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L’Oms ammette: il lockdown avrà conseguenze gravissime sulla salute mentale

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Hans Kluge capo dell’ufficio europeo dell’Organizzazione mondiale della sanità (OMS), ha sottolineato l’impatto della pandemia sulla salute mentale. “Il covid-19 ha costretto famiglie e comunità a separarsi, ha spinto aziende in bancarotta ed ha privato le popolazioni di opportunità che un anno fa erano date per scontate. La pandemia avrà un impatto sulla salute mentale a lungo termine e di vasta portata. Un’indagine dell’Organizzazione internazionale del lavoro (Ilo) sul covid-19 e sui giovani ha rilevato che il coronavirus ha portato un ragazzo su due (tra i 18 e i 29 anni) ad essere soggetto a depressione o ansia e uno su sei probabilmente ad esserne colpito; anche il 20% degli operatori sanitari ne soffre. Sebbene influenzata in modo diverso, nessuna fascia d’età è stata risparmiata dalla pandemia.

Il bilancio, secondo Kluge, “sarà aggravato dalle ansie che spesso si presentano durante l’inverno e le festività natalizie. È fondamentale adottare misure per contrastare l’impatto sulla salute mentale delle nostre comunità in ogni modo possibile. Inoltre, in molte, i disturbi mentali sono ancora stigmatizzati”. Dunque, è fondamentale, spiega  Kluge, sensibilizzare la popolazione su questo tema. Con il tempo la vera portata della crisi diventerà più chiara e verrà offerto supporto e assistenza specializzata a coloro che sono in condizioni di salute mentale gravi.

Nuovo Dpcm, regole per spostamenti e cenoni

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Varati dal Governo i nuovi provvedimenti per le festività natalizie. L’Italia sarà per dieci giorni in zona rossa e 4 in zona arancione, coprifuoco che resta alle 22 e massimo due persone non conviventi che si possono aggiungere al cenone. In particolare, 24-25-26-27 e 31 dicembre, 1-2-3-5 e 6 gennaio, i giorni “rossi”, sarà vietato ogni spostamento in entrata e in uscita tra le regioni, tra comuni e all’interno degli stessi eccetto per motivi di lavoro o salute. Asporto consentito fino alle 22.

Covid: Usa, arriva l’ok per il vaccino di Moderna

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Il vaccino dell’americana Moderna contro il Covid-19 ha ricevuto il via libera della Food and Drug Administration (Fda). L’ok da parte dell’ente governativo significa che il vaccino potrà essere distribuito negli Stati Uniti a chi ha oltre 18 anni.

Mini centrali galleggianti: futuro dell’energia o minaccia atomica?

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Il futuro dell’energia pulita potrebbe trovarsi nelle mini centrali atomiche galleggianti: lo annuncia la start-up danese Seaborg Technologies, presentando un progetto da avviare entro il 2025 che garantirà energia alternativa a quella prodotta dai combustibili fossili, il tutto a costi ridotti. Le mini centrali atomiche del futuro saranno costituite da uno o più reattori nucleari in miniatura, incastonati in un’imbarcazione collegata alla terraferma: già disponibili le prime versioni, tra cui quella russa nel Mare di Siberia, che dal dicembre 2019 fornisce elettricità e calore al porto di Pevek. Per Troels Schönfeldt, direttore di Seaborg, il tempo di costruzione di analoghi reattori a sale fuso sarà di due anni: l’iniziativa ha sedotto numerosi investitori privati, portando la start-up a raggiungere un finanziamento iniziale di 20 milioni di euro. Seaborg spera di avviare entro la fine del 2022 la costruzione delle piattaforme galleggianti in cantieri navali sudcoreani. Principali fruitori saranno Paesi in via di sviluppo, bisognosi di energia ma privi di risorse alternative: non dovranno più ricorrere a soluzioni inquinanti, riducendo contestualmente i rischi di una normale centrale atomica. Schönfeldt garantisce infatti la massima sicurezza delle mini centrali: in caso di incidenti, un sistema trasformerà il materiale radioattivo in solida roccia, creando uno scudo che ne eviterà la dispersione. Tale ipotesi solleva non poche perplessità: il progetto implicherebbe infatti un doppio pericolo, come centrale nucleare e come reattore galleggiante esposto a catastrofi naturali. Tra gli scettici anche Greenpeace, che teme conseguenze disastrose.

