Home Blog Pagina 76

Haiti: almeno 78 uccisi negli ultimi scontri

0

In meno di una settimana, ad Haiti sono state uccise almeno 78 persone. Il bilancio, ancora provvisorio, è stato fornito dall’Ufficio delle Nazioni Unite ad Haiti, e fa riferimento al periodo compreso tra il 9 maggio e oggi, 15 maggio. Haiti è da tempo al centro di combattimenti tra bande armate attive in diverse aree del Paese tra cui la stessa capitale Port-au-Prince. L’ultima ondata di violenze è cominciata lo scorso fine settimana, e ha spinto oltre 5.000 persone ad abbandonare le proprie abitazioni; il bilancio delle Nazioni Unite segue di qualche giorno l’annuncio di Medici Senza Frontiere che ha dichiarato di avere cessato le proprie attività nella capitale.

In vigore la direttiva europea che mette nel mirino PFAS, farmaci e microplastiche nell’acqua

1
direttiva europea acqua

Il 46 per cento delle acque superficiali europee non soddisfa gli standard di qualità ambientale in vigore, il 24 per cento delle acque sotterranee nemmeno. Sono i dati che la Commissione europea porta con sé da anni, e che hanno finalmente prodotto una risposta normativa all'altezza: è infatti entrata in vigore la Direttiva (UE) 2026/805, il più significativo aggiornamento della politica idrica europea degli ultimi vent'anni.
La direttiva modifica contemporaneamente tre pilastri della normativa già esistente — la Water Framework Directive, la Groundwater Directive e la Environmental Quality S...

Questo è un articolo di approfondimento riservato ai nostri abbonati.
Scegli l'abbonamento che preferisci 
(al costo di un caffè la settimana) e prosegui con la lettura dell'articolo.

Se sei già abbonato effettua l'accesso qui sotto o utilizza il pulsante "accedi" in alto a destra.

ABBONATI / SOSTIENI

L'Indipendente non ha alcuna pubblicità né riceve alcun contributo pubblico. E nemmeno alcun contatto con partiti politici. Esiste solo grazie ai suoi abbonati. Solo così possiamo garantire ai nostri lettori un'informazione veramente libera, imparziale ma soprattutto senza padroni.
Grazie se vorrai aiutarci in questo progetto ambizioso.

Nel porto di Ravenna c’è un nuovo carico diretto all’industria bellica israeliana

2

Sedici pallet da 1250 chili per un totale di venti tonnellate. È il nuovo carico di materiale refrattario arrivato al porto di Ravenna e destinato alle acciaierie israeliane che riforniscono l’esercito. A lanciare l’allarme è stato il coordinamento popolare contro i traffici di armi nel porto di Ravenna, secondo cui il «materiale proveniente dall’Austria verrà trasportato probabilmente sulla nave MSC Maison II verso l’acciaieria Hod Assaf Metals Ltd, a Kiryat Gat, fornitore certificato dell’esercito israeliano e del Ministero della Difesa». Il coordinamento popolare ha prontamente chiesto il blocco del carico e la sua ispezione, in modo da far aderire l’Italia alle sue leggi e agli obblighi internazionali. Non è la prima volta che dal porto di Ravenna transitano armi dirette in Israele, così come avviene per tanti altri porti italiani. Secondo le ultime stime, pubblicate dai Giovani Palestinesi, sarebbero 416 le spedizioni di materiale bellico inviate dall’Italia.

«Grazie alla segnalazione di un lavoratore del porto, sappiamo che attualmente nel porto di Ravenna sono presenti 16 sacchi di materiale refrattario destinato ad una acciaieria in Israele che fornisce l’esercito israeliano». Con queste parole il coordinamento popolare contro i traffici di armi nel porto di Ravenna ha segnalato l’ennesimo carico in transito per l’Italia e diretto all’industria bellica di Israele, impegnata al momento su più fronti: dal genocidio nella Striscia di Gaza all’invasione del Libano, passando per l’assedio della Cisgiordania e l’ancora non conclusa guerra all’Iran. «Come coordinamento popolare — continuano gli attivisti — chiediamo l’immediato blocco e l’ispezione del carico, lo stop ad ogni invio di materiali a Israele dove il confine tra militare e civile è troppo labile per garantire controllo».

