venerdì 20 Febbraio 2026
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Le Grandi Navi tornano a Venezia: scatta la protesta dei cittadini

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Appena due mesi fa il Governo italiano aveva ratificato il “piano di allontanamento” che decretava che le mega navi da crociera con stazza superiore alle 40 mila tonnellate non sarebbero più transitate attraverso Venezia. Oggi, invece, i cittadini del capoluogo veneto si sono svegliati vedendo il colosso MSC Orchestra attraccato al porto cittadino, con la sua stazza di 92 mila tonnellate, oltre il doppio del consentito. Immediate sono partite le proteste, organizzate dal Comitato No Grandi Navi. In poco decine di piccole imbarcazioni hanno invaso il porto circondando la nave da crociera, mentre la banchina ha iniziato a riempirsi di cittadini accorsi per protestare.

La MSC Orchestra ha attraversato il canale scortata da cinque rimorchiatori verso le ore 16:00 di oggi 5 maggio. Una flotta di piccole barche l’ha accolta insieme a una riva piena di persone con fischi, cori e grida. Una rabbia evidentemente indirizzata anche contro il governo, che si era preso l’impegno di non fare attraversare più Venezia dalle grandi navi da crociera, sancendolo con la firma di ben quattro ministri: Roberto Cingolani (Transizione ecologica), Dario Franceschini (Cultura), Massimo Gravaglia (Turismo) ed Enrico Giovannini (Infrastrutture).

Il passaggio delle grandi navi attraverso Venezia è causa di gravi danni ambientali. Lo ha provato una ricerca condotta dall’Istituto di scienze marine del Cnr di Venezia pubblicata sulla rivista scientifica Nature. Le “fotografie acustiche” scattate dai ricercatori hanno dimostrato che ogni passaggio genera un mini-tsunami con il risultato di aver reso i fondali della laguna martoriati da crateri, buche e solchi scavati da chiglie o eliche. Ogni anno, secondo i ricercatori, le navi da crociera smuovono un milione di metri cubi di sedimenti provocando l’aumento della profondità dei fondali nonché della portata delle maree.

Argentina, la marcia delle donne indigene contro la devastazione ambientale

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Una marcia di quasi 2.000 chilometri per dire basta alla devastazione della terra per fini economici. Questa la protesta pacifica portata avanti in Argentina da migliaia di donne in seno al Movimento delle Donne Indigene per il Buen Vivir. Non è la prima volta che marciano. In questo caso, partite il 14 marzo da un territorio recuperato in Patagonia, la destinazione è stata la capitale Buenos Aires. La causa scatenante la mobilitazione sarebbe stato il susseguirsi di incendi che ha distrutto migliaia di ettari di foresta e di territorio indigeno ancestrale. Tuttavia c’è molto altro. Il governo ha imputato il tutto ai fattori meteorologici e alla noncuranza ambientale, ma le donne indigene non credono a questa versione. Le comunità locali delle province interessate, infatti, lottano da tempo contro diversi progetti idroelettrici e di estrazione mineraria che minacciano costantemente la loro terra. Di conseguenza, che dietro a questi incendi ci siano interessi politici ed economici è un’ipotesi verosimile oltreché molto diffusa tra i gruppi del luogo.

Non a caso, la marcia è partita proprio in occasione della “Giornata internazionale di azione contro le dighe e per i fiumi, l’acqua e la vita”. Ma il messaggio che vuole trasmettere è decisamente di più ampio respiro. Come denunciare gli impatti negativi del modello di sviluppo argentino fondato sullo sfruttamento dei territori. Più in generale le donne e i discendenti indigeni tutti, lottano per fermare il ‘terricidio’: «ovvero – ha spiegato l’attivista Moira Millán – la conseguenza del modello di civilizzazione dominante, che sta mettendo a rischio il futuro sul pianeta e che oggi si manifesta attraverso il cambio climatico e i suoi effetti». Proprio la sua comunità, ad esempio, è messa a rischio da un progetto idroelettrico chiamato La Elena: 6 dighe pronte a inondare oltre 10mila ettari di bosco.

C’è poi la questione del Chineo, altra causa scatenante la marcia. Una tradizione ripugnante portata avanti dalla popolazione ‘bianca’ nell’Argentina del nord nei confronti delle bambine indigene di etnia wichis: uno stupro di gruppo condotto dai più giovani come rito di passaggio. «Lo scopo della pratica – ha dichiarato la portavoce del Movimento Juana Atene – è di marcare la proprietà sui corpi delle vittime. Non ha nulla a che fare con la cultura tipica del mondo indigeno. È arrivata con la colonizzazione e continua ad essere realizzata nelle province settentrionali in totale impunità». Per questo e per la salvaguardia della terra c’è bisogno che le donne in marcia, troppo a lungo ignorate, vengano ascoltate. Chiedono solo questo e lo fanno camminando nella speranza di trasmettere un messaggio universale: caminamos para sanar, camminiamo per curare.