Pesticidi in frutta e verdura, quasi la metà dei campioni contiene residui

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Secondo il consueto rapporto di Legambiente, oltre la metà dei 5.835 campioni analizzati di frutta e verdura presenta residui di pesticidi. Preoccupano le percentuali nei campioni di frutta: più del 70% ha almeno un residuo di prodotti fitosanitari. Con quantità di residui superiori alle soglie fissate dalla normativa vigente, emerge però che solo l’1,2% dei campioni è fuori legge. I segnali non sono comunque rassicuranti. Il 46,8% dei campioni considerati regolari presenta, infatti, uno o più residui di pesticidi. L’89% dell’uva da tavola, l’86% delle pere, l’83,5% delle pesche e il 76% delle mele sono campioni regolari con almeno un residuo. Per la verdura, se da un lato si registra un incoraggiante 64% di campioni senza alcun residuo, dall’altro preoccupano le significative percentuali di irregolarità in alcuni prodotti, come i peperoni, in cui si registra l’8% di irregolarità, il 6% negli ortaggi da fusto e oltre il 4% nei legumi. Tra i campioni esteri, la Cina presenta il tasso di irregolarità maggiore (38%), seguita da Turchia (23%) e Argentina (15%).

Molti prodotti fitosanitari sono stati classificati come cancerogeni o probabili cancerogeni per l’uomo ma a farne le spese maggiori è, ancora una volta, l’ambiente. Nonostante l’impegno nell’incrementare le produzioni biologiche e nel diminuire l’impiego di pesticidi – si legge nel report – nel 2018 l’Italia si riconferma terza potenza europea per maggior impiego di prodotti fitosanitari, preceduta da Francia e Spagna.

 

 

Oltre 3100 persone sono morte sulle rotte migratorie nel 2020

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Nel 2020 oltre 3100 persone sono morte sulle rotte migratorie nel mondo, secondo il progetto Missing Migrants dell’Organizzazione Internazionale per le Migrazioni (OIM). Il progetto traccia gli incidenti che coinvolgono migranti – inclusi rifugiati e richiedenti asilo – morti o scomparsi durante il processo di migrazione verso una destinazione internazionale. Quest’anno – nonostante i limiti agli spostamenti imposti dalla pandemia – ha registrato 3174 morti sulle rotte migratorie, in calo rispetto ai 5327 del 2019. La diminuzione del numero di decessi, tuttavia, non è necessariamente un’indicazione che il numero di morti sia davvero diminuito. L’OIM, in un comunicato reso noto a Ginevra in occasione della Giornata internazionale dei migranti, ha sottolineato che il Covid-19 rende più difficile raccogliere dati sulle morti durante le migrazioni e monitorare rotte specifiche.

Finora la maggior parte delle vittime registrate – almeno 1773 migranti – ha perso la vita sulle rotte all’interno e verso l’Europa. Il numero è inferiore rispetto all’anno scorso, ma per alcune rotte l’OIM segnala un aumento delle vittime. Almeno 593 migranti sono morti sulle rotte verso le Isole Canarie della Spagna, numero in aumento rispetto ai 210 decessi nel 2019. Anche in Sud America si registra un aumento delle morti: si parla di almeno 104 migranti, la maggior parte venezuelani. Inoltre, il progetto Missing Migrants è a conoscenza di almeno 14 naufragi “fantasma” che avrebbero causato circa 600 morti, ma che non essere inclusi nei dati a causa di prove insufficienti.

