo che, secondo i promotori, sta già cambiando: Spagna e Slovenia hanno introdotto misure analoghe, mentre Olanda, Irlanda e Belgio starebbero valutando iniziative simili. Per gli attivisti, questa dinamica potrebbe aprire la strada a una svolta più ampia anche a livello comunitario. Le organizzazioni chiedono al governo italiano di allinearsi con quanto richiesto da tempo dalla Corte internazionale di giustizia e di cambiare posizione sulla sospensione dell’Accordo di Associazione UE-Israele. Ha anche osservato che l’ipotesi, avanzata da Francia e Svezia, di aumentare le tariffe sulle merci israeliane nel mercato europeo rischierebbe di essere inefficace, perché verrebbe compensata da nuove sovvenzioni del governo israeliano alle aziende attive negli insediamenti.
Nel 2024, il nostro Paese ha importato da Israele beni e servizi per circa un miliardo di euro, prevalentemente prodotti agricoli e manifatturieri, oltre a servizi legati alla sicurezza e alla sorveglianza digitale. Non è possibile stabilire con precisione quanta parte di questi scambi provenga dagli insediamenti, a causa della possibilità di eludere le politiche europee di etichettatura. Le conseguenze per l’economia palestinese sono drammatiche: perdite complessive per miliardi di euro all’anno, un tasso di povertà salito dal 12 al 28 per cento negli ultimi due anni, e una disoccupazione raddoppiata rispetto a ottobre 2023, arrivata al 35 per cento. «Il governo italiano deve smettere immediatamente di essere complice di uno Stato che ha commesso un genocidio e mantiene un regime di apartheid ai danni del popolo palestinese – dichiara a L’Indipendente Stefania Ascari, deputata M5S sempre in prima linea per la difesa della causa palestinese -. Servono atti concreti e questa proposta di legge è un primo passo per riportare finalmente l’Italia dalla parte del diritto internazionale.





Credo che ai sensi del Nuovo decreto legge contro antisemitismo sia reato anche solo pensare di introdurre una legge del genere, figuriamoci proporla e votarla…