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Rapito in Libia un funzionario governativo

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Le Nazioni Unite hanno dato la notizia del rapimento di Rida Faraj Fraitis, capo di gabinetto di uno dei due vicepremier della Libia. Fraitis è stato catturato la scorsa settimana nella capitale Tripoli da uomini armati. La stampa locale non aveva ancora parlato dell’accaduto e il governo di unità nazionale e transizione, insediato a Tripoli a inizio anno, non ha – per il momento – reagito dopo il rapimento. Nella dichiarazione di oggi, l’Unsmil esprime profonda preoccupazione per le conseguenze del rapimento, e fa appello alle autorità libiche purché si indaghi a fondo «Su tutte le accuse di violazione dei diritti umani internazionali».

Cristian, malato e colpevole di non voler acquistare cannabis dalla ‘ndrangheta

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È il 6 giugno 2019 quando i carabinieri di Paola, un piccolo comune della provincia di Cosenza, in Calabria, insospettiti da un forte odore di marijuana decidono di entrare nell’abitazione di Cristian Filippo, un ragazzo ventiquattrenne affetto da fibromialgia. Le forze dell’ordine trovano due piantine di canapa nonché i relativi strumenti necessari per la coltivazione, e Cristian viene accusato di spaccio: arriva infatti l’imputazione per aver «illecitamente coltivato e detenuto una sostanza stupefacente per cessione a terzi o comunque per un uso non esclusivamente personale». Il ragazzo passa dunque un mese agli arresti domiciliari, e successivamente viene disposto l’obbligo di dimora nel comune di Paola. Si arriva così al 10 giugno 2021, giorno in cui si tiene la prima udienza relativa al suo processo, nel quale rischia fino a 6 anni di carcere. Esso però di certo non terminerà presto, dato che la prossima udienza è prevista per marzo 2022.

Ad ogni modo, però, ci si chiede per quale motivo i carabinieri abbiano deciso di complicare ulteriormente la vita al ragazzo, soprattutto se si considera che tutto ciò è accaduto in Calabria, una regione in cui la ‘ndrangheta coltiva un terzo di tutta la cannabis italiana ma dove, evidentemente, si preferisce colpire i semplici consumatori. E in un certo qual modo si può affermare che la colpa di Cristian sia stata non solo quella di aver coltivato due piantine di cannabis che gli avrebbero permesso di usufruire di un prodotto controllato, ma anche di non aver finanziato il mercato nero. Rivolgendosi ad esso, infatti, il ragazzo avrebbe certamente rischiato meno, dato che acquistando qualche grammo dalle organizzazioni criminali non avrebbe di certo corso il rischio di finire in carcere. Un vero e proprio paradosso.

A tutto ciò si aggiunga appunto che Cristian è un ragazzo malato: la patologia di cui soffre provoca forti dolori muscolari associati ad affaticamento, rigidità, problemi di insonnia, di memoria ed alterazioni dell’umore. E, come affermato dal ragazzo, i farmaci tradizionali nel suo caso non sono riusciti ad alleviare tali sofferenze, motivo per cui ha deciso di autoprodursi la sua cura. E in un certo senso, Cristian ha dovuto per forza di cose ricorrere a tale scelta: seppur egli fosse dotato di prescrizione medica, e nonostante il fatto che  in Italia sia legale prescrivere la cannabis medica, ottenerla in Calabria è praticamente impossibile. La Regione, infatti, non ha approvato alcun provvedimento per far sì che essa venga erogata a carico del servizio sanitario regionale.

È per questo motivo che “Meglio Legale”, una nuova campagna per la legalizzazione della cannabis, ha lanciato un appello per sostenere Cristian e per far sì da un lato che la Regione garantisca a tutti i pazienti l’accesso alla cannabis terapeutica, e dall’altro che il Parlamento liberalizzi per tutti i cittadini la coltivazione domestica di cannabis. In tal senso, nelle scorse settimane è stata depositata Alla Commissione Giustizia della Camera dei deputati una proposta di legge (supportata da “Meglio Legale”) che mira a rendere legale la coltivazione di cannabis ad uso personale.

