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Etiopia, nuova azione dell’esercito contro i ribelli del Tigray

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Il TPLF (Fronte di liberazione del popolo del Tigray) ha denunciato un nuovo attacco da parte dell’esercito nazionale etiope. Le agenzie di stampa internazionali non hanno potuto verificare in maniera indipendente la notizia ma, quando interrogato al proposito, il portavoce del ministro etiope Abiy Ahmed non ha smentito la notizia. Lo scontro costituirebbe uno stop del cessate il fuoco concordato lo scorso giugno. Al Jazeera riporta come fosse noto che il governo etiope si stesse da molto preparando a questo momento. Gli scontri, iniziati nel novembre scorso, hanno portato sfollamenti e carestie per centinaia di migliaia di persone.

Il governo Draghi, con il pretesto dei fascisti, punta alla stretta sui cortei

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Il governo intende porre una stretta sulle autorizzazioni a manifestare in seguito all’assalto alla sede della CGIL condotto da Forza Nuova. Secondo quanto riportato dal Corriere della Sera Il premier Mario Draghi avrebbe chiesto che d’ora in poi ci siano maggiori verifiche sulla sicurezza prima di dare il via libera ai cortei. Il semaforo verde dalle prefetture arriverà solo dopo una valutazione rigorosa dei rischi, limitando al massimo i cortei. In ogni caso le autorizzazioni alle manifestazioni statiche potranno essere rilasciate soltanto con garanzie reali di rispetto delle regole da parte degli organizzatori.

Sempre secondo quanto riportato dal Corriere, “la linea è tracciata: adesso la strategia deve cambiare. Dovrà essere stilata la lista dei luoghi che potrebbero essere presi di mira da chi protesta, predisponendo un cordone di protezione. Se si riterrà che non ci siano le condizioni per garantire la sicurezza, la manifestazione dovrà essere vietata impedendo in ogni modo a chi ha presentato richiesta di riuscire comunque a scendere in piazza”.

Quali saranno e chi dovrà assicurare “le garanzie reali” per poter ottenere l’approvazione delle manifestazioni non è specificato. Ne tantomeno trapela da palazzo Chigi quali siano le “regole” che dovranno essere rispettate. Forse che si intenda utilizzare le norme anti-covid per restringere il diritto a manifestare come già è avvenuto in Val di Susa contro il movimento No Tav? Per ora si tratta di indiscrezioni, o meglio di desideri del premier Draghi raccolti dal maggiore quotidiano italiano – attraverso la collaudata tecnica del retroscena, il quale solitamente cela veline arrivate direttamente dall’entourage dell’interessato – che andranno tradotti in misura di legge. Di certo appare chiaro come l’assalto alla Camera del Lavoro guidato da un manipolo di fascisti lasciati agire indisturbati si stia rivelando utile a giustificare una nuova stretta repressiva, rischio che già avevamo paventato nell’editoriale di ieri.

In Italia una stretta organica sul diritto a manifestare non è mai avvenuta durante la storia repubblicana, nemmeno negli anni ’70 quando nelle piazze si mettevano le bombe e molti militanti erano armati. Vi furono controverse leggi speciali che ampliarono le possibilità di indagini e carcere preventivo, ma nessuna stretta di legge al diritto ad esprimere opinioni di protesta nelle strade.

 

 

Cina, piogge torrenziali nello Shanxi: disagi per quasi due milioni di persone

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Nella provincia cinese dello Shanxi le forti piogge, che proseguono da più di una settimana, hanno causato lo sfollamento di più di 120mila persone, 190mila ettari di coltivazioni danneggiate e all’incirca 17mila abitazioni danneggiate, secondo quanto riportato dal Global Times. Il totale delle vittime è incerto, ma l’alluvione ha una portata maggiore di quella che ha colpito in estate la provincia di Henan, causando 300 vittime. Nella città di Taiyuan i soccorritori viaggiano su gommoni gonfiabili, chiamando i superstiti con megafoni. I soccorritori hanno sottolineato come gli eventi metereologici estremi siano sempre più frequenti in anni recenti, per cui è necessario studiare nuove strategie per farvi fronte.

