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Morto Enrico Ferri, ex ministro che stabilì il limite dei 110 km/h

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Enrico Ferri è morto nella sua casa di Pontremoli, in provincia di Massa Carrara, a 78 anni, dopo una lunga malattia. Uomo politico, magistrato e ministro dei lavori pubblici dal 1988 al 1989, fu l’uomo che pose il limite di velocità di 110km/h sulle autostrade. Ferri è stato anche segretario del Partito socialdemocratico, europarlamentare (1989-2004) e sindaco di Pontremoli. Infine, membro del Consiglio superiore della magistratura dal 1976 al 1981.

L’Unione Europea non rispetterà gli obiettivi di pesca sostenibile da lei stessa fissati

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La decisione tra i paesi dell’UE sulle quote di pesca del prossimo anno è stata ben al di sotto dei pareri scientifici: è ben chiaro che le popolazioni ittiche continueranno a essere sfruttate. A causa della disputa alimentata dalla Brexit tra i ministri, l’obiettivo dell’UE di porre fine alla pesca eccessiva entro il 2020 sarà mancato. Quest’anno si sarebbe dovuto rispettare per la prima volta “il totale ammissibile di catture” di pesce in linea col parere scientifico. Ciò nonostante, a dispetto di quest’ultimo, i ministri dell’UE hanno votato per puntare a catture più elevate come merluzzo bianco e la sogliola nel Golfo di Biscaglia e rinnovare almeno un quarto delle quote di pesca dello scorso anno.

Rebecca Hubbard, direttrice del programma presso Our Fish, ha dichiarato: “La Brexit è stata la scusa con cui i ministri dell’UE hanno continuato a pescare eccessivamente. Sfortunatamente, il risultato di oggi mostra quanto siano lontani gli Stati membri dell’UE dal mantenere le loro promesse”. Le pratiche distruttive come la pesca a strascico continueranno e la gestione di importanti attività di pesca nel Mare del Nord sarà ancora oggetto di negoziati annuali tra i ministri e il Regno Unito. L’UE ha anche fissato dei limiti per la prosecuzione della pesca nei primi tre mesi del 2021, nonostante gli scienziati avessero consigliato un taglio del 17% nella maggior parte delle catture per il 2021.

Spagna: Congresso approva legge eutanasia, ora sottoposta al Senato

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Voto storico per il Congresso dei deputati spagnolo, che ha approvato ad ampia maggioranza la legge per il riconoscimento del diritto all’eutanasia, con 198 favorevoli e 138 contrari. La normativa sarà ora sottoposta all’esame del Senato, con la cui approvazione entrerà probabilmente in vigore ad inizio del 2021.

Nonostante tutto, nel mondo si lavora sempre meno ore al giorno

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Il tempo consacrato al lavoro è drasticamente diminuito negli ultimi 150 anni: si lavora meno ore al giorno, meno giorni alla settimana, meno settimane all’anno. Sebbene questo meccanismo si sia verificato in molti Paesi, soprattutto i più ricchi, vi sono non poche differenze a livello regionale ed internazionale. Queste dinamiche si sono così prestate a diversi studi che spiegano non solo i livelli di produttività ma anche di progresso e benessere economico: tra essi, uno studio condotto da Our World in Data, a sua volta basato sulle ricerche di Michael Huberman e Chris Minns, illustra che l’orario lavorativo per persona impiegata ha subito una forte riduzione negli ultimi 150 anni, soprattutto rispetto al 1870, quando l’avvio dell’industrializzazione comportava stremanti giornate lavorative. Secondo i dati raccolti, nei primi Paesi industrializzati erano 3.000 le ore dedicate al lavoro nel 1870 (60-70 ore a settimana, per 50 settimane su base annuale), oggi invece praticamente dimezzate (riduzione del 40% nel Regno Unito e del 60% in Germania, ad esempio). I dati registrano tre distinte fasi del fenomeno: una più lieve riduzione fino al 1913, intensificatasi in seguito ai cambiamenti tecnologici e politici delle guerre mondiali e della Grande Depressione fino al 1938, per continuare più dolcemente fino ad oggi. Una seconda tendenza è la diminuzione di giorni lavorativi: se in passato erano sei a settimana, oggi sono cinque, cui si aggiungono numerosi festivi e vacanze più lunghe.