 

 



	            

Nigeria, Boko Haram libera gli ostaggi ma centra l’obiettivo: le scuole stanno chiudendo

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Sono stati liberati 334 studenti rapiti l’11 dicembre in un attacco armato in una scuola in Nigeria (a Kankara, nello stato nord-occidentale di Katsina), rivendicato dal gruppo terrorista islamista di Boko Haram. Lo ha confermato il governatore Aminu Bello Masari, aggiungendo che i ragazzi erano tenuti sotto sequestro nella foresta di Rugu, nel vicino stato di Zamfara, e saranno riportati presto a casa. Solo ieri Boko Haram aveva diffuso un video in cui un adolescente – circondato dai suoi compagni di scuola – diceva di essere tra i 520 studenti sequestrati da Boko Haram e chiedeva al governo di trovare un accordo con i sequestratori, evitando azioni militari. Il numero dei ragazzi sequestrati rimane poco chiaro. Una fonte anonima della sicurezza ha detto all’Afp che i rapitori hanno abbandonato i ragazzi nella boscaglia dopo aver preso il riscatto e alcuni studenti sono ancora in ostaggio.

Il termine Boko Haram significa “l’istruzione occidentale è proibita”. Il Daily Nigerian aveva riferito di un messaggio audio ricevuto dal leader di Boko Haram, Abubakar Shekau, nel quale l’uomo affermava che il gruppo aveva rapito gli studenti perché l’educazione occidentale è contro i principi dell’Islam. Per questo risulta preoccupante la chiusura a tempo indeterminato delle scuole in cinque stati nigeriani. Dieci scuole sono state chiuse proprio in seguito al rapimento degli studenti della Government Science Secondary School di Kankara.

Etiopia, l’ONU annuncia aiuti economici per i civili coinvolti nel conflitto in Tigrè

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L’ONU ha annunciato un pacchetto di aiuti di emergenza da 35,6 milioni di dollari per i civili coinvolti nella guerra civile in Etiopia. Di questi, 25 milioni di dollari saranno destinati all’acquisto di medicinali per i civili ammalati e feriti in Etiopia, per cibo e acqua potabile. Gli altri 10,6 milioni saranno utilizzati per fornire riparo, assistenza sanitaria e acqua potabile alle decine di migliaia di rifugiati fuggiti nel confinante Sudan durante la guerra.

Danimarca, il sesso senza consenso sarà considerato stupro

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La Danimarca ha approvato la “legge sul consenso”, che entrerà in vigore dal primo gennaio 2021. La nuova legge servirà a regolamentare dal punto di vista giuridico i rapporti sessuali: giudicherà come stupro ogni rapporto sessuale in cui una delle persone coinvolte non abbia dato il consenso. Prima di questa legge, si parlava di stupro solo in caso di minacce, violenza o costrizione. La legge sul consenso è stata approvata il 17 dicembre dal Parlamento danese con 96 voti a favore e nessun contrario.

Digital Service Act: la nuova legge europea potrebbe cambiare profondamente internet

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La Commissione europea ha proposto una serie di normative racchiuse in un pacchetto chiamato Digital Service Act. Si tratta di norme che potrebbero essere utilizzate, all’interno dell’Unione europea, per vigilare sull’operato delle principali società tecnologiche che forniscono servizi digitali. L’obiettivo della Commissione è quello di proteggere l’utente che utilizza le piattaforme online e creare maggiore concorrenza tra società che fondamentalmente si somigliano e offrono gli stessi servizi. Una delle tematiche più calde affrontate riguarda la responsabilità legale delle piattaforme nei confronti della diffusione dei contenuti. Per quelle con oltre 45 milioni di utenti in Europa, infatti, la Commissione sta pensando di imporre l’obbligo di limitare e rimuovere contenuti considerati illegali. Alle società online si potrebbe inoltre chiedere di contrastare la diffusione di fake news e, nel caso degli e-commerce, rimuovere ad esempio le merci contraffatte.

A colossi come Facebook, Google, Twitter si chiede maggiore trasparenza, e facilitare l’accesso ai propri dati interni da parte dei regolatori e delle istituzioni. Le piattaforme dovrebbero poi permettere la valutazione del loro operato da parte di terze parti indipendenti. Quest’ultime serviranno a valutare l’effettivo rispetto delle norme, indicando anche quali eventuali contenuti devono essere rimossi. Le sanzioni, nel caso di non rispetto delle normative, potrebbero arrivare a coprire il 6% dei ricavi annui della compagnia.