Blackout e assalti alle banche: il Libano è un paese nel baratro

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Sabato 9 ottobre, tutto il Libano è rimasto al buio. A causare il black out, la mancanza di carburante non sono nelle stazioni di servizio di tutto il paese, ma anche nelle due principali centrali elettriche. L’esercito ha messo a disposizione le sue riserve in attesa che due nuove centrali, alimentate con carburante in arrivo dall’Iraq, entrino in funzione. Ma per com’è la situazione in questo momento, si tratta di una soluzione a brevissimo termine.

Il black out, tra l’altro, è solo l’ultimissima manifestazione di una crisi profonda che da anni sta dilaniando un paese un tempo isola felice nella regione. Già dalla tristemente nota esplosione del 4 agosto 2020, che ha devastato il porto e ucciso più di 200 persone, ma in realtà da prima di allora, il paese versa in condizioni di stallo e stagnazione a livello politico, economico e sociale. Una situazione di default senza precedenti.

L’aspetto più pesante di questa crisi è stata la progressiva e rapidissima svalutazione della moneta locale, la lira libanese, che ha perso il 90% del suo valore, con conseguenze terribili per la popolazione locale, la quale all’improvviso si è ritrovata a dover gestire un costo della vita divenuto altissimo. Molti sono caduti in povertà e ancora di più corrono questo rischio nel futuro prossimo. L’aumento vertiginoso dei prezzi ha riguardato anche beni di primissima necessità come l’acqua, l’elettricità e le medicine. E mentre la popolazione lottava con questi ostacoli, il paese era sempre più affossato dal debito pubblico, che nel 2019 era pari al 150% del prodotto interno lordo del paese, e a fronte di stipendi medi inferiori ai 300 euro. A questo ovviamente si aggiungevano le sanzioni imposte dagli Stati Uniti.

Al momento è caos nella capitale Beirut, dove le persone si ritrovano a dover fare file di chilometri ai distributori di benzina e dove i prezzi sono alle stelle e spesso e volentieri non arriva alcun rifornimento. La luce è tornata da quando l’esercito ha rifornito le centrali, ma queste scorte dovrebbero bastare per appena 3 giorni. Il paese comunque non è autosufficiente da un punto di vista energetico e i black out sono frequenti e anche programmati.

A questo si aggiungono i problemi di approvvigionamento idrico, che costringono molte delle persone che abitano in prossimità della costa a lavarsi con l’acqua di mare. Anche i rifiuti e l’inquinamento stanno diventando problemi ingestibili. Si tratta di fenomeni che potrebbero essere arginati da un paese in cui la situazione non stesse precipitanto così rapidamente.

Da una settimana a questa parte circa 2 milioni e mezzo di persone sono scese in strada nelle principali città del paese per protestare, assaltando le banche sbarrate per provare a prelevare i propri risparmi. Anche le scuole e le università sono rimaste chiuse. Chiedono più trasparenza da parte del governo, ma reclamano anche i propri diritti di base, come il diritto alla luce e all’acqua, di cui questa crisi li sta privando.

[di Anita Ishaq]

Myanmar, sostegno del Parlamento UE al governo di opposizione ai militari

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Il Parlamento UE ha votato per il sostegno alla popolazione del Myanmar nella lotta contro il governo militare, affermando di sostenere il CRPH (che rappresenta il parlamento bicamerale della Birmania) e il GUN (Governo di unità nazionale). Come riporta The Diplomat, questo ostacola il tentativo del governo militare di ottenere il riconoscimento internazionale. La mozione del Parlamento ha inoltre condannato il colpo di Stato militare e raccomandato agli Stati membri di imporre sanzioni alle imprese statali del Myanmar. La crisi in Myanmar perdura da febbraio, quando l’esercito ha preso il potere dopo aver arrestato la leader Aung San Suu Kyi, il presidente e diverse altre figure.

