mercoledì 11 Febbraio 2026
Home Blog Pagina 1470

Governare il Paese come una banca: con Draghi record di decreti e voti di fiducia

1

Una media di 4,2 decreti legge ogni mese, il ricorso a 26 voti di fiducia da quando è in carica (media di tre al mese). Sono numeri senza precedenti quelli che testimoniano come il governo Draghi stia esautorando il Parlamento da quello che sarebbe il compito assegnatogli dalla Costituzione, ovvero l’esercitare il potere legislativo. I dati testimoniano come il governo sia inteso da Draghi alla stregua di una governance aziendale, del quale l’ex capo della Banca Centrale Europea è l’indiscutibile amministratore delegato.

Durante la presente legislatura, dal 23 marzo 2018 al 31 ottobre 2021, sono state approvate 228 leggi: due leggi di revisione Costituzionale di iniziativa parlamentare (la legge costituzionale n. 1 del 2020 di riduzione del numero dei parlamentari e la legge n. 1 del 2021, che modifica l’articolo 58 della Costituzione, in materia di elettorato per l’elezione del Senato della Repubblica) e 226 leggi ordinarie (80 leggi di conversione di decreti-legge e 146 altre leggi ordinarie, 102 di iniziativa governativa, 42 di iniziativa parlamentare e 2 di iniziativa mista popolare e parlamentare). Dai governi Conte e Draghi stati emanati anche 114 decreti-legge (26 dal governo Conte I, 54 dal governo Conte II e 34 dal governo Draghi), 115 decreti legislativi e 12 regolamenti di delegificazione.

Per l’approvazione di 45 delle 226 leggi ordinarie il Governo ha fatto ricorso, in almeno un ramo del Parlamento, alla posizione della questione di fiducia (in 26 di questi 45 casi la fiducia è stata posta in tutti i passaggi parlamentari). Tra leggi frutto di conversioni di decreti, di iniziativa governativa, decreti-legge e decreti legislativi siamo ormai al punto in cui il Governo fa e disfa a piacimento. Il Parlamento, si può dire, non tocca palla. E, forse, non “parlamenta” neanche più vista la quantità di “questioni di fiducia” che, tra l’altro, vengono poste sui temi più delicati e politicamente rilevanti. Secondo la Costituzione il Parlamento dovrebbe fare le leggi e il Governo, di fatto, renderle esecutive e applicarle. Ma, da lungo tempo la logica dell’emergenza ha fatto sì che il Governo, attraverso i decreti legge, abbia finito per sovrapporsi al Parlamento – alla Camera e al Senato – e abbia sfornato centinaia di decreti legge nel giro di una mezza legislatura.

Dunque il Governo fa le leggi. E negli ultimi anni ne ha fatte talmente tante che perfino il Presidente Mattarella non ha potuto nascondere l’irritazione. Il 23 luglio scorso, infatti, il Capo dello Stato ha firmato, obtorto collo, il cosiddetto decreto sostegni bis. Ma contemporaneamente ha scritto una lettera di protesta indirizzata a Fico e Casellati.

I decreti per essere efficaci vanno convertiti in legge entro 60 giorni. La logica dei padri costituzionali era che, in casi di necessità e urgenze, il Governo emanasse un decreto per poter, appunto, affrontare l’emergenza, ma poi il Parlamento, entro un paio di mesi doveva ratificare oppure gettarlo alle ortiche. Il Presidente della Repubblica prima emana e poi, una volta convertito, promulga. Accade che Mattarella, che in questa legislatura, di conversioni ne abbia dovute firmare tante irritandosi non solo per le quantità, ma anche perché in questi decreti – una volta si chiamavano Omnibus, poi Minotauri – il Governo ci infila un po’ di tutto. E se ci infila di tutto è chiaro che non siamo di fronte né ad emergenze e, forse, neppure a necessità straordinarie. Non solo, ma fior di costituzionalisti insegnano che questi provvedimenti dovrebbero avere anche una certa omogeneità di contenuto e limiti molto stretti di materie. Invece spaziano dal Covid all’Agenzia per Venezia (esempio classico di tema infilato nel decreto urgente dell’agosto 2020 e a novembre 2021 non ancora varato), da interventi per le infrastrutture alle mance per le più diverse categorie.

