venerdì 17 Luglio 2026
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Usa: la Corte Suprema respinge il ricorso “anti Biden”

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L’ultimo tentativo di assalto alla Corte Suprema per ribaltare il risultato elettorale, da parte di Donald Trump, è fallito. L’esito delle elezioni del 3 novembre non varia in Georgia, Pennsylvania, Wisconsin e Michigan. Il massimo organo giudiziario ha respinto il ricorso promosso dal Procuratore del Texas, Ken Paxton, appoggiato dai colleghi di altri 17 Stati, da 126 repubblicani e da Trump.

L’oggetto del contendere sono le modalità con le quali i 4 stati, essenziali per l’esito delle urne, avevano condotto il voto di novembre. Il Texas aveva sostenuto, di fatto, che gli Stati avevano rafforzato illecitamente il voto postale, esponendo le urne a brogli ed aveva chiesto alla Corte Suprema di invalidare quei voti. Avrebbe significato l’annullamento di 20 milioni di schede e consegnato una rielezione a Trump, strappando il successo al democratico Joe Biden.

Molti tra gli esperti legali e costituzionali statunitensi, avevano già indicato che il ricorso e le documentazioni a suo supporto erano fragili. La Costituzione, infatti, affida ai singoli stati l’organizzazione del processo elettorale. Gli atti d’accusa contenevano anche numerosi errori ed affermazioni arbitrarie sulle presunte scarse chance di vittoria di Biden.

Accordo sul clima: l’UE ridurrà le emissioni del 55% entro il 2030

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Dopo una lunga maratona notturna, i capi di Stato e di governo hanno raggiunto l’intesa: entro il 2030 l’Unione Europea ridurrà le emissioni nocive di “almeno il 55%” rispetto ai dati del 1990. La trattativa, che prevede una percentuale maggiore rispetto all’iniziale 40%, mira a rendere l’Europa il primo continente a zero emissioni nette entro il 2050 inserendola nel Green Deal, il circolo virtuoso tra ambiente ed economia. Lo ha dichiarato il presidente del Consiglio Charles Michel, che ha annunciato contestualmente la volontà di rendere l’Europa leader nella lotta contro il cambiamento climatico non solo a livello del singolo Paese, ma collettivamente. L’accordo è il risultato di una lunga notte di negoziati, resi particolarmente complessi per le richieste di contropartite finanziarie dai Paesi più ritardatari sul fronte ambientale. Primo fra tutti la Polonia, grande utilizzatrice di carbone, che ha lottato fino all’ultimo affinché i paesi meno ricchi fossero chiamati a minori sforzi ambientali, affermando il principio del calcolo del target nazionale sulla base del prodotto interno lordo.

Non esenti dalle discussioni anche Turchia e Brexit: decise misure per le esplorazioni petrolifere della prima, previsto invece un fallimento delle trattative sull’asse Bruxelles-Londra.

In 150 anni i ghiacciai alpini si sono ridotti del 60%

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In 150 anni la superfice glacializzata dell’arco alpino si è ridotta del 60%. È quanto è emerso dal report finale della campagna di monitoraggio “Carovana dei ghiacciai”, condotta da Legambiente in collaborazione con il Comitato Glaciologico Italiano (CGI). Preoccupa la condizione delle Alpi Orientali: nello stesso arco temporale, il volume dei loro ghiacci si è ridotto del 96% e la loro area dell’82%. Nelle Alpi Occidentali sono praticamente scomparsi i ghiacciai delle Alpi Marittime mentre in quelle Centrali è allarme per lo stato di salute del Ghiacciaio del Forni. Il secondo ghiacciaio più esteso d’Italia (11 km2) si presenta con una fronte appiattita e coperta di detrito, ricca di crepacci e con fenomeni di collasso.

La causa va ricercata nel riscaldamento globale. Dal 1850 ad oggi, la temperatura media del pianeta è aumentata di 2°C. Dalla fine del decennio 1980, la contrazione dei ghiacciai è accelerata marcatamente fino alla condizione attuale descritta dal report. L’impatto antropico sulla Terra mostra i suoi effetti più diretti nel caso dei ghiacciai, ma il loro scioglimento non è l’unico segnale. In tal senso preoccupa – sottolineano nel rapporto – la presenza ad alta quota di microplastiche e altri inquinanti, come il black carbon. Questa componente derivante dall’inquinamento atmosferico antropogenico, tra l’altro, fa sì che il ghiacciaio fonda più rapidamente.

 

Huawei partecipa alla repressione degli Uiguri con il riconoscimento facciale

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Huawei, insieme a Megvii, una delle più grandi società cinesi che si occupa di intelligenza artificiale, ha testato un nuovo sistema di riconoscimento facciale. La tecnologia messa a punto potrebbe essere utilizzata per rilevare nel paese la presenza di Uiguri, membri di un gruppo musulmano di minoranza, e allertare le autorità.