[di Raffaele De Luca]

Afghanistan: talebani conquistano anche la città di Farah

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I talebani hanno conquistato anche Farah, città capoluogo dell’omonima provincia situata nell’ovest dell’Afghanistan. A renderlo noto è stato un loro portavoce, il quale ha affermato che «la città è sotto il completo controllo dei mujaheddin». Si tratta del settimo capoluogo provinciale conquistato dai talebani dall’inizio della nuova offensiva.

Un indice di vulnerabilità per tutelare le foreste tropicali

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Le foreste tropicali sono i polmoni del nostro pianeta. Fonti di ossigeno e spugne di anidride carbonica, sono oggetto di studio di scienziati che da anni si impegnano nella ricerca di efficaci sistemi di monitoraggio. Di recente, un’équipe internazionale di 50 ricercatori riunito e coordinato dalla National Geographic Society, ha fatto importantissimi progressi con l’invenzione di una scala numerica per la valutazione dei rischi corsi dalle foreste pluviali a causa del cambiamento climatico. Il suo nome è Tropical Forest Vulnerability Index (Tfvi), in italiano “Indice di Vulnerabilità delle Foreste Tropicali”, che gli esperti sono riusciti a mettere a punto grazie allo sfruttamento di immagini satellitari e di altri indicatori e strumenti di osservazione. Con la raccolta di dati sulla temperatura del suolo, sui tassi di fotosintesi e sui livelli di biodiversità, arricchita da quelli su deforestazione e incendi, nonché sullo scambio di carbonio e acqua tra alberi e atmosfera, hanno stilato un bilancio globale più utile delle analisi locali effettuate fino ad ora. Queste ultime, infatti, essendo circoscritte, non possono essere estese con facilità e non permettono di effettuare confronti tra una foresta e l’altra. Il Tvfi, invece, lavora su scala globale, viene aggiornato mensilmente e consente ai ricercatori di identificare e monitorare aree particolarmente a rischio prima che sia troppo tardi per agire.

I ricercatori hanno quindi sviluppato un indice unico che può essere applicato a tutte le foreste tropicali. La ricerca effettuata tramite il suo utilizzo, ha dimostrato che le regioni tropicali reagiscono diversamente alle minacce climatiche e che alcune di loro appaiono meno resilienti di altre. In Asia, ad esempio, l’intenso sfruttamento dei terreni forestali arreca molti più danni del cambiamento climatico. In Congo, invece, le foreste sono particolarmente resistenti ai frequenti periodi di siccità. Tanta preoccupazione ha generato la Foresta amazzonica, dove il riscaldamento globale e la deforestazione stanno apportando gravi danni ad un ambiente che ospita il 10% della biodiversità globale. In generale, le foreste pluviali stanno perdendo la capacità di assorbire anidride carbonica, un fattore preoccupante per le implicazioni in termini di concentrazione di CO2 nell’atmosfera, che conferma la necessità di tutelare i polmoni verdi della Terra. Gli esperti, infatti, sperano che la loro ricerca, la quale ribadisce la drammaticità della situazione, possa orientare le future azioni delle autorità.

[di Eugenia Greco]

Austria, in opposizione al Green Pass aumenta l’istruzione domicliare

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A seguito delle misure anti-contagio previste per il rientro a scuola, i genitori contrari al vaccino stanno scegliendo di ritirare i figli dalle scuole. Tale forma di protesta sta avendo luogo in Austria, in cui le domande per l’homeschooling sono già 3.600; si prevede una crescita delle domande, le quali potrebbero arrivare a essere 6.000 prima che l’anno scolastico abbia inizio. Nel comparare i dati raccolti finora con i numeri dello scorso anno, sono già più di 1.000 le domande presentate dalle famiglie intente a “creare” una forma di istruzione domiciliare. Infatti, ne 2020 le domande presentate per l’homeschooling sono state circa 2.000. Si sta dunque verificando un vero e proprio boom della cosiddetta istruzione domiciliare da quando il governo in Austria ha annunciato quali saranno le regole da seguire per il prossimo anno scolastiche relative all’uso della mascherina così come la scelta di test permanenti in aula. Sono quindi molte le famiglie organizzatosi per permettere ai figli di apprendere, ma tra le mura di casa.