Soltanto la scorsa settimana, il sindaco di Ravenna Alessandro Barattoni si vantava del mancato transito, da settembre, di carichi di esplosivi verso Israele. Di fronte all’invio di materiale refrattario all’industria bellica di Tel Aviv, il coordinamento popolare ha chiesto «se è stato rispettato il regolamento dual use europeo e se è stata fatta la procedura catch all», volta cioè all’ottenimento di un’autorizzazione preventiva per il transito della merce progettata per scopi civili ma impiegata poi nel settore militare. Al momento a Ravenna tutto tace, mentre a Gioia Tauro si registra una nuova vittoria per il movimento BDS (Boicotta, Disinvesti, Sanziona), che è riuscito a bloccare una spedizione MSC di circa 200 tonnellate di acciaio di grado militare destinato a Israele. Si tratta del quarto carico fermato dalla mobilitazione dal basso nei porti italiani nelle ultime settimane, a cui presto potrebbe aggiungersene un quinto, da Ravenna.

Che cosa c’è nei documenti UFO desecretati dal Pentagono

3

Per decenni, il fenomeno UFO è stato confinato in una zona d’ombra: troppo ingombrante per essere ignorato, troppo scottante per essere riconosciuto ufficialmente. Chiunque parlasse di luci nei cieli o presunti programmi segreti rischiava automaticamente di essere associato al complottismo e accusato di soffrire di paranoia. Eppure, mentre i media ridicolizzavano il tema, le agenzie governative americane continuavano a raccogliere in segreto dossier, rapporti radar, fotografie, tracciati militari e testimonianze di civili e di piloti sui cosiddetti “dischi volanti”. Negli ultimi anni, negli St...

Questo è un articolo di approfondimento riservato ai nostri abbonati.
Scegli l'abbonamento che preferisci 
(al costo di un caffè la settimana) e prosegui con la lettura dell'articolo.

Se sei già abbonato effettua l'accesso qui sotto o utilizza il pulsante "accedi" in alto a destra.

ABBONATI / SOSTIENI

L'Indipendente non ha alcuna pubblicità né riceve alcun contributo pubblico. E nemmeno alcun contatto con partiti politici. Esiste solo grazie ai suoi abbonati. Solo così possiamo garantire ai nostri lettori un'informazione veramente libera, imparziale ma soprattutto senza padroni.
Grazie se vorrai aiutarci in questo progetto ambizioso.

Maldive, 5 italiani morti durante escursione subacquea

0
Cinque turisti italiani dispersi durante un’immersione subacquea alle Maldive sono stati trovati morti nell’atollo di Vaavu. I connazionali partecipavano a un’escursione vicino ad Alimathaa a bordo della “Duke of York”, imbarcazione per crociere subacquee. Dopo essersi immersi al mattino, non sono più riemersi e l’equipaggio ha lanciato l’allarme a mezzogiorno. Le autorità locali hanno aperto un’indagine, mentre le cause del decesso restano ancora da chiarire. Secondo la Farnesina, i cinque avrebbero tentato l’esplorazione di grotte a circa 50 metri di profondità. Nella zona erano presenti condizioni meteo avverse, con allerta gialla ancora attiva.