Scossa di terremoto a Milano, magnitudo 3.8

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Registrata nel tardo pomeriggio una scossa di terremoto in provincia di Milano, con epicentro a Trezzano sul Naviglio, a 7,9 km di profondità, e magnitudo 3.8. Attualmente non si hanno notizie di danni o feriti; i Vigili del Fuoco stanno svolgendo delle verifiche per accertare la stabilità degli edifici.

Migranti, Ungheria condannata da Corte UE

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L’Ungheria è stata condannata dalla Corte di Giustizia dell’Unione Europea per diverse violazioni in materia di asilo e rimpatri. La Commissione aveva presentato ricorso poiché il Paese è venuto meno agli obblighi previsti dal diritto dell’Unione sulle procedure di riconoscimento e rimpatrio di cittadini di Paesi terzi privi di permesso di soggiorno. I giudici hanno ritenuto violazione anche la forzata permanenza in una zona di transito appositamente adibita a tutti coloro che avevano chiesto protezione alle autorità ungare.

I negozi di bricolage di tutta Europa vendono legna tagliata illegalmente nelle foreste

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I negozi d bricolage europei vendono legno prelevato illegalmente dalla regione russa della taiga. Lo ha denunciato l’organizzazione no-profit Eartsight in un rapporto. Si parla di oltre 100mila tonnellate di legname provenienti da aree dove la corruzione sta contribuendo alla rapida distruzione delle foreste vergini. Le accuse ricadono sull’azienda BM Group, che nega però ogni illecito. Secondo i Pubblici Ministeri russi il presidente dell’azienda, Alexander Pudovkin, ha ammesso di aver pagato tangenti in cambio di cospicui sussidi statali e concessioni forestali. I PM affermano inoltre che l’azienda Asia Les, affiliata alla BM Group, avrebbe registrato illegalmente 600.000 metri cubi di legno e che le licenze per il disboscamento sarebbero state ottenute tramite corruzione e frode.

Secondo le stime, la BM Group avrebbe disboscato un’area di taiga grande quanto Londra e che la Asia Les avrebbe abbattuto una quantità di alberi per un valore di 870 milioni di euro. Nonostante lo scandalo esploso nel 2019, molti importatori europei – si legge nel report – avrebbero continuato ad acquistare il legno incriminato, fino alla sua distribuzione nei negozi di bricolage francesi, in una grande catena tedesca e probabilmente nel Regno Unito. Le foreste vergini siberiane ospitano orsi, lupi, linci e tigri in via di estinzione ed immagazzinano grandi quantità di carbonio. Nonostante questo, il tasso di deforestazione procede a ritmi allarmanti. Secondo Greenpeace, quest’anno sono stati distrutti 13,5 milioni di ettari di aree naturali.

 



	            

Una società israeliana avrebbe ottenuto accesso a tutte le telecomunicazioni globali

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Una società di intelligence privata israeliana, di nome Rayzone Group, avrebbe avuto accesso alla rete di telecomunicazioni globale tramite Sure Guernsey, un operatore mobile nelle Isole del Canale nella prima metà del 2018. In tal modo, l’agenzia di spionaggio ha fornito ai suoi clienti governativi “strumenti di geolocalizzazione” per tracciare le posizioni dei telefoni cellulari in tutto il mondo. A rivelarlo un’inchiesta condotta dal quotidiano The Guardian e dal Bureau of Investigative Journalism.

