Il bilancio attuale, secondo quanto riferito da fonti russe, è di 11 morti e 32 feriti. La sparatoria è avvenuta in una scuola di Kazan, nello Stato del Tatarstan. Due assalitori: un ragazzo di 17 anni – fermato dalla polizia – e un altra persona inizialmente sfuggita agli agenti, è poi stata uccisa dalle forze di polizia. Nella scuola si sarebbe registrata anche un esplosione
Israele attacca Gaza: uccisi almeno 22 palestinesi, 9 erano minorenni
L’esercito israeliano è tornato nella notte a colpire la città palestinese di Gaza, provocando un massacro. Secondo il ministero della Sanità di Gaza almeno 22 cittadini sono rimasti uccisi sotto le bombe, nove di questi erano minorenni. Dal canto suo l’esercito israeliano nega la ricostruzione, affermando di aver ucciso 15 «terroristi» e nessun civile. Ma a smentirlo ci sono le immagini che arrivano da Gaza (in particolare questo video, decisamente sconsigliato a chi legittimamente preferisce non vedere esseri umani agonizzanti). Il premier israeliano, Benjamin Netanyahu, ha dichiarato che l’azione dell’esercito «potrebbe durare un po’ di tempo», mentre la poderosa macchina propagandistica israeliana ha già affiancato quella militare cercando di accreditare la versione secondo cui si tratta di azioni contro il terrorismo e di legittima difesa, trovando – come spesso accade – un’acritica cassa di risonanza nei principali media del mondo occidentale, italiani inclusi.
Secondo la versione israeliana, infatti, i bombardamenti sono la risposta ad attacchi palestinesi. In particolare ai circa 150 razzi lanciati dai gruppi armati di Gaza sul territorio israeliano nelle ore precedenti l’attacco. Sono i razzi Qassam, rudimentali ordigni autoprodotti, con portata di pochi chilometri e scarsissima capacità distruttiva: solo uno è riuscito a centrare un bersaglio, colpendo una palazzina e provocando lievi ferite a sei persone. Anche se così fosse, sarebbe chiara la sproporzionalità distruttiva della risposta israeliana. Ma l’idea che l’attacco israeliano sia una risposta a queste azioni palestinesi non regge di fronte a un’onesta analisi dei fatti degli ultimi giorni.
Da settimane infatti polizia ed esercito dello stato ebraico stanno reprimendo nel sangue i palestinesi che abitano Gerusalemme Est. Zona che secondo il diritto internazionale è posta sotto l’autorità palestinese ma che è occupata militarmente da Israele dal lontano 1967. Qui i cittadini arabi protestano contro il piano di sgomberi forzati di famiglie palestinesi, in un piano di sostituzione etnica che Israele porta avanti da tempo nel tentativo di cambiare la demografia dell’unica zona di Gerusalemme a maggioranza araba. Proteste che negli ultimi giorni si sono sommate alla richiesta di potersi recare in preghiera presso la spianata delle moschee in occasione del mese sacro del Ramadan. La polizia lo sta impedendo, attaccando ogni tentativo di forzare i blocchi. Il risultato sono stati centinaia di palestinesi feriti, 200 solo nella giornata di ieri, con attacchi armati che sono giunti fin dentro alla moschea di Al Aqsa. Dopo giorni di escalation era giunto l’ultimatum di Hamas, movimento politico-militare che governa Gaza, al governo di Tel Aviv: garantire i diritti dei palestinesi e cessare la repressione entro le 18 di ieri ora locale. Scaduto questo ultimatum sono iniziati i lanci di razzi.