Da febbraio 2020 (inizio pandemia) a luglio 2021, quando Mattarella scriveva alle Camere, erano sati adottati dal Governo ben 65 decreti-legge rispetto ai 31 dei 18 mesi precedenti. Più del doppio. È chiaro che la pandemia ha fatto da volano all’accentramento di “governance” – termine mutuato dall’impresa privata – di governi che tendono a esautorare il Parlamento. L’abuso della decretazione d’urgenza, già abbondantemente praticato da decenni, non poteva che diventare un vero e proprio allarme con lo scoppio della pandemia. La media più alta di decreti legge pubblicati ogni mese è del Governo Draghi, 4,2. Seguono il Conte II con 3,18 e poi Letta (2,7) e Monti (2,4).

[di Antonio Gesualdi]

È morto il cantautore Paolo Pietrangeli

0

È morto all’età di 76 anni Paolo Pietrangeli, cantautore nonché attore regista e scrittore romano. Ad annunciarlo è stato Maurizio Acerbo, segretario nazionale del Partito della Rifondazione Comunista – Sinistra Europea, il quale ha fatto sapere che Pietrangeli «aveva da tempo problemi di salute che gli impedivano di intervenire con la sua voce potente in iniziative che sosteneva e condivideva». Egli infatti è sempre stato impegnato politicamente ed in tal senso la sua fama è legata soprattutto al brano “Contessa” che, aggiunge Acerbo, «è diventato un inno cantato da milioni di studenti e operai».

India, vincono i contadini: la riforma agraria sarà abrogata

1

In India i contadini hanno finalmente vinto la battaglia contro il governo Modi: le tre leggi della riforma agraria verranno abrogate «entro la fine della sessione invernale del Parlamento», annuncia il Primo ministro. Si tratta di una grande vittoria per il movimento contadino, la cui lotta tenace è durata quasi un anno e ha portato alla morte di oltre 600 manifestanti e a diverse campagne di diffamazione da parte del governo nei loro confronti. La débâcle del governo si è dimostrata una scelta necessaria al fine di adottare una strategia politica differente a meno di tre mesi dalle elezioni, che si terranno in cinque Stati. Quello degli agricoltori costituisce infatti il più grande bacino di voti, dal momento che più di metà della popolazione indiana dipende dall’agricoltura.

Nel giugno del 2020 il governo del Primo ministro Modi, leader del Bharatiya Janata Party (BJP) aveva varato tre ordini esecutivi d’emergenza che avrebbero permesso agli agricoltori di vendere direttamente a grandi rivenditori ed acquirenti istituzionali. Una mossa che, secondo il governo, avrebbe attratto i grandi investitori e permesso una più equa redistribuzione della ricchezza. Tuttavia la fine del controllo dello Stato sui prezzi avrebbe fatto perdere ai contadini molte tutele, tra le quali la garanzia di un prezzo minimo di vendita, fondamentale in un Paese soggetto a estreme variazioni del clima. La maggior parte dei contadini indiani possiede inoltre appezzamenti di terra troppo piccoli e scarsamente modernizzati, caratteristiche che precludono la possibilità di avere potere di contrattazione con i grandi compratori.

Nel settembre dello stesso anno il Parlamento approvò la riforma, mentre il ministro per la Trasformazione alimentare annunciò le dimissioni definendo le leggi “anti-contadino”. Gli agricoltori iniziarono ad organizzare importanti proteste, bloccando le linee ferroviarie e le autostrade che portano a Nuova Delhi. La protesta ebbe risonanza internazionale e migliaia di persone si mobilitarono anche a Londra, per sostenere la causa dei contadini indiani. Lo stesso accadde in una cinquantina di città in tutto il mondo, mentre in India i leader del movimento contadino iniziarono scioperi della fame di 24 ore a staffetta e diversi agricoltori morirono di freddo durante i presidi notturni sulle autostrade.