[di Simone Valeri]

Putin annuncia: il primo tratto del gasdotto Ue-Russia è completo, nonostante gli Usa

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Il Presidente russo, Vladimir Putin, ha affermato nella giornata di ieri che il primo tratto del “Nord Stream 2”, il gasdotto che attraverso il Mar Baltico collega i giacimenti di gas della Siberia all’Europa occidentale , è stato completato. Tali parole sono state pronunciate presso il Forum Economico Internazionale di San Pietroburgo, durante il quale Putin ha sottolineato che anche il tratto sottomarino è stato terminato, mentre i lavori sulla seconda sezione del Nord Stream 2 stanno continuando. Quest’ultimo infatti è composto da due linee di gasdotto con una capacità totale di 55 miliardi di metri cubi di gas all’anno e, a tal proposito, il presidente ha affermato che la linea base è «pronta a pompare gas nel Nord Stream 2» ed iniziare così a rifornire i consumatori in maniera conforme agli standard ambientali.

Riguardo tale progetto, però, si dice preoccupato il presidente ucraino Volodymyr Zelensky, il quale ha recentemente affermato che Kiev rischierebbe di perdere circa 3 miliardi di dollari l’anno se la Russia smettesse di far transitare il gas attraverso la rete di tubi terrestri di costruzione sovietica che attraversa il paese. Tuttavia, i funzionari russi hanno risposto dicendo che non ci sono piani a breve termine che prevedono di terminare le forniture e ricordando anche che gli attuali accordi di transito saranno rinegoziati solo al momento della loro scadenza, ossia nel 2024.

La realizzazione del Nord Stream 2 dunque procede a gonfie vele, nonostante la forte opposizione attuata da parte degli Usa: il Dipartimento di Stato dell’ex presidente Donald Trump, infatti, aveva emesso diverse restrizioni e misure finanziarie contro le aziende coinvolte nella sua costruzione. Ed anche il nuovo presidente Joe Biden si è schierato contro di esso definendolo un pessimo affare per l’Europa e minacciando di applicare sanzioni economiche. Ma nonostante tutto ciò il progetto prosegue ed è costantemente sostenuto dai funzionari della Germania, dove esso terminerà.

[di Raffaele De Luca]

Cina: approvato il vaccino Sinovac per fascia d’età 3-17 anni

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La Cina ha approvato la somministrazione del vaccino anti Covid Sinovac per la fascia di età che va dai 3 ai 17 anni. Lo ha affermato alla tv di stato cinese Cctv il presidente dell’azienda farmaceutica, Yin Weidong, il quale ha dichiarato che i risultati preliminari della sperimentazione hanno mostrato una buona efficacia del siero su bambini e ragazzi nonché un rischio di effetti collaterali ridotto. Al momento, però, ancora non è chiaro quando inizieranno le somministrazioni nei confronti dei minori, ed a tal proposito Weidong ha dichiarato che saranno le autorità cinesi a deciderlo, in base alle strategie vaccinali.

L’App anti-Covid viola la privacy: il Garante boccia il governo italiano

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Il Garante per la protezione dei dati personali ha bloccato provvisoriamente il trattamento degli stessi effettuato da parte della società “Mitiga”, la quale gestisce l’app “Mitiga Italia”. Quest’ultima infatti aveva “esordito” il 19 maggio scorso ed era stata utilizzata per consentire l’ingresso ad un evento calcistico (la finale di Coppa Italia) esclusivamente ai tifosi in possesso di certificazione attestante l’avvenuta vaccinazione, la guarigione o, in alternativa, la recente negatività al Covid-19. Tuttavia, il Garante ha sottolineato come ciò non fosse legittimo in quanto al momento non esiste una «valida base giuridica per il trattamento di dati, anche particolarmente delicati come quelli di natura sanitaria», finalizzato ad accertare la situazione “Covid free” di coloro che partecipano ad un evento sportivo o ad altre manifestazioni pubbliche. E proprio per questo la misura «si è resa necessaria», in quanto vi è la possibilità che l’app Mitiga venga in futuro utilizzata per concedere l’accesso ad altri eventi o spettacoli.