Absolutely horrendous scenes from inside Al-Aqsa Mosque compound where Israeli forces attacked peaceful worshippers holding night prayers #AlAqsaMosque #SaveSheikhJarrah #AlAqsa pic.twitter.com/baxT9TtfiB
— Syed Kamran Ali (@Sayedkamran_jk) May 8, 2021
Un ultimo capitolo di contesto lo merita la reazione internazionale ai fatti delle ultime ore. Pilatesca l’Unione Europea che, limitandosi a invocare «la cessazione delle violenze da ambo le parti» si incarta su una posizione super partes che, in un conflitto ad armi affatto pari, finisce per tradursi inevitabilmente nella tutela del più forte. Ondivaga l’amministrazione americana che a parole – con il segretario di Stato Blinken – esprime «grande preoccupazione» per le azioni israeliane e per «l’eventuale sgombero di famiglie palestinesi dai quartieri di Silwan e Sheikh Jarrah, molte delle quali vivono in quelle case da generazioni». Ma alla prova dei fatti blocca all’Onu una risoluzione di condanna dell’azione israeliana proposta da Cina, Norvegia e Tunisia. Anche tra gli stati arabi i palestinesi trovano sempre meno sponde: formalmente uniti nel coro di solidarietà ai palestinesi, ma in realtà quasi tutti impegnati in lucrosi rapporti commerciali con Israele. Al momento solo la Turchia alza la voce avvisando di voler agire per «fermare il terrorismo di stato» israeliano.
[di Andrea Legni]
USA: weekend di sangue
Nove sparatorie di massa hanno coinvolto oltre 400 persone: almeno 15 morti e più di 30 i feriti in maniera grave. E’ il tragico bilancio di sangue del weekend del Mother’s Day, la festa della mamma. Una delle sparatorie è addirittura avvenuta nel pieno di Time Square, il cuore di Manhattan
Gli USA vogliono l’Ucraina nella Nato: per la Russia sarebbe un atto di guerra
La nuova amministrazione Biden, che ha assunto una posizione ostile verso la Russia, sostiene gli atlantisti ucraini. Da 7 anni ormai la regione orientale del Donbass, in Ucraina, è teatro di un terribile scontro tra le forze militari sponsorizzate dagli Stati Uniti e i separatisti sostenuti dalla Russia. Sotto la presidenza di Denys Shymyal, che è stato eletto nel 2019, anche nella speranza che avrebbe posto fine a questo lacerante conflitto, il governo di Kiev ha reiterato la sua richiesta di diventare membro della Nato. Gli Stati Uniti hanno espresso il loro sostegno, anche se l’ingresso dell’Ucraina nella Nato potrebbe esasperare le tensioni tra Occidente e Russia.
L’Ucraina, da sempre all’interno della sfera di influenza russa, si è interessata alla Nato già dal 1994. Nel 2008 ha fatto domanda per avviare il MAP (piano d’adesione per la Nato). Per un periodo il paese è rimasto però non allineato e ha messo da parte la questione Nato, in particolare durante il mandato di Viktor Yanukovich e con il governo ad interim di Armenij Yantseniuk. Con le nuove elezioni parlamentari e soprattutto con l’invasione russa della Crimea nel 2014, l’ingresso nella Nato è diventata una priorità assoluta per il paese dell’ex blocco sovietico.
Al momento, l’Ucraina è un alleato della Nato, ma non un membro. Le mancano infatti i requisiti necessari: per entrare a far parte della Nato, bisognerebbe, tra le varie condizioni, essere pronti a risolvere pacificamente i conflitti. Con le attuali dispute territoriali e la violenza degli scontri (secondo il report dell’OHCHR, sarebbero 3375 i civili morti per motivi legati alla guerra), l’Ucraina non potrebbe aderire. Nonostante ciò, con Shmyhal il paese ha rinnovato la sua richiesta di annessione alla Nato, chiamandolo un proposito prioritario.