Yemen: uccisi almeno 156 insorti Huthi nelle ultime 24 ore

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In Yemen, la coalizione militare a guida saudita ha condotto una «operazione mirata» che ha portato alla morte di almeno 156 insorti Huthi nelle ultime 24 ore. Nello specifico l’operazione ha avuto luogo a sud di Marib, località strategica nel nord-ovest del Paese, ed ha anche provocato la distruzione di otto veicoli militari. Lo si apprende dall’agenzia ufficiale Saudi Press che cita le dichiarazioni della coalizione militare stessa, la quale ha aggiunto che in totale 33 operazioni contro i ribelli sono state effettuate nelle ultime 24 ore.

La realtà virtuale immersiva per la riabilitazione dei pazienti con ictus cerebrale

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Il Centro di riabilitazione S.Giorgio dell’Azienda ospedaliero-universitaria di Ferrara e l’Istituto Italiano di Tecnologia stanno sperimentato l’uso della realtà virtuale immersiva per la riabilitazione dei soggetti colpiti da ictus cerebrale. Nello specifico, gli esperti stanno testando questa modalità per il recupero motorio dell’arto superiore. La realtà virtuale è una tecnologia che, tramite un visore binoculare, consente di “immergere” una persona in un ambiente virtuale tridimensionale in cui può agire in maniera attiva. Per testare questa forma riabilitativa è stata ricreata un’ambientazione domestica in cui il paziente è stato chiamato a effettuare diversi compiti – basati su gesti della vita quotidiana – e i cui movimenti sono stati monitorati nello spazio virtuale attraverso il computer. Un tipo di riabilitazione che permette comunque di osservare il paziente durante lo svolgimento degli esercizi, parlare con lui, correggerlo e vedere ciò che lui vede.

Una ricerca molto importante la quale, se dovesse dare i risultati sperati, innescherà una serie di cambiamenti positivi: dalla possibilità di proporre esercizi riabilitativi variegati ed effettuati in specifiche ambientazioni più stimolanti e quindi meno noiose, a quella di svolgere la riabilitazione a casa propria con, di conseguenza, una maggiore comodità – legata a una minore frequentazione dell’ambiente ospedaliero – e la supervisione del medico da remoto. Sono, infatti, molti coloro che rinunciano a concludere un iter riabilitativo in presenza perché in difficoltà nel raggiungere le sedi. Inoltre, la realtà virtuale immersiva, permetterebbe la misurazione in tempo reale della cinematica dei movimenti durante lo svolgimento degli esercizi e la conseguente possibilità di monitorare in maniera quantitativa i progressi; senza contare l’elevata diffusione in commercio e il basso costo dei visori virtuali. I ricercatori sono pronti a introdurre e testare questa tecnologia in ospedale, così da verificare pienamente se potrà essere davvero efficace per il recupero dell’uso dell’arto superiore leso da ictus.

Attrezzature tecnologiche avanzate, dispositivi robotici e intelligenza artificiale stanno permettendo il miglioramento di interventi terapeutici e delle diagnosi per patologie e disabilità di varia natura. Recentemente, l’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare di Pisa ha inaugurato un computer in grado di formulare diagnosi precoci di malattie cerebrali come il Parkinson, malattia neurodegenerativa. Si tratta un software di intelligenza artificiale in grado di riconoscere un paziente affetto anche in fase iniziale di malattia. Così come dei ricercatori dell‘Università di Birmingham hanno mostrato come la l’AI e il neuroimaging – uso di varie tecniche per la mappatura del sistema nervoso – possano essere utilizzati al posto di esami come la biopsia – prelievo di una porzione di tessuto tumorale da esaminare al microscopio – per il riconoscimento del tipo di cancro.