Tali punti di accesso (c.d. titoli globali), forniscono un percorso verso un sistema di messaggistica globale noto come SS7 che consente agli operatori di individuare i telefoni cellulari, connettere gli utenti dei telefoni cellulari tra loro e valutare le tariffe di roaming. Ciò consente potenzialmente alle entità governative di sfruttare i messaggi di segnalazione per scopi discutibili, come il monitoraggio delle posizioni ai fini della sorveglianza o dell’intercettazione delle comunicazioni. Rayzone in sua difesa, ha dichiarato di fornire “soluzioni basate sull’intelligence” per la lotta al terrorismo e alla criminalità per le forze dell’ordine nazionali ad uso esclusivo delle autorità. Ci sono prove recenti di un flusso costante di messaggi di segnalazione apparentemente sospetti diretti attraverso le Isole del Canale alle reti telefoniche di tutto il mondo, con centinaia di messaggi instradati tramite Sure Guernsey e un altro operatore, Jersey Airtel, alle reti telefoniche in Nord America, Europa e Africa.

Oceano Indiano: scoperta una barriera corallina che resiste al cambiamento climatico

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Gli scienziati hanno scoperto che la barriera corallina al largo del Kenya e della Tanzania resiste al cambiamento climatico. Lo ha dichiarato uno studio pubblicato su Advances in Marine Biology. I ricercatori ritengono che la sua posizione, in un punto fresco dell’oceano, stia aiutando a proteggere la barriera e la vita marina circostante dagli effetti dannosi del riscaldamento globale.

I biologi di Tim McClanahan, autore dello studio, sono alla ricerca di santuari corallini da oltre un decennio. Stanno setacciando l’Oceano Indiano per trovare e proteggere le aree in cui le barriere coralline hanno le migliori possibilità di sopravvivere alla crisi climatica.

Sia la costa keniota che quella tanzaniana hanno la più alta densità di delfini dell’Africa orientale e di celacanti, pesci un tempo ritenuti estinti. Il rifugio corallino si estende da Shimoni (Kenya), fino a Dar es Salaam (Tanzania). Il fenomeno è possibile poiché la barriera è alimentata dall’acqua fresca proveniente dai canali, formati migliaia di anni fa dal deflusso glaciale del Kilimanjaro e delle montagne di Usambara. L’acqua fresca sembra proteggere i coralli da eventi di riscaldamento come El Niño.

Purtroppo la crisi climatica non è l’unica minaccia per la biodiversità della zona e per il rifugio appena scoperto.  La pesca insostenibile continua e ci sono piani futuri per lo sviluppo costiero, compreso un porto nel nord della Tanzania.

GB, sentenza storica: riconosciuta per la prima volta una morte per inquinamento

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In Inghilterra è stata riconosciuta per la prima volta una morte causata dall’inquinamento: Ella, una bambina di 9 anni deceduta a seguito di un attacco d’asma. La madre della piccola, Rosamund Addo-Kissi-Debrah, non si è mai rassegnata alla perizia del primo coroner che parlava di morte naturale. Così, a 7 anni dal decesso, il Southwark Coroner’s Court ha rilevato che Ella è stata esposta a livelli “eccessivi” di inquinamento atmosferico, il quale “ha dato un contributo materiale” alla morte della bimba. Nei 3 anni precedenti la sua scomparsa, infatti, aveva avuto più crisi epilettiche, ed era stata ricoverata in ospedale 27 volte.

Il medico legale ha affermato che i livelli di biossido di azoto (NO2) vicino alla casa della bimba avevano superato le linee guida dell’Organizzazione mondiale della sanità e dell’Unione europea. La madre di Ella, Rosamund, aveva sempre lamentato di non essere stata adeguatamente allertata dalle autorità sui livelli di inquinamento dell’area in cui vivevano.

L’esperto britannico di inquinamento e rischi ambientali Stephen Holgate spera di far introdurre in tutti gli ospedali e gli ambulatori del Regno Unito una tabella dei rischi, con le informazioni sull’inquinamento atmosferico come quelle sul diabete, sul fumo e l’obesità. L’inquinamento uccide e già da troppo tempo. Le trasformazioni della massiccia industrializzazione ormai da due secoli hanno avvelenato la biosfera intaccandone gli equilibri millenari.