Il segretario di stato USA Anthony Blinken, che in questo momento si trova a Kiev, ha dichiarato di sostenere la sovranità dell’Ucraina, la sua integrità territoriale e la sua indipendenza, nonché la sua integrazione Euro-Atlantica, sia da un punto di vista politico che economico. Washington ha ripetutamente mostrato di sostenere le riforme ucraine e la sua lotta contro la Russia lungo i confini. Nel giugno 2020, la Nato ha riconosciuto l’Ucraina come un “enhanced opportunities partner” (e anche all’interno del paese l’opinione pubblica si è decisamente schierata a favore dell’alleanza atlantica – secondo un recente sondaggio, più della metà degli Ucraini vogliono che il paese entri nella Nato.
Cosa succederebbe se l’Ucraina riuscisse nei suoi intenti atlantisti? Chiaramente questo esaspererebbe la situazione, particolarmente tesa, con la Russia, che si è sempre opposta all’avvicinamento dell’Ucraina all’Unione Europea e anche all’espansione orientale della Nato. La Russia ha una forte presenza militare nelle regioni del Donbass e della Crimea. L’atto sarebbe percepito come una provocazione, in quanto dal territorio ucraino le armi delle Nato potrebbero tenere sotto tiro le città russe. Fattore che da Mosca, in modo non certo incomprensibile, vedono come una minaccia diretta allo stato, al punto che il ministro degli Esteri russo, Maria Zakharova, ha dichiarato che l’ingresso di Kiev nella Nato potrebbe portare a «conseguenze irreversibili». Insomma, la nuova manovra atlantica è una provocazione che potrebbe rappresentare una nuovo ostacolo al mantenimento della pace tra le grandi potenze.
[di Anita Ishaq]
Israele: l’ONU chiede stop a demolizioni e sgomberi
Antonio Guterres, segretario generale dell’Onu, ha “espresso la sua profonda preoccupazione per le continue violenze nella Gerusalemme est occupata, nonché per i possibili sgomberi di famiglie palestinesi dalle loro case nei quartieri di Sheikh Jarrah e Silwan”. Ha poi proseguito dicendo che “le autorità israeliane devono esercitare la massima moderazione e rispettare il diritto alla libertà di riunione pacifica”.
Perché gli Usa vogliono liberare i brevetti sui vaccini?
Lo scorso anno, di questi tempi, partiva la corsa al vaccino. Grazie ad una grossa iniezione di liquidità statale, la ricerca – e la conseguente produzione del vaccino – veniva accelerata esponenzialmente per poter arrivare all’unica cosa che è stata ritenuta come salvifica rispetto alla pandemia Covid-19. In Europa, il vaccino arrivò nel Natale scorso, nel giorno di Giovanni Evangelista. Fin da subito, vista la grossa partecipazione dello Stato nella ricerca e nella produzione, si parlò della possibilità di un vaccino gratuito per tutti, in nome della fratellanza e della solidarietà umana in una situazione di drammaticità globale. Nel giro di poco tempo il dibattito scemò. Entrarono in campo attori privati e “filantropi”, con grandi capacità economiche e politiche, che fecero deragliare il corso di questa storia. Il risultato finale fu che le case farmaceutiche si misero in tasca un “pacco di soldi”, nonostante la liquidità statale iniettata inizialmente. Adesso, a distanza di un anno, si torna a parlare della possibilità di rendere liberi i vaccini.
La proposta di “liberare i vaccini” è arrivata dal Presidente USA, Joe Biden, dopo che India e Sudafrica hanno fatto grandi pressioni nei confronti dell’OMS e del WTO. Così, il dibattito è sembrato tornare sull’opportunità di rendere disponibile a chiunque i vaccini contro il Covid-19. Dal momento della dichiarazione di Biden, molti leader mondiali si sono accodati in un giubilo di ritrovato spessore della politica rispetto alle questioni economiche e finanziarie. Nonostante gli strombazzamenti mediatici, le cose sembrano un po’ ridimensionate e da collocare su spazi e dimensioni diverse.