L’Unione europea ha condannato l’Italia per il precariato nella scuola

0

Il sistema italiano di assunzione del personale scolastico ATA (amministrativo, tecnico e ausiliario) viola la normativa europea. Lo ha stabilito una recente sentenza della Corte di Giustizia dell’UE (CGUE), che ha messo nel proprio mirino l’alto numero di contratti a tempo determinato nel settore. Da Lussemburgo, i giudici specificano che il diritto europeo prevede limitazioni all’impiego di tali contratti a favore di assunzioni permanenti, cosa che invece l’Italia non fa. Nel nostro Paese non vengono posti limiti «alla durata massima» o «al numero massimo» dei contratti a termine, con il conseguente rischio di abuso di queste forme contrattuali. La circostanza, dichiarano i giudici, non è giustificata da alcuna «esigenza di flessibilità» e impone all’Italia un cambio di rotta.

Il precariato torna a bussare alla porta del governo Meloni. Dopo anni di raccomandazioni e sentenze disattese, la Commissione europea si è rivolta alla Corte di Giustizia, denunciando l’Italia per i presunti abusi sui contratti riservati al personale scolastico ATA. Si parla di almeno 60mila lavoratrici e lavoratori coinvolti, secondo le stime della CGIL. Secondo la Corte di Giustizia dell’UE, il sistema italiano «è incompatibile con la normativa europea in materia di contratti a tempo determinato, che prevede limitazioni al loro ricorso e favorisce le procedure di assunzione a tempo indeterminato». Tra le misure finite nel mirino c’è il requisito, per l’immissione in ruolo del personale ATA, di almeno due anni di servizio svolto con contratto a tempo determinato, il che ha causato negli anni un ricorso sempre maggiore a questo tipo di rapporto lavorativo.

Di fronte alla nuova sentenza della CGUE, lo Stato italiano dovrà agire per adeguarsi alla normativa europea, pena la comminazione di altre sanzioni da Bruxelles. Opposizioni e sindacati invocano un piano per stabilizzare le decine di migliaia di lavoratori ATA precari, per i quali ora si profila la possibilità di ottenere un risarcimento economico, da 4 a 24 mensilità. Dal Ministero dell’Istruzione fanno sapere di aver avviato «un confronto con le organizzazioni sindacali, istituendo un tavolo tecnico per la revisione complessiva del sistema di reclutamento del personale ATA».

Lettonia, si dimette la premier Silina

0

Evika Siliņa, premier della Lettonia, ha rassegnato le sue dimissioni dopo aver perso la maggioranza in Parlamento. Il Partito Progressista ha infatti ritirato il proprio sostegno al governo, nell’ambito di una crisi aperta con le dimissioni, imposte dalla premier, del ministro della Difesa Andris Spruds. All’esponente del Partito Progressista, Silina contestava la gestione dello sconfinamento di alcuni droni ucraini sul territorio lettone, né rilevati né abbattuti dalle difese aeree.

Argentina: decine di migliaia in piazza contro i tagli all’istruzione di Milei

1

Centinaia di migliaia di argentini — un milione e mezzo secondo gli organizzatori — sono scesi in piazza in tutto il Paese per manifestare contro i tagli all’istruzione del governo Milei. Nella quarta marcia universitaria organizzata nel giro di pochi mesi, studenti, insegnanti e sindacati hanno esortato l’esecutivo neoliberista a sbloccare le risorse economiche necessarie al settore. Dal 2023 ad oggi — denunciano i manifestanti — i trasferimenti statali agli atenei hanno subito un calo reale, dunque alla luce dell’inflazione, del 45,6%. Il Congresso ha approvato l’anno scorso una legge per adeguare le risorse ma l’esecutivo ha eretto un muro, creando una voragine nell’università pubblica, da sempre caposaldo dello Stato argentino. La precarietà e gli stipendi bassi che ne sono derivati hanno portato migliaia di professori a lasciare il proprio lavoro. Al momento il governo Milei non sembra intenzionato a sbloccare la situazione; anzi dalla Casa Rosada hanno provato a screditare la protesta, declassandola a capriccio delle opposizioni.

