L’Egitto chiederà un risarcimento da 1 miliardo di dollari per il blocco di una settimana del canale di Suez causato dall’incagliamento della nave portacontainer Ever Given. L’importo si basa sulle spese per l’operazione di salvataggio, sui costi del traffico bloccato e sulle tariffe di transito. Lo ha annunciato il generale Ossama Rabei, capo dell’Autorità che gestisce il canale, il quale non ha però specificato da chi dovrebbe essere pagato il risarcimento. In tal senso, sono ancora in corso le indagini sul motivo dell’incidente.
“Sono dei bulli”: le assurde clausole chieste da Pfizer ai paesi sudamericani per i vaccini
Garanzia in beni sovrani del patrimonio nazionale, ipoteca di ambasciate, edifici e basi militarì, sono alcune delle clausole che la Pfizer ha chiesto di inserire nei contratti per la fornitura dei vaccini anti-Covid a Perù, Argentina e Brasile, allo scopo di far fronte ad eventuali richieste danni. A rivelarlo un’inchiesta condotta dall’organizzazione indipendente britannica Bureau of Investigative Journalism con la collaborazione del quotidiano peruviano Ojo Público. L’inchiesta intervista anche un funzionario che ha partecipato alle trattative per i contratti sui vaccini, definendo l’atteggiamento al tavolo dei rappresentanti della multinazionale americana «bullismo di alto livello» e raccontando come il governo si sia sentito «sotto ricatto» per poter ottenere i vaccini.
Nel caso del Perù, l’azienda Pfizer ha richiesto l’inserimento nel contratto d’acquisto di una clausola che la esonera da ogni responsabilità per possibili effetti negativi causati dal vaccino e che esclude inoltre, qualsiasi richiesta di danni dovuti a ritardi nelle consegne dei lotti esigendo che vengano attuate le necessarie norme di legge per ottemperare a tali richieste.
L’Argentina, a metà del 2020, cedendo al richieste, aveva accettato di stipulare un’assicurazione internazionale, chiesta dai negoziatori Pfizer come tutela nel caso di eventuali cause contro i vaccini. Tuttavia per la multinazionale non è stato sufficiente e in successivo round di trattative ha chiesto al governo argentino di mettere come garanzia l’ipoteca di beni sovrani, incluse banche federali, edifici di ambasciate e basi militari. Inoltre gli emissari della multinazionale pretendevano che le clausole contrattuali sollevassero la Pfizer non solo da qualsiasi responsabilità sui possibili effetti collaterali dei vaccini, ma addirittura anche su eventuali errori commessi dall’azienda stessa che potesse causare danneggiamenti, alterazioni del prodotto o di errori nelle spedizioni. Il tutto con un accordo di riservatezza. Valutando tali richieste, l’allora ministro della Salute Ginés García González, aveva dichiarato pubblicamente «Pfizer si è comportata male con l’Argentina», riferendosi al fatto che la popolazione – che ad oggi conta più 2 milioni e 300mila casi e oltre 55mila morti – era stata utilizzata per le sperimentazioni cliniche del vaccino sul quale adesso per il mancato accordo non può contare per combattere la pandemia. Le stesse richieste sono state rivolte da Pfizer al ministero della Salute del Brasile pretendendo come garanzia la costituzione di un deposito cauzionale presso un conto bancario estero. A gennaio, nonostante il numero dei contagi e dei decessi fosse fuori controllo, il Ministero ha rifiutato le richieste definendole «offensive».
Le trattative insolite e difficili nei negoziati per le condizioni di fornitura dei vaccini hanno portato a mesi di ritardo negli accordi con alcuni paesi. Argentina e Brasile non hanno accettato le vessatorie richieste e hanno deciso di rifiutare il vaccino Pfizer, scegliendo lo Sputnik russo e il vaccino della azienda farmaceutica cinese CanSino Biologics. Ad oggi si conoscono accordi della Pfizer per forniture con più di 100 organizzazioni sovranazionali e con nove paesi dell’America Latina: Cile, Colombia, Costa Rica, Repubblica Dominicana, Ecuador, Messico, Panama, Uruguay e Caraibi. I termini di questi accordi rimangono ancora sconosciuti.
Non possiamo sapere se clausole di questo tipo siano state accettate anche dall’Unione Europea, per la semplice ragione che i contratti non sono stati resi pubblici e non li hanno potuti prendere in visione neppure i parlamentari europei. Solo il contratto per le forniture del vaccino AstraZeneca è stato divulgato, ma con intere pagine coperte da omissis al fine di cancellarne le parti sensibili. Mentre le altre aziende fornitrici (Pfizer, Moderna e Johnson & Johnson) hanno imposto la totale riservatezza sul contenuto dei contratti.
[di Federico Mels Colloredo]
Birmania: 550 vittime da inizio proteste anti golpe
Sono 550 le persone che hanno perso la vita in Birmania da quando sono iniziate le proteste contro il colpo di stato del 1 febbraio messo in atto dalle forze armate. Lo ha riportato la Ong Associazione di assistenza ai prigionieri politici (Aapp), la quale dichiara che tra le vittime vi sono 46 bambini. Inoltre, 2751 è il numero dei detenuti in carcere e 38 di questi sono stati condannati. In tal senso, nella giornata di ieri sono stati emessi altri 126 mandati di arresto.