Anzitutto, le dichiarazioni fatte da Katherine Tai, Rappresentante permanente USA presso il WTO, evidenziano come gli USA siano favorevoli ad una ridiscussione delle regole in seno all’organizzazione ma partendo dall’intoccabile base della proprietà intellettuale. Emerge con evidenza che la volontà statunitense non sia quella di sospendere i brevetti – che avrebbe motivazioni etiche e morali – ma piuttosto che sia quella di dare priorità a soluzioni di tipo logistico-finanziarie inerenti la produzione, la distribuzione e la commercializzazione a prezzi abbordabili dei vaccini. Chi si era illuso che una pandemia globale, paragonata da media e politici ad una guerra, potesse mettere in secondo piano le strutture e le sovrastrutture del mondo capitalista globalizzato dovrà necessariamente ricredersi. Inoltre, gli esperti fanno notare che per arrivare anche alla modifica di alcune regole in seno al WTO – non quella sulla proprietà intellettuale – ci vorrebbero mesi di estenuanti dibattiti che mettano insieme i più disparati interessi in questione.
Le case farmaceutiche sono comunque pronte alla “guerra” e già mettono le mani avanti e prospettano enormi problemi di approvvigionamento e di falsificazione nel caso in cui venga sospesa la proprietà intellettuale e i brevetti annessi. Per il momento, l’effetto della proposta Biden sembra solamente quello di aver spaccato l’Europa. Alcuni sostengono la proposta di Biden e sostengono anche la necessità di sbloccare l’export dei vaccini (che invece gli USA non permettono), mentre altri sono molto scettici se non fortemente contrari.
E se guardiamo ai particolari rapporti tra USA e Germania, si potrebbe vedere nella mossa di Biden una spallata all’alleato europeo che da mesi sembra voler smarcarsi dalla pressante politica estera di Washington (vedi la questione North Stream 2). Nel caso (remoto) di una sospensione dei brevetti, chi ci rimetterebbe di più sarebbe infatti la Germania. Il vaccino Pfizer-BionTech è prodotto dalla casa farmaceutica statunitense Pfizer su licenza della tedesca BionTech, che ne detiene il brevetto. Dunque, sospendere il brevetto favorirebbe Pfizer – che possiede impianti e konw-how – e danneggerebbe BionTech che guadagna soltanto dalla proprietà intellettuale del vaccino. La proposta di Biden, strumentalizzata dalla propaganda mainstream come segnale di profondo cambiamento nel sentimento globale sulla questione pandemica, sembra essere più una minaccia alla Germania, con Merkel che si è già detta profondamente contraria alla proposta di Biden e che non si è nemmeno presentata alla conferenza di Porto.
[di Michele Manfrin]
Animali esotici, l’Italia approva in via definitiva il divieto all’importazione
Pipistrelli, volpi, rettili, anfibi e tutti gli animali esotici e selvatici presto non potranno essere più importati, commercializzati e detenuti in Italia. La legge di delegazione europea, è stata approvata in via definitiva in Senato. Sarebbero previste, inoltre, nuove restrizioni al commercio degli animali domestici. A dicembre 2020, la Commissione politiche dell’Unione Europea della Camera aveva approvato il Regolamento europeo 2016/429 relativo alle malattie trasmissibili attraverso gli animali. Una possibilità attesa da diversi mesi che si potrebbe quindi finalmente concretizzare.
A beneficiarne in primis saranno però gli animali stessi. In questo modo sarà possibile, infatti, contrastare il sequestro delle specie dai loro habitat in un’ottica di transizione culturale verso un mondo contrario alla detenzione di animali esotici per semplice hobby. Ma non solo. L’approvazione della legge, in una certa misura, contribuirà anche a ridurre il rischio di nuove pandemie. Con il report “Pandemie, l’effetto boomerang della distruzione degli ecosistemi”, il Wwf è stato tra i primi a lanciare l’allarme. «Il passaggio di microrganismi patogeni dagli animali selvatici all’uomo – ha spiegato l’associazione ambientalista – è facilitato dalla progressiva distruzione e alterazione degli ecosistemi». La biodiversità, costantemente minacciata, viene rilegata in aree sempre più ristrette dove il contatto con le attività umane è via via maggiore. In assenza di “zone tampone” naturali, quindi, l’uomo è criticamente esposto a malattie che diversamente tenderebbero a diffondersi esclusivamente tra le specie animali. Una possibilità nota da tempo ma sulla quale fino ad oggi non si era agito. Nel mentre, per la stessa logica, un occhio di riguardo a quanto avviene negli allevamenti intensivi, non guasterebbe.