Martedì scorso una marea umana ha invaso le strade di Buenos Aires e di altre decine di città argentine, da Córdoba a Rosario. «Milei rispetta la legge» è la scritta che sovrastava una Plaza de Mayo gremita di studenti, professori, rettori e sigle sindacali. Tutti insieme hanno chiesto l’erogazione dei fondi universitari necessari al funzionamento del settore e quindi il rispetto dell’ultima legge di finanziamento, la n. 27.795, approvata dal Congresso lo scorso anno. Alla luce dell’inflazione, che ha fatto sì che negli ultimi tre anni le risorse reali destinate alle università calassero del 45,6%, il parlamento ha aumentato la spesa pubblica da destinare al settore. Da lì è nato un braccio di ferro con l’esecutivo, che ha prima provato a sospendere la legge e poi ad abrogarla. Il parlamento si è opposto, mentre il Consejo Interuniversitario Nacional (CIN) ha avviato una causa legale contro il governo, ottenendo le prime vittorie in tribunale. Di fronte alle sentenze che ordinavano l’immediata applicazione della legge, il governo ha tentato un ultimo ricorso, portando la causa di fronte alla Corte Suprema. Nel frattempo, per il 2026, la compagine guidata da Milei ha stanziato 4,8 miliardi di pesos per il settore universitario, a fronte dei 7,2 miliardi richiesti dalla controparte per sostenere le spese minime.

«In nessun mese dell’attuale amministrazione — denuncia il CIN — il potere d’acquisto dei fondi stanziati per le spese operative dell’università ha superato il 64% del suo valore a gennaio del 2023. Ultimamente questa tendenza si è intensificata e oggi si è perso l’equivalente di quasi 9 mesi di trasferimenti». Di fronte all’ennesimo attacco neoliberista di Milei alla spesa pubblica — dopo aver messo nel mirino riforma del lavoro e pensioni — gli argentini hanno risposto con fermezza, ribadendo che «il sistema universitario argentino (pubblico, gratuito e federale) è ciò che abbiamo costruito, promosso, protetto e difeso. È una preziosa conquista di molte generazioni e un’immensa responsabilità da preservare. L’istruzione è, e deve essere, lo strumento per ridurre la disuguaglianza e l’esclusione nella società argentina». Al momento il settore vive un esodo di insegnanti e ricercatori che, tra precarietà e stipendi erosi dall’inflazione, scelgono di lasciare il lavoro. A beneficiarne è l’università privata, che negli anni ha visto aumentare le iscrizioni. Gli argentini però non ci stanno e dalle piazze lanciano un grido univoco in direzione Casa Rosada: «Milei rispetta la legge».

USA, al via nuovi negoziati tra Libano e Israele

0

Inizia oggi negli Stati Uniti il nuovo round negoziale tra Israele e Libano. L’ultima tregua, raggiunta ad aprile, non è stata rispettata sul campo, dove anche in queste ore continua l’invasione israeliana del Libano meridionale. Le operazioni di terra, accompagnate da bombardamenti che quotidianamente causano vittime civili, trovano l’opposizione di Hezbollah. Nelle ultime 24 ore Israele ha ucciso 25 persone in Libano di cui 6 minori.

Sotto le Alpi sta nascendo il tunnel ferroviario più lungo del mondo

0
galleria base Brennero

I lavori preliminari per la realizzazione della galleria di base del Brennero, che collegherà Innsbruck, in Austria, a Fortezza, in trentino Alto Adige, sono iniziati nel 2006, con lo scavo del cunicolo esplorativo dalla parte italiana. È un’opera titanica che, una volta completata, varrà il primato come tunnel ferroviario più lungo del mondo: con i suoi 64 chilometri totali supererà quello del Gottardo. L’obiettivo è quello di collegare meglio l’Italia all’Austria, favorendo inoltre il trasporto ferroviario tra nord e sud dell’Europa. Il problema è che, nonostante i lavori siano iniziati da anni, le tempistiche per la sua realizzazione finale si allungano sempre di più.