[di Eugenia Greco]

Il corteo contro il green pass, i fascisti e l’assedio alla CGIL: un altro punto di vista

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Al netto dell’assalto alla sede da parte dei fascisti di Forza Nuova, punto che riprenderemo, la protesta di ieri davanti alla CGIL è un sano esercizio di democrazia di un corteo di lavoratori che si sentono non rappresentati dal sindacato e che cercano rappresentanza proprio dove dovrebbero trovarla.

Il punto di vista è forte e legittimamente criticabile, quindi spieghiamoci bene. I dati di partenza oggettivi sono i seguenti: dal 15 ottobre circa 4 milioni di lavoratori, colpevoli di non aver violato nessuna disposizione di legge (cioè di aver scelto di non fare un vaccino non obbligatorio) avranno due scelte: 1. Spendere circa 200 euro/mese in tamponi (ammesso e non concesso che potranno sceglierlo dato che se tutti optassero per questa strada non vi sarebbero tamponi per tutti e assisteremmo a file chilometriche davanti alle farmacie) 2. Rimanere a casa dal lavoro senza stipendio né contributi previdenziali. Altro dato di partenza utile: una norma così severa sul green pass è presente solo in Italia e Grecia, in tutti gli altri paesi europei non esiste l’obbligatorietà di mostrare il passaporto sanitario per recarsi al posto di lavoro.

Quattro milioni di cittadini che saranno discriminati sul luogo di lavoro. C’è tema che più di questo dovrebbe essere in cima all’agenda di una organizzazione il cui compito è proprio quello di tutelare gli interessi dei lavoratori e i cui funzionari da questi ricevono il salario proprio a questo scopo? Una rappresentanza di questi 4 milioni di individui ieri era a Roma a manifestare e ha deciso di arrivare sotto alla sede centrale del principale sindacato italiano per chiedere ai suoi dirigenti di prendere posizione. Vero che il segretario della CGIL, Maurizio Landini, i tamponi gratuiti sul luogo di lavoro li ha chiesti da tempo, ma chi come lui ha una lunga storia sindacale alle spalle sa benissimo che senza mobilitazioni di piazza e scioperi le richieste lasciano spesso il tempo che trovano, e queste azioni non sono state messe in campo, a differenza da quanto fatto ad esempio dal sindacato CGT in Francia. Di fatto i lavoratori italiani privi di green pass si ritrovano abbandonati al loro destino e non una rappresentanza sindacale si è fatta fino ad ora vedere al fianco di chi manifesta. Eppure le mobilitazioni dal basso degli operai non sono mancate, come quella dei portuali di Trieste che in modo compatto, vaccinati e non, hanno deciso di protestare ad oltranza giudicando il green pass «non una misura sanitaria, ma di discriminazione e di ricatto che impone a una parte notevole dei lavoratori di pagare per poter lavorare e che punta a dividere i lavoratori».

In apertura si accennava ai fascisti. Questo è un altro punto da chiarire. A guidare l’assalto alla Camera del Lavoro ed arringare la folla c’erano tre volti noti e impresentabili dell’estremismo nostalgico del duce: Giuliano Castellino (leader di Forza Nuova, già condannato a 5 anni e mezzo di carcere per violenze e che in quella piazza a termini di legge non avrebbe potuto esserci in quanto sottoposto alla misura della “sorveglianza speciale”), Roberto Fiore (che di Forza Nuova è fondatore, già condannato per i reati di associazione sovversiva e banda armata), e infine Luigi Aronica (ex militante del gruppo terrorista dei NAR e come Fiore invischiato in molte trame oscure degli anni ’70 e ’80, già condannato a 18 anni di carcere). Premettendo che dalla prefettura di Roma qualcuno dovrebbe chiarire perché a tali soggetti sia stato permesso, e non è la prima volta, di portare la violenza in una manifestazione (nei video si notano chiaramente Fiore e Castellino agire indisturbati e incitare la folla all’irruzione nei locali della CGIL a pochi passi dalle forze di polizia che li osservano senza intervenire), il punto di riflessione anche in questo caso è però un altro.