Aggiornamento 11 maggio 2021: Sebbene approvata, la legge per essere realmente applicabile avrà bisogno di uno più decreti attuativi che il governo dovrà emanare entro l’8 maggio 2022.
[di Simone Valeri]
Chernobyl: in corso reazioni di fissione nucleare
Trentacinquenne anni dopo il disastro, Chernobyl torna a far preoccupare. Come riportato da Science, gli scienziati hanno registrano fissioni nucleari nelle masse di uranio sepolte nel reattore 4, lo stesso in cui si verificò la catastrofe nel 1986. Una prima ipotesi avanzata dagli scienziati ucraini è che possa trattarsi di una conseguenza della disidratazione del combustibile nucleare rimasto sepolto.
Camorra: 49 arresti in tutta Italia per droga
Nel comune di Caivano, nella provincia napoletana, ed in quelle di Caserta, Benevento, Bergamo, Isernia, Imperia, Forlì-Cesena e Cosenza, i Carabinieri del Comando Provinciale di Napoli, supportati dai Comandi Arma territorialmente competenti, hanno eseguito una misura cautelare personale emessa dal Gip del Tribunale di Napoli su richiesta della locale Direzione Distrettuale Antimafia nei confronti di 49 individui. Questi ultimi sono stati ritenuti vicini al clan “Sautto-Ciccarelli” e sono stati accusati di: associazione finalizzata al traffico di droga, detenzione ai fini di spaccio nonché reati aggravati da metodo e finalità mafiose.
La propaganda pro-Tav è finanziata con 8 milioni di euro pubblici
La Telt, azienda che ha il compito di realizzare la Tav (linea ferroviaria ad alta velocità Torino – Lione), ha recentemente pubblicato una gara d’appalto per la comunicazione per i prossimi quattro anni avente un valore complessivo di 8 milioni di euro. Si tratta di 2 milioni di denaro pubblico che ogni anno verranno spesi per sostenere la propaganda in favore di questa opera: la Telt, infatti, è un’azienda francese di proprietà al 50% dello Stato francese e al 50% delle Ferrovie dello Stato Italiane. Le aziende vincitrici dell’appalto dovranno occuparsi in Francia e in Italia, tra l’altro, di: progettazione e realizzazione di contenuti editoriali e grafiche, monitoraggio delle opinioni, monitoraggio dei media, relazioni con la stampa, supporto per l’organizzazione di eventi come visite dei cantieri, esposizioni ed eventi culturali.
La decisione di cercare di convincere le persone ad avere un’opinione favorevole nei confronti della Tav è probabilmente legata al fatto che molti cittadini nutrono dubbi nei confronti di quest’opera. In tal senso il movimento «No tav», formato da gruppi di cittadini che da più di 20 anni si oppongono alla costruzione della Tav, ritiene che essa sia inutile, dannosa per l’ambiente ed economicamente insostenibile. Per questi motivi, molte proteste sono state fatte nel corso del tempo contro la realizzazione della Tav, ultima in ordine di tempo quella tenutasi nelle scorse settimane a San Didero, in Val di Susa, zona che è stata occupata militarmente per consentire lo svolgimento dei lavori per il nuovo autoporto, nel quale saranno predisposti piazzali di sosta e servizi per i mezzi pesanti.
[di Raffaele De Luca]