Le praterie di mare servono all’ambiente come le foreste, anche se non lo sappiamo
Producono elevate quantità di ossigeno, sequestrano il carbonio, proteggono la linea di costa ed ospitano una consistente biodiversità. Sono solo alcuni dei ruoli svolti dalle fanerogame marine. In particolare, la Posidonia oceanica è la pianta superiore acquatica dalle maggiori capacità di sostentamento di ecosistemi diversificati e produttivi. Tuttavia, riscaldamento globale, inquinamento e crescente urbanizzazione lungo gli ambienti costieri minacciano le ‘praterie marine’ che queste specie formano, rischiando di compromettere le loro importanti funzioni. Per questo motivo, un recente studio ha cercato di comprendere la loro tolleranza a tutti questi cambiamenti. Oltre a studiare la capacità di adattamento – o plasticità fenotipica – delle fanerogame marine, gli scienziati hanno anche analizzato delle possibili soluzioni. Nuove tecnologie di miglioramento genetico, ad esempio, che permettano di incidere sulla plasticità delle piante marine allo scopo di renderle più tolleranti agli stress ambientali. Questo permetterebbe, inoltre, di migliorare il successo dei programmi di conservazione e restauro ambientale.
Le fanerogame marine sono delle piante superiori che si sono originate da tre linee evolutive di monocotiledoni terrestri che, durante la metà del Cretaceo, hanno fatto ritorno al mare. Formando densi ed estesi prati sottomarini, hanno mostrato delle capacità di cattura del carbonio pari o superiori a quelle delle foreste pluviali. Abilmente riadattate all’ambiente marino, tuttavia, risultano anche maggiormente sensibili ai rapidi cambiamenti ambientali. ‘L’evoluzione assistita’ potrebbe, quindi, essere un’ottima soluzione.
[di Simone Valeri]
Birmania: la giunta militare taglia internet
La giunta militare al potere in Birmania, dopo il golpe del 2 febbraio scorso, ha limitato a tempo indeterminato il segnale internet mobile, i wifi pubblici e il roaming in tutto il paese. La misura è chiaramente orientata a rendere più difficile la circolazione delle informazioni e l’organizzazione delle proteste contro il golpe che continuano a susseguirsi nel paese, nonostante la repressione abbia già provocato 543 vittime secondo i rapporti indipendenti.
La lotta dei riders ha affossato il debutto di Deliveroo in borsa
Il 31 marzo 2021, il gigante delle consegne di cibo a domicilio Deliveroo ha debuttato presso la borsa di Londra. Ha presentato la sua offerta pubblica iniziale a 3,90-4,60 sterline per azione. Nonostante le grandi aspettative, le cose non sono andate come la multinazionale britannica aveva previsto. Il prezzo per azione è rapidamente sceso del 31%, attestandosi a fine giornata al – 26%, che tradotto significa che la società ha perso 2,2 miliardi di sterline rispetto alla capitalizzazione prevista. Questo è avvenuto perché i grandi investitori hanno deciso di sanzionare in borsa l’azienda per il suo modello imprenditoriale basato sullo sfruttamento dei rider. Nonostante questo crollo potrebbe non avere un impatto duraturo sull’azienda, è comunque notevole che ci sia stata una mobilitazione simile e che l’indignazione pubblica abbia avuto degli effetti palpabili sull’azienda.
Deliveroo è una delle startup di maggior successo, con 2.000 impiegati, 10.000 rider, 115.000 ristoranti e rifornitori coinvolti e circa 6 milioni di clienti in giro per il globo. La multinazionale usa tutti gli strumenti della gig economy: lavoro temporaneo, flessibile e indipendente, pagamenti “a cottimo” (a seconda del numero di consegne effettuate per rider), nessun contributo previdenziale, copertura sanitaria o protezione sociale per i lavoratori. Si tratta di un modello che ha sollevato molte critiche e preoccupazioni. Appena qualche settimana fa Uber, un’azienda simile a Deliveroo sotto molti punti di vista, ha riclassificato tutti i suoi 70.000 lavoratori come lavoratori regolari e dipendenti. Deliveroo, invece, non ha fatto nessun passo avanti in questo senso.
Il crollo in borsa del 31 marzo è stato una dimostrazione di quanto queste scelte siano malviste dall’opinione pubblica e di quanto le persone siano pronte a lottare contro un’azienda che sfrutta e sottopaga i suoi lavoratori. Gli investitori hanno infatti citato le scelte dell’azienda in fatto di business e governance come ragioni per boicottarla. L’investitore Russ Mould ha ribattezzato il colosso del delivery “Flopperoo” (da “flop”, fiasco in inglese) per la sua performance in borsa.