È stata la tv pubblica Orf a fare sapere le previsioni a livello numerico dei sempre più cittadini austriaci vogliosi di organizzare un’istruzione domiciliare. La scelta di presentare – da quanto per ora previsto – 6.000 domande per l’homeschooling in Austria può essere interpretata come una forma di protesta da parte delle famiglie che non accettano le nuove misure per il contenimento del contagio dettate dal loro Governo. Comunque, l’idea di un’istruzione parentale non è di certo cosa nuova: la scuola familiare esiste ovunque, con determinate regole e indicazioni da seguire, che variano di paese in paese. Ciò che però sta accadendo in Austria, visti i numeri molto alti e in fase di crescita, potrebbe portare a delle allarmanti conseguenze sull’istruzione in generale.

Infatti, sull’homeschooling ci sono da sempre diverse opinioni contrastanti. Secondo gli studi più moderni relativi alla didattica, è essenziale che lo studio sia sempre strutturato seguendo e captando la personalità e la sensibilità degli alunni. Dunque, passare sempre più da uno studio mnemonico (reputato ben meno efficace) a uno studio interessante, intuitivo e che abbia in sé il gusto del gioco, a qualsiasi età. Il passaggio da teorie più conservative a teorie più innovative su come ottimizzare l’apprendimento prevede, la maggior parte delle volte, un ambiente di “più persone”. Infatti, si apprende non solo da chi insegna ma anche dagli errori e dalle espressioni di altri studenti. Dopo i difficili periodi di lockdown, privare poi gli studenti di connessioni umane spesso possibili anche grazie all’ambiente scolastico, potrebbe non essere la scelta migliore per la crescita dei giovani. Al contempo, potrebbero verificarsi ancora più tangibili ingiustizie, solchi tra classi sociali sempre più evidenti, com’era già stato palesato con, per esempio, la DAD.

[di Francesca Naima]

Stop ai tamponi gratis in Veneto, la scelta di Zaia

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Per Luca Zaia l’accesso diretto e libero ai tamponi ha rappresentato per molti «L’occasione per uscire senza bisogno di vaccinazione».  Motivo per cui, il Presidente della Regione Veneto ha deciso che da oggi, 10 agosto, chi sarà intenzionato a fare il tampone dovrà tornare a pagare, con una spesa che va da 8 ai 22 euro. I cambiamenti rispetto alla gratuità del tampone in Veneto sono stati messi in atto dall’introduzione dell’obbligo del Green Pass. Infatti, Zaia ha sottolineato quanto il tampone fosse diventato una scusa per uscire comunque, anche senza essersi vaccinati. «C’è stato l’assalto alla diligenza», precisa Luca Zaia, che spiega «Venerdì abbiamo dovuto fare 52mila tamponi».

La Cina avvia la stretta sugli influencer: “sono diseducativi per il popolo”

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In seguito alle pesanti critiche mosse dal governo cinese, la piattaforma social Weibo ha bloccato la sua classifica delle celebrities più popolari del web. Questo episodio è in linea con una recente tendenza del governo cinese a voler mettere dei paletti a tutte quelle forme di intrattenimento, dai social ai videogiochi fino anche all’alcol e alle sigarette, che assoggettano i giovani e promuovono valori negativi per la comunità.

Weibo è la seconda piattaforma più popolare in Cina. È una sorta di mix tra Facebook, Instagram e Twitter, e funziona secondo una modalità comunicativa one-to-many, il che significa che le persone possono farsi seguire da un’audience, postando materiale foto e video. È il luogo favorito dagli influencer. Ultimamente, però, la Cina ha iniziato a stringere la presa sugli influencer, in quanto considerati vettori di una diseducazione che va a colpire soprattutto i più giovani e vulnerabili.