All’avvio dei lavori, iniziati ufficialmente nel 2011 dopo la firma dei contratti tra Austria e Italia e la costituzione della società BBT SE (Brenner Basistunnel Società Europea) la data prevista per il completamento era il 2025. Nel tempo però il traguardo finale si sta spostando sempre un po’ più in là: prima il 2030, poi il 2032, ora le stime indicano il 2034. Ma c’è una complicazione che potrebbe allungare il ritardo fino al 2050.

La galleria di base del Brennero non è un’opera a sé: è il cuore di un corridoio ferroviario molto più lungo, il cosiddetto corridoio Scandinavo-Mediterraneo della rete TEN-T europea, che punta a collegare Helsinki a La Valletta passando per Amburgo, Monaco, il Brennero, Verona, Bologna e Palermo. Il tratto critico è quello tra Innsbruck e Kufstein (al confine austro-tedesco), e poi da Kufstein fino a Rosenheim e Monaco, in territorio bavarese. Il tracciato di 50 km stabilito da tempo dalla Deutsche Bahn, la principale compagnia ferroviaria tedesca, è stato bocciato dal governo bavarese: i partiti CSU e Freie Wähler chiedono soluzioni quasi interamente sotterranee per non impattare paesaggio e abitati della valle dell’Inn. L’esame del progetto al Bundestag tedesco, previsto per la primavera, slitta quindi più avanti, portando la stampa locale a ipotizzare il 2050 come data finale di entrata in funzione di questa tratta. Il rischio è quello di un’opera monca: anche se la galleria che collega Italia e Austria dovesse entrare in funzione, mancherebbe il raccordo con la rete tedesca.

Nel frattempo anche i costi continuano ad aumentare. La stima originaria era di 8,8 miliardi di euro (secondo il metodo di calcolo italiano) o 9,6 miliardi (secondo quello austriaco, che include voci di costo calcolate diversamente). Il CIPESS, comitato del governo italiano che approva e finanzia grandi opere pubbliche e investimenti strategici nazionali, a novembre 2023 ha ricalcolato il totale portandolo a 10.535,68 milioni di euro, di cui 5.267,84 milioni di competenza italiana. Ma le stime attuali che circolano parlano già di un costo totale di 15 miliardi di euro. Con il rischio che il conto finale possa ulteriormente aumentare di pari passo con l’allungamento dei cantieri.

L’altro capitolo aperto è il conflitto diplomatico che dura da anni. L’Austria impone da tempo restrizioni alla circolazione dei tir sul Brennero, per ragioni di inquinamento e salute delle comunità locali. L’Italia le contesta, sostenendo che danneggino le sue esportazioni verso il centro Europa, e il 21 aprile scorso ha portato Vienna davanti alla Corte di giustizia dell’Unione europea: la sentenza è attesa entro fine anno. Sessantasette organizzazioni ambientaliste hanno risposto con una lettera aperta chiedendo che le restrizioni vengano mantenute: finché la ferrovia non sarà in grado di assorbire il traffico merci, toglierle significherebbe solo più camion sulle strade alpine. «Se dovesse prevalere il principio secondo cui la libera circolazione delle merci ha priorità rispetto alla salute delle persone, sarebbe un duro colpo per tutta l’Europa», ha dichiarato Francesco Pastorelli, direttore di CIPRA (Commissione Internazionale per la Protezione delle Alpi) Italia. Lo stesso fronte ambientalista ha annunciato il proprio sostegno alla protesta prevista il 30 maggio a Gries am Brenner, piccolo centro della valle del Wipptal in Tirolo, dove il sindaco Karl Mühlsteiger ha ottenuto l’autorizzazione per bloccare per otto ore l’intera autostrada A13. Dal versante italiano, la reazione è stata durissima: i presidenti delle province autonome di Trento e Bolzano, Maurizio Fugatti e Arno Kompatscher, hanno chiesto un intervento diplomatico ai ministri Salvini, Piantedosi e Tajani, mentre il deputato di Fratelli d’Italia Alessandro Urzì ha definito la possibile chiusura «un atto irresponsabile».