Una prima sospensione a tempo indeterminato della riforma è avvenuta a gennaio ad opera della Corte Suprema indiana, mentre i manifestanti hanno continuato a sfilare, arrivando a occupare il Red Fort di Nuova Delhi. Nel corso del 2021 numerosi politici di tutto il mondo e personaggi dello spettacolo si sono interessati alla vicenda, mantenendo un certo livello di attenzione internazionale (cosa non gradita al governo Modi, che ha dichiarato come vi fosse stato un “fraintendimento” della situazione).

L’immagine del governo Modi e del suo partito, il BJP, esce profondamente danneggiata da questa marcia indietro. Tuttavia si tratta dell’unica soluzione (tardiva) attuabile per recuperare terreno prima delle elezioni che si terranno tra meno di tre mesi in diversi Stati, tra i quali Punjab e Uttar Pradesh, dai quali provengono buona parte dei contadini che si sono opposti alla riforma.

Alcuni dei leader del movimento hanno affermato di voler proseguire con le proteste, per ottenere maggiori tutele per gli agricoltori e la garanzia di un prezzo legale per tutti i beni agricoli.

[di Valeria Casolaro]

Austria, da oggi lockdown generalizzato e obbligo di vaccinazione da febbraio 2022

0

L’Austria si trova da oggi in regime di lockdown totale in quanto le misure introdotte nelle scorse settimane hanno apportato un miglioramento della situazione non sufficiente, secondo il governo. Garantita l’apertura delle scuole. Sarà inoltre introdotta la vaccinazione obbligatoria a partire dal 1° febbraio 2022. Il blocco sarà istituito per un massimo di 20 giorni e non proseguirà oltre il 13 dicembre, mentre permarranno i divieti dei giorni scorsi per i non vaccinati. Il cancelliere Schallenberg ha chiesto a tutti i cittadini di “ridurre i contatti” nei prossimi giorni, “in modo che il Natale sia sicuro per coloro che sono stati vaccinati e protetti”.

I green pass di migliaia di italiani sono finiti su internet: indaga il Garante

2

Migliaia di certificati sanitari appartenenti a cittadini italiani sono disponibili su internet e a disposizione di tutti. Liberamente scaricabili su alcuni tra i principali siti di condivisione dei dati (file sharing) come eMule. Cartelle ordinate per sesso e fascia di età, con i green pass completi e integralmente visualizzabili, con annesse le informazioni sensibili comprese quelle relative alla vaccinazione (con marca, numero di dosi eventualmente ricevute e data di inoculazione). La notizia sulla fuga di dati sui green pass italiani era già nota da settimane, ma ora arriva anche la presa in carico del problema da parte del Garante della Privacy.

L’ente pubblico incaricato di proteggere la riservatezza e i dati degli italiani scrive in un comunicato che “considerata la gravità e la pericolosità di questa illecita diffusione di dati personali particolarmente delicati, è stata avvitata d’urgenza un’indagine per accertare le modalità con le quali questi dati siano finiti in rete e ha dato mandato al Nucleo Speciale Tutela Privacy e Frodi tecnologiche della Guardia di Finanza di acquisire gli archivi on line e accertarne la provenienza”.

I green pass disponibili in rete sarebbero circa 1500, non tantissimi in termini assoluti, ma sufficienti per trovare almeno un profilo anagraficamente e geograficamente compatibile per la maggioranza dei cittadini italiani, non a caso su diversi canali Telegram i suddetti green pass sono posti in vendita (anche se appunto sono potenzialmente scaricabili da chiunque gratis e con grande facilità). Sulla vicenda sono stati aperti fascicoli di indagine anche da parte delle Procure di Roma e Milano.