Il software, infatti, sarebbe in grado di determinare l’etnia dell’individuo analizzandone i suoi tratti facciali, facendo attivare una sorta di “allarme Uiguro” ogni volta che il sistema individua qualcuno appartenente a quel gruppo.

È quanto scoperto da IPVM, una società di ricerca con sede negli Stati Uniti focalizzata sull’analisi della videosorveglianza. È stato il The Washington Post, poi, a divulgare per primo il contenuto dei documenti.

Chi sono gli Uiguri?

Si tratta di un gruppo musulmano preso di mira dal governo cinese, che vive principalmente nella regione occidentale dello Xinjiang. I dati dicono che fino ad ora siano stati arrestati fino a un milione di Uiguri e rinchiusi in campi di detenzione. Testimonianze raccontano di torture, stupri, sterilizzazione forzata nei confronti delle donne ed esperimenti medici. I funzionari dei campi costringerebbero gli Uiguri ad abbandonare la loro cultura e ad adottare le usanze cinesi, come imparare la lingua. Le autorità sostengono di essere costretti ad agire in questo modo perché temono che gli Uiguri siano terroristi ed estremisti religiosi, pur negando ogni maltrattamento.

Aggiornamento del 14\12\2020:

Nonostante le accuse mosse da IPVM e The Washington Post, non esiste ad oggi una documentazione ufficiale in grado di dimostrare la colpevolezza di Huawei. Nonostante effettivamente in Cina vada avanti da tempo una repressione nei confronti degli Uiguri, non ci sono prove certe a dimostrare la complicità della società tecnologica cinese. Huawei stessa si è difesa lasciando una dichiarazione alla BBC: “It is not compatible with the values of Huawei. Our technologies are not designed to identify ethnic groups.”

 

Clima, 12 nuovi mega-progetti rischiano di condannare il pianeta

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Se 12 mega-progetti fossili, attualmente in fase di sviluppo, venissero realizzati, causerebbero il rilascio in atmosfera di 175 miliardi di tonnellate di anidride carbonica. Un volume di CO2 sufficiente ad esaurire metà del carbonio rimanente per contenere l’aumento delle temperature entro 1.5ºC. A renderlo noto, il rapporto “Five years lost. How finance is blowing Paris carbon budget” realizzato da 18 Ong internazionali, tra cui l’italiana Re:Common. Lo studio prende in esame 12 progetti relativi allo sfruttamento di fonti fossili in tutto il mondo, analizzando gli impatti che causerebbero ad ambiente, clima e comunità locali.

Tra i responsabili dei progetti nella lista, Eni, ExxonMobil, BP, Total, Shell, Chevron e Petrobras. Per ciascuno dei casi presentati sono stati analizzati gli istituti finanziari, le compagnie assicurative e le banche che stanno supportando le major. L’indagine mostra che da gennaio 2016, dopo l’entrata in vigore dell’Accordo di Parigi, ad agosto 2020, le banche hanno erogato prestiti per un valore di 1,6mila miliardi di dollari, investendo titoli e quote, per un valore di 1,1mila miliardi di dollari.
I principali investitori provengono dagli Stati Uniti e sono la società BlackRock, Vanguard, State Street e Capital Group. Quanto alle banche ci sono Bank of America, JPMorgan Chase e le europee Barclays, HSBC, BNP Paribas e Deutsche Bank. Tra le italiane, Intesa Sanpaolo e Unicredit con 30 miliardi di dollari.

Israele e Marocco: dietro lo storico accordo c’è il sacrificio del popolo saharawi

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Per la prima volta nella loro storia lo stato di Israele e quello del Marocco avvieranno relazioni diplomatiche complete. A darne l’annuncio è stato Donald Trump, artefice dell’avvicinamento tra i due stati. L’accordo tra le due nazioni consegna al re del Marocco, Mohammed VI un premio a lungo richiesto: il riconoscimento di Washington della sovranità marocchina sul territorio conteso del Sahara occidentale. Territorio dove è da poco ripreso il conflitto con il popolo saharawy che da decenni reclama l’indipendenza.

Il Marocco diventerà il quarto Stato arabo – dopo il Bahrein, Sudan e Emirati Arabi – a consolidare relazioni più calde con Israele per stabilizzare il Medio Oriente e il Nord Africa. “L’accordo richiederà al Marocco di aprire piene relazioni diplomatiche e formalizzare i legami economici con Israele. Consentirà anche sorvoli del suo spazio aereo e voli commerciali diretti verso gli aeroporti marocchini da Tel Aviv” ha dichiarato il consigliere di Trump,  Jared Kushner.