In molti hanno a posteriori ridimensionato i fatti, sostenendo che Deliveroo è troppo forte e che si riprenderà in fretta da questo colpo, senza conseguenze durature. È anche vero però che Deliveroo deve molto alla pandemia per la sua crescita esponenziale – insieme ad Amazon e Zoom, è una delle aziende che più ha beneficiato dei lockdown. In ogni caso, è notevole come il boicottaggio di un’azienda in borsa si stia profilando come una nuova modalità di lotta – in modalità opposte ma analoghe, nel recente caso di GameStop – e che gli investitori abbiano deciso di mobilitarsi, anche a seguito delle denunce dei riders e di un’inchiesta – uscita pochi giorni prima della collocazione in borsa – nella quale i giornalisti del Bureau of Investigative Journalism hanno dettagliato lo sfruttamento dei riders – che spesso percepiscono salari ampiamente inferiori al minimo di legge – mentre l’amministratore delegato della società si aspettava di incassare 500 milioni di sterline nel solo giorno di debutto in borsa.
[di Anita Ishaq]
Alarm Phone: barca migranti in difficoltà al largo della Libia
Secondo quanto comunicato da Alarm Phone, la linea telefonica di supporto per i migranti, un’imbarcazione con a bordo 100 persone è in pericolo al largo della Libia. Alarm Phone ha affermato che il motore della barca è guasto e che l’acqua sta entrando all’interno della stessa. Per questo, sono state sollecitate le autorità competenti ad inviare soccorsi il prima possibile.
Pasqua: 5,6 milioni di italiani in povertà costretti al “digiuno”
Sono 5,6 milioni i cittadini italiani in condizioni di povertà assoluta che saranno costretti al “digiuno” durante le feste pasquali: è la cifra più alta dall’inizio del secolo. Lo ha rivelato un’analisi di Coldiretti, dalla quale emerge che il numero di poveri è aumentato di 1 milione rispetto allo scorso anno. Ciò è dovuto alle tante persone che quest’anno hanno perso il lavoro a causa delle restrizioni anti Covid.
In Europa alcuni tribunali stanno revocando i lockdown imposti dai governi
Delle brecce si stanno facendo strada nel panorama delle restrizioni anti-Covid che riguarda tutta Europa, con casi di organi giudiziari e parlamentari che sconfessano le politiche di chiusura imposte dai governi, sottolineandone deficit di legittimità costituzionale.
In Finlandia, al governo è stato vietato di imporre il lockdown a causa della sua illegittimità costituzionale. Nello specifico, una commissione parlamentare per la legge costituzionale ha affermato che la proposta governativa di mettere in quarantena gli abitanti delle 5 città più a rischio non fosse conforme alla costituzione. La commissione ha inoltre sottolineato che tali restrizioni fossero troppo generiche e che esse dovrebbero essere imposte solo nei confronti di eventi specifici, che determinano un reale rischio di diffusione dei contagi.
In Belgio, la settimana scorsa il tribunale di primo grado di Bruxelles ha emesso un’ordinanza in cui è viene chiesto al governo di elaborare una nuova legge su cui basare le restrizioni, in quanto le attuali leggi su cui si fondano le misure anti-Covid non sono state ritenute sufficienti a sostenerne la legittimità. Il governo dovrà fornire tale base giuridica entro 30 giorni e, se non si atterrà a quanto stabilito, le attuali restrizioni dovranno essere annullate. Inoltre, se questa nuova base legale non sarà realizzata, il governo dovrà pagare una multa di 5.000 euro al giorno fino ad un totale massimo di 200.000 euro. L’ordinanza del tribunale è arrivata in seguito ad un ricorso effettuato da parte della “Lega belga dei diritti umani”, accettato dai giudici.
Infine, anche in Spagna aumentano i conflitti politici nei confronti delle misure imposte dal governo. L’obbligo imposto ai cittadini di indossare la mascherina all’aperto da parte del governo centrale è sotto l’attacco di diverse autorità regionali che stanno approvando regolamenti di carattere opposto, ritenendo che – sulla base della costituzione largamente federale della Spagna – la legge nazionale non possa sovrastare quella regionale. Ad esempio, il governo delle Isole Baleari, ha dichiarato che non vi sarà l’obbligo di indossare i dispositivi di protezione nelle piscine e nelle spiagge locali. Un modo per cercare, quantomeno, di permettere l’inizio della stagione turistica, che in terra iberica come ovunque sta attraversando una crisi senza fine. E non si tratta di certo dell’unico risvolto negativo dei lockdown: oltre ai danni economici, anche danni sociali e psicologici sono problemi con cui ogni nazione dovrà fare i conti prossimamente.
[di Raffaele De Luca]
Taiwan: deraglia treno, almeno 36 morti e 60 feriti
Il deragliamento di un treno nella parte orientale di Taiwan ha provocato la morte di almeno 36 persone.
Lo ha comunicato la polizia ferroviaria, che ha aggiunto che sono almeno 60 i passeggeri rimasti feriti e ricoverati in ospedale, mentre 72 sono quelli ancora intrappolati nei vagoni del treno.