 

Una torre italiana sta dissetando interi villaggi africani

3

Si chiama Warka Water ed è una torre in grado di dissetare interi villaggi. Le sue peculiarità? È italiana, è costruita con materiali naturali a basso impatto ambientale – come il bambù, fibre naturali e bioplastica -, ed è in grado di raccogliere 80 litri di acqua al giorno. Oggi la torre è arrivata al suo quarto modello ed è installata in altre parti dell’Africa. Il creatore è l’architetto viterbese Arturo Vittori il quale, dopo un lungo viaggio in Etiopia nel 2013, ha deciso che la sua missione sarebbe stata portare acqua potabile dove, fino a quel momento, non era stato possibile farlo.

Durante la sua permanenza africana, l’inventore italiano si ritrovò davanti alla drammatica situazione in cui vivevano le comunità; lì, vide come donne e bambini facessero tantissimi chilometri per rifornire il villaggio di acqua la quale, però, non era bevibile. Così, due anni dopo, ha progettato la prima Warka Tower a Dorze, comunità rurale nel sud dell’Etiopia. Alta circa 10 metri e pesante 60 kg, la torre è costruita in modo che possa raccogliere sia l’acqua piovana che quella presente nell’atmosfera grazie all’umidità e alla condensa causate dagli sbalzi di temperatura e, per questo, può funzionare anche nel deserto (l’escursione termica). È composta da una rete, una tettoia e una cisterna per la raccolta dell’acqua. Una struttura richiedente una semplice manutenzione  che permette, quindi, agli abitanti del villaggio di gestirla autonomamente.

La torre prende il nome dall’albero di fico “Warka”, molto importante per il popolo etiope perché, sotto alla sua ombra, si raduna in assemblea. E proprio come l’albero, anche la torre svolge una funzione sociale. Grazie, infatti, all’acqua che raccoglie, gli abitanti dei villaggi hanno più tempo da dedicare ad altre attività di gruppo, come la coltivazione di piccoli orti. Dal 2015 il progetto non si è mai fermato e il modello della torre si è evoluta arrivando a contenere anche pannelli solari in grado di produrre energia elettrica.

[di Eugenia Greco]

Sudan, siglato accordo: primo ministro reintegrato

0

Nella giornata di ieri l’alto generale sudanese al-Burhan ha firmato un accordo con il primo ministro Hamdok che ne permette la reintegrazione e il ripristino della transizione al governo civile, sotto la supervisione dei militari. L’accordo prevede anche la liberazione di tutti i prigionieri politici e stabilisce che una dichiarazione costituzionale del 2019 sia la base della transizione politica. Diversi gruppi pro-democrazia non hanno riconosciuto la legittimità dell’accordo e chiedono che gli autori del colpo di Stato siano processati, definendo Hamdok ancora un “ostaggio” dei militari. La comunità internazionale ha fortemente criticato il colpo di stato, che ha portato a proteste di massa in tutto il Paese, durante le quali almeno 15 persone sono morte.

È nato Tabloid, il settimanale de L’Indipendente

6

Rapido, facile da maneggiare e da diffondere, essenziale nella grafica e nell’impaginazione, dritto al punto nei contenuti. La forma che si fa strumento adatto all’urgenza di quanto c’è da comunicare: la verità sui fatti di pubblico interesse, lontano dalle censure, dagli interessi e dai bizantinismi della stampa istituzionalizzata. Con questo spirito nacquero i giornali in formato Tabloid un paio di secoli fa e fedele a questo spirito originale nasce oggi il settimanale de L’Indipendente. Una differenza però c’è: i Tabloid dell’epoca costavano pochi cent e si trovavano in edicola o dagli strilloni che li vendevano in strada. Questo Tabloid invece non costa nulla ed è distribuito direttamente dai cittadini. È fatto per essere stampato alla meno peggio e diffuso ovunque qualcuno possa fermarsi a leggerlo: sui tavolini del bar, sulle pensiline dei bus, nella sala d’aspetto del dentista e in ogni altro luogo adatto a servire il suo unico scopo, quello di raggiungere più persone possibili, informarle, farle riflettere. Come i giornali clandestini al tempo della carboneria o della Resistenza, quando fare circolare le informazioni non filtrate dal potere era vietato.