Tutto è iniziato quando il giornale di proprietà dello stato People’s Daily ha pubblicato un editoriale di pesante critica nei confronti delle piattaforme che mettono il loro traffico online davanti agli interessi dei giovani. In Cina, la cultura delle celebrità e degli influencer è cresciuta straordinariamente negli ultimi anni e ha presto iniziato a suscitare preoccupazione. Gran parte del culto gira intorno ai soldi, e i fan, anche giovanissimi, sono praticamente costretti a spendere (tempo e denaro) per dimostrare la loro devozione a queste personalità attive sui social. O comunque sono portati a forme estreme e “irrazionali” di adulazione.

Recentemente, l’app Douyin – nel resto del mondo conosciuta come TikTok – aveva vietato agli utenti di ostentare lusso e ricchezza, mentre WeChat ha proibito, più generalmente, i comportamenti volgari o che possano essere considerati diseducativi. Lo sfoggio di ricchezza volto secondo Pechino a coltivare l’ossessione per il denaro e ad umiliare i più poveri, come anche la volgarità (molto ampiamente intesa), sono considerate cattive influenze sui più giovani e fattori inquinanti per una società sana. Per queste ragioni, più di 4000 influencer hanno visto i propri account sospesi negli ultimi mesi.

Secondo alcune voci critiche si tratta in tutto e per tutto di censura, e sicuramente la Cina ha una certa consolidata tendenza a voler controllare verticalmente internet e in generale l’informazione. Ma non sono mancate voci, anche tra gli utenti, che hanno esaltato questi cambiamenti come positivi, se non addirittura necessari.

Ma la stretta cinese non riguarda soltanto celebrità ed influencer. Ultimamente, il paese ha preso posizioni molto decise anche rispetto ai videogiochi, accusati di causare dipendenza nei più giovani alla stregua di oppioidi, tanto che il paese ha imposto coprifuochi e quote giornaliere per i gamers minorenni. La Cina si è posizionata duramente, per simili ragioni, anche rispetto all’alcol e alle sigarette elettroniche. In tutti questi casi, le azioni delle aziende in questione hanno subito un pesante colpo.

[di Anita Ishaq]

Polonia: record di migranti arrestati al confine con la Bielorussia

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Numeri di migranti illegali mai visti prima che, da venerdì 6 agosto, hanno superato il confine polacco con la Bielorussia. Sono stati ben 349 i migranti illegali (provenienti soprattutto da Iraq e Afghanistan) posti in stato di fermo dai militari di Varsavia e arrestati mentre erano in procinto di attraversare il confine con la Bielorussia, come ha fatto sapere il Servizio di frontiera polacco. È stata Anna Michalska, portavoce del Servizio di frontiera polacco a informare sulla cifra da record, visto che è il numero di migranti illegali più alto mai registrato nel Paese.

Cadavere nel Bresciano: potrebbe essere la vigilessa scomparsa tre mesi fa

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Nel Bresciano è stato trovato il cadavere di una donna. Dalla Procura di Brescia si apprende che, molto probabilmente, il cadavere trovato a Tamù, in Vallecamonica, sia di Laura Ziliani. La donna è scomparsa lo scorso otto maggio e, per avere la certezza che quello trovato sia effettivamente il cadavere della vigilessa, è necessario attendere la giornata di domani. Infatti, per domani è previsto l’esame del Dna a cui seguirà l’autopsia. Le fonti investigative hanno comunque motivo di credere che il cadavere sia della Ziliani, perché sono «Molti gli elementi che fanno ritenere che sia la donna scomparsa tre mesi fa».

Mali: sospetti jihadisti uccidono più di 40 civili

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Nel nord del Mali, alcuni attacchi attribuiti ai jihadisti hanno provocato la morte di oltre 40 civili. Nello specifico, le imboscate sono state attuate nella giornata di ieri nei confronti di tre villaggi vicino al confine con il Niger, ossia Karou, Ouatagouna e Daoutegeft. Lo si apprende dalle parole rilasciate da un funzionario della sicurezza all’agenzia di stampa AFP, il quale ha appunto affermato che i terroristi sono entrati in questi villaggi e «hanno massacrato tutti».