In più, la società Mitiga non avrebbe dovuto mettere a disposizione questa app per perseguire tale fine: essa infatti aveva sottoposto il mese scorso l’applicativo all’Autorità ma, non essendo passato il tempo previsto dal Regolamento per una decisione a riguardo da parte della stessa, Mitiga «avrebbe comunque dovuto astenersi da ogni trattamento di dati». Per questo il blocco, oltre ad avere effetto immediato, «si protrarrà per il tempo necessario a consentire all’Autorità la definizione dell’istruttoria avviata».

Detto ciò, non si tratta della prima volta che il Garante per la protezione dei dati personali evidenzia la mancanza di una base giuridica adeguata sulla cui base possano essere trattati tali dati. Già ad aprile, riferendosi al cosiddetto “Decreto riaperture”, aveva sottolineato tramite un provvedimento che esistessero gravi criticità legate alla volontà del governo di introdurre i pass vaccinali ed aveva affermato che fosse necessario un «intervento urgente a tutela dei diritti e delle libertà delle persone». Infatti, solo in base ad una legge statale (e non con un decreto) può essere subordinato l’esercizio di determinati diritti o libertà all’esibizione del pass.

[di Raffaele De Luca]

‘Ndrangheta: 11 misure cautelari in Calabria

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Questa mattina i carabinieri del Comando provinciale di Reggio Calabria hanno eseguito, a Taurianova e Cinquefrondi (RC), un’ordinanza di custodia cautelare emessa dal Gip nei confronti di 11 individui. Questi ultimi, che si ritiene abbiano preso parte o comunque favorito le cosche Zagari-Fazzalari e Avignone di Taurianova, sono stati accusati a vario titolo di: associazione mafiosa, estorsione, detenzione illegale di armi (anche da guerra) e sostituzione di persona, aggravate da metodo e finalità mafiose. L’esecuzione dell’ordinanza è arrivata in seguito alle indagini , coordinate dalla Dda reggina, nell’ambito dell’operazione denominata “Spes contra Spem”.

Usa: il riconoscimento facciale è già “una minaccia per le libertà costituzionali”

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Solitamente quando sentiamo parlare di controllo sociale implementato dall’utilizzo di sistemi di sorveglianza elettronica viene citata la Cina. Eppure anche in Occidente i sistemi di controllo tecnologico sono utilizzati e sembrano costituire un serio problema. Amnesty International ha lanciato da New York la campagna globale Ban the Scan. «Il riconoscimento facciale rischia di essere armato dalle forze dell’ordine contro le comunità emarginate di tutto il mondo. Da Nuova Delhi a New York, questa tecnologia invasiva rivolta le nostre identità contro di noi e mina i diritti umani», si legge nel rapporto redatto dalla Ong, circa la sorveglianza di massa.

A New York, Amnesty ha unito le forze con vari movimenti e associazioni: AI for the People, Surveillance Technologies Oversight Project, Immigrant Defence Project, New York Civil Liberties Union, Privacy NYCoalition, Rada Studios, nonché con il New York City Public Advocate’s office e con il senatore statale Brad Hoylman. La campagna mira a vietare l’uso della tecnologia di riconoscimento facciale per la sorveglianza di massa da parte delle forze dell’ordine.

La tecnologia di riconoscimento facciale utilizza milioni di immagini prese dai profili dei social media e dalle patenti di guida, senza il consenso delle persone, e le elabora tramite un software che esegue l’analisi facciale delle immagini catturate dalle telecamere a circuito chiuso per cercare potenziali corrispondenze sul database delle immagini utilizzate. Un algoritmo elabora tutti i dati fornendo il riconoscimento e il tracciamento delle persone. Mentre alcune città degli Stati Uniti – tra cui Boston, Portland e San Francisco, – hanno vietato l’uso della tecnologia facciale da parte delle forze dell’ordine, il Dipartimento di Polizia di New York [NYPD] continua a farne uso e, anzi, sta pensando di implementare, sviluppare ed espandere il sistema di sorveglianza.

Nella Grande Mela vi sono 15.000 telecamere, il più delle quali concentrate in due quartieri: Brooklyn e Bronx, la cui popolazione è composta per il 54,4% da neri, per il 30% ispanici e per l’8,4% da bianchi. L’intenzione è quella di allargare l’occhio vigile dell’autorità anche a quartieri come Queens e Staten Island. Il sistema di sorveglianza è stato inoltre criticato per la sua scarsa capacità di riconoscere le persone di colore e le donne, causando una serie di errori di identificazione e facendo inoltre notare come il razzismo possa essere trasferito dall’Uomo alla macchina programmata da esso stesso.