Oggi non è vietato, tuttavia la disinformazione regna sovrana sui media. Tv e carta stampata appartengono a un manipolo di milionari, tengono in piedi bilanci in perenne deficit svendendo la propria integrità agli sponsor. Sono megafono e cinghia di trasmissione dell’ideologia dominante. Dalle loro colonne la pluralità dei punti di vista è scomparsa come l’opposizione dal Parlamento. La fiducia dei cittadini nel giornalismo è ai minimi termini e il motivo è semplice: è il giornalismo stesso ad essere sparito dai radar, sacrificato sull’altare della comunicazione istituzionale. L’Indipendente è nato pochi mesi fa come una scommessa, quasi un’utopia: rifondare un nuovo modo di fare giornalismo, coraggioso e insieme ancorato ai principi cardine di una professione ormai svilita eppure essenziale. Una piccola redazione che lavora in remoto sparsa in tutta Italia, messa insieme dalla convinzione che se i problemi del giornalismo sono nelle relazioni troppo strette con il potere economico-politico e nella ricerca affannosa di sponsor, allora bisogna tentare di fare un giornale senza padroni e senza pubblicità. Quindi senza compromessi. Un giornale con il coraggio e la libertà di parlare delle cose realmente importanti – incluse quelle che i media tendono a tacere – e di andare contro le verità di comodo, ma rimanendo rigorosamente ancorato ai fatti, rispolverando alcuni principi persi nell’informazione mordi e fuggi ai tempi di internet: la verifica dei fatti, l’adesione alle fonti, il dovere di rettifica.

Il Tabloid uscirà ogni domenica, scaricabile gratuitamente all’indirizzo internet www.lindipendente.online/tabloid. Ogni numero contiene una selezione degli articoli più interessanti pubblicati durante la settimana sul nostro sito internet. È impaginato in formato PDF ed è ideato appositamente per essere stampato e diffuso su qualsiasi tipo di carta di formato A4, anche in bianco e nero. In questo modo potremo raggiungere, speriamo, molte più persone.

USA, SUV contro folla ai mercatini di Natale: almeno 5 vittime

0

Un SUV che guidava ad alta velocità ha travolto un corteo natalizio nel centro di Waukesha, comunità di 72 mila persone nel Wisconsin (Stati Uniti), uccidendo 5 persone e ferendone almeno 40 e dandosi poi alla fuga. Il bilancio delle vittime, tra cui vi sono diversi bambini, potrebbe aggravarsi nelle prossime ore. Il capo della Polizia della città ha fatto sapere di aver recuperato il veicolo e di avere in custodia una persona che verrà interrogata, ma non si è ancora certi del movente alla base della strage, né se si tratti di un attacco terroristico.

L’Italia ha finalmente soldi per riformare il carcere, ma rischia di sprecarli

0
carcere

Con il Piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr) si prevede una somma cospicua per il carcere; 132,9 milioni di euro da utilizzare tra il 2022 e il 2026. I fondi saranno utilizzati con il fine di costruire e migliorare “padiglioni e spazi per le strutture”. Se è vero che la costruzione di una società senza criminalità inizia dietro le sbarre, è essenziale che gli investimenti previsti vadano verso la giusta direzione. Tuttavia i dubbi in merito sono molti, specie da parte dei tanti studiosi convinti che la rieducazione sociale passi una serie di risposte decisamente più complesse dell'ave...

Questo è un articolo di approfondimento riservato ai nostri abbonati.
Scegli l'abbonamento che preferisci 
(al costo di un caffè la settimana) e prosegui con la lettura dell'articolo.

Se sei già abbonato effettua l'accesso qui sotto o utilizza il pulsante "accedi" in alto a destra.

ABBONATI / SOSTIENI

L'Indipendente non ha alcuna pubblicità né riceve alcun contributo pubblico. E nemmeno alcun contatto con partiti politici. Esiste solo grazie ai suoi abbonati. Solo così possiamo garantire ai nostri lettori un'informazione veramente libera, imparziale ma soprattutto senza padroni.
Grazie se vorrai aiutarci in questo progetto ambizioso.