sabato 2 Luglio 2022

In India hanno trovato il modo di trasformare inquinamento e rifiuti in piastrelle

Un architetto indiano ha trovato un modo rivoluzionario per “impiegare” l’inquinamento. Tejas Sidnal, questo è il suo nome, è il fondatore della startup indiana Carbon Craft Design di Mumbai che sta mettendo in pratica quanto da lui pensato: trasformare le emissioni di carbonio in bellissime piastrelle. Per attuare questa trasformazione viene utilizzato un dispositivo in grado di filtrare il particolato e pulire l’aria da agenti inquinanti come metalli pesanti ed elementi cancerogeni e quindi capace di estrarre l’anidride carbonica dalle principali fonti di emissione, come gli scarichi di fabbrica. Il carbonio catturato viene lavorato per liberarlo dai metalli tossici e dalle componenti dannose, e poi fuso con una miscela di cemento e marmo che gli artigiani possono lavorare per realizzare le piastrelle in sei tonalità monocromatiche di nero, grigio e bianco.

Inizialmente, al posto della combustione, per ottenere il prodotto finito veniva utilizzata una pressa idraulica, tecnica antica di oltre duecento anni. Questa metodologia, però, a lungo andare si è rivelata insufficiente a garantire i volumi di CO2 necessari all’alta richiesta delle piastrelle di carbonio. Così, Sidnal e il suo team, hanno deciso di concentrasi su uno dei più grandi problemi del paese, ovvero la gestione degli pneumatici usati e di scarto, iniziando a mettere in pratica il processo di degradazione termica della pirolisi da cui si può recuperare una grande quantità di carbonio.

Non è un caso che Carbon Craft Design sia nata proprio in India, uno dei paesi con il più alto tasso di inquinamento e con, allo stesso tempo, la terza più grande industria edilizia e immobiliare al mondo, settore responsabile del 39% delle emissioni totali di CO2. Ogni piastrella prodotta equivale a pulire 30mila litri di aria e, inoltre, la prassi per la loro produzione consuma appena un quinto dell’energia necessaria a fabbricare le piastrelle tradizionali.

[di Eugenia Greco]

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