Il segretario generale Antonio Guterres ha sottolineato che la posizione dell’Onu sul Sahara Occidentale “non cambia” nonostante il riconoscimento da parte dell’Amministrazione Trump della sovranità del Marocco sulla regione contesa tra le autorità di Rabat e il Fronte Polisario dei ribelli indipendentisti. Nel mentre, il movimento di indipendenza del Fronte Polisario ha condannato senza mezzi termini la dichiarazione di Trump a sostegno del governo marocchino sulla contesa regione.

 

 

Valsusa, manifestazione No Tav: botte e lacrimogeni dalla polizia

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Momenti di tensione tra polizia e No Tav ieri sera in Valsusa, dove sono stati avviati i lavori per ampliare la recinzione del cantiere della linea ferroviaria Torino-Lione. Alla fine dell’assemblea che si è svolta al presidio, per decidere i nuovi appuntamenti dei lavori, circa 150 attivisti hanno raggiunto in auto il “Bivio Passeggieri” a Venaus. Qui, la polizia ha caricato senza motivo i No Tav appena la fiaccolata si è avvicinata al bivio per Giaglione, lanciando loro anche una serie di lacrimogeni. Lo testimoniano oltre agli attivisti, i video, che riprendono la carica a freddo degli agenti.

Una trentina di attivisti, ha provato ad arrivare a Giaglione. Tuttavia la Digos, che dalla matina sta monitorando e presidiando la zona, li ha intercettati e bloccati. I No Tav sono stati sanzionati per aver violato la normativa anti-Covid e poi allontanati.

Nella notte al cantiere Tav in Val di Susa erano ripresi i lavori, ed è arrivata la chiamata dal movimento a raggiungere la zona per opporsi. I mezzi di lavoro sono stati scortati dalle forze dell’ordine. In quell’area, tra Chiomonte e Giaglione, a inizio novembre, Telt aveva acquisito quasi due ettari di terreni necessari al cantiere per il tunnel di base ed il nuovo svincolo con l’autostrada A32.

Recovery Fund, l’Europa ha trovato l’accordo

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I paesi dell’Unione Europea hanno trovato l’accordo per sbloccare il Recovery Fund e il meccanismo “Next Generation Europe”, siglando un piano complessivo da 1.800 miliardi di euro per il rilancio dell’economia (209 dei quali destinati all’Italia). L’accordo è stato trovato dopo le tribolazioni delle ultime settimane, quando Polonia e Ungheria avevano posto il veto sull’accordo, contestando la norma che legava l’accesso ai fondi al rispetto dello stato di diritto.  Secondo la presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, il nuovo accordo servirà ad “alimentare la nostra ripresa e costruire una Ue più resiliente, verde e digitale”.

Siria: un’autobomba provoca almeno 16 morti

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Un’autobomba è esplosa oggi a Ras al-Ain, nel nord-est della Siria, provocando almeno 16 morti, tra cui due civili e tre militari turchi. Lo riferisce l’Osservatorio siriano per i diritti umani, che conterebbe anche ulteriori 12 feriti.

Il peso dei materiali che produciamo ha superato quello di tutti gli esseri viventi

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Plastica, metallo, cemento ed altri materiali prodotti dall’uomo ora pesano più dell’intera biomassa terrestre. È quanto ha concluso uno studio israeliano pubblicato su Nature. In media, ogni settimana, per ogni persona del globo viene prodotta una massa pari a più del suo peso corporeo. La plastica, da sola – secondo le stime dei ricercatori – peserebbe più di tutti gli animali terrestri e di tutte le creature marine messi insieme. Il volume maggiore spetta però ai prodotti derivanti dal settore edilizio. Gli autori hanno poi evidenziato che, all’inizio del XX secolo, la massa di oggetti prodotti dall’uomo era pari a circa il 3% della biomassa. Ma nel 2020, quella prodotta artificialmente ha raggiunto 1,1 teratonnellate, superando la biomassa globale complessiva.

Senza considerare i rifiuti, la massa dei materiali di origine antropica è aumentata rapidamente nel tempo. Attualmente, il tasso di produzione si attesta in oltre 30 miliardi di tonnellate all’anno, mentre dal 1900 ad oggi la biomassa è in leggero declino. A partire da dopo la prima guerra mondiale, la massa prodotta dall’uomo è aumentata di oltre il 5% all’anno. Se la produzione umana continuasse a questo ritmo, il peso del nostro impatto supererà le 3 teratonnellate entro il 2040.  “Il nostro studio – hanno concluso i ricercatori – conferma rigorosamente e quantitativamente la proposta di denominare Antropocene l’attuale era geologica”.