Nonostante la tendenza da parte della stampa a usare la presenza di questi personaggi per rappresentare l’intera piazza come un covo di fascisti, questo non è vero e lo dimostrano non solo le immagini della piazza ma dati oggettivi. Forza Nuova ha una capacità di mobilitazione misera, di poche decine di unità, testimoniata da ogni corteo da loro organizzato. Come da sua tradizione cerca di infiltrarsi nei cortei spontanei e mimetizzarsi per prenderne l’egemonia cercando di orientarli a proprio tornaconto. Riesce a farlo con una certa frequenza negli ultimi anni proprio perché le organizzazioni politiche e sindacali che tradizionalmente rappresentavano le istanze dei lavoratori da quelle piazze sono scomparse.

All’ultimo corteo contro il green pass di Trieste, guidato da centinaia di portuali organizzati, non si sono fatti vedere sapendo che sarebbero stati fisicamente cacciati a pedate. Una volta rimosso il solito pretesto dei fascisti dalla discussione rimane il dato di fatto: migliaia di lavoratori davanti alla sede della CGIL manifestavano chiedendo a gran voce al sindacato di difendere il loro posto di lavoro. Ci fossero nelle sedi sindacali orecchie pronte ad ascoltare sarebbe un segnale chiaro e in un certo senso positivo di fronte a leader che spesso lamentano la mancanza di mobilitazione delle masse lavoratrici.

Per quanto riguarda il movimento contro il green pass se una lezione ci deve essere è la seguente: occorre prendere immediatamente consapevolezza che personaggi come quelli di Forza Nuova devono essere allontanati con ogni mezzo dalle manifestazioni. Da sempre la loro funzione è quella di agire per portare un caos utile solo al mantenimento dello status quo, non a caso vengono solitamente lasciati agire indisturbati. E, loro si, ad assaltare una Camera del Lavoro ci provano gusto, il leader che rimpiangono cento anni fa iniziò la presa del potere proprio così.

[di Andrea Legni – direttore responsabile de L’Indipendente]

Austria: Alexander Schallenberg ha giurato, è il nuovo Cancelliere federale

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Alexander Schallenberg è il nuovo Cancelliere federale austriaco: nella giornata di oggi, infatti, ha giurato nelle mani del presidente federale Alexander Van der Bellen seguendo la formula di rito. Schallenberg, sedicesimo cancelliere dal dopoguerra ad oggi, ha preso il posto del suo predecessore Sebastian Kurz, che si è dimesso nel fine settimana poiché travolto dalle accuse di corruzione. A tal proposito Schallenberg, durante il suo primo statement dopo il giuramento, ha affermato: «Sono convinto che le accuse contro Sebastian Kurz siano false e che ciò sarà dimostrato».

Green Pass: Pd presenta mozione per scioglimento Forza Nuova e movimenti neofascisti

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È stata presentata in Senato, da parte del Pd, una mozione che impegna il Governo a «dare seguito al dettato costituzionale sul divieto di riorganizzazione del disciolto partito fascista e alla conseguente normativa vigente, adottando i provvedimenti di sua competenza per sciogliere Forza Nuova e tutti i movimenti politici di chiara ispirazione neofascista artefici di condotte punibili ai sensi delle leggi attuative della XII disposizione transitoria e finale della Costituzione». A tal proposito, le presidenti dei gruppi Pd di Senato e Camera, Simona Malpezzi e Debora Serracchiani, hanno affermato che chiederanno che essa venga calendarizzata al più presto in aula. Una mozione simile, inoltre, è stata presentata dai senatori Riccardo Nencini (Psi) e Davide Faraone (Iv).