Kate Ruane, senior legislative counsel per l’American Civil Liberties Union, ha affermato che «anche se il riconoscimento facciale fosse perfettamente accurato, sarebbe comunque un incubo per le libertà civili». Il governo – ha proseguito Ruane – non ha mai «posseduto uno strumento di sorveglianza pericoloso come la tecnologia di riconoscimento facciale. Questa tecnologia è una minaccia per i diritti costituzionali fondamentali, dando ai governi, alle aziende e agli individui il potere di spiarci ovunque andiamo».

I fatti di Capitol Hill dello scorso 6 gennaio sembrano inoltre aver dato una valida giustificazione al governo federale per l’implementazione massiccia della tecnologia della sorveglianza con un impennata dell’utilizzo dei software di riconoscimento facciale – come Clearview AI – che ha destato grande preoccupazione per la privacy. E in quello che viene definito capitalismo della sorveglianza giocano in ruolo di primo piano i grandi colossi della Silicon Valley che forniscono immagini e tecnologie necessarie al controllo di massa.

[di Michele Manfrin]

Congo: 57 persone uccise in campi profughi

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Nella Repubblica democratica del Congo, la milizia Adf (Forze alleate democratiche) ha attaccato simultaneamente diversi villaggi di profughi vicino alle città di Boga e Tchabi, uccidendo 57 civili, tra i quali 7 bambini. A riferirlo è stata l’Onu tramite l’Alto commissariato per i rifugiati. Le persone sono state uccise con armi da fuoco e colpi di machete.

L’Ue vieta il suo spazio aereo alle compagnie bielorusse

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Gli ambasciatori dei 27 paesi Ue hanno deciso oggi di vietare alle compagnie aeree bielorusse di accedere allo spazio aereo europeo. L’Ue sta inoltre preparando sanzioni mirate contro individui, entità e società vicine a Lukashenko e al governo bielorusso.

Austerità e licenziamenti liberi: la ricetta Ue per il post-pandemia è sempre la stessa

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L’Unione Europea ha messo gli occhi sull’Italia e punta il dito contro lo stop dei licenziamenti introdotto nel nostro paese e che arriverà presto, nei due scaglioni di giungo e ottobre, a conclusione. Nelle raccomandazioni pubblicate il 2 giugno dalla Commissione europea, l’esecutivo dell’UE spiega come l’Italia sia l’unico Stato ad aver introdotto una norma simile e che ciò risulti essere deleterio per il mercato del lavoro. Con tale misura si avvantaggerebbero coloro che sono assunti a tempo indeterminato a discapito di quelli con contratto a tempo determinato. Insomma, sembra che l’Europa dica che se non si può proteggere tutti non si deve proteggere nessuno; in altre parole, meglio che diritti e garanzie non vi siano né per l’uno né per l’altro.

L’Unione Europea fornisce un importante assist a Mario Draghi, restio nel voler prorogare il blocco dei licenziamenti nonché sostenitore della necessità di operare una selezione delle aziende che sono sul mercato, aiutando solo i più grandi e accompagnando verso il fallimento tutte quelle aziende che l’ex banchiere centrale ha definito, nel documento stilato nel dicembre scorso per il Gruppo dei 30, “zombie”.

Sull’argomento è intervenuto Maurizio Landini, Segretario generale della CGIL, il quale ha detto: «Non stiamo dicendo che non si può licenziare mai più, ma di fare il 31 ottobre per tutti». Landini ha poi tuonato: «Mi sono stancato di sentir parlare di garantiti e non garantiti. Chi sarebbero quelli garantiti? I lavoratori che pagano le tasse e prendono mille euro al mese? Sono stati tolti diritti ed è aumentata la precarietà, perché non tolgono quelle leggi balorde che hanno creato 30 forme diverse di lavoro? Gli imprenditori non trovano lavoratori stagionali? Vanno pagati di più».

Ma prima ancora che arrivassero le raccomandazioni da parte dell’UE, Wolfgang Schauble – già Ministro dell’Economia tedesco e ora Presidente del Bundestag – aveva dichiarato quale dovesse essere il bersaglio grosso: l’Italia. Dalle pagine del prestigioso Financial Times, Schauble ha detto che «dobbiamo tornare alla normalità monetaria e fiscale. L’onere del debito pubblico deve essere ridotto». Il tedesco si è poi rivolto direttamente al Primo Ministro italiano dicendo: «Sono sicuro che Draghi intenderà rispettare i principi di stabilità finanziaria».

Dunque, da Berlino il messaggio è chiaro e l’UE si è allineata immediatamente al coro lanciato. L’austerità rimane la via maestra da seguire anche al termine della pandemia.

[di Michele Manfrin]